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Il ritorno lo scorso anno del celebre Samurai Shodown è stato incredibilmente apprezzato dai giocatori e, considerando che poco tempo prima anche SoulCalibur VI fece il suo debutto, i fan dei picchiaduro sono decisamente stati molto impegnati. Ovviamente si può dire che fosse quasi inevitabile che questi due titoli, entrambi basati sull’utilizzo di armi bianche, si sarebbero scontrati nella “crossover-mania” del genere picchiaduro.

SoulCalibur VI

L’arrivo del celebre Haohmaru di Samurai Shodown nel roster di SoulCalibur VI era già stato annunciato da qualche tempo e ora finalmente ne è stata comunicata la data d’uscita ufficiale: il personaggio sarà disponibile a partire dal prossimo 31 marzo, dunque tra pochi giorni.

Come possiamo vedere anche dal trailer, Haohmaru si adatta perfettamente allo stile di gioco di SoulCalibur VI. Insieme al personaggio verranno rilasciati anche il relativo stage di combattimento e vari effetti sonori che saranno udibili durante la lotta.

Ricordiamo che SoulCalibur VI di Bandai Namco Entertainment è disponibile ora su PlayStation 4, Xbox One e PC. Anche Samurai Shodown di SNK è disponibile sulle medesime piattaforme, oltre che su Nintendo Switch e Google Stadia.

L’articolo SoulCalibur VI: a fine marzo arriva Haohmaru proviene da GameSource.

Gli Stati Uniti hanno superato la Cina e l’Italia per numero di casi di coronavirus, diventando il nuovo epicentro dell’epidemia. Secondo i dati della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti i casi sono almeno 82.404, il record mondiale.

Commentando il primato, Trump ha messo in dubbio l’affidabilità dei numeri diffusi da Pechino. “Non si sa quali siano i numeri della Cina”, ha osservato, ribadendo che la pandemia è partita dallo Stato del Dragone e che per questo il virus va chiamato “cinese”.

Ha poi ipotizzato che il dato potrebbe rappresentare un “tributo” all’elevato numero di tamponi effettuati in America. “Ne abbiamo fatti più noi in 8 giorni – ha dichiarato – che la Corea del Sud in 8 settimane”.

La telefonata con Xi

I toni si sono abbassati dopo che Pechino e Washington hanno reso noto i particolari di una telefonata tra Xi Jinping e Don ald Trump. Il colloquio è stato confermato dall’agenzia Xinhua, quasi contemporaneamente a un messaggio su Twitter del presidente Usa.

“Ho appena terminato una conversazione molto buona con il presidente Xi della Cina”, scrive Trump. Abbiamo “discusso nel dettaglio il coronavirus che sta devastando una grande parte del nostro pianeta. La Cina ne ha passate tante e ha sviluppato una forte comprensione del virus. Stiamo lavorando assieme a stretto contatto. Grande rispetto!”. 

Il presidente cinese, dal canto suo, ha difeso la gestione dell’epidemia di coronavirus. La Cina, ha detto Xi, ha sempre mantenuto un atteggiamento “trasparente e responsabile” ed e’ stata “tempestiva” nell’informare l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la comunità internazionale. La Cina, ha aggiunto, ha sempre condiviso senza riserve la propria esperienza e ha fatto tutto il possibile per fornire assistenza ai Paesi che ne avevano bisogno. “Continueremo a lavorare con la comunità internazionale per sconfiggere questa epidemia”, ha detto Xi.

La situazione del mondo e la reazione di Gates

I contagiati nel mondo sono ora oltre 500.000 mentre i sistemi sanitari di alcuni Paesi rischiano di andare in tilt. I leader del G20, riuniti in video conferenza, hanno assicurato di voler fare fronte comune contro l’epidemia.

“Il virus non rispetta alcuna frontiera”, hanno dichiarato nel comunicato finale, impegnandosi ad iniettare 5 mila miliardi di liquidità nell’economia globale dove l’impatto è già pesante. Negli Usa sono schizzate a 3,3 milioni le richieste di sussidi di disoccupazione la scorsa settimana: un dato senza precedenti.

“È agghiacciante. E questo è solo l’inizio. Peggiorera’”, ha avvertito il sindaco di New York Bill de Blasio, stimando che mezzo milione di persone nella Grande Mela perderanno il lavoro. Wall Street è salita per il terzo giorno consecutivo, galvanizzata dal maxi piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari approvato dal Senato ed ora al vaglio della Camera.  

Gli Usa, quindi, dovranno probabilmente restare in ‘shutdown’ fino a fine maggio per evitare una crescita esponenziale dei contagi di coronavirus. Lo sostiene Bill Gates, l’iconico fondatore della Microsoft e filantropo che già nel 2015 aveva avvertito l’umanità sui rischi di una pandemia che avrebbe fatto più morti di una guerra.

Negli Usa “non abbiamo raggiunto il picco, forse sarà toccato a fine aprile ma sarà troppo presto per riaprire”, ha detto Gates sulla Cnn, nel giorno in cui l’America ha superato la Cina e il resto del mondo per numero di contagi. “Per tornare alla vita normale”, ovvero per riaprire il Paese, “ci vorranno circa dieci settimane o poco meno”.

Gli Usa “devono fare quello che è stato fatto in alcune parti della Cina”, ha aggiunto, definendo irrealistica la possibilità di far ripartire la nazione ad aprile come ipotizzato dal presidente Donald Trump. “Senza un serio shutdown i casi continuerebbero a crescere del 33% al giorno”, ha osservato, l’isolamento sociale “è doloroso”. Infine, ha concluso Gates, “i danni economici sono molti ma si possono evitare molti morti”.

“Con tutta la cautela e la prudenza possibili, davanti ai segnali che indicano come l’epidemia stia rallentando la sua crescita, devo dire che il nostro sistema sanitario ha funzionato, nelle strutture, nel personale medico e dirigenziale”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il governatore ligure Giovanni Toti, il quale prova a prefigurare “un ritorno alla normalità” guardando oltre l’emergenza e questi giorni.

Toti dice che è già arrivato il momento in cui bisogna “iniziare a ragionare su come differenziare le misure di contenimento sul territorio” perché “una cosa sono Bergamo, Brescia, un’altra il resto d’Italia” e pertanto si tratta di “agire a scacchiera” in quanto “non si può bloccare a tempo indeterminato la filiera economica del Paese” e pertanto quel che serve è molto “coraggio” visto che “non possiamo chiedere sacrificio solo a medici e infermieri”.

E a tal proposito, circa le manovre di cui si parla e che due per una cinquantina di miliardi, secondo Toti “rappresentano il Pil di un terzo del mese dell’Italia, che è di circa un miliardo e 800 milioni” ma ora “quei soldi diventano una goccia nel mare se non si riparte” spiega il governatore ligure ed è “giustissimo” che Mario Draghi, ex presidente Bce, chieda massima liquidità per tutti, “ma serve un passo in più”, ovvero serve “una rivoluzione, simile a quella del boom economico” perché “bisogna avere spirito pionieristico, concedere a chiunque voglia investire la possibilità di farlo con semplicità”.

“Anche senza gare d’appalto, i Tar, le procedure infinite: chi bara verrà punito, ma agli altri bisogna dare libertà di investire, o gli imprenditori rischiano di rifugiarsi in sicuri bunker” conclude il governatore. Non prima di aver ricordato che ciò che serve per rimettere le Liguria in moto sono “le grandi fabbriche metalmeccaniche, i cantieri navali, la nautica da diporto” oltre a “remare tutti nella stessa direzione, senza perdere tempo”.

“Dobbiamo fare in fretta, il ministero della Salute si occuperà della telemedicina, noi faremo una short list delle app di data analytics, le decisioni verranno assunte nella collegialità del governo, ciascuno per le proprie competenze”. È quanto dichiara la ministra dell’Innovazione Paola Pisano in un’intervista al Corriere della Sera, secondo la quale sarà solo una questione di giorni. La prima selezione è affidata a una squadra di 60 esperti.

App per cercare cosa? Interrogata sul punto, Pisano dice che “le app di tracciamento dei contatti hanno attirato molto l’attenzione, ma sono solo la punta dell’iceberg” mentre per il Paese l’importante innanzitutto è la raccolta dei dati, “anche quelli comunicati in modo volontario e anonimizzato, come accade sul sito americano Healthweather” dove – appunto – i cittadini possono dare indicazioni sul loro stato di salute e si possono vedere anche le zone in cui salgono ondate anomale di febbre, anche se, aggiunge la ministra, “non bisogna pensare che un’app sarà la soluzione di tutto” perché “dobbiamo essere prudenti, testarla e valutare sopra quale soglia è statisticamente rilevante”. E in ogni caso la linea del ministero della Salute è di fare i test “solo in presenza di sintomi”.

Un ultimo passaggio dell’intervista riguarda la questione della privacy. La ministra dell’innovazione ritiene che “non è necessario comprimere al minimo un diritto in favore di un altro” in quanto “abbiamo compresso il nostro diritto alla libertà perché sappiamo che avrà un impatto sulla diffusione del virus”. 

Però – si chiede Pisano: “Abbiamo la stessa certezza su un’app?”. La riposta secondo la titolare dell’Innovazione è che “Dobbiamo porci questa domanda e assicurarci che le deroghe finiscano con l’emergenza e tutti i dati vengano cancellati”. Di questo e altro ne sta parlando e lavorando con il Garante.

Dagli oltre 2.000 miliardi di dollari messi in campo dagli Stati Uniti alla Spagna, dall’Italia alla Germania che abbandona il tabù del pareggio di bilancio, fino all’helicopter money della ‘piccola’ Hong Kong e alle tasse su oligarchi e benestanti annunciate in Russia da Vladimir Putin.

I governi di tutto il mondo si sono mobilitati a sostegno dell’economia messa in ginocchio dal coronavirus. Ecco le principali azioni messe in campo finora.

– USA: PACCHETTO ‘MONSTRE’ DA OLTRE 2.000 MILIARDI DI DOLLARI
Casa Bianca e Senato hanno raggiunto l’accordo per l’approvazione di un piano da oltre 2.000 miliardi di dollari. Tra le misure spicca l’invio di un assegno da 1.200 dollari a ciascun cittadino americano con reddito fino a 75.000 dollari, cui si aggiungono 500 dollari per ciascun figlio a carico. Il pacchetto prevede, inoltre, prestiti a garanzia statale per oltre 350 miliardi di dollari a favore delle piccole imprese e altri 500 miliardi di dollari per creare un fondo per il sostegno finanziario delle società maggiormente colpite dalla crisi, come le compagnie aeree. Al governo viene anche data facoltà di entrare nel loro capitale. Uno stanziamento da 100 miliardi di dollari servirà a rafforzare il sistema sanitario.

– ARRIVA ‘CURA ITALIA’, DECRETO DA 25 MILIARDI
Dallo stop ai versamenti e agli adempimenti fiscali al credito di imposta per gli affitti di negozi e botteghe, dall’assegno da 600 euro per i lavoratori autonomi alla moratoria sui mutui per la prima casa e i prestiti alle Pmi: il decreto ‘Cura Italia’ messo a punto dal governo italiano autorizza per l’emergenza coronavirus l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 25 miliardi di euro per il 2020. Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, le garanzie concesse sui crediti garantiranno flussi fino a 340 miliardi. Un nuovo decreto con ulteriori misure di aiuto sarà varato ad aprile.

– SPAGNA, PIANO PER MOBILITARE 200 MLD DI EURO
Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato quella che ha definito “la maggiore mobilitazione di risorse economiche della storia della Spagna”: un piano da 200 miliardi di euro per “creare uno scudo sociale al servizio dei cittadini” e attutire così l’impatto della crisi. Il piano del governo, che combina sforzi pubblici e privati, prevede 100 miliardi di euro di garanzie alle imprese per l’accesso al credito e una moratoria temporanea del pagamento dei mutui sulla prima casa di lavoratori dipendenti e autonomi che si trovano in situazione di difficoltà o colpiti dal coronavirus.

– GB, 330 MLD STERLINE PER GARANTIRE PRESTITI A IMPRESE
Il governo britannico ha messo in campo 330 miliardi di sterline in prestiti e garanzie per le imprese. Il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, ha inoltre annunciato una moratoria di 3 mesi sul pagamento dei mutui per chi è colpito da coronavirus. Le piccole e medie imprese godranno di una garanzia sulla liquidità da 25.000 sterline e le aziende dei settori più colpiti dall’epidemia beneficeranno del congelamento delle tasse per un anno. Sunak ha anche aggiunto che discuterà con il segretario ai Trasporti un pacchetto di aiuti specifico per aerolinee e società aeroportuali.

– GERMANIA, ROTTO IL TABU’ DEL PAREGGIO DI BILANCIO
La Germania rompe il tabu’ del pareggio di bilancio e mette in campo una manovra in deficit da 156 miliardi di euro. Il governo federale offrirà alle piccole imprese fino a 50 miliardi di euro di sovvenzioni, tramite sussidi pari 9.000 euro se hanno meno di 5 dipendenti e pari a 15.000 euro se ne hanno meno di 10. Oltre a questa iniezione diretta, il governo tedesco ha annunciato la costituzione di un fondo per la stabilizzazione dell’economia da 600 miliardi: servirà a garantire crediti per 400 miliardi e a fornire nuove risorse alla Kfw, l’istituto di credito per la ricostruzione, nato nel 1948 per gestire i soldi del piano Marshall. Il pacchetto comprende anche 3,5 miliardi di euro di sostegno immediato al sistema sanitario, oltre a 55 miliardi di euro che possono essere utilizzati liberamente in caso di necessità per combattere la pandemia.

– FRANCIA: MACRON, NESSUNA IMPRESA SARA’ LASCIATA FALLIRE
Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso che “nessuna impresa francese, di qualunque dimensione, sarà esposta al rischio di fallimento”. Il governo ha annunciato che garantirà crediti per oltre 300 miliardi. Inoltre saranno differiti i termini fiscali e sospesi affitti e bollette per le imprese più piccole. Parigi si è detta anche pronta a nazionalizzare le industrie in crisi se necessario. Il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, sta studiando un primo pacchetto di aiuti per ​”45 miliardi di euro da destinare a imprese e lavoratori”.

– RUSSIA, PUTIN TASSA OLIGARCHI E BENESTANTI
Il presidente russo, Vladimir Putin, tira in campo oligarchi e benestanti in Russia per combattere il coronavirus. Nel suo discorso alla nazione sulla situazione legata al Covid-19, il presidente ha chiesto al governo di aumentare fino al 15% l’aliquota fiscale sui capitali russi depositati in conti esteri e offshore e di modificare, di conseguenza, gli accordi contro la doppia imposizione con i Paesi stranieri. Ha inoltre sollecitato l’introduzione di una tassa del 13% sui redditi derivati da depositi bancari e titoli azionari, a condizione che il capitale investito sia superiore a un milione di rubli (circa 12 mila euro). I proventi di queste nuove misure andranno a finanziare il pacchetto di misure a sostegno di business e famiglie per far fronte alla crisi generata dall’epidemia.

– AUSTRIA, NIENTE PIU’ DEFICIT ZERO
Il governo austriaco ha annunciato un primo pacchetto da 4 miliardi di euro e ha fatto sapere che per quest’anno rinuncerà all’obiettivo di un “deficit zero”. Il piano punta ad assicurare liquidità alle imprese e a fornire aiuto ai settori più colpiti dall’epidemia. Nel dettaglio, le misure prevedono garanzie sui crediti, proroga del pagamento delle imposte e compensazioni per la riduzione delle giornate di lavoro.

– GIAPPONE, VERSO PACCHETTO DA 137 MILIARDI DI DOLLARI
Il governo giapponese sta predisponendo un pacchetto da 137 di dollari. Si tratta di una cifra molto vicina a quella che Tokyo mise in campo per affrontare la crisi del 2008.

– L’HELICOPTER MONEY DI HONG KONG
Il governo di Hong Kong distribuirà 10 mila dollari locali, pari poco meno di 1,200 euro, a ciascuno dei sette milioni di residenti permanenti della regione amministrativa speciale. La misura di vero e proprio ‘helicopter money’, sarà finanziata attraverso uno stanziamento di 120 miliardi di dollari locali, pari a poco più di 14 miliardi di euro. 

Il dibattito sulla possibilità di un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi divide la politica italiana. Ancor prima che diventi un’ipotesi – se mai lo diventerà – un eventuale incarico all’ex presidente della Banca centrale europea alla guida di un esecutivo di larghissime intese che salvi l’Italia dal rischio default incontrerebbe il favore, quantomeno al momento, solo della Lega di Matteo Salvini. Contrari Pd, M5s, Liberi e uguali e Fratelli d’Italia, mentre Italia viva e Forza Italia non sembrano vederne la necessità ora ma non si opporrebbero, se mai vi dovesse essere un incarico.

Un’ipotesi fuori luogo

In casa Pd, il tema di un eventuale governo di unità nazionale non è nemmeno considerato. Goffredo Bettini lo ha respinto con forza. L’esponente dem romano, tra i dirigenti più ascoltati da Nicola Zingaretti, ha aperto all’apertura di una cabina di regia che comprenda anche le opposizioni ma ha espresso contrarietà a “soluzioni politicamente pasticciate e strumentali; ad esempio un governo di tutti per andare avanti in questa legislatura”. Una considerazione del tutto personale, non la linea del partito. Il pensiero dei parlamentari democrat delle varie aree, tuttavia, non si discosta molto dalle parole di Bettini. L’esponente di ‘Base riformista’ Enrico Borghi – sentito dall’AGI – preferisce “lasciare ad altri i giochi di ruolo”. “Noi ci concentriamo sul contingente, sull’emergenza che c’è”, dice. 

Un messaggio in questo senso è arrivato anche dal segretario Nicola Zingaretti, che oggi ha riunito la segreteria e ha affrontato il tema della liquidità per le imprese e le famiglie da accordare in tempi certi, necessità indicata anche dall’ex numero uno di Eurotower. Ma Zingaretti ha anche aggiunto: “Ha ragione il ministro Roberto Gualtieri, il governo vada avanti con determinazione su politiche espansive e di investimento per immettere liquidità nel mercato. Come ha detto Mario Draghi ‘agire subito senza preoccuparsi del debito pubblico per proteggere cittadini ed economia’. Questa è la priorità assoluta”. Insomma, la ricetta di Mario Draghi, sembra dire Zingaretti, è la stessa del ministro dell’Economia. Dunque, inutile e dannoso porsi il problema in questo momento.

Una linea che a Bruxelles è stata espressa oggi dal capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo, Brando Benifei per il quale Draghi “è una personalità di spicco a livello europeo, di massima importanza, tanto che il suo intervento sul Financial Times è stato discusso a tutti i livelli istituzionali”. “Detto questo, credo che il tema di un suo ruolo rispetto a un futuribile governo in Italia sia assolutamente fuori luogo”, ha aggiunto. ​La contabilità dei morti non sembra permettere di fare discorsi che vadano al di là del giornaliero, è il ragionamento che viene fatto da alcuni dirigenti, e infilarsi in un dibattito sul successore di Giuseppe Conte rischia di indebolire il governo e vanificare gli sforzi fatti fin qui dalla politica, ma soprattutto dai cittadini.

L’ammirazione di Renzi per il Professore

Così, anche in casa Italia viva, dell’ipotesi non si parla, almeno non ‘in chiaro’. Luigi Marattin risponde seccamente a chi gli chiede se la discussione è aperta: “Noi discutiamo degli emendamenti da presentare in Parlamento” al decreto ‘Cura Italia’, “visto che domane scade il termine per la presentazione. La nostra priorità è questa”.  Al di là dell’impegno di Italia viva sugli emendamenti, Matteo Renzi aveva già avanzato l’idea di un governo di unità nazionale, un governo istituzionale sulla scorta del tentativo – fallito – di Antonio Maccanico. Certo, l’emergenza coronavirus era ancora di là da venire, ma questo, unito alla vera e propria ammirazione di Renzi per Draghi – è il ragionamento di fonti parlamentari di Iv -, lascia pensare che difficilmente l’ex premier si opporrebbe a una soluzione del genere, nel caso questa si presentasse concretamente.    

Il ‘niet’ di M5s e Leu

Sempre nella maggioranza, un ‘niet’ all’ipotesi di un cambio di governo in corsa, seppure per dare più forza e velocità all’azione di rilancio dell’economia, è espresso con nettezza sia dal Movimento 5 stelle sia da Liberi e Uguali. “L’attuale governo ha la piena fiducia del M5s e così anche Conte, il quale sta gestendo con capacità e determinazione una situazione senza precedenti”, è il testo della nota diffusa ieri dal Movimento di Vito Crimi. “Il presidente del Consiglio è per noi una figura di garanzia, alla guida di un esecutivo che sta lavorando compatto e in sintonia con un unico obiettivo: aiutare il nostro Paese a uscire dalla crisi”, si è sottolineato. “Altri nomi fatti circolare per la guida di Palazzo Chigi, come quello del governatore Draghi, per noi non sono neppure ipotizzabili. Dovremmo esser tutti concentrati sul fare, sul come renderci utili. Invece purtroppo sulla stampa continuano a comparire retroscena, ricostruzioni, che non corrispondono ne’ alla realtà nè sono adeguati ai tempi che stiamo vivendo”. ​

Da M5s è arrivato anche un ‘monito’ agli altri partiti di maggioranza. “Che le opposizioni contestino, in modo spesso strumentale, il presidente Conte e l’esecutivo è un dato di fatto che non stupisce – è stato fatto notare -, ma nel caso in cui tra le fila della maggioranza qualcuno dovesse avere idee in linea con quelle del centrodestra, lo dichiari apertamente o taccia. Il Paese non ha bisogno di divisioni, indiscrezioni, pettegolezzi, ma di lavorare compatti e uniti”.  Pollice verso anche da Leu. “Per quanto ci riguarda, il governo che c’è sta lavorando bene”, ha sottolineato la senatrice di Leu e presidente del gruppo Misto, Loredana De Petris. ​”In un momento come questo, l’esecutivo deve esser tenuto fermo. Abbiamo un governo che è pienamente operativo, che ha preso provvedimenti immediati”, ha scandito Pietro Grasso, a Rai Radio1 per Un giorno da Pecora. “Siamo nella legittimità, in piena operatività e attualmente non vedo la necessita’ per cercare qualcosa di diverso”.     

Opposizione divisa

E’ invece divisa, al momento, l’opposizione. Il segretario leghista Salvini ha fatto stamane un discorso in Aula al Senato che è parso un ‘endorsement’ a Draghi, dopo il contributo sul Financial Times in cui l’ex governatore ha aperto all’ipotesi di attingere al debito pubblico degli Stati per scongiurare la depressione economica. ​”Ringrazio Draghi per le sue parole. E’ caduto il mito che non si può fare debito. Benvenuto al presidente Draghi”, ha festeggiato il ‘sovranista’ Salvini. “Serve l’aiuto di Draghi – ha detto il numero uno degli ex lumbard -. Sono contento dell’intervista e di quello che potrà nascere da quell’intervista”. In via Bellerio, l’intervento di Draghi è stato visto come un segnale di disponibilità anche se i tempi per la sua ‘chiamata’ non sono ancora maturi. Tra i leghisti, un’eventuale discesa in campo dell’ex governatore è considerata come l’unica possibilità che l’Italia ha per evitare il default economico. A quel punto, nessuno partito politico – sono convinti -, tranne forse Fratelli d’Italia, potrebbe tirarsi indietro dal sostegno a un esecutivo che sarebbe di ‘salvezza nazionale’. I tempi, appunto, non sono ancora maturi – si ragiona – siamo nella piena emergenza sanitaria e il Colle continua a difendere Conte.     

Intanto, i leghisti, insieme agli altri partiti di opposizione, ma senza crederci troppo, hanno dato il via alla collaborazione con il governo sui futuri provvedimenti per affrontare l’emergenza. “Siamo disponibili a tutto, anche alle sedute spiritiche”, ha detto Salvini, purchè la si “smetta con le chiacchiere”. L’idea è che comunque questa collaborazione si sposterà a livello parlamentare, coordinata dal ministro Federico D’Incà. E che non si replicheranno gli incontri di Conte coi leader dell’opposizione, anche per volontà del governo, che vorrebbe allontanare da sè dell’aura di unità nazionale che teme l’opposizione voglia utilizzare strumentalmente.

​L’ipotesi governo Draghi è liquidata, invece, al rango di “chiacchiera” da Silvio Berlusconi, che ha interpretato la tempistica scelta dall’ex governatore per il suo intervento come uno ‘pungolo’ al consiglio europeo di oggi. “Ora non è il momento di parlare di nuovi governi per il futuro”, ha detto il Cavaliere, dando la linea ai suoi. “C’è una emergenza da affrontare e un Paese da salvare. Prima occupiamoci dei problemi col governo che già c’è, poi parleremo del prossimo”. “Nella prospettiva di arrivare alle elezioni, accetterei un governo tecnico con Draghi, che potrebbe essere un premier capace di intervenire sulle emergenze del Paese”, aveva detto il presidente di FI, a dicembre. Berlusconi stima molto Draghi e rivendica in ogni occasione di aver insistito a lungo con Angela Merkel – che voleva un tedesco -, ottenendo per lui il posto di guida della Bce. In Forza Italia un eventuale governo Draghi sarebbe visto da tutti con favore anche se al momento regna un forte scetticismo sul fatto che l’ex governatore possa accettare, avendo obiettivi piu’ alti. 

Meloni contraria

​Discorso a parte va fatto per Fratelli d’Italia. Quando, a inizio novembre, Salvini aprì alla possibilità di Draghi prossimo inquilino del Colle, la presidente di FdI Giorgia Meloni espresse la sua contrarietà netta. “A scanso di equivoci lo ribadisco: non contate sui voti di Fratelli d’Italia per l’elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica”, aveva detto Meloni. “Per noi il prossimo presidente della Repubblica deve avere alle spalle una storia di difesa dell’economia reale e dei nostri interessi nazionali, non provenire dal mondo della grande finanza internazionale, anche per questo vogliamo che il Presidente della Repubblica sia scelto direttamente dagli italiani e non tramite giochi di palazzo. Fratelli d’Italia sta già raccogliendo le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’elezione diretta del Capo dello Stato. E se lo votano gli italiani, a occhio, non vince Draghi. Non ho nulla contro di lui, e’ una personalità di altissimo spessore, ma non auspico che il prossimo inquilino del Colle sia un esponente della finanza”.     

Così come Fratelli d’Italia è contraria, almeno da quando si è aperto il dibattito, a fine anno, all’ipotesi di un governo nazionale. “Le parole di Mario Draghi sono per me condivisibili. Credo fossero un messaggio chiaro alla Germania. Credo fossero anche parole necessarie, in un momento in cui dobbiamo dirci la verità – ha affermato oggi Meloni -: l’Europa rischia di dissolversi e credo che debba decidere in queste settimane se voglia esistere o no. Ma non è questione di Draghi sì o Draghi no. Dobbiamo distinguere l’emergenza sanitaria dalla ricostruzione economica. Non so se in questa fase qualcuno ritiene che si possa modificare il governo, questo richiede dei tempi. Se qualcuno pensa che in questa fase si possano fare le consultazioni, dare l’incarico, il giuramento, la fiducia. Ciò non significa che io consideri Conte adeguato. Sono convinta che questo governo non sia il massimo possibile per affrontare l’emergenza. La ricostruzione economica avrà bisogno di qualche anno, ora io credo che immaginare che si possa fare una ricostruzione con questo Parlamento … non sono ottimista. Servirà una visione, un governo forte con un mandato chiaro”. 

Dopo un’apertura in calo, le borse europee recuperano ottimismo e, anche grazie all’ottima apertura di Wall Street, accelerano in chiusura. A spingere i listini hanno pensato ​il via libera del Senato Usa al maxi-piano da 2.000 miliardi di dollari e la decisione della Bce di sospendere la regola del limite agli acquisti su emittente ed emissione nel programma Pepp contro la pandemia del coronavirus.

I dati Usa non fanno paura

I mercati non si sono lasciati deprimere neanche dall’impennata degli iscritti alle liste di disoccupazione in Usa, che hanno toccato la cifra record di 3,2 milioni. Hanno invece preferito lasciarsi rassicurare dalle parole del presidente della Fed, Jerome Powell, secondo cui l’istituto centrale statunitense è ben lontano dall’aver esaurito le proprie munizioni e agirà in modo aggressivo per fornire tutta la liquidità necessaria, e dal ‘whatever it takes’ del G20, che si è detto pronto a fare qualsiasi cosa per rilanciare l’economia e a iniettare 5.000 miliardi di dollari per evitarne il tracollo.

Effetto Draghi

La palma di miglior listino della giornata va a Parigi, dove il Cac 40 è salito del 2,51%. Sulla stessa linea si è mossa Londra cresciuta del 2,24%. Più contenuti invece i guadagni di Madrid (+1,31%) e Francoforte (+1,28%). Milano ha limitato il rialzo allo 0,73%, nonostante l’ottima giornata dello spread, sceso a 159 punti grazie agli acquisti della Bce e all’intervento di Mario Draghi sulle colonne del Financial Times con cui l’ex presidente dell’Eurotower ha esortato tutti i Paesi a considerare la lotta contro il coronavirus una vera e propria guerra da combattere con tutti gli strumenti diponibili, a partire dall’aumento del debito pubblico per proteggere aziende e lavoratori.

I titoli in evidenza

La discesa del differenziale tra Btp e Bund ha ridato innanzitutto fiato ai bancari, con Fineco maglia rosa capace di stampare un +9,16%. Ben intonato anche tutto il comparto del risparmio gestito (Azimut +7%, Mediolanum +5,5%). Fra gli industriali si è invece messa in luce Leonardo (+6,06%) mentre ha frenato Pirelli. Positiva l’intera galassia del Lingotto: ne ha beneficiato soprattutto la holding della famiglia Agnelli, Exor, che è salita del 3,53%.

Huawei ha subito una sensibile contrazione delle vendite negli ultimi mesi – secondo Strategy Analytics ha dovuto cedere il terzo posto a un’altra compagnia cinese, Xiaomi, che si piazza dietro Samsung e Apple – ma sono le vendite globali ad aver sofferto a febbraio 2020 un devastante crollo del 38% rispetto all’anno scorso, e del 39% rispetto a gennaio.

Quello che viene definito “il più grande calo di sempre nella storia degli smartphone”, innescato dalla pandemia di coronavirus, si va a sommare, per Huawei, al perdurante bando all’uso delle app di Google che di fatto ne limitano l’appeal nei mercati occidentali, dove i software della casa di Mountain View la fanno ancora da padrone.

La serie P40 in breve

  • Quattro modelli: P40, Lite, Pro e Pro+
  • Tutti – a eccezione del Lite – hanno la connessione 5G
  • Il P40 ha 3 forocamere posteriori, il Pro ne ha 4 e il Pro+ ne ha 5
  • Il P40 costerà 799 euro, il Pro 999 e il Pro+ 1.349
  • Il Pro avrà 8 giga di ram e 256 di memoria. Il Pro+ 8 giga di ram e 512 di memoria
  • Tutti sono dual sim

Il colosso di Shenzen, però, è pronto a risollevare la testa e, riaperte le fabbriche cinesi chiuse per l’epidemia, a “tornare più forte di prima”, come dice all’AGI Pier Giorgio Furcas, vice general manager di Huawei Italia. “Il calo ha colpito un po’ tutti in Cina dove c’è il cuore mondiale della manifattura degli smartphone e in una zona in cui abbiamo una certa concentrazione di fabbriche” aggiunge, a margine della presentazione della serie di smartphone P40, “per questo ha agevolato alcuni concorrenti nella consegna dei prodotti. Huawei è sempre molto attenta alla salvaguardia dei propri dipendenti e anche se abbiamo dovuto chiudere l’attività produttiva, restiamo a lungo termine il produttore mondiale numero uno. Come ha detto Ren Zhengfei (fondatore e presidente di Huawei, ndr), ora che la macchina da guerra si rimetterà in moto, sarà più forte di prima”.

La linea di azione dell’azienda continua a essere duplice: lanciare prodotti alzino l’asticella nella definizione di smartphone di alta gamma – come successo oggi con il P40 Pro+, definito un po’ pomposamente “flagship dei flagship” – e sviluppare un ecosistema proprietario che attualmente ruota intorno alla app gallery di Huawei, ma in un futuro non troppo lontano potrebbe imperniarsi sul sistema operativo Harmony.

L’idea è quella di un sistema che comprende smartphone, laptop, smartwhatch, smartscreen (che Furcas considera un’evoluzione della smart-tv) e altri device, ma ancje video e un servizio di video (già disponibile in Italia e in Spagna) e di musica (con 50 milioni di brani gratis per i primi 3 mesi, poi a 9,99 euro al mese)  in un unico ecosistema libero dai vincoli di Google e alternativo a quello fondato su Android e iOs di Apple.

Nonostante questo la famiglia P40 funziona ancora sul sistema operativo Android e l’intenzione, assicura Furcas, è di continuare a lavorare con l’open source di Google. “L’obiettivo di creare una piattaforma indipendente è un progetto chiaro e sotto gli occhi di tutti” dice, “ma non nasce all’indomani del ban: è iniziato dieci anni fa. È evidente che abbiamo accelerato per creare un ecosistema che offra agli utenti le stesse esperienze d’uso di altri, addirittura migliorandole”.

Riguardo l’ipotesi che a questo ecosistema slegato da Google possano aderire altri brand come Oppo e Xiaomi, Furcas avverte che “è prematuro parlare di una alleanza cinese”, che “la partnership con Mountain View non è ai stata messa in discussione” e che “il dialogo resta aperto e costante”.  

Ma com’è la serie P40. Innanzitutto, tutti i modelli sono 5G e poi, come Huawei ci ha abituato, anche il nuovo top di gamma della casa punta tutto sul comparto fotografico.

P40 e P40 Pro sono disponibili in pre-ordine fino al 6 aprile al prezzo consigliato di: 1049.90 per il Pro e 799.90 per il P40. Prezzo e disponibilità in Italia della versione Pro+ (che ha cinque fotocamere posteriori contro le quattro nel Pro e le tre nel P40), non sono ufficiali, ma durante la presentazione  il ceo della sezione consumer Richard Hu ha parlato di giugno 2020 e di 1.399 euro.

La frequenza di refresh del display è stata portata a 90 Hz per una maggiore fludità (a onore del vero OnePlus c’era arrivata già due smatrphone fa e Oppo ha introdotto nel suo Find X2 i 120 Hz)

L’ampio sensore da 1/1.28 pollici, con una risoluzione dei pixel di 2.44μm, aumenta l’apporto di luce in condizioni di scarsa luminosità e il rinnovato design del periscopio consente di avere uno zoom 10X ottico. La serie monta il processore Kirin 990 5G e il Wi-fi 6 Plus.

La versione Pro e Pro+ vantano un display quad-curve overflow: uno schermo daii bordi arrotondati in tutti e quattro i lati con cornici sottili e gli angoli arrotondati. Il sensore di impronte digitali posto sotto lo schermo viene annunciato come più rapido del 30%.

Per il comparto fotografico resta la partership con per Ultra Vision e con l’introduzione della Ultra Wide Cine Camera potenziata, della camera ToF e dello Zoom SuperSensing 50x.

Il top di gamma della famiglia, Pro+, supporta uno zoom 10x ottico e zoom 100x digitale.

Ultra Vision Sensor, presente in tutti i device della serie è il più grande sensore CMOS mai utilizzato finora. Con 1/1.28 pollici di diametro, il sensore aumenta la qualità dei pixel fino a 2.44μm e supporta il Full Pixel Octa PD AutoFocus, che consente una rapidissima messa a fuoco in qualsiasi condizione di luce, mentre HUAWEI XD Fusion Engine integra ed elabora i dati provenienti da più telecamere per generare un miglioramento assoluto della qualità delle immagini.

Il Multi-Spectrum Colour Temperature Sensor e l’algoritmo AAWB (basato sull’intelligenza arttificiale) aumentano del 45% l’accuratezza del colore consentendo di riprodurre in maniera fedele il colorito della pelle e le texture.

Pro e Pro+ montano una camera AF da 32MP e una IR Depth camera che supportano l’autofocus e l’effetto bokeh. I sensori, inoltre, sono utilizzati per il riconoscimento facciale e sono in grado di sbloccare il device anche in condizioni di scarsa luminosità.

La serie P40 introduce, inoltre, Golden Snap, una nuova feature intelligente che include AI Best Moment, ed è in grado di selezionare e scegliere i fotogrammi migliori di una foto in movimento. AI Remove Passerby e AI Remove Reflection possono rimuovere o far risaltare i soggetti ed eliminare i riflessi quando una foto è stata scattata attraverso un vetro.

La fotocamera da 40MP Ultra Wide Cine ha una lunghezza focale equivalente a 18mm e un sensore da 1/1,54 pollici che supporta il rapporto 3:2. La tecnologia SedecimPixel Fusion è integrata per aumentare la sensibilità alla luce e consentire l’acquisizione video 7680fps Ultra Slow-Motion. La simulazione bokeh in tempo reale per i video consente di evidenziare il soggetto principale della scena. Il teleobiettivo è in grado di catturare filmati zoomati ad alta risoluzione e video 4K time-lapse. lo zoom audio consente agli utenti di zommare contestualmente anche sulla sorgente audio in modo da amplificarne il suono.

Insieme alla nuova serie P40, Huawei ha presentato anche lo smartwatch GT2e, la cassa acustica Sound X, oltre al servizio Music, progettato per funzionare senza soluzione di continuità con tutti i prodotti dell’ecosistema – smartphone, tablet, auricolari e smartwatch. Sono già disponibili sulla piattaforma delle playlist a tema running, create in particolar modo per chi si allena con gli smartwatch Huawei, e la modalità “Party” che consente agli utenti di collegare i loro smartphone della casa e riprodurre lo stesso brano contemporaneamente, per sperimentare un effetto audio surround.

Dopo il grande apprezzamento da parte della critica nel corso dello scorso anno, Remedy Entertainment ci riporta all’interno della misteriosa Oldest House, il cuore del Federal Bureau of Control per scoprire quali misteri si celano nelle sue fondamenta con il primo DLC di Control, The Foundation. Sarà riuscita Remedy a mantenere alto l’interesse verso il suo nuovo universo New weird? Scopriamolo in questa recensione.

Nuova storia nuovi poteri

La trama di The Foundation prende luogo subito dopo gli eventi della storia principale, ci teniamo subito a sottolinearlo, si, per giocare a The Foundation dovrete aver terminato la storia principale. La protagonista, Jesse Faden, dovrà indagare sulla scomparsa del capo delle operazioni Helen Marshall, scomparsa duranti gli eventi della campagna principale di Control. Il consiglio richiama la nostra attenzione per una imminente crisi: il Piano astrale (una sorta di regno etereo posto al di fuori della nostra realtà) sta collassando nella nostra realtà e l’unico modo per fermare tale crisi è scoprire cosa si nasconde nelle fondamenta della Oldest House.

Control The Foundation

Dopo una prima fase di esplorazione verremo posti davanti ad una scelta che influirà sull’ordine di esplorazione delle strutture presenti nelle fondamenta. Due nuovi poteri si aggiungono al variegato arsenale di Jesse: Manipolazione e RotturaNelle fondamenta sono presenti delle particolari formazioni rocciose che possiamo far crescere o rompere (in base a ciò che abbiamo scelto), tale scelta definirà i limiti di esplorazione nel corso della prima metà di The Foundation.

Oltre a queste due nuove abilità, viene anche introdotto “l’Ariete con scudo”, una particolare abilità che vi permetterà di eseguire uno sprint verso il nemico mantenendo lo scudo attivo, permettendo così di rimanere coperti e attaccare allo stesso tempo. Sempre rimanendo in tema di abilità, con l’aggiornamento gratuito di Marzo, avrete anche la possibilità di ricollocare i vostri punti abilità (pagando una certa cifra in frammenti), permettendo così di costruire a vostro piacimento una build adatta al vostro stile di gioco.

Control The Foundation Recensione

Struttura e nemici

Come ci ha saputo abituare Remedy durante la campagna principale di Control, anche in The Foundation troveremo una grande diversificazione negli ambienti che esploreremo. Non aspettatevi soltanto delle mere grotte, ma un’ interessante quanto bizzarro mash-up (dovuto anche dal contesto narrativo) di vecchie strutture della Oldest House, Grotte, Laboratori e l’etereo aspetto del Piano Astrale, tutte rigorosamente in linea con il design brutalista che ha saputo contraddistinguere il level design di Control rispetto a qualsiasi altro titolo mai visto fin’ora.

Se l’esplorazione appaga, lo sono anche gli scontri con l’Hiss. I nemici in The Foundation diventano più cattivi e decisamente più aggressivi rispetto alla campagna principale e vi possiamo garantire che bisognerà mantenere alta l’attenzione in qualsiasi incontro per non venire brutalmente mandati a terra. 

Control The Foundation Recensione

Gli scontri si fanno più ragionati e si riesce a percepire quanto gli sviluppatori abbiano cercato di offrire maggiore libertà nei combattimenti inserendo molti più oggetti da poter scagliare contro i nemici. Se le cose dovessero farsi troppo complicate, sparsi per la mappa troveremo dei telefoni che permetteranno a Jesse di chiamare un esploratore che ci supporterà negli scontri (il più delle volte viene usato come diversivo). Oltre alla rinnovata aggressività dei nemici, troviamo anche una nuova tipologia di Hiss – ora armata di piccone – che potrà scagliare il proprio arnese contro di noi od usarlo per un puro attacco melee, inutile delineare che questo nuovo nemico, aggiunto alla variegata serie di Hiss rende gli scontri ancor più ostici.

Comparto Tecnico

Dal punto di vista tecnico Control non delude, giocato su PC con i dettagli al massimo e tecnologia RTX abilitata abbiamo potuto godere di scenari mozzafiato con giochi di luce ed ombra spettacolari. Remedy riconferma il grande lavoro tecnico che conferma l’unicità nel sapere lavorare ad atmosfere capaci di regalare momenti di tensione durante le fasi esplorative. 

Control The Foundation Recensione

Così come per la campagna principale, non è presente il doppiaggio in italiano, ma non abbiamo trovato problemi nella localizzazione in Italiano. L’interpretazione in inglese di Courtney Hope e degli altri attori si conferma solida e convincente, riuscendo a regalarci anche qualche momento comico, dovuto in parte alla maturazione dei rapporti tra i vari personaggi e che solo in The Foundation si sarebbe potuto realizzare coerentemente.

Una nota positiva la vogliamo dedicare anche all’aggiornamento gratuito reso disponibile per tutti che modifica la tanto discussa mappa, ora decisamente più leggibile e che mostra un netto contrasto tra i piani superiori ed inferiori, rendendo molto più semplice l’interpretazione dei percorsi da perlustrare. L’aggiornamento introduce anche il supporto al DLSS 2.0 che migliora la qualità visiva nelle risoluzioni più grandi su PC, oltre che un miglioramento generale delle performance in termini di frame-rate e stabilità.


In conclusione, The Foundation prosegue la quasi perfetta andatura della campagna principale di Control, introducendo una nuova area di gioco da poter esplorare con missioni principali e secondarie nel tentativo di cercare risposte ai misteri della Oldest House portando a galla numerose nuove domande a cui avremo risposta soltanto nella seconda espansione A.W.E che vedremo per la fine dell’estate 2020.  Un comparto tecnico efficiente ed un level design certosino fanno da cornice a scontri sempre più impegnativi ed elaborati, uso sapiente delle nuove abilità e scelte che determinano i nostri percorsi nelle fondamenta del Federal Bureau of Control. Va però sottolineato che The Foundation è un’esperienza mirata per lo più a coloro che vogliono proseguire la loro avventura in Control, a coloro che vogliono scoprire di più sui misteri dell’universo New Weird ideato da Sam Lake, ma ci sentiamo di consigliarvi Control e il relativo Season Pass (anche per poter risparmiare soldi nel comprare le espansioni separatamente) se siete alla ricerca di un metroidvania con un sistema di combattimento innovativo e divertente da giocare e che vi terrà con tanti interrogativi fino alla prossima espansione. 

L’articolo Control: The Foundation – Recensione proviene da GameSource.

I medici penitenziari, dopo le rivolte di inizio marzo, tornano a lanciare l’allarme sulla situazione nelle carceri legata al rischio coronavirus e non solo. Le misure prese, come i casi sintomatici dei nuovi ingressi messi in isolamento, i colloqui in modalità telefonica o video e la limitazione di permessi e libertà vigilata, “si sono scontrate con una realtà non semplice”,  sottolinea il Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria – SIMSPe, Luciano Lucanìa.

“Gli istituti penitenziari italiani soffrono di problemi cronici che periodicamente vengono affrontati ma non del tutto risolti. Ad oggi rispetto all’effettiva capienza delle carceri, in grado di ospitare intorno ai 51 mila detenuti, i reclusi effettivi sono oltre 60 mila, di cui circa un terzo stranieri”. 

“Nel sistema carcere – aggiunge – ravviso molta buona volontà, ma assoluta mancanza di un piano organico condiviso per affrontare l’emergenza coronavirus, già assolutamente gravissima nel contesto nazionale per i suoi riflessi sulla salute generale e sull’economia. Nelle carceri potrebbe provocare una tragedia se vi fosse un impatto differente e di maggiore portata”.  

“Vi è una perdurante mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale – evidenzia Lucanìa. – Abbiamo fatto numerose segnalazioni: siamo certi che le nostre richieste verranno accolte, ma il problema è sovranazionale. Noi operatori della salute, medici e professionisti sanitari, abbiamo il mandato, che oggi diventa una missione, di tutelare la salute e la vita all’interno del sistema carcere, essendo operatori provenienti dalla sanità pubblica, dalle Aziende Sanitarie del Sistema Sanitario Nazionale. È dall’inizio di questa epidemia che per le carceri si susseguono lettere circolari dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed indicazioni più specificamente sanitarie provenienti dalle sanità regionali e dal Ministero della Salute”. 

Ad oggi tra i positivi al COVID-19, risulta un numero di 15 detenuti, mentre rimane non conosciuto tra gli operatori, fra cui poliziotti e operatori sanitari. “Il carcere è un servizio essenziale e le conseguenze dell’ingresso dell’infezione, anche in una singola sede, possono avere ripercussioni di estrema gravità, non solo per le persone, ma per l’intero sistema – afferma Lucanìa – Credo che dovremmo invocare un forte comportamento pro-attivo e, oltre alle comuni misure di pre-triage. Di concerto con la Sanità territoriale, dovremmo procedere con lo screening dei soggetti che quotidianamente fanno accesso alla struttura penitenziaria e hanno contatti con i detenuti, anche indirettamente”.

“Gli screening, nonostante la complessità ed i presumibili costi, devono realizzarsi mediante tamponi naso-faringei da ripetersi in maniera regolare, anche a cadenza settimanale, nelle aree che registrano le maggiori prevalenze di infezione. In questa fase, nell’attesa che le curve epidemiologiche evidenzino sostanziali fasi di regressione, un simile approccio è indispensabile. Inoltre, si devono sviluppare iniziative omogenee fra gli attori del sistema, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la sanità dei territori”.

Non solo Coronavirus, perché come emerso già nel Congresso SIMSPe di fine 2019, tra i detenuti continuano a prevalere patologie psichiatriche e infettive, la cui gestione e cura costituisce in larga parte l’attività di SIMSPe. La prevalenza di detenuti HIV positivi è discesa dal 8,1% del 2003 al 1,9% attuale.

“Questi dati – spiega Sergio Babudieri, Direttore Scientifico  SIMSPe – indicano chiaramente che, nonostante i comportamenti a rischio come lo scambio delle siringe ed i tatuaggi non siano diminuiti, la circolazione di HIV non avviene più perché assente dal sangue dei positivi in terapia antivirale. Questi farmaci non sono in grado di eradicare l’infezione ma solo di bloccarla. Di fatto con l’aderenza alle terapie viene impedita l’infezione di nuovi pazienti”.

Risulta poi dai dati ufficiali del Ministero della Giustizia che un terzo della popolazione sia straniera, e, con il collasso di sistemi sanitari esteri, con il movimento delle persone, si riscontrano nelle carceri tassi di tubercolosi latente molto più alti rispetto alla popolazione generale.

Se in Italia tra la popolazione generale si stima un tasso di tubercolosi latenti, cioè di portatori non malati, pari al 1-2%, nelle strutture penitenziarie ne abbiamo rilevati il 25-30%, che aumentano ad oltre il 50% se consideriamo solo la popolazione straniera. 

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