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Retrocessione in serie B, maxi multa oppure permanenza in serie A con la decurtazione di punti. Sono queste le varie ipotesi che potrebbero colpire Parma e Chievo domani in occasione dell'udienza presso il Tribunale Nazionale Federale della Federcalcio. La società emiliana è accusata dalla Procura della Figc di illecito sportivo, quella veronese di plusvalenza fittizie. La Società A.C.Chievo Verona "ribadisce con fermezza di sentirsi estranea alle contestazioni ricevute dalla Procura Federale della Figc, avendo sempre agito nel pieno rispetto delle norme federali" e di "riporre massima fiducia nelle decisioni della magistratura sportiva e si riserva di agire in tutte le sedi competenti contro qualsiasi iniziativa che possa ledere l'immagine del club".

Il Chievo è accusato dalla Procura federale di aver effettuato scambi di giocatori con il Cesena. A quanto pare, le due società si sarebbero scambiati trenta calciatori e da qui sarebbero generate plusvalenze fittizie per oltre 25 milioni di euro, stando all'accusa della Procura federale.

Diversa l'accusa mossa dal Procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro nei confronti del Parma. Al centro della vicenda ci sarebbe l'attaccante Emanuele Calaiò accusato di aver violato l'articolo 7, commi 1 e 2 del Codice di giustizia sportiva. In particolare, quattro giorni prima dell'incontro del 19 maggio scorso valevole per la serie B tra Spezia (società nel quale militava fino al 2016) e Parma, il giocatore avrebbe inviato alcuni messaggi con l'applicativo Whatsapp a due colleghi avversari liguri, Filippo De Col e Claudio Terzi per un minor impegno agonistico. Il tutto era finalizzato alla promozione del Parma in serie A. Fini' 2 a 0 per la squadra parmense e automatica, grazie al pareggio tra Foggia e Frosinone, e' stata la promozione nella massima serie del calcio italiano.

“L’uscita dall’euro non è nel programma di governo”: lo ha assicurato il vice premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nella conferenza stampa tenuta a Mosca. “È una moneta senza popolo e banca che non ha precedenti nella storia dell’uomo – ha aggiunto Salvini – ma dobbiamo lavorare in questa realtà, con la moneta corrente e con gli strumenti in possesso, rivedendo alcuni trattati e norme come il bail in”.

Per chi ama il calcio non è ancora tempo di andare in ferie. Dopo l’atto conclusivo del mondiale in Russia è arrivato il momento di ritirare fuori la sciarpa azzurra e tornare a tifare per la Nazionale. Oggi, in Finlandia, scatta l’Europeo Under 19 con l’Italia intenzionata a giocarsi le sue chance per il titolo. Quello sfuggito due anni fa, in finale, contro la Francia di un giovanissimo e già travolgente Mbappé. Quella del 2016, allenata da Paolo Vanoli, era la squadra di Meret, Barella, Locatelli e Cutrone. Giocatori che nel giro di due anni sarebbero diventati dei calciatori capaci di fare la differenza anche ad alto livello.

I nuovi azzurrini

La prima novità è in panchina. A guidare i ragazzi, nati nel biennio 1999-2000, c’è Paolo Nicolato che nel 2014, grazie a una cavalcata memorabile, condusse il Chievo alla vittoria dello scudetto Primavera. Tra i convocati spicca per la porta il nome di Plizzari, portiere del Milan che vanta già una buona esperienza in Serie B con la Ternana, e per la difesa quelli di Bettella e Bellanova, difensori di cui si dice un gran bene.

A centrocampo occhi puntati su Nicolò Zaniolo, arrivato alla Roma dall’Inter nell’affare Nainggolan e Filippo Melegoni che molti, per movenze e look, già paragonano a Pirlo. I due nomi forti dell’attacco azzurro hanno meno bisogno di presentazioni visto che sono reduci da un’ottima stagione: lo juventino Moise Bioty Kean e il beneventano Enrico Brignola. Il primo, dopo il prestito a Verona, potrebbe iniziare la stagione all’estero, visto che sulle sue tracce ci sono club come Monaco, Leganes e Lipsia. Il secondo, invece, potrebbe seguire De Zerbi, suo allenatore in Campania, al Sassuolo. I due saranno affiancati da Andrea Pinamonti, uno dei prospetti più interessanti usciti dalla prolifica cantera dell’Inter. Insomma, nonostante qualche assenza, quella dell’atalantino Bastoni su tutti, ci sono le premesse per puntare a qualcosa di importante.

La formula del torneo

Alla fase finale dell’Europeo si sono qualificate 8 squadre divise in due gironi. L’Italia è stata inserita nel gruppo A con Finlandia, Portogallo e Norvegia. Nel gruppo B si affronteranno Francia, Inghilterra, Ucraina e Turchia. Si qualificano alle semifinali le prime due del girone ma è fondamentale non arrivare ultimi perché le terze classificate si giocheranno lo spareggio decisivo per decidere la quinta e ultima partecipante al mondiale del 2019 in Polonia.

Le rivali (e come seguire la nazionale in tv)

Sono molte le insidie che attendono gli azzurrini. L’esordio di oggi contro i padroni di casa sarà il primo test per capire la tenuta mentale e fisica dei calciatori di Nicolato. Oltre ad affrontare il tifo dei sostenitori locali, c’è da sottolineare come in Finlandia il campionato sia già iniziato e come molti dei giocatori abbiano già nelle gambe diverse partite. Giovedì ci sarà il big match con il Portogallo, finalista nella passata edizione e ambizioso candidato per la vittoria finale. Ultimo scoglio, domenica 22 luglio, contro la Norvegia, con la speranza di aver già chiuso il discorso qualificazione. Tutte le gare sono trasmesse su Raisport. Nel girone B l’attenzione è rivolta ai campioni in carica dell’Inghilterra e alla Francia dei mille talenti.

Una lunga attesa

Sono 15 anni che l’Italia attende di tornare sulla vetta d’Europa. L’ultima vittoria risale al 2003. Era la Nazionale di Berrettini con in campo Aquilani, Lodi e Pazzini. Si giocava in Liechtenstein e nel girone eliminatorio c’erano Norvegia e Portogallo, quest’ultima superata poi anche in finale. Precedenti che fanno ben sperare, almeno per la cabala. Da allora l’Italia ha giocato altre due finali, nel 2008, contro la Germania (1-3) con Raggio Garibaldi, Paloschi e Bonaventura in campo e, come detto, nel 2016 (0-4). Due sconfitte nette che gridano vendetta.

È oggi disponibile anche in Italia atezolizumab, la prima immunoterapia anti-PD-L1 sviluppata da Roche e approvata da AIFA per il trattamento in monoterapia di pazienti adulti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico, precedentemente sottoposti a chemioterapia. La pubblicazione della determina AIFA del 14 luglio in Gazzetta Ufficiale rende di fatto atezolizumab, anticorpo monoclonale pensato per interferire con la proteina PD-L1, ora prescrivibile nel nostro Paese.

Il tumore al polmone, di cui la tipologia NSCLC rappresenta l'85% dei casi, rimane, ancora oggi, una delle neoplasie più complesse che gli oncologi si trovano ad affrontare, responsabile ogni anno di 1.6 milioni di decessi al mondo. Atezolizumab rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo delle immunoterapie: la molecola ha ottenuto lo status di Farmaco Innovativo dall'AIFA, grazie ai dati dello studio di fase II POPLAR e dello studio di fase III OAK che hanno mostrato come sia in grado di assicurare una maggiore sopravvivenza rispetto al trattamento con docetaxel.

"Atezolizumab rappresenta un'evoluzione nell'ambito degli anticorpi monoclonali, classe di farmaci che ha rivoluzionato la pratica clinica dei tumori, essendo il primo anti PD-L1 con un'elevata componente di innovazione biotecnologica" spiega Fortunato Ciardiello, Professore Ordinario di Oncologia Medica e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e, attualmente, Past President di ESMO (European Society for Medical Oncology).

Arrivato a Torino domenica pomeriggio a bordo di un piccolo aereo privato proprio mentre a Mosca erano in campo Francia e Croazia per la finale dei Campionati del mondo, Cristiano Ronaldo oggi ha un'agenda molto fitta per il suo primo vero giorno alla Juventus. Vistite mediche, incontro con la squadra, pranzo e conferenza stampa nel pomeriggio, prima di ripartire per qualche altro giorno di meritata vacanza dopo i Mondiali in Russia. Un giorno importante, quasi emozionante, per i tifosi bianconeri, che avranno modo di prendere contatto col calciatore più forte del mondo che nei piani della società potrebbe risultare decisivo per la conquista della prossima Champions League.

Ore 10.20 Primo, vero contatto tra Cristiano Ronaldo e i suoi nuovi tifosi della Juventus. Il centravanti portoghese, prima di sottoporsi alle visite di rito al "J Medical", ha firmato decine di maglie ai fan bianconeri, che hanno intonato il coro "Oh Ronaldo, portaci la Champions". Cr7 ha visitato il centro sportivo della squadra, quindi pranzerà con i vertici societari. Alle 18.30 la presentazione ufficiale dinanzi la stampa.

Ore 10.10 Cinque dipendenti dello stabilimento di Melfi del gruppo Fca, lo 0,3% del totale, hanno scioperato oggi in relazione all'ingaggio di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus. Lo comunica un portavoce del gruppo. "Anche oggi a Melfi, come era già capitato venerdì scorso a Pomigliano – si afferma – le iniziative di protesta promosse in tema calcistico sono state un clamoroso flop. Soltanto 5 dipendenti hanno scioperato su circa 1.700 presenti al primo turno. La percentuale di adesione è stata dello 0,3%. È l'ennesima conferma che i lavoratori di Melfi e Pomigliano hanno capito perfettamente che si trattava di proteste strumentali promosse da sigle di nessuna rappresentatività reale o da singole persone che avevano come unico scopo quello di farsi pubblicità per fini personali. L'eco che hanno avuto queste agitazioni e' stato enormemente sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti che caratterizza il rapporto lavoratori-Azienda nei due impianti".

Ore 8,40 Centinaia di persone si sono ritrovate stamattina al "J Medical" dell'Allianz Stadium, dove a breve Cristiano Ronaldo sosterrà le visite mediche. I tifosi hanno affollato la zona antistante l'ingresso del centro medico bianconero, dopo aver passato i severi controlli di sicurezza, con gli addetti che hanno sequestrato flaconi spray. Dopo le visite mediche, il campione portoghese dovrebbe visitare il centro sportivo juventino, quindi alle 18.30 l'attesa conferenza stampa di presentazione, a cui parteciperanno centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. 

Il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, in un'intervista a La Verità, ribadisce che non esiste un piano B di uscita dell'Italia dall'Euro e propone l'utilizzo dei 50 miliardi di avanzo con l'estero per un mega-piano di investimenti. "Preferisco parlare del piano A – ha spiegato al giornale diretto da Maurizio Belpietro – cioè della nostra azione di governo, di come l'Italia può restare nell'Ue e, di conseguenza, di come questa possa sopravvivere".

Il piano A, aggiunge, "si compone di due parti. La prima: quale politica economica il governo si prefigge di seguire? E la seconda: quali richieste rivolge all'Ue per realizzar e tali obiettivi".

Sulla politica economica del governo, Savona spiega che "l'Italia da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera. Tale avanzo non puo' essere attivato, cioe' non possiamo spendere, per l'incontro tra i vincoli di bilancio e e di debito dei Trattati euro".

"L'avanzo estero di quest'anno è al 2,7% del Pil, per un valore complessivo di circa 50 miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna". Di fatto la proposta di Savona rappresenta un ribaltamento della posizione Ue. Secondo il ministro "sarebbe meglio se l'Ue proponesse, nel reciproco interesse, un piano di investimenti di tale importo, la crescita del Pil che ne risulterebbe potrebbe consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di Flat Tax, salario di cittadinanza e revisione della legge Fornero, senza aumentare né il disavanzo pubblico, né il rapporto debito pubblico/Pil su base annua". "Il problema è la cadenza temporale dell'operazione non la capacità di attuarla. Esiste una possibilità tecnica, occorre una volontà politica di rispettare tempi e dimensioni delle operazioni". 

Leggi sulla Verità la versione integrale dell'intervista.

“Se mi vogliono cacciare, mi caccino. Io, però, resto al mio posto”. È il Corriere della Sera a riportare il pensiero di Tito Boeri, presidente dell’Inps da ieri pesantemente sotto attacco del governo. Citando persone a lui vicine che gli hanno parlato nelle ultime ore, il Corriere racconta di un Boeri deciso a dar battaglia.  “Incredibile, da Tria non me l’aspettavo”, avrebbe detto il presidente dopo aver letto il comunicato con cui, domenica mattina, il ministro dell’Economia e quello del Lavoro, hanno preso le distanze dall’ormai nota relazione tecnica contenuta nel testo finale del Decreto Dignità (firmata dall’Inps), nella quale si ipotizzano posti di lavoro persi.

Leggi qui: Il duro scontro tra Boeri, Salvini, Di Maio e Tria, spiegato per argomenti

“Se la Ragioneria generale dello Stato avesse avuto delle perplessità su quelle stime, poteva contestarle, chiederci un approfondimento come avviene spesso. E invece ha proceduto alla bollinatura, facendole proprie”. Le parole di Boeri riportate dal quotidiano di via Solferino arrivano dopo una ‘domenica bestiale’ vissuta dal numero uno dell’Istituto nazionale di previdenza. È stato Matteo Salvini a chiedere le sue dimissioni.

“Se uno studente impreparato viene promosso, la responsabilità non è solo dello studente che non ha studiato ma anche del professore che lo promuove”, avrebbe detto Boeri che naturalmente chiama in causa la Ragioneria generale che ha letto e approvato quella relazione tecnica. Ed è per questo che, nel suo comunicato di replica, parla di attacco alla “credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici”. “Non solo l’Inps ma anche la Ragioneria – scrive il Corriere –  Se l’errore c’è, la responsabilità è di tutte e due. Ma, più semplicemente, secondo Boeri l’errore non c’è. Anzi, il presidente dell’Inps rivendica quella stima, la definisce "relativamente ottimistica". Ma a patto di saperla leggere bene.

Se invece di urlare al complotto avessero letto bene quello che c’è scritto nella relazione, avrebbero avuto tutti gli strumenti per rispondere agli attacchi dell’opposizione”.

"Siamo ai limiti del negazionismo economico – aveva detto già ieri a caldo il presidente – Il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un'economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell'occupazione. È difficile stabilire l'entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione".

Scrive il Corriere: “Il punto è che adesso Boeri, mandato in scadenza a febbraio, sembra non avere più sponde. Con Matteo Salvini, che lo vorrebbe sostituire con Alberto Brambilla, è guerra da sempre. Con Tria sembra difficile ricucire. Ma con il Movimento 5 Stelle? Fino a poco tempo fa i rapporti erano ottimi. Boeri e Di Maio si sono incontrati due volte, l’Inps ha fornito i dati per il ricalcolo delle pensioni al di sopra dei 4 mila euro, bandiera dello stesso Di Maio”.

 

Alle 12.00 comincerà l'Amazon Prime Day e con le 36 ore di offerte speciali per i suoi clienti, la società di ecommerce vuole confermarsi "un veicolo di crescita per le piccole e medie imprese italiane". I dati dello scorso anno sono incoraggianti. Nel 2017 le imprese italiane che hanno aderito all’iniziativa, secondo i dati diffusi salla società, hanno generato vendite per oltre 40 mila euro ciascuna nelle ore dell’offerta. 

Oggi oltre 10 mila imprese italiane vendono su Amazon e più di un terzo esportano i loro prodotti soprattutto in Europa e alcune anche in tutto il mondo: nel 2017 queste aziende hanno raggiunto la cifra record di vendite all’estero di oltre 350 milioni. “Prime Day aiuta le Pmi a raggiungere oltre 100 milioni di clienti iscritti ad Amazon Prime in tutto il mondo e offre l'opportunità per le più piccole imprese di vendere proprio accanto ai più grandi marchi”, ha affermato Francois Saugier, vice presidente europeo del servizio per i venditori di Amazon. “I clienti Prime hanno ordinato più di 40 milioni di articoli da piccole e medie imprese durante il Prime Day 2017, consentendo a quegli imprenditori di avere ancor più successo”.

Tra le piccole e medie imprese che per la prima volta quest’anno faranno offerte speciali dedicate ai clienti di Amazon c’è Oilalà, produttori di olio pugliesi, un’azienda totalmente familiare di Corato: “Per noi si tratta di una giornata importante, questi oli sono una novità assoluta, che testiamo proprio in occasione del Prime Day", dice il suo amministratore delegato Spiros Borraccino. "Il riscontro che avremo dalle vendite e dai commenti degli acquirenti ci permetterà infatti di valutare la potenzialità di questi oli per una futura immissione sul mercato offline”.

“Siamo alla nostra prima esperienza Prime Day di Amazon, e abbiamo delle aspettative molto alte sia in termini di vendite che di brand awareness”, commenta invece Marco D’Urso, manager dell’ecommerce di D’Arienzo Collezioni, azienda campana che produce capi di abbigliamento in pelle. “Le nostre giacche in pelle best seller saranno disponibili a prezzi scontatissimi, che diventerà un momento chiave per gli acquisti da parte dei nostri clienti; allo stesso tempo, questa giornata ci consentirà di farci conoscere da milioni di potenziali acquirenti, sia in Italia che all'estero”.

Secondo i dati di Amazon, dal 2011 sono stati investiti oltre 150 miliardi di dollari nel mondo e creati più di 1,7 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti. Solamente nel 2017, la società sostiene di aver assunto oltre 130.000 persone, escluse le acquisizioni, portando l’azienda a oltre 560.000 dipendenti in tutto il mondo. Amazon Prime Day fa parte della strategia dell’azienda per aumentare i volumi di vendita sul suo canale di ecommerce, che consente l’acquisto di beni a circa 100 milioni di clienti Amazon Prime nel mondo.

Articolo aggiornato alle ore 16.00 del 15 luglio 2018*

Dopo Francia e Malta, anche la Germania ha dato la sua disponibilità ad accogliere 50 dei 450 migranti recuperati al largo di Lampedusa (8, i più gravi, sono già stati sbarcati) e ancora a bordo da sabato mattina delle due navi ferme davanti a Pozzallo (una della Guardia di Finanza, l’altra del dispositivo Frontex). È quanto si apprende da fonti di governo che considerano "un successo" la reazione dei Paesi Ue alle richieste dell'esecutivo italiano.

"Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 persone dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei", aveva scritto Conte ieri su Facebook.  "È il primo importante risultato ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici che ho avuto con tutti i 27 leader europei", rivendica il presidente del Consiglio, che spiega il contenuto dei colloqui: "Ho ricordato loro la logica e lo spirito di condivisione che sono contenuti nelle conclusioni del consiglio europeo di fine giugno e che prevedono il pieno coinvolgimento di tutti i paesi dell'Ue. È proprio rifacendomi a questi principi, che ho chiesto loro di farsi carico di una parte di questi migranti. Le stesse cose – prosegue Conte – le ho ribadite anche nella lettera che, come annunciato, ho inviato proprio oggi al Presidente della Commissione europea Juncker e al Presidente del Consiglio europeo Tusk, sollecitando una attuazione immediata delle conclusioni del Consiglio europeo. Finalmente l'Italia è ascoltata”. 

La linea giallo-verde sta pagando

"Complimenti al nostro presidente Conte che in poco tempo è riuscito a ottenere rispetto dall'Europa, finalmente le responsabilità sulla gestione dei flussi migratori saranno condivise da tutti i leader Ue”, dichiarano – sul fronte interno – i capigruppo M5s di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli: "Gli italiani possono essere fieri di avere un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte. Dal giorno del suo insediamento ha dimostrato grande competenza e capacità di dialogo. E grazie al suo impegno è stato raggiunto un importante traguardo: il fenomeno migratorio non è più un problema italiano ma europeo. Francia e Malta hanno risposto all'appello del nostro Governo e accoglieranno 100 dei 450 migranti che si trovano sulle due navi militari. A breve, inoltre, arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei", concludono D'Uva e Patuanelli. E stamattina è arrivato l’ok di Berlino.

"Di sicuro non siamo più un Paese colabrodo", dice il vicepremier in una lettera al Corriere della Sera. Il ministro rivendica a sé il merito di aver "scosso l'ipocrisia europea. L'ultimo risultato – aggiunge – "sono i cento immigrati che volevano arrivare in Sicilia e che Francia e Malta hanno accettato di accogliere. Non era mai successo. Eppure non mi basta: voglio invertire la rotta rispetto ai disastrosi anni del Pd".

La linea del governo giallo-verde illustrata negli ultimi vertici europei e seguita alla prima crisi diplomatica con Malta, quella di un mese fa con la nave della Ong tedesca Lifeline, comincia a produrre i suoi effetti concreti, a detta di premier e ministri. Le coste italiane sono anche le coste sud dell’Europa e questo non può più essere meramente un dato geografico, hanno detto Salvini e Conte a Bruxelles e a Innsbruck. I barconi della speranza o le navi delle Ong non possono più sbarcare automaticamente a Lampedusa o nei porti della Sicilia il loro carico di uomini, donne e bambini. Bisogna parlarne prima, anche a costo di lasciare in mezzo al mare per qualche giorno navi e migranti.

Le due navi sono infatti ancora ferme a largo di Pozzallo (442 persone a bordo), e si attende che alla disponibilità formalizzata nelle ultime ore da Francia, Malta e Germania, seguano indicazioni precise per procedere con lo smistamento dei migranti. Intanto saranno consegnati viveri per due giorni alle due navi in attesa, i pasti sono in preparazione nel centro di identificazione di Pozzallo. Una motovedetta della Guardia costiera li consegnerà alla nave Protector di Frontex, con a bordo 176 migranti, mentre una motovedetta della Guardia di Finanza li consegnerà al pattugliatore Monte Sperone, l'unità delle Fiamme Gialle che trasporta gli altri 266. A quest'ultima verranno forniti anche omogeneizzati e succhi di frutta per la ventina di minorenni a bordo, che nella notte sono stati visitati da operatori sanitari.

La lettera del premier Maltese

Un successo, dunque, la linea italiana. Che però non è andato giù al premier maltese, Muscat, almeno non il tono con cui il governo italiano si è complimentato con se stesso per aver ottenuto attenzione e disponibilità da altri Paesi.

"Caro Giuseppe, ti ringrazio per la tua lettera, ma sappi che Malta ha sempre agito nel giusto, attaccare un altro paese europeo per giustificare le difficoltà dell'Italia non è corretto. Noi abbiamo sempre rispettato le regole e condiviso responsabilità". È questo il messaggio che emerge da una lettera – ottenuta in esclusiva da The Post Internazionale – che il premier maltese Joseph Muscat ha inviato a Conte, in risposta a una missiva che lo stesso Conte gli aveva scritto nella serata di ieri. Il documento, ancora inedito e spedito con una nota di congratulazioni anche al ministero degli Affari esteri italiano e alle ambasciate europee residenti in Italia.

I due – Conte e Muscat – avevano avuto un colloquio telefonico ieri sera. Il premier italiano aveva infatti chiesto a Malta di accogliere una parte dei 450 migranti che il ministro dell'Interno Matteo Salvini, congiuntamente con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, aveva escluso sarebbero potuti arrivare in Italia ("Vadano a Malta o in Libia, in Italia si arriva solo con mezzi legali”). Tuttavia – secondo fonti istituzionali vicine alla vicenda – Conte avrebbe esagerato agli occhi di Muscat quando scrive che “finalmente l’Italia inizia a essere ascoltata davvero… un risultato importante ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici e scritti che ho avuto con tutti i 27 leader europei”.

Anche perché pochi paesi, (tranne appunto Malta e Francia E ora Germania), hanno pubblicamente annunciato di voler sostenere l'idea di ridistribuire i migranti, e "il fatto che abbia menzionato Malta e la Francia è sintomatico del fatto che tenti di incoraggiare altri paesi a fare lo stesso ", spiega la fonte.

Ed è a causa di questo atteggiamento – accompagnato poi dalla lettera di Conte di ieri sera – che il governo di Malta è rimasto "perplesso", come scrive il premier maltese nella sua lettera. Quel "Finalmente l'Italia è ascoltata”, è del tutto fuori luogo, per il premier della Valletta.

Cosa ha scritto Muscat Conte

"Caro Giuseppe

"Ti ringrazio per la tua lettera di ieri, in cui sottolinei la solidarietà  offerta da Malta. Te  ne sono grato. Nonostante ciò, devo dirti che sono rimasto perplesso sul contenuto della prima parte della suddetta lettera, e non posso lasciare questo aspetto senza risposta".

"Le affermazioni secondo cui Malta non avrebbe rispettato i suoi obblighi in questo caso è del tutto inaccettabile. Malta ha adempiuto a tutte le regole e non si può in nessun caso fare riferimento ad alcun mancato soccorso della barca in questione da parte di Malta".

"La barca in questione non ha chiesto soccorso, era a 53 miglia dal territorio italiano quando e entrato nella zone SAR maltese, ed era diretta a Lampedusa. La responsabilità di ogni paese nel gestire la sua  zona  SAR  è  coordinare  un  eventuale  soccorso  se  si  avvera  necessario. Nessun paese ha il diritto di fermare la navigazione di una barca in acque internazionali nemmeno se ha il controllo della zona sar in cui la barca si trova. Ti ricordo quindi che anche in questo caso, come in tutti i casi precedenti, Malta sta agendo nel pieno rispetto delle regole e convenzioni internazionali".

"Riconosciamo le difficoltà che l'Italia sta affrontando, ma certamente la soluzione non e di attaccare un partner Europeo che affronta le stesse sfide e che manifesta continua solidarietà".

"Come ben sai, Malta considera l'Italia un partner fondamentale a cui intende manifestare costante solidarietà anche sull'impegnativa questione delle migrazioni nel Mediterraneo. A tal proposito, con assoluto senso di responsabilità, Malta ha gestito in prima linea il caso Lifeline, coinvolgendo con successo altri Stati membri e mettendo in atto un azione condivisa a livello Europeo".

"Anche se il caso Lifeline non dovrebbe essere usato come un precedente a questo caso odierno, perché il questo caso e completamente diverso da quello della Lifeline, con riferimento alla Tua richiesta ricevuta ieri, confermo la Nostra disponibilità nel prendere in carico persone presenti sull'imbarcazione come da nostro accordo telefonico, a conferma della nostra continua solidarietà nella questione migratoria"

"Colgo l'occasione per ricordare che negli ultimi anni Malta ha lavorato mano nella mano con l'Italia per mettere un faro costante su questo tema e per metterlo sempre al centro dei nostri vertici europei. Grazie a questo impegno, l'UE ha preso decisioni importanti sul'immigrazione con una svolta importante nel 2015 quando con il vertice di Valletta abbiamo lanciato il Trust Fund per l'Africa e il Migration Compact proposti dal'allora governo italiano. Tre anni dopo l' attuazione di queste e altre importanti decisioni, la politica migratoria Europea sta dando i suoi frutti e dal 1 gennaio di questo anno stiamo ottenendo una diminuzione del 80% nei flussi. Malta inoltre sta attuando le strategie concordate a livello Europeo, particolare alla conferenza di Malta e al vertice di Malta di Febbraio 2017 dove importanti decisioni sul rafforzamento della Guardia Costiera Libica sono state prese. È quindi importante riconoscere questi risultati e continuare a lavorare per ottenere sempre maggiori successi nel diminuire ulteriormente questi flussi perché soltanto così possiamo diminuire anche le correlale tragedie e I morti in mare."

Per Praga questa è la strada per l'inferno*

Molto critica con l'atteggiamento di Roma anche la Repubblica Ceca. "Ho ricevuto la lettera del premier italiano Conte in cui chiede all’Ue di occuparsi di una parte delle 450 persone ora in mare. Un tale approccio è la strada per l’inferno", scrive su Twitter Andrej Babis, il premier ceco. Che aggiunge: "Il nostro Paese non riceverà alcun migrante. L’unica soluzione alla crisi migratoria è il modello australiano, cioè non fare sbarcare i migranti in Europa".

Pronta la risposta italiana, riportata anche dal Corriere della Sera: "L'Ue ha tanti benefici di cui i Visegrad approfittano a piene mani, ma anche doveri da adempiere. Sia chiaro al presidente Andrej Babis come ad altri sulla stessa linea di pensiero. L'Italia pretende rispetto e condivisione", scrive su Twitter il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano. Secco Salvini: "Ci diano una mano a soccorrere tutti e a riaccompagnarli in Libia. L'unica soluzione per combattere realmente la mafia degli scafisti è far capire a tutti che in Italia e in Ue ci arrivi se hai il permesso. Fino a ieri era un concetto che non si poteva esprimere altrimenti si veniva tacciati di razzismo e fascismo. Finalmente esiste un governo che fa l'interesse dei cittadini. Adesso tutti in Ue si sono resi conto che non possiamo accogliere solo noi. Ma l'obiettivo finale è il blocco delle partenze, non la suddivisione a livello europeo".

Dopo 31 giorni di attesa e 63 partite giocate siamo arrivati finalmente all’atto conclusivo. Oggi, alle 17, allo stadio Luzhniki di Mosca, si gioca la finale dei mondiali di calcio, la più imprevedibile e inaspettata da molti anni. Da una parte la giovane Francia di Mbappé, Griezmann e Pogba. E di Deschamps che non si è fatto intimidire dai fantasmi che aleggiavano sopra la sua panchina fin dal primo match. Dall’altra la Croazia di Mandzukic, Modric e Perisic. E di Zlatko Dalić, che è riuscito a mettere a sistema l’enorme talento a disposizione. Decidere per chi tifare potrebbe non essere così semplice e, prima di saltare a facili conclusioni, è meglio sapere come entrambe arrivano a quella che è, a tutti gli effetti, la partita che vale una carriera.


L'attaccante francese Kylian Mbappe
e quello croato Mario Mandzukic 

Il dominio della Francia

Se da una parte sono già molti quelli che hanno dichiarato di tifare per la squadra balcanica, altri hanno ricordato quanto la Francia, per aspettative e gioco, si sia meritata di arrivare in fondo al torneo. È stato ricordato troppo poco, ad esempio, come quella di oggi sia la terza finale negli ultimi vent’anni per i francesi. Con un bilancio di una vittoria, in casa, nel 1998 e una sconfitta, a noi molto cara, nel 2006 in Germania. Nessun’altra nazionale è riuscita a tenere l’asticella così in alto, nella massima competizione internazionale, come loro. Il tutto attraversando due generazioni di calciatori e un ricambio continuo di talenti e fuoriclasse.

Il precedente

In Croazia nessuno ha dimenticato la semifinale giocata nel 1998. Fino ad oggi il momento più alto toccato dalla nazionale in un mondiale. Una sfida persa per 2-1 proprio contro la Francia. Allora fu la doppietta di un difensore, Lilian Thuram, a lungo in Italia con le maglie di Parma e Juventus, a decretare la supremazia bleu. Fu un secondo tempo che scrisse una pagina importante nella storia del calcio: l’errore di Boban, il gol di Suker, l’espulsione di Blanc, le giocate di Zidane. E Deschamps che rimase in campo per tutta la partita.


Semifinale della Coppa del mondo 1998
Dario Simic e David Trezeguet / AFP

L’antipatia della (e verso la) Francia è vera?

Ammettiamolo: tifiamo Croazia anche perché i francesi ci stanno particolarmente anticipatici. “Loro, al posto nostro, tiferebbero Croazia”. Ma è il Corriere, in questo pezzo di Aldo Cazzullo, a provare a togliere il velo a quella che, in fondo. è solo una credenza diffusa: i francesi non ci disprezzano ma coltivano da sempre un sentimento di superiorità verso tutti. Ma c’è di più. “La storia dimostra anzi che le élites francesi, da Carlo VIII a Mitterrand, sono ossessionate dall’Italia. Da almeno sei secoli tentano di conquistarla, o di sedurla”. L’Italia, continua Cazzullo, ha dato alla Francia due regine, un cardinale quasi re, un imperatore e molte altre figure di spicco. Senza contare tutti gli artisti che a Parigi hanno trovato una seconda casa. Ma tutto questo è un buon motivo per dimostrarci superiori e quindi, sorpassando ogni pregiudizio storico, tifare per loro?

Il calcio per la Croazia

Chi ha deciso di sostenere i giocatori con la maglietta a scacchi è giusto che sappia quanto il pallone sia importante per un Paese così giovane, nato nei primi anni ’90 del secolo scorso. La guerra per la secessione e l’indipendenza, infatti, è nata in parte anche all’interno di uno stadio. Più precisamente dai disordini scoppiati nel 1990 allo stadio Maksimir di Zagabria, tra la squadra di casa, la Dinamo, e gli ospiti, i serbi della Stella Rossa di Belgrado. A raccontare la vicenda, e le sue conseguenze, sportive e no, è Leonid Bershidsky, giornalista russo di Bloomberg, il cui pezzo è stato tradotto da Internazionale. Vale la pena leggerlo. Così come quello, pubblicato da Il Post, sulla storia di Modric.

Due scuole a confronto

Non stiamo certamente parlando di nazioni che si trovino, geograficamente, agli antipodi del Pianeta. Ma nonostante la vicinanza, Parigi e Zagabria distano circa 13 ore di auto, le due squadre sono profondamente diverse. La Francia multietnica può vantare giocatori che hanno origini più sparse: è “piena di fuoriclasse africani mescolati a buonissimi giocatori bianchi”, come scrive il Corriere. Dall’altra parte c’è la scuola bianca e slava, con forti, fortissime influenze italiane e tedesche. Difficile dire chi sia la migliore. L’unica cosa certa è che il livello di entrambe è altissimo. 

Alcune statistiche

La differenza di gioco tra le due finaliste è raccontata anche dai numeri che la Gazzetta ha messo in fila: “I francesi tirano di meno (74 a 99), ma trovano più di frequente la porta (37,7% contro 33,3%), i croati fanno più possesso e quasi il doppio di cross (19 contro 9,8). I Bleus concedono meno tiri in porta (16 a 21) e hanno chiuso senza subire gol 4 gare (contro 2)”. Che la parola chiave sia equilibrio?

Il percorso: dominio “quasi” totale contro montagne “russe”

Se il mondiale dei galletti è stato quasi trionfale, visto che la squadra di Deschamps è rimasta in svantaggio per soli 9 minuti in tutto il mondiale (il momentaneo 2-1 dell’Argentina negli ottavi), quello della Croazia è stato come salire e scendere, senza tregua, dalle montagne russe. Tre volte in svantaggio nelle sfide dei gironi (contro Argentina, Islanda, e Nigeria), due vittorie ai rigori negli ottavi e nei quarti e una, al secondo supplementare, in semifinale. Difficoltà superate grazie anche ai suoi giocatori di maggior rilievo che hanno giocato, nei rispettivi club, molte partite di una certa levatura e importanza.

I recenti esordi

Ci sarebbero, infine, gli ultimi precedenti delle “esordienti” a una finale mondiale a dover generare ottimismo nelle file dei tifosi croati. Le ultime due debuttanti, proprio la Francia nel 1998 e la Spagna nel 2010, sono riuscite a conquistare la Coppa superando rispettivamente Brasile e Olanda. Gli orange, nel 1974, sono stati invece gli ultimi novellini a fallire nell’impresa. La Croazia è la tredicesima squadra in grado di arrivare a giocarsi l’ultimo atto della competizione. Basterà questo dato scaramantico a superare l’ostacolo più duro?

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