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Theresa May scrive ai deputati di Westminster: un terzo voto sull’accordo per la Brexit  raggiunto con l’Ue potrebbe non esserci se mancherà il necessario sostegno. Con tutte le conseguenze del caso.

La possibilità che non si voti l’accordo, già sonoramente bocciato due volte, rientra tra le opzioni: in quel caso Londra chiederebbe prima del 12 aprile (data per il rinvio breve concesso dall’Ue rispetto alla scadenza del 29 marzo) una proroga più estesa dell’articolo 50 e i cittadini del Regno Unito sarebbero costretti a votare alle elezioni europee del 26 maggio. Altre opzioni sono la revoca dell’articolo 50 o il no deal, oltre a quella per cui May si sta battendo ostinatamente: il divorzio regolato dall’accordo raggiunto dalla premier, con il via libera del Parlamento.

May parla chiaro, e sono parole che lasciano intendere quale sia l’umore nei corridoio di Downing Street. “Esprimo la mia frustrazione davanti all’incapacità di prendere una decisione, ma so che questo è motivo di frustrazione anche per voi. Avete un lavoro duro da svolgere e non è mia intenzione di complicarlo”, afferma la premier nella lettera, che ha deciso di scrivere dopo che il partito Unionista nordirlandese (Dup), spalla del suo governo di minoranza, ha deciso di continuare a non sostenere l’accordo.

Il dibattito a Westminster riprenderà lunedì ma la terza eventuale votazione non è stata ancora programmata. La decisione finale spetta allo speaker John Bercow, il quale avrà avvertito che consentirà il voto di un accordo diverso nella sostanza da quello già bocciato due volte dai deputati. Oggi intanto è prevista una manifestazione dei sostenitori della piattaforma ‘People’s Vote’, che chiede un secondo referendum. 

Intanto una folla sterminata nelle strade di Londra per chiedere un secondo referendum sulla Brexit. Nella capitale britannica non si vedeva così tanta gente dai tempi delle marce contro la guerra in Iraq, nel 2003. E intanto la petizione on-line per chiedere che il governo fermi la Brexit è arrivata a 4 milioni e mezzo di firme.

Mentre il governo appare sempre più nel caos: è spuntato un documento segreto in cui emergono tutte le sue inquietudini in caso di una Brexit senza accordo, un’opzione ancora sul tavolo.

Le autorità si preparano ma riconoscono che il caos è dietro l’angolo, che la fase critica potrebbe durare fino a tre mesi e sono pronti a uno scenario-apocalisse (stop nei trasporti, penuria di cibo e farmaci, persino di carta igienica).

“Date la parola al popolo”

Convocati dalla piattaforma civica ‘People’s Vote’, sono scesi in piazza i britannici che non perdono la speranza di rimanere dentro l’Unione Europea (arrivati in treno o pullman dai quattro angoli del Paese) e tanti lavoratori immigrati europei.

Secondo gli organizzatori la marcia, convocata sotto lo slogan “Put it to the people” (Fai scegliere la gente) ha raccolto più di un milione di persone nel centro della capitale britannica.

Una folla impressionante ha invaso le strade. I manifestanti sono partiti da Park Lane e hanno attraversato la città fino dinanzi al Parlamento britannico dove la prossima settimana è previsto che i deputati si pronuncino per la terza volta sull’accordo Brexit della premier, Theresa May: chiedevano al governo di dare l’ultima parola al popolo sull’accordo o addirittura ribaltare la Brexit.

Tra i politici presenti, alcuni hanno parlato. Il ‘numero due’ del Partito laburista, Tom Watson, ha detto “Siamo un milione” e ha aggiunto di essere lì per conto della figlia di 10 anni: “Mi ha detto di ringraziarvi per la campagna per il suo futuro”.

Erano presenti anche la premier della Scozia e leader degli indipendentisti dell’Snp, Nicola Sturgeon, l’ex vicepremier Tory, Michael Heseltine, il sindaco di Londra, il laburista Sadiq Khan. Presenti anche i membri del nuovo gruppo indipendente creatosi in Parlamento, deputati Labour e Tory come Chuka Umunna o Anna Soubry.

Intanto crescono le firme sulla petizione online per chiedere al governo di abrogare l’articolo 50 del trattato di Lisbona e annullare la Brexit.

May annaspa per trovare una soluzione

Non si è mai vista una petizione di questo tipo con così tante firme ed ora è attesa la risposta dell’esecutivo mentre il Parlamento valuta se sottoporre la questione a un dibattito.

Dopo che il Consiglio europeo ha avvertito il Regno Unito che concederà solo una breve proroga, fino al prossimo 22 maggio, se prima del 29 marzo Westminster approverà l’accordo, May lavora in quella direzione; ma ha avvertito, in una lettera ai deputati, che il terzo voto (dopo le due sonore precedenti bocciature) potrebbe non esserci se si renderà conto che le manca il necessario sostegno.

Se questo piano fallisce, allora il Paese dovrà decidere entro il 12 aprile se, come chiede la petizione, revocare l’articolo 50, se convocare un nuovo referendum o chiedere una proroga più lunga che costringerebbe il Regno Unito a partecipare alle elezioni al Parlamento europeo, a fine maggio. Bruxelles permettendo.

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha ringraziato il Cile perchè ospitera’ il vertice sul clima COP25 -che il Brasile si è rifiutato di organizzare, perché contiene obiettivi “impossibili”- e ha avvertito che il Brasile “non deve nulla” al mondo sull’ambiente.

Il presidente brasiliano ha fatto una dichiarazione congiunta con il suo omologo cileno, Sebastian Pinera, chiudendo il suo viaggio a Santiago, dove ha partecipato a un vertice che ha dato il via al Prosur, il forum lanciato dai governi di destra dell’America Latina.

Al termine della sua visita al palazzo presidenziale di La Moneda, Bolsonaro ha attaccato: “Coloro che conoscono l’argomento concordano con me sul fatto che non possiamo chiudere un accordo in cui alcuni obiettivi sono impossibili, ha detto riferendosi al summit. “Ma alla fine dei conti, il Brasile non deve nulla al mondo in relazione alla salvaguardia dell’ambiente”.

Polemico contestatore dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e spesso ai ferri corti con gli ambientalisti, il presidente ha tuttavia assicurato che la sua “grande preoccupazione è la regione amazzonica”. Quella regione “non può rischiare di essere internazionalizzata”, ha detto, ma ha aggiunto che il Brasile è pronto a stringere accordi sulla biodiversità con altri Paesi.

Bolsonaro è nel mirino delle Ong e delle organizzazioni internazionali per le sue posizioni scettiche sul clima e a favore dell’espansione del commercio agricolo nelle aree protette. A gennaio, tuttavia, ha promesso a Davos di impegnarsi per rendere lo sviluppo economico compatibile con la salvaguardia dell’ambiente.

Cassa depositi e prestiti e Bank of China Limited hanno siglato un accordo di collaborazione strategico per supportare la crescita delle aziende italiane nel mercato cinese. L’intesa riguarda in particolare la realizzazione di un Piano di emissioni obbligazionarie, “Panda Bond”, da 5 miliardi di Renminbi e la strutturazione di un programma di co-finanziamento per imprese italiane che investono in Cina da 4 miliardi di Renminbi.

L’accordo – che fa seguito al protocollo d’intesa sottoscritto dalle parti il 28 agosto scorso – è stato siglato dall’amministratore delegato di Cdp Fabrizio Palermo e dal Chairman di Bank of China Chen Siqing, e – spiega una nota – è finalizzato a supportare la cooperazione tra le due istituzioni per reperire risorse finanziarie dedicata alla crescita di aziende italiane in Cina.

Il Piano di emissioni per il quale è stato avviato l’iter autorizzativo da parte di People’s Bank of China ha ad oggetto l’emissione da parte di CDP di titoli obbligazionari, “Panda Bond”, destinati ad investitori istituzionali operanti in Cina. I proventi derivanti dalle emissioni verranno utilizzati per finanziare – direttamente o indirettamente – succursali o controllate di aziende italiane con sede in Cina e quindi supportarne la crescita.

La liquidità raccolta sarà veicolata alle imprese sia attraverso le banche italiane presenti in Cina, sia attraverso le banche cinesi. Con tale piano di emissioni, Cdp sarebbe il primo emittente italiano, nonché il primo istituto nazionale di promozione europeo, ad esplorare questo tipo di mercato.

Cassa depositi e prestiti e Bank of China hanno poi stabilito di voler collaborare alla definizione di un programma di supporto finanziario volto alle imprese italiane in Cina da 4 miliardi di Renminbi. Il programma sarà strutturato su un orizzonte di medio-lungo termine e sulla base di un controllo del rischio di ogni singola operazione di co-finanziamento da parte di Boc e di Cdp.

L’accordo prevede, infine, che Cdp e Boc possano continuare a collaborare per l’individuazione di potenziali opportunità di cooperazione in determinati prodotti e settori in cui operano le imprese italiane in Cina quali export, corporate finance e infrastrutture.

Due a zero. Nella prima partita delle qualificazioni agli Europei, l’Italia merita il successo ampio, ma non schiacciante contro la Finlandia.

Può fare sicuramente meglio, deve crescere, ma vince soprattutto nella filosofia del nuovo commissario tecnico, Roberto Mancini. Che viene premiato dai gol dei giovanissimi Barella (classe ’97) e Kean (2000), e lancia anche Zaniolo (’99) .

Ma soprattutto rilancia l’Italia del calcio di qualità, quello che ha sempre caratterizzato lo sport più seguito ed amato del paese. Riallacciando quel legame d’amore e di passione che, dallo stadio Friuli di Udine, si allarga a tutti gli appassionati e sicuramente darà molti frutti.

Quella del primo tempo è un’Italia bella ma non bellissima, che passa già al 7′ con un bel tiro da fuori di Barella deviato da Vaisanen che spiazza il portiere Hradecky.

Qualche sofferenza di troppo

E’ il primo gol in azzurro del centrocampista del Cagliari, il nono centro diverso dei nove marcatori italiani della gestione Mancini. E’ un gol che suggella un’ottima prestazione, la migliore della squadra di casa che esalta il Friuli di Udine .

Anche se gli azzurri, finalmente ricchi di quelle individualità che sono mancate nelle qualificazioni ai Mondiali, soffrono moltissimo la difesa a cinque della Finlandia, non trovano velocità di fraseggi a centrocampo e fluidità sulle fasce.

Qua Piccini è molto più intraprendente di Binaghi ed è il migliore della squadra di Mancini, insieme al sorprendente, velocissimo, Kean, che impressiona per personalità e intraprendenza a dispetto della sua classe 2000.

Bravo anche Bernardeschi, che deve illuminare il gioco sotto porta, sostenuto alle spalle della coppia Verratti-Jorginho.

Non riesce ad attivare Immobile, intrappolato in mezzo all’area dalla maginot finlandese, ma meriterebbe il rigore per il dribbling a rientrare su Vaisanen al 40′ . Forse l’unico errore che commette è quello di non cadere subito, ma sullo slancio. Per cui non  convince l’arbitro Grinfeld. Né può trovare conforto dal Var, che in queste qualificazioni agli Europei non c’è.

Il secondo tempo è molto più vivo e ricco di occasioni da parte dell’Italia, che alza di molto mentre la Finlandia rimane soprattutto attenta a contrastare e non prendere gol. E si fa notare solo con Lod.

Già al 2′ Immobile – insistentemente richiamato dal c.t. Mancini – centra le testa di Vaisanen su cross di Bernardeschi, poi non riesce a sfruttare una illuminazione di Verratti, anche se è molto più attivo del primo tempo. Mentre Kean, che ha invertito posizione con Berbardeschi, per due volte, da destra, non riesce a finalizzare i suoi scatti brucianti da alla vecchia maniera, sbagliando l’ultimo passaggio e poi smarrendo, sulla fascia destra l’esaltante elettricità iniziale che aveva mostrato a sinistra.

Ancora prima di Rivera

Tanta, maggiore, intensità e velocità offensiva azzurra, non porta frutti.

Mentre un clamoroso errore di Jorginho a centrocampo trova fortunatamente un salvataggio di Piccini su Pirinen  nel solido apparato difensivo italiano Donnarumma-Bonucci-Chiellini.

E, al 65′, Pukki, su cross di Lod, si mangia la più clamorosa occasione da gol degli ospiti. Mancini è scontento, fa riscaldare Quagliarella e Zaniolo, ma poi, come spesso succede nel calcio, dopo un po’ di confusione e qualche errore di troppo, proprio da una fase di stanca, nasce  il 2-0 dell’Italia.

Proprio grazie a Immobile, il giocatore più in difficoltà tecnica – troppo lontano dall’altra punta Kean – che al 74′  lancia con un assist delizioso il velocissimo attaccante della Juventus. E il 19enne Moise Bioty – il predestinato, secondo Mancini – infila di sinistro il portiere finlandese in uscita, diventando il secondo più giovane marcatore della storia azzurra, dopo Bruno Nicolé (a 18 anni e 258 giorni), ma prima di Gianni Rivera.

Dopo l’assist, Immobile, sempre generosissimo, lascia il posto a Fabio Quagliarella, un giovane di 36 anni nell’Italia dei giovanissimi di Mancini, che, all’81’, colpisce benissimo di testa ma si vede parare il gol  da Hradecky e all’85’, con un tiro da fuori, ancora su passaggio di Bernardeschi, scheggia la traversa. 

Peccato davvero per il centravanti napoletano che sta facendo faville in serie A, capocannoniere con 21 gol, e ha lasciato grandissimi ricordi a Udine. Peccato che non sia premiato dal gol. Ma sembra la chioccia ideale per talenti di purissima classe come Zaniolo, cui Mancini regala qualche attimo di felicità nell’esordio azzurro.

 

La primavera è sinonimo di risveglio della natura e con lei riprendono l’attività anche le vipere. A marzo gli esemplari maschi ricominciano a vagare alla ricerca di una compagna: in questo periodo sono meno accorti ed è più facile incontrarli, col rischio di un morso in caso di mossa sbagliata. E con i mesi più caldi potrebbe nuovamente scattare l’allarme vipere. Ma come riconoscerle e cosa fare in caso di morso?

Quattro specie di vipere, unico serpente velenoso in Italia

Le vipere sono gli unici serpenti velenosi esistenti in Italia. Le quattro specie presenti nel Paese sono distribuite in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna, dove non vi sono serpenti velenosi.  Le vipere italiane appartengono alla Famiglia dei Viperidi ed al Genere Vipera, caratteristico dell’Europa, del Nord-Africa, del Medio Oriente.

La vipera aspis è diffusa sulle Alpi e sugli Appennini. Il suo habitat preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, dalla pianura fino ad oltre 2500 metri di quota. Ha un’indole mite e solitamente fugge se molestata. 

La vipera berus o marasso palustre, si trova solitamente in montagna, in genere nel Nord Italia, ma la si può trovare anche in acqua. Essendo una specie piuttosto aggressiva se viene provocata attacca facilmente.

La vipera ammodytes o vipera del corno è facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Si concentra soprattutto nel nord-est, Dolomiti incluse. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso fra le specie presenti in Italia.

La vipera ursinii o vipera dell’Orsini, è per lo più presente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. Di dimensioni piuttosto piccole è la meno pericolosa.

Dove e quando incontrare le vipere

La vipera è un animale schivo, molto legato al territorio. Essendo a sangue freddo è difficile avere un incontro ravvicinato durante le stagioni fredde, periodo in cui osserva una specie di ibernazione, solitaria o in gruppo. Alcune specie, pur non percorrendo lunghe distanze, tendono a migrare a quote più basse durante la stagione invernale.

La sua attività vera e propria inizia a marzo, quando i maschi vagano alla ricerca di una compagna. In questo periodo, essi sono meno accorti ed è più facile incontrarli.Passato il periodo degli accoppiamenti, le vipere si spostano poco e cacciano piccoli mammiferi, più raramente piccoli uccelli.

Solitamente il territorio in cui le vipere vivono e si riproducono spontaneamente è costituito da erbe alte, prati, zone collinari e boschi fino al limite delle praterie in quota. Tendenzialmente gli escursionisti potrebbero trovarsi di fronte una vipera su pietraie, cumuli di pietre o mucchi d’erba nelle ore mattutine, al sorgere del sole, quando esce per riscaldarsi ai primi raggi.

È proprio in quel momento della giornata che la vipera, essendo più lenta nei movimenti, sarà più in pericolo e piuttosto che scappare tenderà a difendersi con il fatidico morso.

Un’altra considerazione da fare è che la vipera, come qualsiasi altro essere vivente, necessita di acqua, seppur in minima quantità, quindi solitamente non la troveremo in zone troppo aride. Predilige le aree vicine a ruscelli, pozze d’acqua, incavi della roccia dove si possono accumulare piccole quantità d’acqua con una certa costanza.

In Italia in passato l’allarme ha riguardato la zona di Vittorio Veneto, dove questi serpenti si sono spinti sino ai giardini delle scuole, invadendo cortili e orti.

Come riconoscere una vipera?

Trovandosi di fronte un serpente, d’istinto la prima reazione è la paura e la fuga. Poi in caso di incontro ravvicinato col ‘nemico’ in genere si tratta davvero di pochi secondi. Tuttavia è importante per la propria incolumità aver presente i segni caratteristici con cui distinguere le vipere da altri serpenti non velenosi, come ad esempio la biscia. 

La testa della vipera è più schiacciata e vista dall’alto ha una forma quasi triangolare ed è più larga rispetto a quella dei serpenti non velenosi. Ha un colore che va dal grigio al marrone rossiccio. Può avere una lunghezza massima di 80 centimetri ed il suo corpo presenta dei “disegni” a zig-zag. L’occhio della vipera ha una pupilla verticale, come quella dei gatti, mentre quella degli altri serpenti è circolare.

Quando invece intravediamo solo la sagoma del corpo mentre si allontana rapidamente, la caratteristica che salta all’occhio è la sua forma. La vipera ha un corpo piuttosto tozzo con coda a punta molto corta. I serpenti non velenosi, al contrario, hanno una forma più allungata ed affusolata. Il diametro del loro corpo dalla testa verso la coda è graduale e ben visibile.

Sintomi in caso di morso

Nel caso capitasse di venire morsi senza essere riusciti a vedere bene come fosse il rettile, se si tratta di una vipera il segno lasciato sulla cute è ben riconoscibile. Sono evidenti due punti rossi più grandi degli altri, distanziati tra di loro di circa un centimetro. Sono i segni dei denti veleniferi presenti nelle vipere. Se nel morso è presente un solo unico punto più grande degli altri si tratta sempre di una vipera che ha perso uno dei suoi due denti veleniferi. Se il morso è invece quello di un serpente non velenoso si vede una fila di piccoli puntini tutti della stessa dimensione.

Oltre ai segni lasciati dai denti veleniferi, il morso della vipera provoca arrossamento, gonfiore, formicolio, dolore oltre ad un colore bluastro della cute (cianosi) localizzati nei primissimi minuti successivi nella zona circostante, ma rapidamente si espandono. Nel giro di un’ora sopraggiungono gli altri effetti quali nausea, vomito, a volte con sangue, dolori muscolari, diarrea, collasso cardiocircolatorio e shock con perdita di coscienza.

Il morso della vipera è al centro di accesi dibattiti e sul tema circolano anche false informazioni. Secondo alcuni esperti di montagna, nei confronti delle vipere esiste una paura non proporzionale all’effettivo pericolo che rappresentano. Uno degli argomenti centrali riguarda l’incidenza dei casi di morte a causa del suo morso. In base a statistiche condivise dai paesi europei, si registra un decesso in media su un periodo che va da uno a cinque anni. Quindi un dato piuttosto basso rispetto alla totalità delle persone morse.  

Primi soccorsi e cura

I primi soccorsi vanno svolti con rapidità e molta attenzione in modo tale che il morso di vipera non si riveli effettivamente mortale. La gravità del morso dipende da diversi fattori: l’età della persona colpita – bambini ed anziani sono i soggetti più vulnerabili –, peso corporeo, condizioni generali di salute, sede e profondità del morso e quantità di veleno iniettato. Mediamente la quantità di veleno iniettato con il morso è inferiore del 50% rispetto alla dose mortale per un uomo adulto e buono stato di salute. 

Ecco la procedura da seguire e le manovre da non compiere:

– L’infortunato deve essere sdraiato e mantenuto tranquillo per evitare che compia qualsiasi movimento, che velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell’organismo.

– È comunque indispensabile trasportare l’infortunato al pronto soccorso più vicino, avendo cura di muoverlo il meno possibile.

– La zona del morso va lavata con acqua e sapone e poi disinfettata con sostanze che non contengano alcool, in quanto l’alcool aumenta la tossicità del veleno.

– Se il morso è localizzato nell’arto superiore, vanno sfilati anelli, bracciali e orologi prima della comparsa del gonfiore.

– Va applicato un laccio a qualche centimetro a monte della ferita. Non deve essere troppo stretto per fermare la circolazione linfatica – che veicola il veleno – e non quella sanguigna. Quando la parte si sarà gonfiata mettere un secondo laccio più a monte e solo dopo togliere il primo, evitando di far andare in circolo il veleno bloccato prima.

– Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccio. Si possono somministrare all’infortunato bevande eccitanti come tè o caffè lungo che contiene più caffeina perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio.

– Assolutamente non succhiare il sangue dalla ferita con la bocca per evitare che anche il soccorritore assuma a sua volte del veleno attraverso microferite in bocca che spesso non sappiamo nemmeno di avere. Si tratta di rispettare le più banali norme di igiene:  il sangue di altra persona direttamente in bocca è grosso veicolo di trasmissione di qualsiasi tipo di malattia, anche se il ferito ne sia portatore sano come ad esempio l’epatite B.

– Invece può essere usata una pompetta aspiraveleno in vendita in farmacia. Ne esistono di vari tipi ma in generale ha l’aspetto di una grossa siringa. Se si procede con questo strumento – è un procedimento assolutamente indolore – è opportuno aspirare il prima possibile dalla zona del morso.

– Non è consigliabile incidere la cute tra i fori dei denti veleniferi.

– Non devono essere somministrate bevande alcooliche, come grappa o birra o vino, in quanto l’alcool è un vasodilatatore che favorisce l’abbassamento della pressione arteriosa.

– Sul ricorso al siero antiofidico/antivipera –  il Viperfav prodotto dalla Sanofi, mancante per diversi mesi, tornato disponibile nel 2019 – non tutti sono propensi al suo utilizzo. La dose di siero deve essere assolutamente conservata ad una temperatura costantemente bassa – tra i 2° e i 6° Celsius – poiché a temperature più elevate anche di pochi gradi perde la sua efficacia, fino a diventare addirittura potenzialmente tossico. In alcuni casi la sua somministrazione potrebbe provocare una reazione allergica più grave e difficile da gestire rispetto al problema stesso del morso di vipera. Parte dei decessi sono stati determinati proprio da reazioni anafilattiche al siero.

Prevenire il morso della vipera

Il sito per le guide delle Dolomiti è uno dei tanti a fornire una serie di consigli per chi fa escursioni in montagna onde ad evitare di trovarsi in condizioni di aggressione da parte di una vipera:

– Indossare calzature alte oppure calzettoni di lana pesante: le vipere più piccole difficilmente riusciranno a mordere efficacemente e comunque il morso non conterrà una dose eccessiva di veleno.

– Camminare con passo cadenzato e pesante battendo le erbe e le pietre con un bastone: le vipere hanno un udito poco sviluppato, ma sono invece più sensibili al movimento.

– Non raccogliere istintivamente ogni cosa da terra: prima di cogliere qualsiasi cosa, smuovere le erbe e le pietre con un bastone per allontanare ogni possibile minaccia.

– Ispezionare attentamente il luogo in cui ci si desidera sedere.

– Non appoggiarsi su tronchi ricoperti di foglie, su pagliai e su fascine di legna.

– Non mettere le mani sotto rocce, sassi o dentro le fessure del terreno.

– Prestare attenzione quando ci si disseta ad una fonte e quando si cammina su una pietraia.

Due ragazzini, di 10 e 14 anni, di origine kenyana, sono morti dopo essere precipitati dall’ottavo piano di un palazzo a Bologna. La tragedia è avvenuta alle 10 di oggi in Via Quirino di Marzio, alla periferia della capoluogo emiliano. Sul posto il 118 e la Polizia con alcune volanti per accertare l’accaduto. 

I corpi dei due ragazzini sono caduti in un cortile interno del palazzo: a dare l’allarme i vicini, choccati dopo aver visto i copi dei due ragazzini. I soccorritori hanno tentato di rianimarli, ma si e’ subito capito che non c’erano speranze. Non si conoscono ancora le cause della tragedia: sul posto sono al lavoro numerose volanti della Polizia per ricostruire quanto accaduto. 

Il gip di Milano, Tommaso Perna, ha convalidato l’arresto di Ousseynou Sy, l’uomo che il 20 marzo scorso ha dirottato un bus con a bordo una scolaresca di Crema e poi gli ha dato fuoco. L’atto di convalida è stato depositato stamattina: il magistrato ha disposto la custodia cautelare nel carcere di San Vittore. Il gip ha confermato le accuse di strage, incendio, sequestro di persona e resistenza con finalità di terrorismo. 

Durante l’interrogatorio di ieri, Ousseynou Sy, il dirottatore dello scuolabus di Crema “da una parte, ha confermato quanto dichiarato in precedenza”, ovvero di avere compiuto il gesto per vendicare i bambini morti nel Mediterraneo. “Dall’altra, non senza una certa abilità, ha tentato di fornire un quadro in qualche misura viziato da una sorta di pregiudizio di natura psichica”. Lo scrive nell’udienza di convalida dell’arresto il gip

Non sarebbero dunque veritiere secondo il magistrato le affermazioni dell’indagato sulle “voci dei bambini morti” che sentiva e che gli avrebbero ispirato l’azione. La rappresentazione dei fatti fornita ieri a San Vittore durante le dichiarazioni davanti al gip e ai pm Luca Poniz e Alberto Nobili, oltre al suo avvocato Daniele Lacchetta “non può che ritenersi il frutto di una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà”.

Un tentativo “posticcio e maldestro” che peraltro non corrisponde alle dichiarazioni fornite subito dopo l’attentato ai pm: “Ciò al non troppo velato fine di poter contare sui benefici conseguenti ad una eventuale, dichiarazione di incapacità di intendere e di volere” aggiunge il gip. Che sottolinea di ritenere “improbabile” lo sconto di pena per vizio di mente. 

Dall’Università Roma Tre a Cupertino. Passando per Londra e San Francisco. È il percorso di Stamplay, startup nata nel 2012 e appena acquisita da Apple. Formalmente non è una società “italiana” perché la sede principale è in California. Ma l’anima, quella sì lo è ancora. Come lo sono il team degli sviluppatori e i fondatori, Giuliano Iacobelli e Nicola Mattina. Nei primi anni di vita, Stamplay si è finanziata con con l’equity crowdfunding, sulla piattaforma Seedrs. È volata a Londra per diventare una Ltd e poi negli Stati Uniti.

Mantenendo però a Roma Ricerca e Sviluppo. La società non svetta per finanziamenti raccolti (attorno agli 800.000 euro) nè per il prezzo dell’acquisizione (secondo alcuni siti di settore attorno ai 5 milioni di euro). Ma questa volta a comprare è Apple, dove fondatori e sviluppatori di Stamplay dovrebbero iniziare a lavorare come dipendenti. Perché, specie quando l’operazione si rivolge a piccole realtà, gli obiettivi sono due: acquisire tecnologia e i talenti che l’hanno sviluppata.

Ma perché un gigante come Apple ha scelto Stamplay? La società si descrive così: “Automate your business”, “automatizza la tua attività”. È un servizio che permette di costruire applicazioni senza smanettare troppo con il codice. Cioè senza quell’insieme di “comandi” che rappresentano lo scheletro di ogni struttura digitale (dalle app ai siti). Stamplay “impacchetta” questi codici in blocchi con funzioni specifiche e li offre alle imprese. Un po’ come pezzi di lego. Per avere il proprio prodotto, ai clienti basta assemblarli. Non devono pensare anche a produrli. Il processo diventa quindi piu’ semplice e aperto anche a chi non mette mette le mani nel codice di sviluppo.

Quella di Stamplay è una storia nata a Roma Tre, dove Giuliano Iacobelli si è laureato in Ingegneria informatica e Nicola Mattina è stato docente a contratto del Dipartimento di Economia Aziendale. Dallo stesso ateneo arriva anche l’intero team di sviluppo: Cristian Roselli, Claudio Petrini, Mirko Di Serafino e Alessandro Oliveri sono ex studenti dell’ateneo romano che hanno preso parte al percorso imprenditoriale di Roma Tre.

“Roma Tre da almeno dieci anni – ha sottolineato Carlo Alberto Pratesi, delegato di Ateneo per le startup e imprese – investe nel creare imprenditori innovativi mettendo insieme team multidisciplinari. Giuliano Iacobelli è stato tra i partecipanti alle prime edizioni del percorso di imprenditorialità che conduciamo da anni con passione e che nelle ultime edizioni ha preso il nome di Dock3”. Dock3 – The Startup Lab è un progetto finanziato dalla Commissione Europea e ha l’obiettivo di sviluppare le competenze imprenditoriali dei ricercatori.

Winx sempre più nella leggenda dell’ippica: la purosangue australiana ha vinto 32ma gara di fila, imponendosi per il quarto anno di fila nella George Ryder Stakes di Rosehill Gardens, a Sydney. “Quando la folla è esplosa ho potuto sentire crescere energia nel suo corpo, è stato molto eccitante”, ha commentato il suo fantino, Hugh Bowman.

A quasi otto anni e dopo oltre 14 milioni di euro di montepremi vinti, però, la carriera di Winx si avvia verso la fine, visto che dovrebbe ritirarsi al termine della stagione, secondo quanto fatto intendere dalla proprietà e dall’allenatore Chris Waller. Per Winx rimarrà quindi solamente l’appuntamento della Queen Elizabeth Stakes, a Randwick (13 aprile), come gran finale per il saluto di una campionessa straordinaria.

Winx (Afp)

Resterà quindi inavvicinabile per lei il record di Camarero, il cavallo di Porto Rico che negli anni ’50 vinse 56 gare consecutive prima di essere stroncato da una malattia fatale. Winx, che a fine gennaio era stata nominata personaggio “australiano dell’anno” per il 2018 dal Daily Mail, è nata nel 2011 nell’allevamento Fairway Thoroughbreds.

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