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Oggi scatta la tassa Airbnb, ma la piattaforma online per gli affitti tra privati continuerà (per il momento) a non pagarla. La legge, introdotta con la manovra correttiva della scorsa primavera, obbliga tutti gli intermediari (online e non) a trasferire al Fisco le tasse dovute dai proprietari. Cioè, oltre ai dati dei proprietari, il 21% di quanto incassano. 

Gli obblighi di Airbnb, una tassa del 21%

La nuova normativa è entrata in vigore lo scorso primo giugno, fissando il primo versamento il 16 luglio. La legge (confermata da una successiva circolare dell'Agenzia delle entrate) ha però concesso un periodo di transizione, lungo 60 giorni. Che scade oggi e obbliga a pagare il 21% dei contratti stipulati dopo il 12 settembre. Se la Fiaip (la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) ha deciso di versare la trattenuta in attesa di futuri sviluppi, Airbnb ha optato per una strada diversa: il gruppo ha presentato lo scorso 22 settembre un ricorso al Tar ancora pendente.

Solo "un atto formale"? 
 

Un atto che la piattaforma online ha definito "formale". La partita, infatti, si gioca soprattutto sul tavolo aperto con il ministero delle Finanze per negoziare possibili correttivi. Il primo incontro si è tenuto il 6 settembre e ha coinvolto Fiaip, Airbnb, Booking, Homeaway e Property Managers Italia, con il viceministro dell'Economia Luigi Casero in rappresentanza del gorveno. Casero si è detto aperto a "possibili modifiche legislative che rendano l'intero settore più moderno e maggiormente proiettato alla crescita". E il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, ha confermato "piena disponibilità al dialogo". 

Airbnb replica: "Noi vogliamo una tassazione al 10%"

"La nostra richiesta è una tassazione intorno al 10%". È la proposta avanzata da Airbnb al tavolo di negoziazione aperto lo scorso 6 settembre con il governo. E questa resta, secondo un portavoce della società, la posizione a quindici giorni dall'ultimo incontro con l'esecutivo. L'auspicio di Airbnb "è quello di introdurre i correttivi già nella legge di bilancio, ma la decisione spetta al governo. La volontà è politica", spiega all'AGI il portavoce. La legge attuale obbliga la piattaforma online a trattenere e versare al Fisco il 21% dell'incasso dei proprietari. 

Scheda: Così Airbnb cerca di aiutare i piccoli borghi italiani

Airbnb "vuole essere al fianco del ministero delle Finanze per trovare una soluzione al passo coi tempi, efficace ma realizzabile". Il portavoce definisce "un atto formale" il ricorso al Tar, presentato lo scorso 22 settembre e ancora pendente. "Abbiamo ritenuto di dover procedere in attesa che il gruppo di lavoro esplori soluzioni più opportune". "Airbnb ha sempre inteso fornire massima collaborazione sui temi fiscali" per correggere punti che "anche il viceministro Casero", rappresentante del governo al tavolo negoziale, "ha individuato come difficoltà dal punto di vista tecnico".

Una manovra snella e senza nuove tasse, che promuove il lavoro e guarda ai giovani. Così il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, hanno presentato la legge di bilancio approvata dal consiglio dei Ministri. Confermate le cifre: 20 miliardi nel complesso di cui 15,7 usati per impedire l'aumento dell'Iva dal primo gennaio. Poche le novità annunciate in conferenza stampa: tra le misure che attendevano precisazioni, la decontribuzione per le assunzioni dei giovani e il ticket sanitario. Padoan ha spiegato che lo sgravio contributivo sarà nel primo anno per coloro che hanno fino a 34 anni e che non sono previste misure sul super-ticket. Interventi solo marginali sul fronte previdenziale, cosa che ha suscitato le critiche delle organizzazioni sindacali, che chiedevano la sospensione dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile.

Queste in sintesi le misure:

 

  • Lavoro 

Decontribuzione al 50% per i primi tre anni di contratto a tempo indeterminato dei giovani fino a 29 anni; solo per il 2018, l'età massima è 34 anni (fino cioé al compimento dei 35 anni). Sgravio al 100% per 3 anni per le assunzioni di studenti che hanno conseguito il titolo e svolto l'alternanza scuola/lavoro presso l'impresa e per chi ha svolto l'apprendistato. Decontribuzione al 100% per le assunzioni di giovani tra i 16 e i 24 anni senza lavoro residenti nel Mezzogiorno e per i disoccupati da almeno sei mesi.

  • Sud

Incremento della dotazione del Fondo sviluppo e coesione; rafforzamento della dotazione finanziaria del credito d'imposta investimenti al Sud; istituzione del Fondo investimenti destinato alla crescita dimensionale delle pmi meridionali.

  • Politiche attive

Assegno di ricollocazione anticipato, con accordo su base volontaria, durante il periodo di cassa integrazione. Vantaggi per chi trova un posto di lavoro prima dell'esaurimento della Cig: può avere il 50% del residuo di cassa integrazione. Detassazione fino a 9 mesi del bonus d'uscita. Agevolazioni per chi assume lavoratori in Cigs che partecipano a ricollocazione anticipata (sgravi al 50% per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato e per 12 mesi se è a tempo determinato). 

  • Statali 

Arrivano le risorse per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

  • Imprese

Conferma di superammortamento e iperammortamento, anche l'aliquota scende dal 140 al 130%.

  • Industria 4.0

Credito d'imposta per la formazione. Viene istituito il Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività le cui priorità saranno: finanziare progetti di ricerca e innovazione e favorire il trasferimento dei risultati dei progetti verso il sistema produttivo.

  • Ricerca

Assunzione di 1.500 ricercatori tra le Università e gli Enti di ricerca.

  • Sociale

Rafforzamento del reddito di inclusione. 

  • Ape Sociale

Rriduzione dei contributi necessari per andare in pensione alle donne che accedono all'Ape sociale: 6 mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. Potrà accedere all'ape sociale non solo chi e' licenziato ma anche chi finisce un contratto a termine.

  • Apprendistato duale

Stabilizzazione nel sistema dell'istruzione e della formazione con uno stanziamento da 85 milioni.

  • Ambiente

Detrazioni del 36% per la cura di giardini e terrazzi.

  • Cultura

Confermata la card da 500 euro per i consumi culturali dei diciottenni; istituito un nuovo fondo per la promozione del libro e della lettura; nuove risorse per l'acquisizione di opere d'arte e per il sistema museale; autorizzate nuove assunzioni.

  • Scuola

Confermato l'impegno sugli scatti di anzianità dei docenti universitari e l'impegno di armonizzare le retribuzioni dei dirigenti scolastici con le altre figure della dirigenza pubblica.

  • Sanità

Rifinanziamento dell'edilizia sanitaria.

  • Tlc

Previste le norme dell'asta per le frequenze 5G. La base d'asta sarà di 2,5 miliardi di euro. 

Nel Pd raccontano che Matteo Renzi con i suoi sia stato categorico: nessun soccorso azzurro, neanche sulle presenze in Aula, per approvare la legge elettorale che oggi inizierà il suo iter a palazzo Madama. La maggioranza quindi dovrà essere autosufficiente, anche se Ala potrebbe concorrere a garantire il numero legale. È in corso una ricognizione dei voti dell'Aula perché è lì che si giocherà la partita. Il Rosatellum sarà licenziato dalla Commissione senza il mandato al relatore, ipotesi che in realtà potrebbe toccare – su binari diversi – anche al percorso della legge di stabilità.     

L'iter della legge elettorale

Al Senato (sarà riproposto lo stesso schema adottato a Montecitorio: tre fiducie sui primi tre articoli del provvedimento, ma senza voto segreto per l'ok finale) la prova della fiducia sulla legge elettorale sarà il 25 ottobre, il giorno dopo arriverà la manovra: le audizioni sono previste a fine mese, poi ci sarà una settimana di pausa a causa del voto siciliano e infine il voto di fiducia verso il 20 novembre. Ma visto che l'esecutivo vuole che la legge di bilancio venga licenziata a saldi invariati è possibile che il clima diventi rovente già in Commissione. "Ma se arriva in Aula senza mandato al relatore – sottolinea un esponente dem – significa che si mette la fiducia sul testo del governo e il Senato non potrebbe neanche intervenire in alcun modo, speriamo che prevalga il dialogo". Dipenderà molto dall'atteggiamento di Mdp che per ora ha chiuso: "Sono stati traditi gli impegni". Gli ex dem puntano ad una opposizione netta, mentre i pisapiani frenano, nonostante il fatto che le richieste avanzate dall'ex sindaco di Milano – ovvero l'eliminazione del super ticket – non siano state accolte.

Una "manovra snella"    

Ieri in Cdm, il ministro Padoan ha illustrato le misure. Fonti di governo riferiscono che il responsabile della Giustizia Orlando abbia insistito sulla necessità di aprire sul tema delle assunzioni nel comparto pubblico, ma tutti gli esponenti dell'esecutivo hanno poi dato il via libera alla legge di bilancio. "Mesi fa – ha sottolineato Paolo Gentiloni in conferenza stampa – si parlava in rapporto a questa sessione di bilancio di lacrime e sangue e di una situazione che non si sapeva come sarebbe stato possibile affrontare. Abbiamo invece una manovra snella che sarà utile per la nostra economia".

"Abbiamo evitato – ha aggiunto – l'aumento dell'Iva e di tasse, gabelle e accise". Soddisfatta Alternativa popolare: "Avevamo assunto impegno di non aumentare le tasse e non aumentare l'Iva. Impegno mantenuto. E inoltre: confermati tutti gli investimenti per famiglie, imprese, ricerca", scrive il leader di Ap Angelino Alfano su Facebook.

Cosa vuol fare la maggioranza

L'intenzione della maggioranza è ora quella di blindare la manovra, ma a determinare il dibattito a palazzo Madama sarà la conta dei numeri. Anche sul tema dello ius soli: l'orientamento del capogruppo Zanda è quello di calendarizzare il testo in Aula dopo il passaggio della legge di bilancio alla Camera, ma anche su questo provvedimento i voti ballano, con Ap ferma sulle posizioni di partenza.

Fra 5 giorni i cittadini del Veneto si recheranno a votare per decidere se vogliono che "alla Regione vengano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia". Il referendum nasce da una legge approvata nel 2014, che – a differenza da quella su un referendum sull'indipendenza, approvata contestualmente – ha passato il vaglio della Corte Costituzionale e il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha emanato lo scorso aprile il decreto di convocazione delle urne per il 22 ottobre. 

I partiti apertamente per il sì

Negli ultimi mesi, dunque, è stato un susseguirsi di prese di posizione in vista della consultazione autonomista, che assume particolare peso in una Regione che da anni chiede maggiori competenze. A favore del sì si è schierata compatta e incondizionatamente tutta la maggioranza che sostiene Zaia, ovvero il suo partito, la Lega Nord, e gli alleati di Forza Italia e Fratelli d'Italia

I partiti per il sì 'critico'

Il maggior partito di opposizione in Veneto, ovvero il Pd, ha lasciato libertà ai suoi elettori e ai militanti: ufficialmente la linea scelta dalla direzione veneta è quella di un 'sì critico', che rivendichi come una maggior autonomia basata sull'articolo 116 della Costituzione sia una posizione storica del centrosinistra ma al tempo stesso stigmatizzi la scelta e i costi di un percorso referendario. A favore anche il Movimento 5 stelle, secondo cui "i soldi spesi per interpellare i cittadini non sono mai uno spreco".

Scheda: I quesiti, i costi, cosa succederà all'Italia dopo il referendum

Tosi dice che è 'uno spot che non otterrà nulla'

 L'appuntamento del 22 ottobre è stato invece al centro di una rottura nel gruppo che in Consiglio regionale faceva capo a Flavio Tosi, che si è diviso fra chi è totalmente a favore del referendum e chi, come l'ex sindaco di Verona e leader di Fare!, dice "sì all'autonomia" ma al tempo stesso ritiene che la consultazione sia "solo di uno spot di Zaia che non otterrà risultati concreti". 

I partiti per l'astensione, i sindacati, gli imprenditori

A spingere per l'astensione, fra i partiti politici, ci sono Mdp e i Socialisti. A favore del referendum si sono poi espresse diversi sindacati e associazioni di categoria: Confindustria, Coldiretti, Confartigianato e la Cisl hanno tutti detto sì. Non sono tuttavia mancati nomi di peso che si sono dissociati, specialmente nel mondo imprenditoriale: Matteo Marzotto, vice presidente di Ieg, la società nata dalla fusione fra le fiere di Vicenza e Rimini, ha manifestato le proprie perplessità, così come ha fatto Luciano Benetton, che ha detto chiaramente che non intende votare. 

Scheda: Cosa vogliono ottenere Lombardia e Veneto
 

Sono sorti diversi comitati, di cui la maggior parte sostiene il voto: da segnalare l'esistenza di 'Comitato veneti per l'astensione' e 'Comitato riscossa civica veneta contro il referendum farlocco', che suggeriscono di non andare a votare. Per lo statuto regionale, infatti, è necessario che almeno il 50,1% dei cittadini si rechi alle urne perché il Consiglio regionale sia obbligato ad affrontare la questione. Sempre il 22 ottobre, poi, i cittadini bellunesi troveranno due schede: oltre al referendum sull'autonomia regionale, infatti, se ne terra' uno sull'autonomia della provincia. 

Wpa2, il protocollo di sicurezza su cui si basa la protezione delle connessioni wireless, presenta una vulnerabilità che può essere utilizzata per sottrarre informazioni sensibili o per manipolare il traffico dei dati trasmessi. Questo fa sì che la vulnerabilità potrebbe essere usata per veicolare malware (software malevoli) e ransomware (software capaci di criptare il contenuto di un dispositivo per costringere la vittima a pagare un riscatto), semplicemente stando nel raggio d’azione del router del bersaglio scelto. Ma la buona notizia è che non c’è ragione di preoccuparsi almeno nell’immediato, perché il codice utilizzato per ‘bucare’ il protocollo non è stato reso pubblico

La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori dell'Università Cattolica di Leuven, Belgio, che il 16 ottobre hanno pubblicato un paper dal titolo "Key Reinstallation Attacks: Forcing Nonce Reuse in Wpa2", nel quale si dimostra che tramite un attacco 'KRACKs' (Key Reinstallation AttaCKs), è possibile compromettere la sicurezza delle connessioni wireless: "l'attacco funziona contro qualsiasi tipo di router moderno", scrivono i ricercatori. La ricerca, resa pubblica oggi, era stata già sottoposta a confronto in ambito accademico a maggio del 2017. Negli ultimi cinque mesi i ricercatori hanno continuato a studiare il problema, scoprendo che la vulnerabilità è più sensibile di quanto inizialmente pensato, come loro stessi fanno sapere.

Il metodo con il quale i ricercatori hanno dimostrato di poter ‘bucare’ il protocollo Wpa2 non è stato reso pubblico, ed è estremamente improbabile che dei cracker (hacker malevoli) intenzionati a sfruttare questa vulnerabilità possano riuscire a scoprire come fare prima che i sistemi vengano aggiornati. I dispositivi maggiormente vulnerabili risultano essere soprattutto quelli basati su Linux e Android. Tuttavia alcune varianti dell’attacco ‘KRACKs’ sono in grado di compromettere anche la sicurezza dei sistemi Windows e iOS. L'unica soluzione per mettere in sicurezza i dispositivi affetti da questa vulnerabilità – che coinvolge router, smartphone e pc – è di installare gli aggiornamenti non appena saranno resi disponibili dalle case produttrici.

L'esperto: non basta cambiare una password

Come ha spiegato ad Agi Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica e fondatore di The Fool: “per quanto possa essere frustrante, l’unica opzione che è possibile sfruttare è quella di aspettare pazientemente che gli sviluppatori dei nostri ‘pezzi di ferro che parlano WiFi’ dal frigorifero al cellulare, dalle lampadine al pc, dal tablet al coniglio che balla. Attendere che ci sia un aggiornamento di sicurezza, scaricarli ed installarli”. In questo caso ci troviamo di fronte a una vulnerabilità informatica per la quale i vecchi metodi non funzionano: “non si tratta di cambiare una password, di accendere un led in più o di ricordarsi di attivare questa o quella opzione strana”, spiega Flora. “Ma è proprio un problema nel protocollo per come è stato pensato e sistemarlo significa riscrivere come tutti gli ‘oggetti che parlano WiFi’ devono dialogare”.

Cos'è il protocollo Wpa2

Wpa2 (Wi-Fi Protected Access II) è il protocollo entrato in uso nel 2004 come aggiornamento del predecessore Wpa, ed è attualmente il sistema più diffuso per la sicurezza delle connessioni wireless. La vulnerabilità scoperta fa parte di Wpa2 fin da quando è entrato in uso. La Wi-Fi Alliance fa sapere che "non ci sono prove che la vulnerabilità sia stata sfruttata per fini malevoli, e abbiamo intrapreso immediatamente le misure necessarie per continuare a garantire agli utenti che utilizzano il Wi-Fi la più solida protezione".

Cosa succede quando si scopre una falla?
 

Quando dei ricercatori o degli hacker ‘white hat’ – quelli buoni – scoprono una falla, la segnalano a chi di dovere in modo che possa essere rilasciato un aggiornamento per risolverla. Così ha fatto Mathy Vanhoef, il ricercatore autore di ‘KRACKs’. Una volta scoperta la vulnerabilità, l’autore del paper ha inviato una comunicazione ai venditori dei sistemi che erano stati testati, il 14 luglio di quest’anno. Dopo aver comunicato con loro si è reso evidente, data la portata del problema, usare metodi in grado di diffondere più velocemente le informazioni relative alla vulnerabilità. Così, il Computer Emergency Response Team (Cert/CC), in collaborazione con in Vanhoef, ha rilasciato una prima comunicazione a tutti i produttori di dispositivi wireless, il 28 agosto 2017.

Facciamo il punto

  • La vulnerabilità del protocollo Wpa2 può essere corretta attraverso l’aggiornamento del sistema
  • Se un sistema in cui la vulnerabilità è stata riparata comunica con uno che non ha ricevuto l’aggiornamento, è comunque al sicuro
  • Sia la Apple che Linux hanno già messo a punto gli aggiornamenti necessari per correggere la falla, che verranno rilasciati nelle prossime ore
  • Le connessioni HTTPS offrono una maggiore sicurezza rispetto a quelle HTTP, anche se una errata configurazione dei siti potrebbe causare l’inefficacia del protocollo HTTPS
  • I dispositivi Apple e i computer con Windows sono meno vulnerabili all’attacco ‘KRACKs’ rispetto ai Mac e ai dispositivi Linux o Android

 

Per 500 anni l'isola di Sant'Elena è stata raggiungibile solo via mare, dopo una traversata di cinque giorni con partenza settimanale da Cape Town, a bordo della "Royal Mail ship St Helena", pagando un biglietto molto salato. Un luogo sperduto passato alla storia come ultima dimora di Napoleone Bonaparte che vi morì il 5 maggio 1821. Adesso le cose cambiano. Dal 14 ottobre per il territorio britannico d'oltremare, piccolo fazzoletto di terra di 120 chilometri quadrati nel mezzo dell'Oceano Atlantico, è iniziata una vera rivoluzione: ora è servito da un regolare volo di linea. All'aeroporto di Jamestown atterra adesso una volta a settimana la compagnia aerea sudafricana Airlink.

Sei ore di volo partendo dal Sudafrica

Con partenza da Johannesburg e Città del Capo, in circa sei ore di volo, turisti e curiosi potranno scoprire una destinazione fuori dal mondo. L'aeroporto passeggeri dove atterreranno i voli della Airlink, è stato costruito in pochi mesi ed è costato circa 300 milioni di euro. È stato inaugurato nel maggio 2016 alla presenza del principe Edoardo, quartogenito della regina Elisabetta. L'evento, inizialmente fissato per il 21 maggio, era slittato a causa di forti venti. Da allora hanno atterrato solo aerei privati. Lo scorso agosto la Airlink ha ottenuto l'ultima autorizzazione dell'Autorità dell'aviazione civile sudafricana dopo aver fatto atterrare a Sant'Elena, a maggio, un Avro Rj85, primo volo charter di prova.

Il servizio di andata e ritorno settimanale prevede uno scalo tecnico all'aeroporto internazionale di Windhoek, capitale della Namibia. Per ora l'aereo in servizio, un Embraer E190, avrà una capienza di soli 76 posti, che diventerà di 87 con un cambio di modello in servizio dal 2018. Secondo la tabella di marcia ufficiale resa nota dalla compagnia aerea sudafricana, il terzo fine settimana di novembre verrà inaugurata la tratta Sant'Elena-Georgetown Wideawake, sull'isola di Ascensione, anch'essa scoperta nel 1801 dal navigatore da Nova.

Per il Telegraph è il volo "più inutile al mondo"

Costo dei biglietti? La tariffa base andata-ritorno a destinazione di Sant'Elena con partenza da Città del Capo sarà attorno ai 1.050-1.103 dollari. Il collegamento, già battezzato dal Telegraph "il più inutile al mondo", usufruisce di una sovvenzione del governo britannico per il primo anno di messa in servizio. Finora l'aeroporto locale, molto battuto da forti venti, serve soltanto a evacuazioni sanitarie e a jet privati. Con una pista lunga 1.950 metri, è stato concepito per accogliere aerei mono corridoio Airbus o Boeing con capienza ridotta di passeggeri.

Tornando indietro nel tempo, Sant'Elena è stata per diversi secoli un'isola internazionale e molto ambita dalle grandi potenze mondiali. Venne scoperta nel 1502 dal navigatore galiziano Joao da Nova con una nave, salpata dal Portogallo, e tra i membri del suo equipaggio figurava l'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci. L'isola totalmente disabitata fu battezzata col nome di Sant'Elena di Costantinopoli, in onore della moglie dell'imperatore Costanzo Cloro e madre dell'imperatore Costantino I, chiamata anche Sant'Elena Imperatrice. Quel fazzoletto di terra ebbe un'importanza strategica per le imbarcazioni che dall'Asia facevano rotta verso l'Europa e il Sudamerica: lì potevano attraccare per fare rifornimento di acqua e cibo. Dopo i portoghesi, nel 1645 l'isola venne occupata dagli olandesi e dieci anni dopo dagli inglesi, che ne entrarono in possesso ufficiale nel 1673. Arresosi agli inglesi nel 1815, Napoleone Bonaparte, con un viaggio durato tre mesi, venne trasferito a Sant'Elena. L'isola fu scelta dagli inglesi proprio perché così remota e sperduta da rendere impossibile ogni tentativo di fuga dell'imperatore decaduto, diversamente da quanto accadde all'Elba. 

Anche Darwin tra i visitatori illustri

Nel 1836 la visitò persino il naturalista Charles Darwin. Nel 1858 Longwood House, dove Napoleone risiedette, e Sane Valley, dove fu inizialmente sepolto prima del trasferimento della salma a Parigi, sono diventati possedimenti del governo francese, ceduti dal Regno Unito. Ma da quell'isolamento Sant'Elena e la sua popolazione non sono mai usciti. Ad abitarla sono circa 4.200 persone che vivono di pesca e agricoltura e per molti anni hanno avuto il monopolio per la produzione di spaghi per i pacchi postali britannici. A metà degli anni '90 del secolo scorso, gli abitanti di Sant'Elena, i "Saints", scatenarono diversi tumulti, accusando di "comportamento dittatoriale" il governatore designato dal Regno Unito. Complice una dura crisi economica, chiedevano di poter essere considerati veri e propri cittadini britannici per poter emigrare nella madrepatria, cosa che dal 1981 gli era impedita in base a una legge, dal 1998 poi cambiata in loro favore.

Con l'inaugurazione di un volo di linea l'isola potrebbe rivelarsi un luogo turisticamente interessante, quindi generare nuove attività' economiche. Sant'Elena non ha le tipiche caratteristiche dell'isola esotica, ma è vulcanica e i tre quarti delle sue coste sono a picco sul mare. Solo un lato è pianeggiante, ma roccioso e l'interno è ricoperto da foreste. Nel capoluogo di Jamestown si trova un piccolo porto nel quale le navi non possono attraccare, proprio perché troppo esiguo, quindi per arrivare a terra bisogna trasbordare con gommoni. Dal porticciolo parte la spettacolare scala di Giacobbe, composta da 699 gradini e ripidissima, costruita dopo lo smantellamento di una vecchia funicolare, che collega Jamestown alla collina di Ladder Hill.

Con un patrimonio naturalistico più unico che raro, Sant'Elena offre ai visitatori la possibilità di scoprire specie vegetali e animali endemiche, come nel Diana's Peak National Park, 823 metri sopra il livello del mare e un panorama mozzafiato sull'intera isola. Si può anche riaprire il libro della storia e partire sulle trace dell'ex generale della Corsica, festeggiato dai Saint's ogni anno il 5 maggio. Una visita-pellegrinaggio in tre luoghi al costo di dieci dollari: Longwood House, la residenza di Napoleone Bonaparte, Pavillion Briars, dove morì, e la sua sepoltura.

Nel sempre più acceso dibattito sul rapporto dei regolatori ufficiali con le criptovalute​, ancora non definito nella maggior parte dei paesi, la Russia ha delineato la sua posizione: non introdurrà un bando su questi strumenti finanziari, come fatto di recente dalla Cina, ma mira a porne sotto il controllo dello Stato sia emissione, che circolazione, tanto che sui portali specializzati c'è già chi parla di "criptorublo".

I timori del Cremlino

Le linee guida sono state dettate dal presidente Vladimir Putin in un incontro, a Sochi martedì, con il governatore della Banca centrale, Elvira Nabiullina, il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, il consigliere economico del Cremlino, Andrei Belousov, e Serghei Solonin, direttore generale della società Qiwi, che gestisce il più grande sistema di pagamenti elettronici del paese. "L'uso delle criptovalute comporta seri rischi", ha avvertito Putin, tra cui il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e il finanziamento del terrorismo. "Inoltre, non vi è sicurezza per le criptovalute", ha proseguito, "se il sistema collassa o se si verifica una bolla, non ci sarà un'entità legale che ne sarà responsabile. Questa è una questione seria, che dobbiamo tenere a mente quando parliamo di un tale argomento".

Piuttosto che tentare di risolvere la questione con un divieto, il capo del Cremlino ha chiesto di costruire, "sulla base dell'esperienza internazionale, un sistema normativo che renda possibile codificare le relazioni in questa sfera, proteggere in modo affidabile gli interessi dei cittadini, del business e dello Stato e fornire le garanzie legali per l'uso di strumenti finanziari innovativi". Allo stesso tempo, Putin ha voluto sottolineare che "è importante non porre troppe barriere, ma piuttosto fornire le condizioni fondamentali per aggiornare e far progredire il sistema finanziario nazionale".

Il mining? Sia regolato dallo Stato

Quella di martedì è stata la prima riunione con le massime autorità del sistema finanziario russo che Putin ha tenuto sul tema delle cryptocurrency, ma già a settembre il ministro delle Finanze aveva chiesto di legalizzarle. Proprio Siluanov ha riferito delle decisioni concrete, prese durante la riunione a Sochi con Putin. A suo dire, i maggiori problemi insiti in questi strumenti finanziari sono le difficoltà legate al rispetto della normativa anti-riciclaggio e all'identificazione; per questo, ha detto, è stata stabilita la "necessità che lo Stato regoli e porti sotto il suo controllo il processo di emissione e mining delle cryptocurrency e la loro circolazione". Secondo il ministro delle Finanze, le autorità competenti devono ora cominciare a sviluppare una legislazione volta a legalizzare le transazioni in criptovalute e il mining e un disegno di legge in questo senso è atteso entro la fine del 2017.

L'entusiasmo per le valute virtuali in Russia è iniziato a crescere, quando il capo del Cremlino, a giugno scorso, ha incontrato Vitaly Buterin, il creatore di ethereum, la seconda più importante criptovaluta dopo Bitcoin, dando di fatto la sua benedizione allo sviluppo in Russia della tecnologia blockchain, alla base delle valute virtuali. Stando al primo vice premier, Igor Shuvalov, Putin è un vero fan dell'economia digitale, che dovrebbe essere tra i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale per riconquistare il Cremlino nelle presidenziali di marzo.

Le perplessità della banca centrale

A raffreddare gli animi, però, ci sta pensando la Banca centrale, che continua ad esprimere preoccupazioni sui potenziali rischi di strumenti anonimi e fuori controllo. "Siamo totalmente contrari al denaro privato. – ha detto Nabiulluna, la settimana scorsa alla stampa – non importa se sia in forma fisica o virtuale". "Non legalizziamo schemi piramidali", ha poi avvertito. Nell'incontro di Sochi, Putin si è detto consapevole delle perplessità – soprattutto per il rischio di frodi – della Banca di Russia. Per il momento, secondo fonti anonime di Bloomberg, il regolatore preferisce rimandare una vera e propria decisione, finché Putin non premerà per azioni concrete. La stessa fonte ha spiegato che in Russia sono cresciute le preoccupazioni sui pericoli legati a decisioni avventate, dopo che il Bitcoin è crollato in seguito alla messa al bando da parte della People's Bank of China – l'autorità monetaria cinese – delle cosiddette Ico, le offerte iniziali di valute, usate per finanziare società e delle start up attraverso la piattaforma monetaria. Per ora, ha reso noto Serghei Shvetsov, primo vice governatore, la Banca centrale lavorerà con la magistratura per bloccare i siti che permettono l'accesso a scambi in Bitcoin agli investitori al dettaglio.

"Pensiamo si tratti di uno schema piramidale, i rischi sono troppo alti", ha detto il funzionario. Nonostante le remore del regolatore, alcuni progetti russi di cryptocurrencies stanno andando avanti. Come ha scritto Bloomberg, una società di cui è co-proprietario l'ombudsman presidenziale di internet, Dmitri Marinichev, ha raccolto 43 milioni di dollari in una Ico per finanziare un'operazione di mining di una moneta digitale domestica. Sberbank Pjsc, la più grande banca russa, sta studiando la possibilità di aprire conti in criptovaluta nella sua filiale svizzera.

La guerra del terrore passa per il web e seduce i giovani. Arije Antinori, criminologo ed esperto di terrorismo, coordinatore del CRI.MELAB, Laboratorio di Criminologia, Comunicazione di Crisi e Media della 'Sapienza' di Roma, spiega all'AGI – a pochi giorni dal G7 dei ministri dell'Interno di Ischia (19-20 ottobre) – come il sedicente Stato Islamico sfrutti in modo sempre più sofisticato le opportunità offerte da Internet. Secondo l'esperto, "Il problema è soprattutto culturale. Stanno crescendo generazioni coltivate a violenza – spiega – la cui dieta mediale è infarcita di contenuti estremi. E in uno scenario ormai di guerra ibrida, ambigua, non lineare, mentre di fronte ad ogni attentato polizia ed intelligence dei Paesi colpiti si sforzano di verificare l'attendibilità della rivendicazione, il 'messaggio' di quella rivendicazione è già arrivato. Vera o falsa che sia". 

Le sconfitte militari sul campo quanto incidono sulla suggestione jihadista?
"Molto meno di quello che si possa pensare. Dal fronte continuano ad arrivare video di una mezz'ora l'uno, che dimostrano che il combattente è vivo e il movimento è coeso. Nella condivisone dello streaming 'in diretta', quella che conta ancora una volta non è la verità ma la la dimensione di impatto emotivo e sociale, siamo nel dominio della sfera delle percezioni, in nuovi modelli e dinamiche di 'cyber-empatia'. E poi l'accesso a certi canali è facilissimo: in rete, ad esempio, trovo tutorial su qualsiasi cosa, a partire da come si costruisce un ordigno artigianale, e in tutte le lingue. Lo stesso vale per la messaggistica: Telegram continua ad essere la più usata soprattutto per il fatto di avere lo switch tra chat pubblica e chat privata, ma stanno conquistando sempre più spazio anche i bot channels: canali nati con il porno, automatizzati, gestiti da robot e con vari livelli di directory. Utenti sempre più giovani e sempre più connessi ricevono così in automatico contenuti di qualsiasi tipo in una complessità lineare, semplice, immediata".

Al G7 di Ischia si parlerà anche di come i giganti della rete possano aiutare a contrastare il fenomeno e di foreign fighters.
"Non facciamoci troppe illusioni. Le grandi piattaforme sono divenute veri e propri soggetti privati di interesse pubblico, anzi globale, le grandi community da loro create difficilmente sono riconducibili a logiche regionali e statali di controllo: Internet non si oscura, l'abbiamo detto prima, e naturalmente non si spegne. Occorre lavorare, alfabetizzare, informare l'utente, creare consapevolezza digitale per prevenire. Quanto ai foreign fighters, di ritorno, penso rappresentino un problema importante ma relativo: a parte che non tutti imbracciano il mitra o hanno a che fare con esplosivi – c'è chi si occupa di logistica, chi di comunicazione, chi di approvvigionamento – comunque li conosciamo quasi tutti".

"Il vero pericolo è rappresentato da quelli che, per un motivo o per l'altro, non sono riusciti a partire, perché criminalmente 'immaturi' o perché scoraggiati dai controlli sempre piu stretti predisposti dai vari Paesi. Possono essere oggi, all'alba dello scenario di quella che definisco 'jihaspora', invisibilmente compressi, incontenibilmente trepidanti di colpire, di far male, di divenire testimonial della violenza jihadista, di lasciare un segno nella storia che per la loro generazione è senza tempo e spazio, è ora e qui. E rischiano pericolosamente di restare fuori da ogni radar". 

Da Al Qaeda all'Isis, come è cambiata la comunicazione del terrore
"Il momento chiave sta nel passaggio dall'analogico al digitale: a me piace parlare di 'mediamorfosi' del terrorismo, per cui non c'è più un contenitore che veicola un messaggio violento ma il messaggio violento è di per sé la comunicazione; nell'epoca dell'informazione digitale globalizzata, il terrorismo è comunicazione. Il web ha la capacità enorme di tenere le braci sempre vive e di rinnovarle con i nuovi attacchi. Per un decennio Al Qaeda ha saputo impollinare il web, è stata brava a sfruttarlo riempendolo, ma poi – anche per una struttura più gerarchizzata – le è mancata la capacità di riconoscere quanto diventassero centrali l'individuo e il singolo 'guerriero'; l'Isis ha capito benissimo i limiti della capacità attrattiva di Al Qaeda e ha confezionato un progetto terroristico cucito addosso all'utilizzatore finale".

"In effetti è impressionante pensare a come lo Stato islamico nel giro di pochi anni sia riuscito a creare e coltivare il primo immaginario concretamente globalizzato della storia, non solo della storia dell'eversione, che tra l'altro si fonda sulla violenza, quindi con una velocità e facilità di propagazione mai viste prima". 

Che peso ha in questo scenario la componente religiosa?
"Presi dagli eventi, ce ne siamo fatti suggestionare troppo. Nel modello qaedista c'era una formazione di questo tipo, spesso affidata alle madrasse, ora abbiamo a che fare sempre più spesso con soggetti sempre più giovani che usano alcuni concetti religiosi per esprimere rivalsa, per polarizzare aggressività, per vendicare l'emarginazione, in un caotico cyber-slang superficiale, ma intriso di odio per il 'kafir', l'infedele, il nemico da terrorizzare. Dobbiamo uscire dalla mera logica di attenzionamento delle seconde e terze generazioni per soffermarci di più sulla prima generazione ma dei cosiddetti 'milennials': capire che abbiamo di fronte giovani che hanno un rapporto con lo spazio e con il tempo che non è il nostro, senza un disegno identitario e senza un progetto per il futuro".

"È fuorviante chiederci perché i 'lupi solitari' colpiscano in Francia, Spagna, Gran Bretagna: colpiscono lì perché vivono lì, in periferie uguali a tante altre, perchè non riconoscono dei confini come le generazioni precedenti. Sono cittadini del mondo a cui la seducente retorica del jihadismo, di per sé essenzialmente transnazionale, ricorda di esserne 'padroni' attraverso l'azione per testimoniare la propria fede. C'è un vuoto inquietante, e c'è chi, come la jihadisfera, ha gioco facile a saturarlo con la violenza: da anni ormai nei siti 'gore', di aggregazione di contenuti video ipersadici, tutto fruibile con pochi clic anche da minori, accanto ad esecuzioni, impiccagioni, mutilazioni appaiono filmati jihadisti di sgozzamento. Si assecondano le pulsioni più violente e si allevano guerrieri a costo zero".

Chi è che studia a tavolino questa propaganda?
"Ci sono delle gerarchie, dei media producer, un indotto centralizzato della comunicazione ma se nella propaganda tradizionale c'è un messaggio diretto ad un'audience precisa, l'innovazione del jihadismo online è nel fatto che l'audience della jihadisfera, che grazie alla complessità cyber sociale ne è al contempo oggetto e soggetto, partecipa, costruisce, ricostruisce, genera, rigenera. È come chiedersi chi comanda nel web, se conta di più Facebook o i suoi utenti. E attenti anche a cadere nella trappola dell'oscuramento: per soggetti molto giovani, ma già esperti, vedersi negare l'accesso ad un sito equivale a sfidarlo ad aggirare quell'oscuramento. E per riuscirci basta un banale software scaricabile ovunque. Stiamo ampiamente sottovalutando le conoscenze tecniche dei nostri giovanissimi".

Stati Uniti e Corea del Sud hanno dato il via a un nuovo round di esercitazioni navali a fuoco vero nelle acque delle penisola coreana, con quaranta unità navali, tra cui la portaerei nucleare Uss Ronald Reagan, e due cacciatorpedinieri, lo Uss Stethem e lo Uss Mustin. Le manovre, durante le quali è previsto anche l'impiego dei caccia sud-coreani e statunitensi, ha annunciato il Ministero della Difesa di Seul, proseguiranno fino al 20 ottobre prossimo.

Pyongyang effettuerà un nuovo test?

La nuova prova di forza nella penisola coreana arriva in un momento di tensioni segnate dalla possibilità di un nuovo lancio missilistico da parte di Pyongyang. Lo teme l'intelligence militare di Seul che nei giorni scorsi ha registrato movimenti sospetti nei pressi delle aree da dove Pyongyang compie i suoi test missilistici. Una data sensibile per una nuova provocazione nord-coreana potrebbe essere quella di mercoledì prossimo, in vista dell'inizio del Congresso del Partito Comunista Cinese, a Pechino.

Tillerson ribadisce: "Non vogliamo la guerra"

La Corea del Nord ha già definito le esercitazione come "una prova generale della guerra", ma da Washington le parole del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, puntano a calmare gli animi. Gli sforzi diplomatici per evitare il peggio, ha affermato nelle scorse ore alla Cnn il capo della diplomazia a stelle e strisce, continueranno "finché non verrà sganciata la prima bomba". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, "ha messo in chiaro con me di continuare negli sforzi diplomatici. Non sta cercando di andare in guerra", ha detto Tillerson, dopo che nei giorni scorsi Trump aveva mandato nuovi segnali di una virata verso l'opzione militare nei confronti di Pyongyang. Alle manovre si aggiungeranno, a partire dalla settimana prossima, anche esercitazioni per l'evacuazione dei familiari dei funzionari militari Usa in servizio in Corea del Sud, secondo quanto dichiarato dal Comando delle Forze Armate Usa presenti in Corea del Sud.

Troppa attenzione per manovre di routine?

Il Pentagono, scrive il New York Times, "conduce simili prove di evacuazione di personale civile da decenni, insieme ad altre esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. Ma, con una simile escalation delle tensioni con la Corea del Nord, simili manovre catturano un'attenzione sproporzionata e suscitano paura nei sudcoreani, alcuni dei quali lo vedono come il segno che gli Usa potrebbero stare per prepararsi a un'azione militare contro il Nord".

Il capo del governo di Seul, Moon Jae-in, ha ribadito più volte la sua contrarietà all'opzione militare, in quanto il risultato sarebbe un conflitto nel quale a pagare il prezzo più duro sarebbero i suoi concittadini. In un irrituale comunicato stampa, le autorità militari Usa hanno cercato di alleviare i timori assicurando che si tratta di "un'esercitazione di routine" che non sarà differente dalle tante analoghe avvenute in passato.

 

“Magic the Gathering” nome affascinante per un gioco di carte collezionabili a tal punto da essere ricercate ancora oggi a distanza di 24 anni dalla loro prima edizione e precisamente agosto 1993 dalla Wizards of Coast, ma oggi non starò a parlare della storia evolutiva del gioco già fatto da molti nel corso di questi anni, da segnalare Wikipedia enciclopedia libera del web, a mio parere di grande valore, ma voglio soffermarmi un attimo sulla bellezza artistica delle carte dove vari disegnatori, con tanto di firma, riproducono sulle carte.

Ogni carta a mio parere è da esaminare con più attenzione scoprendo al di là del valore che può avere, perché meno reperibile tra collezionisti, che ogni disegno è una piccola vera opera d’arte.

Collezionare le carte significa collezionare tante piccole opere di disegnatori più o meno conosciuti a livello internazionale come traccia della loro esistenza artistica.

Le carte sono state tradotte in diverse lingue per far si da essere comprese da tutti e aumentare la giocabilità ma alla fine si evince che il disegno parte primaria della carta  non ha bisogno di traduzione è universale si ammira solo per la fantasia creativa e naturalmente la sua bellezza nell’esprimere ciò che la carta rappresenta nel gioco.Cosa dire poi delle carte Foil cioè con disegni luminescenti che danno un effetto 3D che le rende ancora più particolari, insomma a tutt’oggi le carte Magic hanno ancora le loro emissioni annue ma anche se si decidesse di sospendere le emissioni, penso di sicuro che andrebbero comunque ricercate e conservate al di là del valore commerciale collezionistico.

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