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The Last of Us Part II è stato rivelato ben due anni fa, alla Playstation Experience 2016, e da allora non è stato mostrato moltissimo. Le cose però stanno per cambiare all’E3 2018, il gioco di Naughty Dog sarà uno dei titoli di punta della fiera di Sony. Non sono solo i fan ad attendere questo momento, infatti recentemente il director del gioco, Neil Druckmann, ha suggerito la presenza di The Last of Us Part II alla kermesse losangeliana tramite Twitter, come potete vedere qui sotto.

Quel “T-minus 3 weeks” fa chiaramente riferimento alle tre settimane che mancano alla conferenza Sony che si terrà durante l’E3 2018. Oltre al testo, possiamo vedere la ormai iconica immagine del simbolo delle Luci (Fireflies, in inglese) sul cartello di Stop. Sebbene tempo fa sia stato confermato che questa scena (e tutto il filmato che la include) non farà parte del gioco finale, è possibile che l’immagine contenga un indizio su ciò che verrà svelato.

Non abbiamo prove o idee concrete in questo momento, ma dopotutto basterà aspettare poche settimane per scoprire la verità, quindi non preoccupiamocene. Di certo tutti sperano di poter scoprire la data di uscita del gioco, ma anche di vedere del vero e proprio gameplay: quest’ultima opzione è certamente la più probabile.

Ma non è solo Druckmann che si diverte con Twitter: anche Hideo Kojima, padre di Metal Gear Solid, risponde al director di Naughty Dog con un “+1”.

Kojima fa anche riferimento al Decima Engine, il motore di gioco di Horizon Zero Dawn e Guerrilla Games, scelto da Kojima per creare Death Stranding, altro grande membro della conferenza di Sony di quest’anno. Certo, l’immagine del muschio usata dal creativo giapponese è un po’ più arcana rispetto a quella di Druckmann, ma siamo stati abituati a molto altro.

Vi ricordiamo che la conferenza di Sony si terrà l’11 giugno alle 6PM PT, ovvero le due del mattino ora locale.

L’articolo The Last of Us Part II e Death Stranding: novità all’E3 2018 proviene da GameSource.

Il colpaccio – ovvero uscire in prima pagina con un'intervista a Giuseppe Conte, l'accademico designato da Lega e M5s come premier del governo giallo-verde – non è riuscito a nessuno. I retroscenisti disegnano una figura schiva, che nelle ultime ore ha avuto solo contatti con i piani alti del MoVimento. C'è da dire che tanto riserbo è giustificato: Mattarella​ si è preso una significativa pausa di riflessione prima di conferire l'incarico, e lo stesso Conte sembra aver bisogno di un chiarimento per poter andare avanti. È il primo a volere autonomia e a non intendere rassegnarsi, se salirà a Palazzo Chigi, al ruolo di "re travicello" schiacciato dall'influenza di due leader assertivi come Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sullo sfondo, i timori del Colle per i conti pubblici e l'apprensione di un'Europa colta di sorpresa dall'inesauribile fantasia delle alchimie politiche italiane: un governo anti-establishment che sceglie come guida un cattolico moderato dal curriculum ineccepibile sì ma, con buona pace di quanto affermato dai partiti che lo sostengono, tutt'altro che "politico".

La richiesta del professore

"Con le persone che frequenta, gli amici, i colleghi, lo ha ammesso in modo aperto: 'Non ho esperienza di amministrazione della cosa pubblica, ma se dovesse accadere, se veramente diventassi presidente del Consiglio, sarà una sfida, un nuova avventura' – scrive il Corriere – A Giuseppe Conte, professore di diritto privato, avvocato civilista, la possibilità di entrare in politica direttamente dalla porta principale di Palazzo Chigi, nella qualità di presidente del Consiglio, non lo spaventa affatto. Ha avuto dei dubbi, delle perplessità, nelle settimane passate, quando il suo nome è ballato fra un ministero e l’altro, quando ha fatto sapere che semmai avrebbe preferito la nomina alla guida di un grande ente pubblico, o controllato dallo Stato. Poi le riserve si sono via via sciolte con il passare dei giorni, mentre la sua candidatura acquistava peso e consistenza: 'Per fare quello che mi si chiede ovviamente ho chiesto delle garanzie, occorre un determinato grado di autonomia per guidare in modo serio un esecutivo'…".

"Palazzo Chigi a sovranità limitata"

"Sta per nascere un soggetto strano, mai visto: un governo politico con un premier tecnico. Un presidente del Consiglio che sarà chiamato a realizzare un programma che non ha scritto con una squadra che non ha scelto. I leader della nuova maggioranza di governo hanno indicato il nome dell’esecutore del contratto che hanno firmato. Non si può non chiedersi con quale forza e convinzione potrà illustrare alle Camere qualcosa che non è farina del suo sacco e che margini di manovra potrà avere chi si trova chiuso tra Salvini e Di Maio", leggiamo nell'editoriale di Mario Calabresi su Repubblica, "il prescelto poi non ha alcuna esperienza politica o di gestione. Di nessun livello. Non è mai stato parlamentare o sindaco, nemmeno consigliere comunale".

Mattarella a un bivio

"La nascita del nuovo esecutivo giallo-verde e la soluzione trovata alla fine di una delle crisi più lunghe della storia repubblicana contengono una novità sulla quale conviene riflettere", scrive Marcello Sorgi su La Stampa, "Questo è il primo governo fondato sulla democrazia immediata. Che obbedirà a tutte le liturgie del sistema parlamentare ancora ufficialmente in vigore in Italia ma lo farà mantenendo una riserva mentale legata al modo di essere di Salvini e Di Maio, due leader legati alla rete, ai social forum, a Facebook, molto più che ai classici meccanismi istituzionali del consenso ereditati dal Novecento e sanciti dalla Costituzione (…). Ora questa prospettiva è nelle mani del Presidente della Repubblica. Qualsiasi rallentamento, qualsiasi richiamo ai doveri istituzionali a cui deve sottoporsi un presidente del Consiglio o un governo, non si sa come verrebbero accolti. Pertanto, giunto all’ultima curva della crisi più difficile del suo mandato, Mattarella è a un bivio: o si rassegna all’urto dell’ondata populista, o trova il modo di reimporre il suo ruolo".  

Il "lucido realismo" dei due giovani leader

"I dubbi – anzi – i timori" del Colle, sottolinea Il Sole 24 Ore, "riguardano il contesto di questi giorni che è quello del rialzo dello spread, i segnali nervosi della Borsa, l’allarme sui conti e il “messaggio” di Fitch​ che vede un rischio Italia. Un quadro che il capo dello Stato discute e monitora costantemente sentendo Mario Draghi con cui i contatti sono frequenti. È dunque anche per vedere quale piega e quali sviluppi avranno queste prime fibrillazioni che Mattarella si prende una pausa anche per incanalare nei giusti binari il confronto che avrà con Conte quando, probabilmente mercoledì, gli darà l’incarico di formare il Governo. Sul Messaggero Alessandro Campi invita invece ad evitare i pregiudizi su "due leader da mettere alla prova" e a "riconoscere il lucido realismo con cui i due giovani leader, nell'arco di un paio di settimane e partendo da posizioni politiche divergenti, hanno saputo trovare un punto di mediazione e d'equilbrio". 

"Conte come Monti, tornano i tecnici"

"Premier non eletto", tuona in prima pagina Il Giornale di casa Berlusconi. Per Alessandro Sallusti, "il cosiddetto governo del cambiamento parte con la cosa più classica dei recenti inciuci politici, cioè con un premier non eletto. Può essere politico un governo guidato da un tecnico? La logica dice di no, non potrà esserlo, a meno che il professor Conte non si pieghi ad essere il cameriere dell'anomala e innaturale alleanza che lo sosterrà in Parlamento, in sfregio alla Costituzione e alle prerogative del capo dello Stato". Altrettanto scettico Claudio Cerasa sul Foglio: "La maschera che verrà scelta come sintesi tra la Lega e il Movimento 5 Stelle in fondo è quasi secondaria perché per quanto possa essere rassicurante un volto pulito alla Giuseppe Conte, ciò che non potrà mai essere rassicurante è il progetto di Paese che si nasconde dietro a quel volto". Il Fatto Quotidiano sceglie invece un titolo ironico – "Il Conte senza l'oste" – che parla di "un tecnico dal carattere mite e poco incline alle luci della ribalta, ben incistato dentro l'eterno potere italiano, che ora dovrà fingersi capo di un governo politico: l'avv. prof (forse) premier è il primo equivoco della Terza Repubblica fondata, finora a chiacchiere, da Di Maio. 

"Secondo alcune stime, il 70% del mercato dell'arte contemporanea è costituito da falsi. È un dato che non mi sento di condividere del tutto, ma che non è lontano dalla realta'. E sicuramente rende bene l'idea di quanto il fenomeno sia esteso". A fare il punto con l'AGI su un fenomeno "in continuo aumento" è il capitano Fabio Castagna, comandante della sezione Falsificazione ed arte contemporanea del Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale.

Sequestri quadruplicati in un anno

I numeri, innanzitutto. "L'anno passato abbiamo sequestrato falsi per 218 milioni di euro, quasi quattro volte di più del 2016 quando il valore delle opere sequestrate aveva raggiunto i 57 milioni. Ma c'è un altro elemento che deve far riflettere: la quasi totalità dei falsi sequestrati nel 2017 sono dipinti, stampe, grafiche e sculture di arte contemporanea. I falsi archeologici e quelli di antiquariato sono poche decine".

"L'arte contemporanea – spiega il capitano Castagna – si vende e si compra bene. E mentre falsificare un Rubens è difficile se non impossibile, falsificare uno Schifano è relativamente facile. È anche una questione di materiali: per riprodurre un dipinto dell'800 servono un supporto e magari una cornice di quel periodo, per rifare un quadro dei giorni nostri basta la tela comprata nel primo negozio all'angolo. Si compra a poco nella speranza di rivendere a tanto, come 'giocare' in borsa: nell'animo del collezionista, piccolo o grande, c'è sempre l'aspirazione all'affare, ed è questa la leva su cui spinge chi del falso vive e fa una professione".

Un mercato sui generis

È un mercato sui generis, ammette il capitano Castagna, "che si autoalimenta non dico per imitazione ma quasi per moda: qualcuno a un certo punto in un'asta a New York o a Londra compra il quadro di un artista 'x' e non si sa bene come, improvvisamente, quell'artista si trova ad essere spinto ad alti livelli. Attenzione: i falsari sono bravissimi ad anticipare certi trend. Ci è capitato negli anni passati di sequestrare un numero considerevole di falsi di un autore non proprio conosciuto per poi vedere che in un'asta successiva, uno o due mesi più tardi, le quotazioni di quell'autore si impennavano".

Geograficamente, produzione e commercializzazione dei falsi sembrano concentrarsi nelle regioni del Nord – Piemonte, Lombardia, Veneto – in Toscana e nel Lazio, "ma non è una sorpresa, trattandosi di un bene di consumo alto"; al Sud l'incidenza del fenomeno appare, ad oggi, meno significativa. C'e' anche chi ipotizza un crescente interesse della criminalità organizzata, ma allo stato attuale delle indagini "non ne esiste prova. Certo, viste certe quotazioni, se c'è da fare un investimento, lo fanno, anche perché comprare quadri puo' essere un metodo ideale per riciclare dei soldi, ma non risulta che alcun clan abbia in questo settore il suo core business".

Gli artisti più falsificati

Lunga e ricca di nomi illustri la lista degli artisti piu' "imitati": gli esponenti della "scuola romana" con Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano ma anche Carrà, Balla, Sironi, Boetti e grandissimi come Picasso e Modigliani: il caso dei falsi del grande artista livornese esposti in mostra a Palazzo ducale a Genova di recente è finito sulle prime pagine di tutti i giornali.

"Un caso particolare – spiega il comandante della Sezione – è quello dei falsi risalenti agli anni '40, '50 o '60, ovvero quasi contemporanei agli originali: capita che quando un artista muore, uno dei suoi collaboratori continui a farlo 'dipingere' sfruttando la conoscenza delle tele, dei colori e delle tecniche". Negli ultimi tempi, proprio per fare chiarezza nelle attribuzioni, anche nel settore dell'arte contemporanea vanno così assumendo un peso sempre maggiore le indagini scientifiche: "Tecniche moderne, sempre più sofisticate e poco invasive sull'opera, ci consentono di andare a verificare i disegni preparatori, ad esempio, o la tipologia dei pigmenti utilizzati. Si tratta di un supporto che non elimina l'esperto d'arte ma lo integra e l'aiuta, consentendo a noi investigatori di portare in dibattimento prove ancora piu' solide". 

È una sfida impegnativa, ma affascinante, quella che gli specialisti della Sezione – un unicum a livello mondiale, nessun'altra polizia ha un reparto di questo tipo – sono chiamati quotidianamente a combattere: ci sono dinamiche di mercato da interpretare e una vasta platea di soggetti con i quali confrontarsi, dai collezionisti piccoli e grandi alle fondazioni passando per musei e gallerie. E poi c'è lui, il falsario, "una figura quasi mitologica, difesa dalla filiera criminale che gira intorno al falso d'arte come nessun altro: un bravo falsario non ha prezzo, non si tradisce, il suo 'cliente' avrà sempre bisogno di lui anche una volta uscito di prigione. Spesso il falsario è lui stesso un artista, magari spinto a fare questo lavoro dalla necessità di 'arrotondare', ed è anche quello nelle cui tasche, alla fine, entrano meno soldi di tutti". 

Come difendersi

Per chi compra, non esiste una ricetta infallibile per evitare le fregature, anche perché gli acquisti passano spesso per il circuito del porta a porta, una rete di conoscenze e relazioni dirette, ma i consigli di cui fare tesoro sono sostanzialmente tre: privilegiare i canali di vendita ufficiali, diffidare delle offerte troppo convenienti, pretendere sempre e comunque da chi vende certificati di provenienza e autenticità.

"Di aste televisive se ne vedono sempre meno – ricorda il capitano Castagna – e online si trova tanto, ma a livelli non alti, per lo più stampe e grafiche da poche centinaia di euro: meglio passare per gallerie serie, affidabili, con cui eventualmente è possibile rivalersi in caso di problemi, e attraverso le fondazioni, che secondo alcuni hanno finito con l'assumere un ruolo troppo importante ma che sole possono dare indicazioni definitive per certi artisti. In ogni caso, anche per l'arte contemporanea è cosa buona farsi guidare dal buonsenso: dietro un prezzo stracciato può anche esserci l'occasione della vita, ma non capita quasi mai. Molto più probabile che nasconda un bidone". 

Damasco e i suoi dintorni sono tornati sotto il controllo del regime di Bashar al-Assad: le forze fedeli al presidente siriano hanno annunciato di aver messo "completamente al sicuro" anche l'ultima zona controllata dai miliziani dell'Isis attorno alla capitale. Ma intanto si accentua lo scontro diplomatico tra i due grandi alleati di Assad, Russia e Iran, sulla presenza militare nel Paese con Mosca che preme per il ritiro di tutte le forze straniere, compresi i miliziani di Teheran.

Washington minaccia le sanzioni "più dure della storia"

L'Iran rischia un accerchiamento diplomatico, visto che gli Usa hanno ribadito la linea dura con Teheran e hanno chiesto il ritiro dei suoi uomini dalla Siria: con una velata minaccia anche alle aziende europee che fanno affari con Teheran ("ne prenderemo nota"), il nuovo segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato sanzioni durissime, "le più dure della storia": "Dodici condizioni draconiane per un nuovo accordo sul nucleare", ha annunciato con un proclama che sembra fatto apposta per inasprire i rapporti con Teheran, tra le quali il rilascio di tutti gli ostaggi americani in Iran e il ritiro totale dalla Siria. 

Già nei giorni scorsi il presidente russo, Vladimir Putin, approfittando dell'incontro a Sochi con Assad, aveva espresso la "necessità del ritiro di tutte le forze straniere" dalla Siria. E l'inviato speciale del presidente in Siria, Alexander Lavrentiev, aveva spiegato che il discorso era "riferito a tutte le unità militari straniere di stanza in Siria, tra cui americani, turchi, Hezbollah e, ovviamente, iraniani". La risposta di Teheran non si è fatta attendere: "I combattenti iraniani presenti in Siria resteranno di stanza nel Paese arabo finché il governo di Damasco avrà bisogno di aiuto e lo richiederà", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Bahram Qasemi. "Nessuno ci farà andare via dalla Siria, la nostra presenza è legittima e su invito del governo, coloro che dovrebbero lasciare la Siria sono quelli che sono entrati senza consenso", ha aggiunto Qasemi. 

Non è la prima frizione con Putin

Lo screzio tra i due principali sostenitori del presidente siriano non sembra limitarsi a un battibecco diplomatico: gli iraniani erano apparsi irritati dopo che era emerso che i russi erano stati informati in anticipo da Israele sui raid contro le basi dei miliziani di Teheran. E pare sia successo più di una volta. Così come sorgono dubbi anche sull'origine delle continue esplosioni che stanno mandando in fumo l'arsenale iraniano collocato sul territorio siriano. Ancora oggi, alle prime ore dell'alba, alcune esplosioni sono risuonate a sud di Damasco, nella zona di Najjah, che ospita un'accademia militare e dove, secondo i media israeliani, si trova un'installazione iraniana per la guerra elettronica. È la seconda esplosione anomala negli ultimi giorni: già il 18 maggio in una base siriana vicino Hama era esploso un deposito di munizioni, armi e carburante e questo aveva innescato una reazione a catena. Nessuna spiegazione ufficiale di quell'attacco che, secondo Debka, un sito web legato ai servizi segreti israeliani, era stato sferrato da un ignoto gruppo sul terreno con quattro razzi. 

Avvocato civilista, docente di diritto privato, la carriera di Giuseppe Conte parla più il linguaggio accademico che non quello della politica. Il presidente del Consiglio indicato da Luigi Di Maio è nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia, ma vive e risiede a Roma.

Un curriculum di 18 pagine

Conte è professore ordinario di diritto privato all'università di Firenze. È stato componente del consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa e avvocato cassazionista del foro di Roma. Dal 2013 è componente del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, scelto dal Parlamento. In occasione della sua candidatura per quell'incarico presentò un curriculum di 18 pagine, la maggior parte delle quali dedicate ai suoi studi e agli incarichi in atenei tra i più importanti del mondo, come Yale e la Sorbona. Si laurea in Giurisprudenza del 1988, compie gli studi di perfezionamento a Yale e alla New York University e le docenze di Diritto Privato all'Università di Firenze e all'Università Luiss di Roma.

"Né militante, né simpatizzante"

Se si eccettua il suo incarico come presidente della commissione disciplinare che ha coordinato l'istruttoria a carico del consigliere di Stato Bellomo, accusato di comportamenti inappropriati con le allieve dei corsi di preparazione alla magistratura, di Conte non si era parlato molto fino a poche settimane fa, quando il Movimento 5 Stelle ne aveva indicato il nome nella squadra di governo come ministro della Pubblica Amministrazione. Succedeva prima delle elezioni, e prima dell'alleanza con la Lega, e all'iniziativa pubblica con la quale Di Maio presentò la squadra di governo, Conte fu pubblicamente elogiato dal capo politico del M5s per il suo impegno per la de-burocratizzazione dell'amministrazione pubblica e lui stesso – parlando dei suoi obiettivi da futuro ministro – fece riferimento alla "semplificazione della pubblica amministrazione" e alla "cultura della legalità" da promuovere e valorizzare tra gli italiani. Lui, dal palco, sottolineò di non poter essere considerato né un militante né un simpatizzante del Movimento 5 Stelle. Ma, in una intervista a DiMartedì, ha detto che il suo cuore "tradizionalmente è battuto a sinistra".

Luigi Pirandello, i 70 anni dalla Costituzione italiana, il quarantennale del delitto Moro. Sono le tracce più accreditate per il tema della maturità 2018. Almeno così la pensano i 3.500 maturandi che hanno partecipato al totoesame di Skuola.net, a quattro settimane dalla prima prova. Qualsiasi sia la domanda o l'ambito i ragazzi sembrano essere abbastanza d'accordo su massimo 3-4 opzioni. Con alcune che spiccano più di altre. Già a partire dall'autore che vedono più papabile. Crescono ulteriormente le quotazioni di Luigi Pirandello: se già un mese fa il 15% lo metteva in pole position, ora la schiera dei sostenitori del drammaturgo siciliano sale al 18%. Ipotesi, tra l'altro, assolutamente realistica, visto che Pirandello non fa capolino all'esame dal 2003. Il secondo gradino del podio, invece, perde un pezzo e ne acquista un altro: rispetto alla rilevazione d'aprile resiste Italo Svevo (confermando l'11% dei voti) mentre scende in terza posizione Dante Alighieri (10%). Ad affiancare Svevo, stavolta, è Giuseppe Ungaretti – uscito già nel 2001 e nel 2006 – anche lui con l'11% dei consensi.

In pochi scommettono su un nome al femminile

Poco credito, per l'ennesima volta, viene dato alle donne: tra le autrici proposte dal sondaggio – Alda Merini, Elsa Morante, Grazia Deledda e Oriana Fallaci – nessuna supera la quota del 4%. Stessa cosa per gli altri poeti del '900 che a cadenza periodica escono alla maturità: Eugenio Montale è all'8%, Salvatore Quasimodo e Umberto Saba al 4%. Più facile, per i maturandi, che si riaffacci un nome poco noto ai più come avvenuto con Giorgio Caproni nel 2017 e Claudio Magris nel 2013: il 50% dei votanti lo ritiene più che probabile e un altro 38% come uno scenario possibile; solo il 12% pensa che il Ministero dell'Istruzione tornerà a un autore 'classico'.

Il dilemma degli anniversari

Dietro la classifica degli anniversari legati a personaggi famosi, che potrebbero entrare in qualche modo nelle tracce di maturità, sembra invece esserci lo zampino dei mezzi di comunicazione. Durante la prima parte del mese di maggio in Tv e sui giornali si è parlato spesso dei 40 anni dal 'Caso Moro'. Così, se ad aprile gli studenti non lo prendevano in considerazione, oggi quasi 1 maturando su 4 (il 24%) lo mette in cima agli argomenti più probabili. Distaccando notevolmente i 200 anni dall'Infinito di Giacomo Leopardi (14%) – che solo un mese fa erano in testa – e i 200 anni dalla nascita di Karl Marx (13%). Ancora più indietro i 50 anni dalla morte di Martin Luther King (12%) e i 100 anni dalla nascita di Nelson Mandela (11%). 

Tutto invariato per quel che riguarda le ricorrenze storiche. I 70 anni dall'entrata in vigore della Costituzione Italiana continuano a convincere i ragazzi: per il 21% – 1 su 5 – è quasi una certezza. Evidentemente la campagna di comunicazione messa in campo dal Miur, con la consegna di una copia della nostra Carta Fondamentale a tutti gli studenti, ha dato i suoi frutti. Conferma il secondo posto, con il 13% dei voti, il 100esimo anniversario della battaglia di Caporetto, durante la Prima Guerra Mondiale (in realtà è dell'ottobre 1917 ma ha fatto molto discutere durante quest'anno scolastico). Anche in terza posizione troviamo (come a fine aprile) lo stesso argomento: i 20 anni dal lancio di Google, con il 12% di preferenze.

La traccia sulle elezioni, quasi non pervenuta

E per il tema di attualità, una delle tracce tradizionalmente più amate dai maturandi? Se un mese fa regnava la confusione, ora la rosa delle scelte si è ristretta a quattro opzioni: la morte di Stephen Hawking, bullismo e cyberbullismo, la Violenza sulle donne, l'Immigrazione, nella mente degli studenti partono alla pari (10%). Quasi tutti spunti con cui abbiamo imparato a familiarizzare ormai da qualche anno a questa parte. La strettissima attualità, al contrario, non fa breccia nel cuore dei ragazzi. Un esempio? Il dibattito sulle elezioni politiche in Italia e sulla difficile formazione del Governo è diventato la 'colonna sonora' delle nostre giornate, ma in prima prova se lo immagina solamente il 7% dei maturandi.

Early Access, due parole che spesso spaventano noi videogiocatori. Moltissimi titoli che finiscono in tale sezione di Steam non ne escono praticamente mai più, rimanendo in un eterno limbo, apprezzati da una ristrettissima cerchia di appassionati e supporter. Quando invece riescono a fuoriuscire, spesso ci si ritrova comunque davanti a prodotti incompleti, che non sono riusciti a fare quel salto qualitativo in più. Fortunatamente non è il caso di Everspace, titolo di ROCKFISH Games nato da una campagna Kickstarter nell’ormai lontano 2015 e uscito su Xbox One e PC nel maggio 2017. Considerato l’arrivo imminente su PlayStation 4 il 22 maggio, abbiamo pensato di dirvi la nostra.

Everspace

Tanto tempo fa…

Il pretesto narrativo di Everspace è quanto di più semplice e banale possa essere mai concepito. Il nostro protagonista, Adam, è il clone (uno nuovo per ogni partita) di uno scienziato, in evidente stato di amnesia, riuscito a scappare da chi lo aveva catturato e, a quanto sembra, drogato. Proseguendo nei vari “settori” scopriremo nuovi tasselli da aggiungere a una rete di trama esile, ma funzionale alla struttura del titolo.

La sceneggiatura è niente più che un mero pretesto per avviare una nuova partita con un clone differente. Everspace è infatti un roguelike, un genere che si è andato via via sempre più affermando nel corso degli ultimi anni, caratterizzato da mondi randomizzati e permadeath del personaggio. Al termine di ogni partita potremo spendere il denaro accumulato nell’esplorazione per far apprendere nuove abilità ad Adam, per potenziare la navicella o per acquistarne una nuova (ne esistono tre tipi differenti).

Everspace

Le cose da fare all’avvio di ogni esplorazione non sono moltissime, ma risultano comunque divertenti e variegate. Di base, potremo girare in ogni settore della mappa di gioco con la navicella scelta all’inizio per raccogliere materiali (utilizzabili per potenziare le armi) e combattere i temibili Okkar, alieni nemici che ci danno la caccia per un non ben precisato motivo, almeno all’inizio. Seguiranno poi incarichi secondari dati da mercanti e predoni, scambi di merci e molto altro. Il tutto basato su un gameplay semplice e intuitivo. Perché no, Everspace non è un simulatore: la nave è facilissima da comandare e basterà il semplice e basilare tutorial iniziale per prenderne padronanza. I tasti da utilizzare sono pochi e la guida risulta piacevole anche con il controller.

Le zone sono limitate nell’estensione, ma è anche vero che non si avverte in nessun momento un senso di spaesamento dovuto alla troppa vastità di una singola area, che anzi risulterà ogni volta ben organizzabile mentalmente e logisticamente per poter ottenere tutto quel che ci interessa, prima di passare con il supersalto alla successiva.

Everspace

In una galassia lontana lontana…

Se il sistema di controllo è semplice, la stessa cosa non si può dire della difficoltà generale. Sebbene una buona parte della riuscita di una partita sia a carico della bravura del giocatore, non si può negare che l’altra buona parte si basi completamente sulla randomicità, caratteristica principale del genere dei roguelike.

Potremo iniziare partite in zone piene zeppe di nemici e morire dopo pochi secondi dall’avvio, oppure ricevere un equipaggiamento molto potente alla prima nave Okkar abbattuta e arrivare alla fine senza alcun problema. In alcuni casi, Everspace sa essere abbastanza frustrante e, forse, anche ingiusto: una torretta lanciamissili nascosta, un asteroide non visibile perché collocato alle nostre spalle, le dannatissime mine o altre piccole infamate del genere possono rovinare partite di oltre un’ora in pochissimi secondi e farvi ripassare ogni santo del calendario.

Artisticamente Everspace si fa ampiamente apprezzare, sia dal punto di vista della semplice estetica sia da quello dell’ottimizzazione. Ogni mappa è piena di elementi, dai semplici asteroidi, alle stazioni abbandonate, alle navicelle alleate e nemiche, cumuli di roccia da scavare e ammassi nebulosi di plasma da assorbire. Potremo anche vedere diversi biomi, da zone piene di sabbia ad altre in cui saranno presenti tempeste di fulmini e così via.

Everspace

Una piccola pecca è costituita dalla mancanza di interazione con gli elementi a schermo, limitata solo a quegli oggetti da cui sarà possibile ottenere materiali e nuove tecnologie. Tutto il resto è lì solo per abbellimento: non è possibile abbattere le pareti rocciose per fuggire, ad esempio, da una navicella nemica, né tantomeno far esplodere i muri delle stazioni abbandonate. Un vero peccato che limita l’immersione, senza però rovinare l’esperienza.

Un plauso alla soundtrack, che pur non essendo sensazionale, riesce a sottolineare i momenti più concitati con temi incalzanti e orecchiabili e a enfatizzare, quando serve, l’immensità dello spazio con lunghi e soverchianti silenzi. Un ottimo connubio che ingrandisce ancora di più il valore che ha, per gli appassionati, Everspace.

EverspaceEverspace è un pregevole roguelike spaziale, in grado di garantire molte ore di divertimento. Sebbene la trama sia tutt’altro che eccezionale, si rivela comunque una buona base da cui partire per esplorare il mondo di gioco alla ricerca delle memorie perdute del protagonista. Aggiungiamoci poi una buona direzione artistica e una vasta gamma di abilità e caratteristiche sbloccabili per Adam e la navicella, e otterremo il titolo perfetto per gli amanti del genere. Salite a bordo?

L’articolo Everspace – Recensione proviene da GameSource.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini non hanno dubbi né esitazioni: Giuseppe Conte non è e non sarà un premier tecnico. Bensì un presidente del Consiglio politico a tutti gli effetti, in quanto "tutti i premier sono politici", afferma il segretario della Lega. E Di Maio scandisce: "sarà un presidente del Consiglio politico, indicato da due forze politiche di un governo politico con figure politiche al proprio interno e soprattutto con il sostegno di due forze politiche votate".

Ma le forze di opposizione alla maggioranza giallo-verde non la pensano affatto così e, anzi, si affrettano a evidenziare le "contraddizioni" in cui sono caduti Movimento 5 stelle e Lega, tra i due partiti che negli ultimi anni hanno più duramente criticato "i premier non eletti dal popolo", ricordano sia il Pd che Forza Italia.

Ricorre all'ironia caustica il segretario reggente dem, Maurizio Martina: "Benvenuti nella realtà a Di Maio e Salvini" visto che, ricorda Martina, "dopo aver giocato per anni con la propaganda facile attaccando fantomatici 'governi non eletti dal popolo', hanno scoperto ora che tutti i presidenti del Consiglio sono nominati dal Presidente della Repubblica, che servono le intese e che i governi devono ottenere la fiducia dal Parlamento. Per anni hanno sparso falsità, ora si accomodano nella realtà".

E il leader della minoranza interna osserva: "L'identikit del professor Conte lo conosco perché è un accademico noto, con un curriculum significativo dal punto di vista scientifico, dal punto di vista politico è più difficile farsi un'idea perché non ha avuto esperienza politica né diretta né indiretta: qui si tratterebbe di un passaggio dall'università alle istituzioni repentino", spiega Andrea Orlando.

Anche Forza Italia non risparmia ironia e critiche: "Lega e Movimento 5 stelle, da sempre contro i tecnici al governo e contro i cosiddetti 'premier non eletti dal popolo', hanno indicato per Palazzo Chigi il professor Giuseppe Conte. Persona rispettabilissima, dunque, ma che di politico ha davvero ben poco", afferma la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini, che chiede: "Gli elettori gialloverdi o gli italiani conoscono Conte? L'hanno mai visto in faccia? Hai mai udito la sua voce? Lo hanno mai votato?.

E la sua omologa al Senato, Annamaria Bernini, rincara la dose: "siamo di fronte a un rispettabile tecnico, esecutore di un programma scritto da altri. Di Maio e Salvini di fatto deludono le aspettative sulla necessità di un premier politico a tutto tondo". Dello stesso avviso Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia: "Chi aveva promesso mai più premier tecnici non legittimati dal voto degli italiani sta tentando di far nascere un governo guidato da un premier tecnico non votato dagli italiani". 

La storia di Paolo Borrometi è sul New York Times. Il quotidiano racconta la quotidianità del giornalista, collaboratore dell'Agi, minacciato dalla mafia per i reportage realizzati sul suo sito 'La Spia'.

Il giornale lo ha intervistato in una corrispondenza da Roma al termine di un suo intervento in un liceo della Capitale, uno dei tanti in cui è impegnato quando non è al lavoro sulle inchieste per svelare i legami tra Cosa Nostra e il mondo degli affari. Proprio i suoi reportage sul business ortofrutticolo della Sicilia Orientale nelle mani della mafia ha innescato la spirale di ritorsioni e violenze che lo ha costretto a lasciare la Sicilia per trasferirsi a Roma, dove hanno continuato a raggiungerlo le minacce di morte.

La più recente è stata svelata da una intercettazione ambientale in cui un boss del Ragusano lamenta che Borrometi sia ancora libero di scrivere e suggerisce di fare "un fuoco d'artificio" come quelli degli anni '90 (il riferimento è alle stragi di Capaci e via D'Amelio del 1992 e agli attentati di Roma e Firenze del 1993).

L'articolo del New York Times parla anche di Lirio Abbate, giornalista dell'Espresso scampato miracolosamente a un attentato a Palermo di Federica Angeli, impegnata a portare alla luce gli interessi dei clan nelle periferie della capitale. Ma anche di Roberto Saviano, noto negli Stati Uniti per i suoi romanzi e la fortunata serie tratta da 'Gomorra'. E sottolinea che sono decine i giornalisti minacciati dalla criminalità nel nostro Paese.

Ad arricchire il reportage anche la testimonianza del magistrato della Procura di Palermo, Nino di Matteo, e di Pauline Adès-Mével, responsabile per l'Europa di Reporters Senza Frontiere. 

Sergio Mattarella si prende una pausa si riflessione. Dopo una giornata culminata con l'indicazione da parte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini del nome di Giuseppe Conte come futuro presidente del Consiglio, il Capo dello Stato ha deciso di non procedere subito con il conferimento dell'incarico ma di convocare al Quirinale per domani mattina i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, cui aveva dato un mandato esplorativo nelle scorse settimane, per informarli degli sviluppi della situazione e ascoltare le loro valutazioni.

Al Quirinale, infatti, giudicano irriguardoso nei loro confronti prendere decisioni prima di averli nuovamente consultati. Durante i colloqui con le delegazioni di M5s e Lega i due leader hanno fatto a Mattarella il nome di Giuseppe Conte, mentre non hanno anticipato nessun nome di possibile ministro.

A Di Maio e Salvini il Capo dello Stato ha fatto presente le preoccupazioni per i segnali di allarme sui conti pubblici e sui risparmi dei cittadini. Inoltre il Presidente ha ricordato l'importanza cruciale del ruolo che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio con l'articolo 95.

Tale articolo, ha ricordato Mattarella, prevede che il premier diriga la politica generale del Governo e ne sia responsabile. deve inoltre mantenere l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri. Su queste osservazioni il Presidente avrebbe trovato il consenso di M5s e Lega.

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