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AGI – A tre anni dal lancio, Google il 18 gennaio chiuderà Stadia, la sua piattaforma cloud dedicata ai giochi. La ragione? Scarso interesse e taglio dei costi. “Sebbene l’approccio di Stadia ai giochi in streaming per i consumatori sia stato costruito su una solida base tecnologica, non è stato attraente per gli utenti come ci aspettavamo” ha spiegato in un post sul blog aziendale Phil Harrison, vicepresidente e direttore generale di Stadia.

La chiusura di Stadia è l’ultima mossa del Ceo di Alphabet Sundar Pichai di tagliare i costi dopo aver affermato di voler rendere l’azienda più efficiente del 20%. Il prezzo delle azioni di Alphabet è sceso del 34% quest’anno e a luglio la società ha registrato entrate e profitti deludenti. 

L’azienda deve fare i conti con una serie di sfide economiche e un rallentamento della crescita al punto che Pichai ha anche detto che l’abbattimento dei costi potrebbero includere tagli ai prodotti e al personale.

Google ha anche annullato l’aggiornamento del suo laptop Pixelbook (la data di lancio era prevista per il prossimo anno), sciolto il team che se ne occupava e tagliato i fondi  di Area 120, il suo incubatore interno.

Perché parlo di confusione, riassunto con una notizia di manco due mesi fa su dichiarazioni loro:https://t.co/ZmnwQCx3MP

— Stefania Sperandio (@StefaniaC11)
September 29, 2022

In seguito alla chiusura di Stadia, Google rimborserà gli acquisti di hardware Stadia effettuati tramite Google Store e gli acquisti di giochi e contenuti aggiuntivi effettuati tramite lo Stadia store. “I giocatori – ha spiegato sempre Phil Harrison – continueranno ad avere accesso alla loro libreria di giochi e a giocare fino al 18 gennaio 2023. Prevediamo che la maggior parte dei rimborsi sarà completata entro la metà di gennaio 2023”.

 

In particolare i giocatori riceveranno rimborsi relativi a tutto l’hardware Stadia acquistato tramite il Google Store, così come per tutti i giochi e gli add-on comprati nel negozio di Stadia. Non sarà richiesto di rispedire l’hardware acquistato a Google. Non saranno forniti rimborsi per Stadia Pro, l’abbonamento di Mountain View per accedere ad un catalogo mensile di titoli, ma gli abbonati non dovranno pagare da qui a gennaio e potranno accedere ai giochi riscattati finora.

Stadia è stato lanciata nel 2019 insieme a un’unità di sviluppo di giochi interna che avrebbe dovuto realizzare titoli per la piattaforma. Già l’anno scorso, Google aveva annunciato che avrebbe interrotto lo sviluppo interno di giochi, rendendo la piattaforma dipendente dai titoli di altri sviluppatori ed editori di giochi.
 

AGI – Il tasso di disoccupazione totale scende ad agosto al 7,8% (-0,1 punti). Lo rende noto l’Istat precisando che quello giovanile cala al 21,2% (-1,9 punti). Nonostante  Ad agosto 2022 prosegue il calo dell’occupazione registrato a luglio, ma il numero di occupati rimane superiore ai 23 milioni. Il dato si spiega con la crescita del numero degli inattivi.

Chi sono gli inattivi

Gli inattivi sono coloro che non sono classificabili né come occupati né come disoccupati. In particolare, sono inattive le persone che non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento, o non sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive, o entrambe le condizioni. Spesso si tende a far confusione tra numero di disoccupati e inattivi: esultare per la diminuzione della disoccupazione è spesso insensato perché in realtà si tratta dell’aumento degli inattivi, cioè di coloro che non sono nemmeno pù interessati alla ricerca di un impiego, chi per negligenza, chi per rassegnazione.

Ad agosto il tasso di inattivita sale al 34,8% (+0,3 punti). Lo rileva l’Istat precisando che l’aumento del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,7%, pari a +91mila unità) è trasversale per genere ed età.
Rispetto ad agosto 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-14,1%, pari a -319mila unita’) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,6%, pari a -344mila).

Quanti sono quelli che cercano lavoro

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-1,6%, pari a -31 mila unità rispetto a luglio) tra i maschi e i minori di 35 anni. Rispetto ad agosto 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-14,1%, pari a -319 mila unità).

Rispetto ad agosto 2021, gli occupati sono aumentati di oltre 400 mila unità, in particolare tra i dipendenti a termine che, in un anno, sono cresciuti di quasi 200 mila. Il tasso di occupazione, rispetto a luglio 2022, scende attestandosi al 60,0%.

Il calo dell’occupazione (-0,3%, pari a -74 mila) si osserva per uomini e donne, per tutti i dipendenti e le classi d’età, con l’unica eccezione dei 15-24enni per i quali rimane stabile; in aumento l’occupazione tra gli autonomi. Il tasso di occupazione scende al 60,0% (-0,2 punti).

Confrontando il trimestre giugno-agosto 2022 con quello precedente (marzo-maggio 2022), l’Istat registra un aumento del numero di occupati di 85 mila unità, pari allo 0,4%. La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-3,7%, pari a -76mila unità), sia degli inattivi (-0,1%, pari a -19mila unità).

Il numero di occupati ad agosto 2022 supera quello di agosto 2021 dell’1,8% (+406 mila unità). L’aumento coinvolge entrambi i sessi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 35-49enni tra i quali gli occupati diminuiscono per effetto della dinamica demografica; il tasso di occupazione, in aumento di 1,5 punti percentuali, sale infatti anche tra i 35-49enni (+0,7 punti) perchè, in questa classe di età, la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva.

Meno infortuni sul lavoro

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di agosto sono state 484.561, in aumento del 38,7% rispetto alle 349.449 dei primi otto mesi del 2021 (+50,4% rispetto alle 322.132 del periodo gennaio-agosto 2020 e +16,2% rispetto alle 416.894 del periodo gennaio-agosto 2019).

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro lo scorso mese di agosto sono state 677, 95 in meno rispetto alle 772 registrate nei primi otto mesi del 2021 (-12,3%), sintesi di un decremento delle denunce osservato nel quadrimestre gennaio-aprile (-29,4%) e di un incremento nel quadrimestre maggio-agosto (+14,7%), nel confronto tra i due anni. Si registrano 146 casi in meno rispetto al periodo gennaio-agosto 2020 (823 decessi) e otto in meno rispetto al periodo gennaio-agosto 2019 (685 decessi).

Il 2022 è stato un anno a dir poco controverso e per certi versi agrodolce per il panorama dei calcistici videoludici. Tra il ritorno in buona forma di eFootball 2023, l’arrivo sempre più vicino di Goal e UFC e soprattutto il nuovo corso intrapreso da FIFA e EA Sports, separatesi dopo quasi un trentennio di gloriosi successi, il futuro del calcio virtuale è al contempo interessante, ma anche incerto. Per tal motivo, abbiamo strizzato subito l’occhio a quel FIFA 23, chiamato a fare da passerella finale per suggellare un rapporto d’amore finito in tragedia. A dispetto di quanto si potesse immaginare, i ragazzi di Electronic Arts hanno voluto concludere al meglio il gargantuesco sodalizio con un ultimo FIFA ricco come non mai di contenuti, tanto per quanto concerne le attività di gioco quanto da un punto di vista del gameplay.

Vogliamo però precisarlo per evitare ogni tipo di dubbio: FIFA 23 non è un prodotto rivoluzionario, ma compie i giusti passi nelle giuste direzioni, e nel complesso risulta un ottimo capitolo, capace come sempre di tenere incollati allo schermo i giocatori per tutta la stagione, in attesa di un 2023 che si preannuncia a dir poco rivoluzionario.

FIFA 23

Hypermotion 2: dimmi che sei diverso senza dirmi che sei diverso

L’aspetto più importante di questo FIFA 23 è senza dubbio legato all’introduzione dell’HyperMotion 2, versione evoluta e migliorata del nuovo motore di gioco che spinge la produzione, almeno nella sua versione next-gen. Le oltre 6000 nuove animazioni apportate all’intelaiatura già complessa del gioco hanno ampliato a dismisura le movenze dei giocatori sul rettangolo verde virtuale, con pesanti conseguenze anche per quel che riguarda il gameplay in generale. Le nuove animazioni e soprattutto la nuova fisicità dei giocatori, unite a una fisica della palla molto più “dura” e meno leggera che in passato, rendono l’esperienza di gioco decisamente diversa rispetto alle scorse edizioni.

FIFA 23 è, pad alla mano, molto più lento, sia nei ritmi sia proprio in generale nelle movenze dei giocatori che, a dispetto di un ritmo sempre e comunque più frenetico rispetto alla concorrenza, sono ora caratterizzati da una resa in campo più “pesante”. Durante le già tante partite fatte, sia contro l’IA sia contro avversari “umani”, abbiamo potuto appurare inequivocabilmente la presenza di ritmi di gioco fortemente più bassi, in cui anche i giocatori più agili e sguscianti, tipo Neymar, Vinicius, Mbappè e via dicendo, non hanno quell’esplosività che gli permette di volare via palla al piede e che di conseguenza non permette ai giocatori di abusare di un sistema di gioco fin troppo orientato al “run and gun” piuttosto che all’azione ragionata.

FIFA 23

Di conseguenza, quest’anno come non mai, la fase d’attacco è incentrata fortemente sul possesso palla, sul “tiki-taka” in stile Guardiola per intenderci, cosa che rende le dinamiche di gioco profondamente diverse anche all’interno di Ultimate Team, in cui i giocatori più forti tecnicamente ma magari meno veloci sono comunque assolutamente utilizzabili e, anzi, aiutano non poco nel costruire una manovra che, mai come in questa edizione del calcistico più amato al mondo, vuole partire da uno stilema di gioco più vicino alla controparte reale. La fase offensiva è stata poi impreziosita con il “power shot”. Tale meccanica, un po’ come avviene con il tiro sensazionale di eFootball, permette al giocatore di sferrare un super colpo quasi impossibile da parare, a patto di indovinare sia i tempi sia l’angolazione giusta.

Il mix di spettacolarità e “credibilità” rende il nuovo FIFA 23 un prodotto appagante per tutti giocatori, che siamo convinti troveranno in questa nuova struttura di gioco un piacevole porto sicuro per tutta la stagione.

FIFA 23

La difesa che ci piace

Parlando di gameplay e di novità, introdotte grazie al nuovo HyperMotion 2, è impossibile anche non menzionare la difesa e in generale le fasi di “non possesso”. I giocatori si muovono in maniera più consapevole in mezzo al campo e sembrano avere molta più “voglia” di coprire le zone scoperte anche senza l’intervento del giocatore. Questa dinamica è fondamentale nell’economia della difesa, anche perché il sistema di controllo dei giocatori è diventato meno “generoso” e gli atleti virtuali sono più complicati da manovrare quando si tratta di intervenire sugli attaccanti avversari per rubare il pallone. Per intenderci, è diventato tutto più “manuale”, e anche i contrasti vanno fatti con una maggiore precisione, proprio che perché il team di sviluppo ha deciso di rendere la manovra difensiva allo stesso tempo più “proprietaria” del giocatore ma anche anche più consapevole in modo autonomo, in un sistema generale che, complessivamente, almeno fino a questo momento, ci ha suscitato sensazioni molto positive, per quanto non nascondiamo che siamo andati fin troppo “a vuoto” in qualche occasione di troppo che ci è costata cara ai fini del risultato finale di diverse partite.

Rimanendo in tema di difesa, ci sono piaciuti molto il nuovo sistema di scivolate e i nuovi contrasti arei, che sottolineano ancora una volta la voglia di dare più fisicità a tutti i giocatori, un aspetto che chiaramente si avverte di più utilizzando proprio i difensori, o comunque quei giocatori più prestanti fisicamente, che riescono a restituire in maniera più concreta questo nuovo feeling. In generale, comunque, abbiamo apprezzato la voglia di rendere il tutto un po’ più complesso, seppur con alcune incertezze relative soprattutto ad alcune dinamiche legate ai rimpalli e alle animazioni non sempre a fuoco del pallone.

FIFA 23

I calci piazzati

Chiudendo il discorso sul gameplay, dobbiamo spendere due paroline sui nuovi calci piazzati. Per FIFA 23, Electronic Arts ha pensato bene di modificare pesantemente la struttura sia dei rigori sia delle punizioni sia dei calci d’angolo, diventati nelle ultime edizioni un terno a lotto complicato da valutare. Con il nuovo sistema, EA ha introdotto un sistema di controllo più specifico, con i giocatori che, grazie a una grafica molto curata, possono stabilire anzitempo la traiettoria e il punto di impatto sulla palla, per dar vita così a colpi balistici dal sapore sempre diverso. Abbiamo apprezzato parecchio in particolare i calci d’angolo, che hanno in qualche modo “rotto” l’abuso fatto negli scorsi anni con i vari bug “scovati” dai giocatori, mentre abbiamo qualche riserva in più sui calci di punizione e sui rigori, che ci sono sembrati forse eccessivamente complessi e che richiedono sicuramente più tempo per una piena padronanza, ragion per cui, magari, torneremo a parlarne nel corso delle prossime settimane.

FIFA 23

Calcio e spettacolo dall’Old Trafford

Rimanendo in tema di animazioni e di movenze, vogliamo subito affrontare il discorso dell’aspetto tecnico e grafico del gioco, storicamente molto caro alla maggioranza degli appassionati. Da questo punto di vista, FIFA 23 si conferma un prodotto molto conservativo, con un quadro complessivo molto in continuità con quello che è stato il capitolo precedente, ma con diverse aggiunte “marginali” sicuramente molto interessanti e relativamente importanti. Se la resa degli atleti in campo in termini di modellazione poligonale e densità di pixel rimane pressoché invariata rispetto a dodici mesi fa, sono i dettagli a fare la differenza in questo nuovo capitolo.

I riflessi sui capelli, l’angolazione delle luci, finanche le gocce d’acqua sul terreno bagnato rasentano sempre di più la maniacale voglia di rendere gli elementi di contorno un punto centrale di tutta la produzione, un aspetto da sempre molto caro all’azienda canadese e che anche quest’anno sembra voler fare la differenza. A ciò si aggiungono una quantità spropositata di nuove animazioni, che riescono nel difficile compito di migliorare un quadro generale già di per sé a dir poco invidiabile. Durante le partite abbiamo assistito a strattonate di maglia, a tentativi maldestri di asciugarsi il sudore o più semplicemente a una gestualità molto marcata, che ha aumentato non poco il fattore immersività, che con FIFA 23 raggiunge nuove vette qualitative. Sul piano più “pratico” però le nuove animazioni si traducono anche in un feeling migliore a livello di gameplay, con scivolate, contrasti e in generale tutto il movimento del corpo degli atleti virtuali che risulta sempre più credibile e visivamente appagante.

FIFA 23

In termini “numerici” FIFA 23 è un prodotto che funziona molto bene visivamente e offre una stabilità generale, tanto nei server quanto e soprattutto in termini di qualità grafica, come al solito invidiabile. Abbiamo testato il gioco su Xbox Series X grazie a un codice che ci ha fornito il publisher in anteprima, macchina su cui il titolo di Electronic Arts ha sfoggiato un ottimo comparto audiovisivo sulla nostra TV 4K HDR di generose dimensioni, senza perdite di qualità o incertezze varie. Certo, non mancano alcuni bug e piccoli singhiozzi occasionali, ma nel complesso il lavoro svolto dal team quest’anno, per quanto al risparmio, ha sicuramente funzionato a dovere. Molto valido, come al solito, è anche il comparto sonoro.

I suoni “ambientali” del gioco rendono i match virtuali sempre più appaganti, quest’anno grazie anche a una telecronaca che finalmente funziona bene e non “stona”, è il caso di dirlo, col resto dell’offerta. Il duo Pardo-Adani quest’anno sembra in grande spolvero, con tante nuove frasi aggiunte e soprattutto una maggiore precisione negli interventi, grazie ai quali si avverte con forza la voglia del team di sviluppo di offrire una telecronaca più realistica e meno “occasionale”. Molto buona, infine, la colonna sonora: EA l’ha presentata, come al solito, un po’ prima dell’arrivo del gioco, e dobbiamo ammettere che passare tempo tra i menù di gioco è come al solito un piacere, grazie proprio alla qualità delle tracce scelte dal team per quest’ultimo viaggio, almeno per come abbiamo imparato a conoscere FIFA durante questi anni.

FIFA 23

Modalità di gioco: più Carriera per tutti, ma non per tutti

Arriviamo, di conseguenza, all’aspetto come al solito più importante e generoso dell’offerta contenutistica targata Electronic Arts che, anche su FIFA 23 e anzi soprattutto con questo capitolo, risulta a dir poco esorbitante. Sul piano delle modalità di gioco disponibili, infatti, FIFA 23 è senza dubbio il più ambizioso della serie a nostra memoria, e lo si capisce già subito dopo i primi contatti avuti con il gioco. L’ultimo titolo sotto la nomenclatura FIFA offre infatti un quantitativo impressionante di modalità, che non si discostano chiaramente dal passato, e sono pensate per venire incontro alle esigenze di tutti i giocatori, sia quelli “competitivi” sia i lupi solitari. Proprio parlando di questi ultimi, dobbiamo subito levarci il dente relativo alla Carriera che, come al solito, si divide in Allenatore e Giocatore. Quest’anno, le due modalità regine dell’offerta single player di FIFA 23 si presentano ai nastri di partenza con poche novità rispetto alla passata edizione, conseguenza della natura “di transizione” del capitolo, seppur comunque alcune dinamiche inserite risultino decisamente intriganti.

FIFA 23

Nella carriera Giocatore, ad esempio, sono stati inseriti dei dialoghi prima di ogni partita o comunque una sorta di “eventi” in cui il giocatore controllato può decidere come interagire col prossimo, con conseguenze dirette sulla sua personalità, che cambia in qualche modo in base proprio alle risposte date via via che passano le settimane. Inoltre, da quest’anno il giocatore può scegliere come passare il tempo al di là del calcio giocato, con investimenti, attività extra e via dicendo, che impattano ancora una volta sulla sua personalità, seppur comunque questo aspetto non vada a incidere più di tanto con la cosa più importante, ossia il campo. Una volta scesi sul rettangolo verde, di novità vere e proprie non ne abbiamo trovate, con un sistema di valutazione molto simile agli scorsi anni che si basa sulla riuscita dei vari obiettivi assegnati a inizio gara.

FIFA 23

Discorso molto simile per la Carriera Allenatore, che arriva sul mercato con un parco novità molto limitato e soprattutto di natura “estetica”. Abbiamo potuto apprezzare la presenza di menù più scattanti e più immediati o dei diagrammi più semplici con cui monitorare il Vivaio o gli obiettivi di mercato, nel tentativo (riuscito) di rendere l’esperienza di gioco più concisa e immediata possibile, cercando di limitare quei tediosi passaggi infiniti da fare per accedere a una o un’altra sezione di gestione del team. A livello pratico, però, le novità sono ben poche. La carriera prosegue in maniera tutto sommato molto classica, e non abbiamo notato grandi stravolgimenti in termini di avanzamento degli anni di gioco, dello sviluppo dei giovani e del mercato, che rimangono fondamentalmente ancorati alle ultime iterazioni del gioco.

A dire il vero, abbiamo avvertito una maggiore “facilità” in alcune operazioni di mercato e un tentativo se vogliamo riuscito in parte di dare un po’ più di credibilità alle operazioni anche tra squadre mosse dall’IA, ma siamo comunque ancora lontani da una formula credibile e appagante al cento per cento. Abbiamo apprezzato però la dinamiche della valutazione delle trattative, la quale dà un tocco di “dinamicità” a tutta l’offerta grazie a un sistema che va a influenzare anche il morale di alcuni giocatori che intervengono in alcuni casi, dando il loro giudizio sulle operazioni e indicando una sorta di obiettivi dinamici da poter seguire durante le sessioni di mercato. Proprio in termini di IA abbiamo notato anche una buona gestione della difficoltà di gioco, per quanto però persiste il solito problema nel bilanciamento dei team, che sembrano un po’ tutti uguali sul campo a dispetto del loro livello globale o del loro stile di gioco. In definitiva, la Carriera di FIFA 23 è un po’ da considerarsi rimandata al prossimo anno, seppur non vediamo l’ora di riportare il Parma nel calcio dei grandi, magari con il grande ritorno in Serie A di Hernan Crespo, stavolta però sulla panchina e non sul campo, a difendere i colori gialloblu come un tempo.

FIFA 23

Tutti pazzi per il FUT

La parte finale della recensione la vogliamo dedicare a quello che è il cuore pulsante di FIFA 23: il FUT. La modalità Ultimate Team, su cui torneremo in maniera più approfondita in altra sede, è diventata ormai da anni l’epicentro di tutto il mondo FIFA e anche quest’anno, per salutare il ventennale sodalizio giunto al termine, si conferma la modalità su cui EA ha investito la maggior parte del suo tempo e delle sue energie. Sia chiaro, le modalità di gioco principali sono rimaste invariate, ma sono state ampliate con l’arrivo dei Momenti, una modalità di gioco pensata maggiormente per i giocatori che hanno meno tempo per star dietro alle tante sfide da portare al termine. In “Momenti”, le cui sfide verranno aggiornate in maniera settimanale, è possibile prendere parte a sfide dalla difficoltà via via sempre maggiore, che danno accesso a una nuova valuta, contraddistinta con una stella viola.

Queste “stelle” possono poi essere utilizzare per comprare pacchetti giocatori e consumabili di vario tipo, andando così ad aiutare non poco i giocatori che non spendono soldi sul gioco e che si affidano al “semplice” farming per andare avanti. Le sfide in questione variano da tipologia in tipologia, e permettono di rivivere momenti speciali di alcuni giocatori (Mbappè ecc) e anche degli allenatori migliori (Klopp è il primo), ma spaziano anche in tipologie differenti e più generiche, in cui magari vi viene chiesto semplicemente di vincere una partita, fare degli assist, e via dicendo. Per quanto potesse sembrare all’apparenza un’aggiunta relativamente trascurabile, i Momenti si sono invece rivelati un contenuto di grande livello, capace di ampliare non poco l’offerta ludica all’interno del FUT.

FIFA 23

L’altra grande novità in seno all’Ultimate Team di FIFA 23 è sicuramente quella dell’Intesa, pesantemente cambiata nella sua identità per come ormai avevamo imparato a conoscerla e a “farla nostra” negli ultimi anni. Da quest’anno infatti, il vecchio sistema con linee colorate e la scala numerica su 100 viene rimpiazzata da un nuovo format a “rombi” con cui i sopracitati simboli indicano il livello di ogni giocatore, che va da un minimo da zero a, appunto, tre rombi, per un massimo di 33 punti totali di intesa.

La grande variazione è quella che però prevede i giocatori che non necessitano più di un collegamento diretto per dare o ricevere intesa, ma basta semplicemente metterli in campo per ottenere una maggiore affinità. Inoltre, da quest’anno, non sono previsti malus in caso di giocatori schierati senza intesa, ma questi ultimi, semplicemente, non prendono bonus e rimangono con le loro statistiche di base. Un’altra importante aggiunta riguarda il Cross-Play, che sarà attivo dal day one per alcune dinamiche di gioco del FUT, tra cui le Amichevoli, diventate negli ultimi anni un po’ l’epicentro di tutto il sistema di gioco, soprattutto considerando gli svariati obiettivi sbloccabili proprio in tal modo.

fifa 23

Questa dinamica andrà certamente approfondita con il passare del tempo, ma siamo convinti che possa fare sicuramente la felicità di molti giocatori, non come il mercato unificato, che invece non sembra essere molto apprezzato dai fan, per quanto però fino a questo momento non ci è sembrato un problema, anzi. Il “nuovo-vecchio” FUT, insomma, funziona alla grande e siamo convinti che se questa è la nuova base di partenza, i prossimi anni potranno regalare grandi soddisfazioni e tanto divertimento a tutti i giocatori appassionati.


FIFA 23 è un titolo che funziona nonostante il suo voler giocare al risparmio, con tante piccole novità che rendono l’esperienza di gioco decisamente più completa, soprattutto “online” e con il FUT. Sotto questo punto di vista, le modalità competitive diventano sempre più appaganti, e per tal motivo ci spiace dover sottolineare quanto si poteva e doveva fare di più con quelle offline, ancora una volta troppo “snobbate” dal colosso di EA. Di tempo per migliorare ce n’è, e l’anno prossimo sarà uno spartiacque importante per il futuro della Serie. Intanto, però, godiamoci il gioco di calcio più ricco di sempre.

L’articolo FIFA 23 – Recensione proviene da GameSource.

AGI – L’Europa non si divida di fronte all’emergenza energetica.

Alla vigilia del Consiglio Ue dei ministri dell’energia a Bruxelles e poche ore dopo l’annuncio di Berlino di voler mettere in campo uno scudo da 200 miliardi per calmierare i prezzi delle bollette in Germania, Mario Draghi interviene con forza per chiedere ai partner europei di mostrare “compattezza, solidarietà e determinazione” per affrontare “la minaccia comune dei nostri tempi”.  

 

Crisi energetica in Europa, dichiarazione del Presidente Draghi ⤵️https://t.co/p5MZEEyVD1 pic.twitter.com/c9b9UrmJ6H

— Palazzo_Chigi (@Palazzo_Chigi)
September 29, 2022

 

“La crisi energetica richiede da parte dell’Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese – dice Draghi – di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l’Europa di fronte all’emergenza. Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali – proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”, aggiunge.

Ci sono stati contatti sull’argomento fra il premier Mario Draghi e Giorgia Meloni 

Poche ore dopo le parole del premier, anche Giorgia Meloni, leader di FdI e presidente del Consiglio ‘in pectore’ diffonde una nota per chiedere alla Ue di “dare una risposta immediata” “alla sfida epocale della crisi energetica”. E aggiunge che “nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario”. Il riferimento alla Germania anche qui non è esplicito, ma sembra chiaro.

 

La decisione della Germania sul gas conta più di tutte le parole critiche sull’Europa sentite negli ultimi 10 anni, perché è un atto, preciso, voluto, non concordato, non condiviso, non comunicato, che mina alla radice le ragioni dell’Unione.

— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto)
September 29, 2022

 

Sul tema del price cap al prezzo del gas si gioca una partita decisiva in Europa e il confronto tra i 27 e la Commissione europea. Da quindici Paesi, tra cui Italia e Francia, arriva la richiesta esplicita di fissare un tetto generalizzato a tutto il gas importato dall’Unione, russo e non, da gasdotto e liquefatto.

Ma palazzo Berlaymont oppone un secco ‘no’. “E’ una proposta radicale, troppo rischiosa e troppo complicata da attuare”, sostengono i funzionari dell’esecutivo Ue. Per Bruxells la strada da seguire, anche se la proposta non è ancora stata formalizzata, è quella di due price cap alternativi e complementari tra loro: uno che riguarda solo il gas che arriva dalla Russia, il secondo, piu’ sulla carta, riguarda un tetto amministrativo al metano che concorre alla formazione del prezzo dell’elettricita’. Cosi’ la bolletta sarebbe piu’ leggera (o meno pesante) per i consumatori finali ma i fornitori verrebbero comunque pagati al prezzo di mercato. La differenza la verserebbero gli Stati, mettendo mano ai portafogli nazionali.

Una proposta che però non piace a molte cancellerie, già in affanno con i conti pubblici.

A cominciare dalla Germania, che nel pomeriggio annuncia un maxi-manovra da duecento miliardi di euro che prevede anche un price cap amministrativo sul gas in bolletta. Una posizione, quella di Berlino, che irrita Draghi che a stretto giro, senza citare il governo tedesco Berlino, diffonde la sua nota molto ferma: “Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali – proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”.

AGI – Si chiamano unicorni mica per caso. Incontrare la creatura leggendaria con il corpo di cavallo sarà impossibile, ma trovare una startup che valga un miliardo di dollari è (quasi) altrettanto difficile. In Italia, poi, ancora di più: quelle che ce l’hanno fatta a entrare nel “club degli unicorni” sono due, forse tre (a seconda di quanto si voglia allargare il perimetro delle definizioni).

Satispay entra nel club

Ce l’ha fatta Satispay, il sistema di pagamenti digitali fondato da Alberto Dalmasso, Samuele Pinta e Dario Brignone nel 2013, quando avere un unicorno italiano era al limite dell’impensabile. Da zero a un miliardo in meno di dieci anni. 

Il definitivo salto è arrivato grazie a un round d’investimento (il quarto, serie D) da 320 milioni di euro guidato dal venture capital statunitense Addition. Il londinese Greyhound Capital, investitore già nel 2018, ha incrementato la propria quota. E resta nel capitale di Satispay anche chi era entrato alla fine del 2020 con un round serie C da 93 milioni: tra gli altri, Tencent, Mediolanum e Block (la ex Square, fondata e presieduta dal padre di Twitter, Jack Dorsey).

Italy’s Satispay raises €320M at a €1B+ valuation with backing from Block, Tencent and more for its indy payment network https://t.co/fSvUx0ji7M by @ingridlunden pic.twitter.com/Gbwy9O8sP6

— TechCrunch (@TechCrunch)
September 28, 2022

I numeri di Satispay: con l’ultimo round arriva a una raccolta complessiva di 450 milioni, ha 3 milioni di clienti, 200 mila esercenti convenzionati, 3 miliardi di volumi transati, 300 dipendenti che – anche grazie alla nuova liquidità – dovrebbero raddoppiare nel giro di un anno e mezzo. Obiettivo, espresso sia dal ceo Dalmasso che dai vertici di Addition: espandersi in Francia, Germania e Lussemburgo per rendere Satispay il sistema di pagamenti mobile più usato in Europa.

.@AlbertoDalmasso: “In the last two years, we have experienced exceptional growth, bringing in a lot of additional talent to our teams, helping us transform Satispay into a bigger, more structured competitive reality.” #satisunicorn #doitsmart pic.twitter.com/r76xpXAbuA

— Satispay (@satispay)
September 28, 2022

L’altro unicorno: Scalapay

L’altro unicorno italiano è Scalapay. Stessa città (Milano) e stesso universo di Satispay (il fintech) ma applicazioni diverse. Scalapay è un metodo di pagamento che permette di acquistare subito (sia online che nei negozi fisici) e pagare a rate senza interessi. La sua crescita è stata clamorosa: fondata nel 2019 da Simone Mancini e Johnny Mitrevski, ha ottenuto un primo round da 155 milioni nel 2021 (guidato dalla statunitense Tiger Global) ed è diventata unicorno lo scorso febbraio, grazie a un mega finanziamento da 497 milioni di dollari, arrivati – tra gli altri – da Tencent e dalla newyorkese Willoughby Capital.

Gli altri italiani (o quasi)

La lista sarebbe più lunga se si considerassero gli unicorni nati in Italia, come Depop, incubata da H-Farm ma volata a Londra prima di essere acquisita da Etsy, o fondati da italiani all’estero, come King (la società che ha creato Candy Crush), di Riccardo Zacconi.

Ad andare un po’ più indietro nel tempo, ci sarebbe anche un altro unicorno, nato quando ancora non si parlava né di creature mitologiche né di startup: Yoox. L’e-commerce è stato fondato da Federico Marchetti nel 2000 e si è quotato nel 2009. Nel 2015 si è fuso con Net-A-Porter, per poi essere assorbito dal gruppo Richemont nel 2018 (poco prima del delisting) con un’Opa che assegnava alla società un valore di 5,3 miliardi di euro.

Yoox non viene però annoverato ufficialmente tra gli unicorni, per questioni che potremmo definire generazionali. Una delle prime tracce conosciute del club, infatti, è un articolo di TechCrunch del 2013 in cui il fondatore di Cowboy Ventures, Aileen Lee, definiva gli unicorni come “compagnie software con sede negli Stati Uniti, nate dopo il 2003 e con una valutazione da un miliardo di dollari”.

Secondo Lee, solo lo 0,7% delle imprese di software sostenute da un ventura capital diventa unicorno. Al di là delle percentuali (che contano quanto un rilievo a spanne fatto un decennio fa) e dei confini statunitensi, la definizione escluderebbe Yoox. D’altro canto, non c’è una definizione ufficiale di unicorno. Secondo CBInsight, si tratta di “compagnie private con una valutazione superiore al miliardo di dollari”. Chi si quota, dunque, smette di essere startup o scaleup ed esce dal club (come ad esempio Facebook, Google e tante altre).

Stando a questa lassificazione, CBInsight individua al momento 1.194 unicorni in tutto il mondo, inclusi Satispay e Scalapay. Due italiani, decisamente pochi rispetto ai 29 tedeschi e ai 24 francesi, ma anche meno degli otto svedesi e dei quattro spagnoli. Non è una novità che il mercato del venture capital italiano abbia un ritardo da colmare, ma il fatto che i due unicorni “ufficiali” abbiano raggiunto tale status nel giro di pochi mesi fa ipotizzare l’ingresso nel club di nuovi membri. I candidati non mancano.

Presto unicorni: i soonicorn

Secondo un rapporto di i5invest pubblicato lo scorso gennaio, in Europa c’erano 257 “soonicorn”, cioè startup o scaleup destinate a diventare unicorni presto, nel giro di un paio d’anni. Oltre a Scalapay e Satispay – nel frattempo già entrate nel club – il report indicava altre quattro società con sede in Italia. 

Casavo, piattaforma online che semplifica la compravendita di immobili, a luglio ha ottenuto un round d’investimento da 100 milioni, abbinato a linee di credito per altri 300. Prima Assicurazioni è stata la prima startup italiana a ottenere – nel 2018 – un round a tre cifre: 100 milioni di euro tondi.

Musixmatch ha già ricevuto un forte riconoscimento dal mercato: nel capitale della società, fondata da Max Ciociola e diventata il più grande catalogo per creare e condividere testi di brani musicali, a luglio è entrato con una quota di maggioranza TPG Growth, fondo che fa capo a uno dei giganti del private equity mondiale.

Il quarto soonicorn era BrumBrum, mercato dell’auto online. La sua corsa verso il club, però, è già terminata: all’inizio del 2022 è stata acquisita e assorbita dalla britannica Cazoo per 80 milioni di euro. Ma adesso, dopo aver speso per espandersi, la capogruppo ha cambiato strategie e deciso di rifugiarsi nel solo mercato interno. Di fatto, BrumBrum (diventata Cazoo Italia) è destinata a chiudere.

In una recente analisi, il Club degli Investitori ha ripreso il rapporto di i5invest, allargando però il perimetro di ciò che è italiano alle società fondate da italiani. Ne viene fuori una lista di 15 soonicorn, cinque dei quali con sede operativa e legale all’estero: oltre a Casavo, Prima Assicurazioni e Musixmatch, “potrebbero raggiungere nei prossimi anni il traguardo di unicorno” Yolo, Genenta Science, Credimi, Enthera, Roboze, D-Orbit, Everli, Planet Smart City, Newcleo, Soldo, MMI – Medical Micro Instruments e Moneyfarm.

 

 

AGI –  Matteo Salvini continua nell’operazione compattezza avviata dopo la discesa sotto il 9% alle Politiche.

Nel giorno in cui Roberto Maroni candida Luca Zaia alla guida del partito (o comunque qualcuno con il “suo profilo”), il segretario leghista va avanti per la sua strada e incontra per un’ora e mezza i parlamentari.

Invitati a mettere da parte i telefonini all’ingresso della sala Umberto a Roma e soprattutto a evitare dichiarazioni che potrebbero creare tensioni, l’incontro con i neo eletti ha l’obiettivo di consolidare l’unità del movimento attorno al suo capo. “Non credete a quello che scrivono i giornali” è il ‘mantra’, riferito sia alle ricostruzioni su tensioni interne che alle divergenze nel centrodestra sulla formazione del governo.

Il segretario del partito di via Bellerio continua dunque a chiedere coesione. Non solo all’interno dei gruppi. Perché nel partito, sotto traccia, c’è fibrillazione sia riguardo al tema dei congressi che sul dopo-voto. Si guarda innanzitutto alle mosse in Veneto e in Friuli. Sia Zaia che Massimiliano Fedriga restano ‘sorvegliati speciali’ dei salvininiani. “Ho già detto che il mio cuore è in Veneto”, ha tagliato corto oggi il governatore veneto, rispondendo a chi – a Trieste, dove ha partecipato a un evento con Fedriga – chi gli chiedeva se intendesse fare il segretario della Lega. “Ma che staffetta con Salvini – ha aggiunto -. Massimiliano è un bravissimo governatore. Io spero, ma so che lo vuol fare, che si candidi ancora. Ci sarà la sua candidatura e ci sarà un’altra occasione di governo da parte di una persona per bene di questa magnifica Regione”.

Il primo banco di prova della tenuta dei rapporti si avrà nella fase di composizione della squadra di governo. Salvini ha promesso “condivisione” delle scelte con i governatori. E si vedrà nei prossimi giorni se manterrà l’impegno, o se i presidenti di Regione torneranno a lamentare di non essere stati coinvolti nelle decisioni come avvenuto in occasione della composizione delle liste.

I congressi

Il capo della Lega ha avviato il percorso già da mesi. Dopo la sollecitazione fatta martedì dai governatori in consiglio federale, ha accelerato la convocazione. Ma comunque si tratta di una organizzazione non facile che interessa centinaia di sezioni, cittadine e provinciali, che necessita di un impegno notevole da parte di militanti e dirigenti locali. I congressi regionali – è stato annunciato – dovrebbero tenersi entro fine gennaio, dopo quelli cittadini e provinciali. In Veneto i tempi dovrebbero essere rispettati e si va verso una candidatura dell’assessore Roberto Marcato contro l’attuale commissario Alberto Stefani. Mentre in Lombardia, il voto regionale (la legislatura scade a marzo) potrebbe rinviare il congresso. Un eventuale posticipo, anche a maggio se vi fosse l’election day con le Amministrative, potrebbe aumentare i malumori in Regione. 

Stop alle polemiche

 L’obiettivo dei vertici del partito di via Bellerio è quello di mettere a tacere le polemiche. In questo senso è servita la foto dell’incontro tra Salvini e Giancarlo Giorgetti che si è tenuto al termine della riunione con i parlamentari. Il ministro dello Sviluppo economico nei giorni scorsi si è sfilato da qualsiasi incarico di governo, soprattutto dopo che Guido Crosetto di FdI ha fatto sapere che Giorgia Meloni cerca discontinuità di uomini rispetto al governo precedente. 
La segreteria leghista si aspetta – sottolinea un ‘big’ del partito – dei segnali di unità da parte di tutti, ministri e governatori devono fare squadra. L’anno prossimo si vota in Friuli con Fedriga che punterebbe alla riconferma ma c’è chi non nasconde la possibilità che di fronte ad eventuali spaccature non possa essere questa la strada da percorrere. Il sospetto emerso nei giorni scorsi è che in Veneto e in Friuli non ci sia stato lo stesso impegno in campagna elettorale profuso in altre regioni. “Si può replicare pure il loro atteggiamento di distanza”, è la riflessione di un esponente del partito. Mentre in Lombardia prosegue la raccolta firme per chiedere congressi al più presto. E proprio in Lombardia è aperta la questione del candidato alla Regione, con Letizia Moratti a rappresentare una spina nel fianco di Attilio Fontana. Ed è così che qualche big leghista è tornato a suggerire il nome di Giorgetti come candidato a Palazzo Lombardia, nel caso quest’ultimo non entri, come pare, nella squadra di governo.

Un ruolo ‘di peso’

Intanto, continua il ‘pressing’ su FdI e Meloni perchè sia assegnato un ruolo “di peso” a Salvini nel futuro governo. “Il blocco degli sbarchi sarà una nostra priorità”, ha insistito anche oggi il segretario leghista, non nascondendo le sue ambizioni sul Viminale.

L’assemblea dei parlamentari – ha fatto sapere la Lega – “in blocco ha chiesto al segretario di tornare al governo per occuparsi di sicurezza e immigrazione”. Nella riunione a porte chiuse  sono arrivati “cori e applausi” per Salvini, si è sottolineato, sempre rispetto alla riunione a porte chiuse, che ha segnato il debutto di alcune new entry come Antonio Angelucci, che ha fatto il suo ingresso scortato da due bodyguard di colore. Mentre a Montecitorio, alla stessa ora, sfilava la delusione e l’imbarazzo dei non rieletti che, arrivati per sbrigare le ultime questioni burocratiche, accennavano, alla buvette, il ritornello della canzone dei ‘trombati’ contro Leonardo da Vinci, colpevole di aver inventato il paracadute (a salvare i ‘paracadutati’). 

“Finora nessuno ha ritenuto necessario occuparsi del duplice talento di Kafka, osservare il parallelismo delle due visioni, di disegnatore e di narratore. Così come nella scrittura, anche nei disegni Kafka è un realista assai scrupoloso… e al tempo stesso il creatore di un mondo fantastico”. Con queste parole Max Brod, amico dello scrittore praghese, al quale questi lasciò i suoi scritti e i suoi disegni che chiamava “scarabocchi” perché li distruggesse – cosa che fortunatamente non fece – apre uno squarcio inedito sulla figura di Kafka. Alla sua morte, Brod pubblicò solo un numero ristretto di disegni: la maggior parte restò chiusa in una cassetta di sicurezza, prima Tel Aviv e poi a Zurigo. Quando morì, Max Brod lasciò i disegni di Kafka alla sua segretaria Ester Hoffe e alla morte di quest’ultima nel 2007 tutto il materiale conservato nelle cassette di sicurezza svizzere passò alla Biblioteca nazionale di Israele dopo un lungo processo. Nelle cassette erano contenuti manoscritti che negli anni era già stati pubblicati oltre a molti disegni, 150 in tutto, molti dei quali inediti.

Ora tutti questi “scarabocchi” di Kafka, conservati da Max Brod che li ha salvati dalla barbarie nazista e li ha portati con sé prima in Israele e poi Svizzera, sono pubblicati per la prima volta in Italia in un prezioso volume dal titolo ‘I disegni di Kafka’ a cura di Andreas Kilcher e pubblicato da Adelphi Edizioni (pagg. 367 – euro 48) accompagnato da una nota di Roberto Calasso. Il volume, realizzato a mo’ di catalogo, è costituito da tre parti: un’introduzione seguita dalla parte principale dove sono illustrati tutti i disegni di Kafka che sono arrivati fino a noi, cui si collegano i testi esplicativi proposti nella terza parte. Il criterio di ordine delle illustrazioni è cronologico: la maggior parte risale al periodo compreso tra il 1901 e il 1907 e si tratta spesso di disegni a cui non si accompagnano testi e spesso sono privi di firma. C’è poi un gruppo più ristretto di disegni, connesso a lettere, diari, taccuini, appunti risalenti al periodo 1909-1924. Il terzo gruppo è costituito dalle figure ornamentali, che nascono al processo di scrittura.

I disegni di Kafka vengono riprodotti a colori e generalmente le dimensioni sono quelle dell’originale (scala 1:1). Si tratta in molti casi di figure stilizzate, quasi dei bozzetti, disegni nei quali il grande scrittore sembra lasciare andare la mano e farla guidare dall’istinto puro. Non mancano comunque ritratti e figure più definiti che denotano una discreta capacità artistica in Kafka. Capitolo a sé merita il quaderno dei disegni anch’esso del periodo 1901-1907 dove l’autore della ‘Metamorfosi’ alterna figure definite ad altre appena abbozzate ad altre ancora quasi astratte.

Ci sono poi una serie di disegni realizzati su foglietti poco più grandi di un francobollo in cui vengono rappresentati in maniera estremamente stilizzata uomini in varie posizioni. Al termine del libro un saggio di Andreas Kilcare dal titolo ‘Disegnare e scrivere in Kafka’ fa un’analisi di questi disegni con riferimento anche alle influenze che lo scrittore ceco deve aver avuto nella sua vita, dalle stampe giapponesi alle opere del pittore e scrittore austriaco Alfred Kubin (che gli presentò Max Brod). Kilcare scrive che i disegni di Kafka, di cui lui stesso avrebbe detto “I miei scarabocchi sono un tentativo di magia primitiva che ho ripetuto più volte ma è sempre fallito”, devono “essere presi sul serio nella loro ambizione figurativa e nella loro espressione artistica“. Poi aggiunge: “Non sono enigmatici geroglifici, bensì movimenti di una mano che disegna senza ispirarsi a modelli o scuole, e lo fa quindi liberamente in assenza di vincoli“.

@andreacauti

AGI – Quali conseguenze avranno l’inflazione e la crisi dei chip sul mercato dell’elettronica di consumo? L’obsolescenza programmata ci ha abituati (o, meglio, fatto rassegnare) alla sostituzione frequente degli elettrodomestici e di strumenti come smartphone, computer e tablet, ma la carenza di componentistica e l’aumento dei costi per famiglie e imprese rischia di renderla insostenibile.

I produttori lo sanno e per questo all’IFA di Berlino, la fiera in cui si mette in mostra lo stato dell’arte della tecnologia di consumo, si è molto parlato di risparmio energetico, di case connesse e di domotica nel suo complesso, ma non di aumento dei costi dei prodotti. Non ancora, almeno.

Il costo degli smartphone

“Ci saranno sempre nuove sfida da affrontare” ha detto Billy Zhang, president of Overseas sales and services di Oppo, che a Parigi ha presentato il suo nuovo smartphone di fascia media, il Reno 8, “noi consideriamo la user experience alla base dei nostri prodotti, a prescindere da come va l’economia. Se i prezzi dei componenti aumenteranno, allora aumenteranno anche i prezzi degli smartphone, ma quello che importa è l’obiettivo dell’azienda: se competere nel mercato o rendere migliore l’esperienza dell’utente.  Noi, ad esempio, destiniamo 50 milioni di yuan alla ricerca e allo sviluppo”. E per questo, ad esempio, si pensa di allungare la vita di uno smartphone garantendo gli aggiornamenti per un periodo più lungo.

Ma, al di là delle buone intenzioni, anche colossi come la cinese Oppo devono fare i conti con le complicazioni lungo la supply chain e la carenza degli approvvigionamenti. Specie sul fronte dei microchip. “La situazione sta migliorando” assicura Zhang, “non vediamo un problema di carenze all’orizzonte”.

Altrettanto sicuro si è mostrato Roger Liyun, general manager Honor Italia, che all’Ifa ha presentato il nuovo smartphone di fascia media, l’N70. “Non prevediamo problemi di approvvigionamento” ha detto, “Anche per questo contiamo di portare avanti senza rallentamenti il nostro piano di lancio sul mercato europeo”.

Le conseguenze sulla casa connessa

Ma il problema dell’aumento dei costi – possibile o probabile che sia – non riguarda solo uno strumento ad alta tecnologia come lo smartphone, che in media gli italiani cambiano ogni due-tre anni (anche perché poi cominciano i problemi con gli aggiornamenti di sistema e di sicurezza) ma anche l’elettronica di consumo: dalle lavatrici ai condizionatori. “Ci auguriamo che l’impatto sui prezzi, che abbiamo valutato intorno al 10%, ci sia già stato”, ha detto Emanuele De Longhi, capo del marketing di Samsung, “per quanto riguarda la crisi dei chip, bisogna riflettere sulle soluzioni possibili per affrancarci da questa schiavitù, per evitare che succeda quello che abbiamo visto accadere nell’automotive: ossia che la richiesta sia superiore alla disponibilità”.

Eventuali ritardi nelle consegne nel mondo dell’elettronica di consumo comporterebbero un danno non solo economico, ma anche tecnologico, allungando quel gap nello sviluppo della casa connessa su cui le aziende puntano non solo per rivitalizzare il mercato, ma anche per mettere a disposizione dei clienti funzionalità in ottica di risparmio energetico e sostenibilità.

“Al momento non ci sono problemi di forniture” ha assicurato Piergiorgio Bonfiglioli, direttore marketing IoT di Haier Europa, altra azienda che ha investito molto sull’Internet delle cose come “educatore alla sostenibilità” grazie, ad esempio, al dialogo tra le macchine e il gestore dell’energia elettrica per un’ottimizzazione automatica degli usi e dei consumi.

AGI – Il certificato di morte di Elisabetta II indica che l’anziana monarca è morta di vecchiaia. Secondo il certificato pubblicato dal Records Office of Scotland, la regina è deceduta per “l’età avanzata” l’8 settembre alle 15:10 ora locale (18:10 ora italiana). La regina Elisabetta, che è morta in Scozia all’età di 96 anni, ha lasciato il trono al suo primogenito, Carlo, diventato re con il nome di Carlo III; sua moglie Camilla ha ottenuto lo status di regina consorte. 

AGI – Un nuovo sistema di Intelligenza Artificiale che consentirà alle persone di trasformare le informazioni di testo in brevi video. Si chiama Make-A-Video, è frutto delle ricerche di Meta AI sulla tecnologia generativa e ha il potenziale di aprire nuove opportunità per creator e artisti.

Ad annunciarlo il Ceo di Meta Mark Zuckerberg in un post su Facebook. “Make-A-Video – ha spiegato Zuckerberg – si basa sulla tecnologia per la generazione di immagini AI (compreso il nostro progetto Make-A-Scene realizzato all’inizio di quest’anno) a cui aggiunge un livello di apprendimento non assistito, che consente al sistema di comprendere il movimento nel mondo fisico e di applicarlo alla tradizionale generazione di testo-immagine”.

Il sistema, ha spiegato la società, è in grado di apprendere “come è fatto il mondo da dati di testo associati a immagini e di capire come si muove il mondo da filmati senza alcun testo associato”.

Make-A-Video segue l’annuncio fatto all’inizio dell’anno di “Make-A-Scene, un metodo di IA generativa multimodale che offre alle persone un maggiore controllo sui contenuti generati dall’IA che creano. Con Make-A-Scene – ha precisato la società di Palo Alto – abbiamo dimostrato come le persone possono creare illustrazioni fotorealistiche e arte di qualità narrativa utilizzando parole, righe di testo e disegno a mano libera”.

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