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Resident Evil Requiem: Il Ritorno a Raccoon City che Ha Polverizzato Ogni Record (e Diviso i Fan)

Il dato che fa tremare la industria: oltre 500 milioni di dollari di incassi stimati e 8,5 milioni di giocatori coinvolti a pochi mesi dal lancio. Resident Evil Requiem non è solo l’ennesimo capitolo di una saga trentennale: è il gioco più redditizio di sempre nella storia di Capcom, un fenomeno commerciale che ha superato ogni previsione e che, secondo le analisi di Alinea Analytics, ha già messo nel mirino il record di Resident Evil 4 Remake . Ma il successo di Requiem non è un caso. È il risultato di una scommessa precisa: fondere le due anime della serie — l’horror claustrofobico e l’azione spettacolare — in un unico, impossibile equilibrio. E, cosa ancora più rara, riuscirci.

La scommessa dei due protagonisti: Grace e Leon

La struttura di Requiem è un azzardo che pochi studi avrebbero avuto il coraggio di giocare. Da una parte c’è Grace Ashcroft, analista dell’FBI, figlia di Alyssa Ashcroft (sopravvissuta di Raccoon City e protagonista di Resident Evil Outbreak). Grace è fragile, impreparata, terrorizzata. Il suo gameplay è un ritorno alle origini: risorse limitate, visuale in prima persona, nemici che non puoi semplicemente abbattere a colpi di fucile. Il suo dispositivo per raccogliere sangue infetto e creare iniettori letali è una delle meccaniche più originali degli ultimi anni, un compromesso tra l’orrore puro e la necessità di sopravvivere .

Dall’altra parte c’è Leon S. Kennedy. Veterano, cinico, armato fino ai denti. Il suo gameplay è azione pura: parate, mosse finali, asce indistruttibili, armi raccolte dai nemici e scagliate contro altri nemici. È il sollievo dopo la tensione, la valvola di sfogo che impedisce al giocatore di soccombere sotto il peso dell’ansia .

Questa alternanza non è una novità assoluta per la serie, ma l’esecuzione è chirurgica. La critica è quasi unanime: l’alternanza tra i due registri mantiene il ritmo costantemente alto, evitando sia la monotonia dell’horror puro sia l’affaticamento dell’azione incessante. MondoXbox lo definisce “il miglior compromesso possibile tra le due anime della serie” . The Games Machine arriva a paragonare Requiem ad Avengers: Endgame per il Marvel Cinematic Universe: un punto di convergenza in cui tutto il passato della saga sembra trovare il suo senso .

Il ritorno a Raccoon City: fanservice o chiusura del cerchio?

Requiem non è ambientato in un luogo qualsiasi. Dopo anni di deviazioni (la villa di RE7, il villaggio europeo di Village), Capcom riporta i giocatori a Raccoon City, o meglio, a ciò che ne resta. L’hotel Wrenwood, il centro di cura abbandonato, le rovine segnate dai missili del 1998: ogni ambiente è un museo a cielo aperto della lore della serie .

Qui il gioco divide. Una parte della critica lo considera una lettera d’amore per i fan storici, un’operazione nostalgia che riallaccia i fili di trent’anni di narrativa. L’altra parte parla di un eccesso di fanservice, di una storia che si regge più sui riferimenti al passato che su una progressione narrativa autonoma. Gamespot nota che Requiem “si appoggia troppo ai successi passati e alla nostalgia”, pur riconoscendo che il risultato è “quasi impeccabile” . Gamekult è più severo: parla di “valanga di riferimenti e twist bizzarri”, con una qualità delle missioni che cala con il progredire dell’avventura .

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Requiem è un gioco che funziona meglio per chi ha giocato i capitoli precedenti, ma che offre comunque un’esperienza di altissimo livello anche a chi si avvicina per la prima volta. La differenza è che il fan storico proverà un brivido in più nel riconoscere un dettaglio, un nome, un volto. E Capcom lo sapeva.

I numeri che raccontano il successo

I dati commerciali sono inequivocabili. A fine febbraio 2026, 5 milioni di copie in cinque giorni. A marzo, 6 milioni in meno di tre settimane. Ad aprile, 7 milioni in meno di due mesi — un traguardo che Resident Evil 4 Remake aveva raggiunto in un anno . A luglio, la conferma ufficiale: 8 milioni di copie a quattro mesi dal lancio, il ritmo di vendita più veloce mai registrato per un survival horror di Capcom .

La piattaforma dominante è PlayStation 5 con il 48,1% delle unità totali (4 milioni di copie, di cui il 30,8% in formato fisico), seguita da Steam con il 43,4% e da Xbox Series X/S con l’8,6% . Il dato di Steam è particolarmente significativo: 344.000 giocatori simultanei al lancio, un record assoluto per la serie su PC .

C’è poi il capitolo film. La pellicola diretta da Zach Cregger ha debuttato con oltre 100 milioni di dollari a livello internazionale, il miglior esordio di sempre per un film tratto da Resident Evil . Tuttavia, l’impatto sulle vendite del gioco è stato più contenuto del previsto. Eurogamer rivela un dettaglio interessante: Capcom aveva già iniziato a scontare i giochi della serie otto giorni prima dell’uscita del film, e nel weekend di debutto della pellicola Requiem vendeva il 4% in meno al giorno su PS5, proprio a causa dei prezzi ribassati. L’aumento di domanda non ha compensato il calo del prezzo unitario . Il film ha funzionato più come punto di ingresso per nuovi giocatori che come acceleratore delle vendite di Requiem stesso.

Le crepe nel quadro perfetto

Non è tutto oro. La critica ha individuato alcuni difetti ricorrenti. Il primo è la durata: diversi recensori notano che il gioco è più corto di quanto ci si aspetterebbe da un titolo con due protagonisti e due stili di gameplay così distinti. Gamefa scrive che la durata “non permette alle meccaniche di ciascun personaggio di maturare” e che il potenziale di Grace e Leon resta in parte inespresso .

Il secondo è la narrativa, da sempre il tallone d’Achille della serie. La storia di Requiem parte forte ma si perde nel finale, tra spiegazioni affrettate e colpi di scena che non sempre funzionano. Wccftech parla di una trama “superiore alla media della serie” ma comunque deludente per chi sperava in sviluppi significativi sul passato di Leon .

Il terzo, il più curioso, è che il gioco fa troppo paura. Sulle piattaforme di recensione utente, alcuni giocatori si sono lamentati del fatto che le sezioni con Grace siano talmente ansiogene da risultare quasi intollerabili. “Ottimo gioco. Ma non riesco a giocarlo da solo. Fa troppo paura”, scrive un utente su Steam. È un problema che molte software house vorrebbero avere.

Cosa aspettarsi adesso

Capcom non ha intenzione di fermarsi. Il director Koshi Nakanishi ha confermato l’arrivo di un’espansione narrativa, con indiscrezioni che suggeriscono il ritorno di Leon e, forse, di Ada Wong. È previsto anche un nuovo minigioco e, secondo alcuni datamine, il ritorno della modalità Mercenari .

Il successo di Requiem ha inoltre trainato l’intero catalogo Capcom. Nel trimestre aprile-giugno 2026, l’azienda ha venduto 23,81 milioni di giochi, contro i 14,16 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 54,7% nelle vendite nette e dell’81,1% nei profitti ordinari . Numeri che confermano una strategia precisa: Capcom non punta su un singolo blockbuster, ma su un ecosistema di giochi che si alimentano a vicenda, tra sconti strategici, uscite cinematografiche e un catalogo che continua a vendere anno dopo anno.

In sintesi: Resident Evil Requiem non è il gioco perfetto. Ha una narrativa che non regge il peso delle aspettative, una durata che lascia l’amaro in bocca e un fanservice che a qualcuno sembrerà eccessivo. Ma è il gioco che Capcom doveva fare: un ponte tra il passato e il futuro della serie, un’operazione commerciale impeccabile e, soprattutto, un survival horror che riesce nell’impresa di far paura e divertire nello stesso momento. E se il prezzo da pagare è un po’ di nostalgia, forse ne è valsa la pena.

Alcune parti di questo articolo sono state elaborate da sistemi automatici. La versione pubblicata è stata verificata dalla redazione. Obblighi di trasparenza ex art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689.