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AGI – E chi se la dimentica la faccia di Oscar Luigi Scalfaro mentre davanti a lui giurava, con un sorriso stampato, Silvio Berlusconi? Le memorie storiche della Repubblica, o anche gli studiosi o i semplici appassionati degli archivi in bianco e nero, asseriscono che poi non fosse molto diversa da quella di Antonio Segni di fronte a Moro ed al suo primo governo di centrosinistra (quello storico, in cui il centro era preponderante rispetto alla sinistra). Cossiga, quando vedeva una brutta aria, convocava i litiganti al Quirinale alle 11 di sera: faceva molto atmosfera. Se poi si arrivava alle consultazioni ufficiali approntava il buffet ed offriva un bicchierino di porto ai giornalisti, così poteva dire quel che ne pensava. Ne uscivano delle cronache molto divertenti.

Napolitano, se un ministro sostitutivo di un altro non gli andava a genio, lo faceva giurare quasi in castigo, in segreto, nella Sala della Pendola (vale a dire l’angolo più remoto del Palazzo). Trasudava apparentemente intimità, quell’ambiente raccolto e difficilmente raggiungibile, e invece era freddezza. Agli altri era toccato lo splendore di ori e rossi pompeiani del Salone delle Feste, ed il solo nome basti.

I dodici Presidenti

Dodici sono stati i Presidenti della Repubblica, includendo anche il provvisorio ma presente De Nicola e considerando unico il bisvalido Napolitano, ed il numero ha un non so che di cabalistico. I governi, in compenso, molti di più. A contarli uno ad uno, ma c’è il rischio di vedere le dita che si incrociano come quelle di Roger Rabbit, dovrebbero essere 67.

Tutti frutto di tormenti e pensamenti, al Quirinale: quale più e quale meno. L’unico in cui il Colle c’entra solo di sguincio è il primo in assoluto, il De Gasperi I. Ma solo ed unicamente perché nel frattempo il Padre della Patria aveva assunto, causa referendum del 2 Giugno, il titolo di provvisorissimo capo dello Stato, e se ne stava al Viminale a minacciare garbatamente i Savoia che non volevano sloggiare: continuiamo così ed uno di noi stasera finisce dietro le sbarre. Mollò la carica più che temporanea di lì a tre settimane, e quindici giorni dopo anche quella di Presidente del Consiglio. I nuovi tempi esigevano un reincarico, che Enrico De Nicola prontamente accordò in un men che non si dica. Il problema non era mica quello, erano i comunisti nell’esecutivo.

A maggio del ’47 venne risolto con il De Gasperi IV (il III visse poco, e di luce riflessa). Ma attenzione, non è che il vecchio liberale e laico De Nicola avesse, come dire, abbozzato di fronte alle manovre democratico-cristiane. Lui la svolta o non la voleva, o non la voleva in quel modo.   

Insomma, non voleva la crisi, e per far dispetto a tutti prima di accettare un nuovo esecutivo De Gasperi dette addirittura l’incarico a Francesco Saverio Nitti, e poi ancora a Vittorio Emanuele Orlando. Era l’avvisaglia di quel conflitto latente e in fondo mai risolto sui poteri del Colle nella nomina o selezione del capo del governo, di fronte alle esigenze delle forze parlamentari.   

I governi di Einaudi

Sette, per proseguire con i numeri della cabala, furono i governi tenuti a battesimo da Luigi Einaudi, il Presidente Notaio. Notaio mica tanto. Passò dal De Gasperi IV al De Gasperi VIII poi Pella Fanfani e Scelba. È vero: annotava ed annuiva. Ma solo fino a quando aveva di fronte il vero uomo forte della situazione. Del resto De Gasperi era un cattolico liberale e lui un liberale non avulso dal cattolicesimo: ce n’era abbastanza per intendersi al volo. Quando però l’altro lasciò, venne fuori che anche un notaio, nel redigere l’atto, alla fine può far di testa sua. Einaudi, che di economia ci capiva e voleva gestirne un pezzo per interposta persona, impose a Pella la divisione del dicastero omonimo. Nacque il dualismo Bilancio-Tesoro, risolto solo tanti ma tanti anni dopo, da Napolitano. Il notaio non solo certifica, ma crea i precedenti. 

Le scelte di Gronchi

Gronchi iniziò con Scelba e finì con Fanfani IV. In mezzo Zoli e un secondo Segni, ma soprattutto Tambroni. Sinistra democristiana lui, sinistra democristiana Gronchi. Risultato: monocolore con l’appoggio esterno del Msi. L’iniziativa è stata presa personalmente dal Capo dello Stato, che pure durante il fascismo si era ridotto a fare il commesso viaggiatore pur di mettere insieme il pranzo con la cena. Il fatto è che lui stesso è stato in Urss a parlare di distensione internazionale e a Washington non hanno approvato. L’Osservatore Romano mette in guardia dall’apertura ai socialisti. Antonio Segni non ne può più e lascia Palazzo Chigi. Rinuncia ad un incarico, seguito da Giovanni Leone. La Dc addirittura è sconvolta – essa stessa, che è la quintessenza dell’unitario – dai venti di una scissione. Il Quirinale decide allora per lo strappo solenne. Seguiranno i tumulti di Genova. Ma soprattutto seguirà dopo non molto il centrosinistra. Agli storici il dilemma di stabilire se si sia trattato di un machiavellico disegno che mise tutti nel sacco o, più semplicemente, della Nemesi.

I due anni di Segni

Due anni resistette al Quirinale Antonio Segni, giusto il tempo di varare tre governi: due Moro ed un Leone. Della faccia del Presidente si è accennato, all’alba del Sol dell’Avvenire. Non c’è bisogno di altro, per capire come era andata.

I notai della Repubblica

Con Saragat e Leone, in tempi di scoperta della formula balneare dell’esecutivo, in media un governo l’anno, fino al quinto Moro ed il quarto Rumor, per arrivare al quarto Andreotti. Sono forse gli anni in cui il Quirinale veramente si fa sede del notaio della Repubblica: vuoi per il peso politico di chi vi abita, vuoi per quello del partito che lo ha sponsorizzato. Ma soprattutto è una questione del peso della persona del Presidente del Consiglio. 

 È lo schema, in fondo, già visto con De Gasperi e Einaudi: se Palazzo Chigi è forte e i partiti rappresentati in Parlamento pure, è difficile per il Quirinale giocare all’attacco. Se poi si parla di Moro e Andreotti, non c’è proprio partita. Rumor, da parte sua, è l’uomo del monocolore democristiano. Più chiaro di così. Ma sta per iniziare l’epoca dei presidenti interventisti.    

La ventata di Pertini

Interventista era Sandro Pertini, ma a modo suo. Quasi gramscianamente, perché arrivato al Quirinale capì subito che la centralità sua e della sua magistratura non sarebbero dipese dal rispettivo peso nella politica (battaglia persa in partenza), ma nella società. Occupò quindi questa e si disinteressò dei processi istituzionali. Anche lui dette il ‘la’ a tanti esecutivi, e di peso (quinto Andreotti, quinto Fanfani, due Cossiga due Spadolini ed un Forlani; infine il Craxi I). Ma poi andava a Madrid o in Irpinia come a Vermicino e il centro del palcoscenico era il suo. Gli altri soffrivano. Craxi, che lo conosceva bene, infatti lo accettò al Quirinale senza troppi entusiasmi. Il momento più alto fu il Caso P2. A liquidare una delle fasi più buie della storia repubblicana fu chiamato a Palazzo Chigi un laico, ed era la prima volta. Ma ancora adesso ci si ricorda non del lavoro complicato di Giovanni Spadolini, quanto del messaggio di fine anno di Pertini del 1981.

Cossiga la fine di un’epoca

Uguale fu Cossiga: cinque anni zitto a prendere nota del volere altrui, due a far come gli pareva. Le cronache ricordano il secondo Craxi e l’ultimo Fanfani (il sesto), l’unico Goria e il solo De Mita. Soprattutto l’ultimo Andreotti: era proprio finita un’epoca. La prassi e la Costituzione materiale vennero stravolte, il Capo dello Stato litigava con maggioranza e opposizione, tentava una appellatio ad populum e assisteva al dissolvimento del quadro politico nazionale e internazionale. Fu il primo a capire che il Muro di Berlino avrebbe trascinato nel suo crollo molte altre cose. Non si mescolò più di tanto con i vecchi riti: il mondo si fa vecchio, lasciatelo morire. Infatti lui si rivolgeva direttamente alla gente. 

Scalfaro e i governi del Presidente

Con Scalfaro tutto cambia. Craxi, al declino ma ancora potentissimo, gli comunica che dovrà scegliere il Presidente del Consiglio, nel 1992, tra Amato De Michelis e Martelli, ma “non necessariamente in ordine alfabetico”. E lui invece sceglie Amato. Poi fu suo, non solo formalmente, l’incarico a Ciampi e nacque la formula del Governo del Presidente, trionfo della nuova Costituzione materiale. Con Berlusconi non si poteva vedere, è acclarato. Ma dopo il 27 marzo 1994 Scalfaro infrange ogni prassi e fa le consultazioni non per partiti, ma per poli, In 24 ore il Cavaliere è incaricato. Si presenta con la lista dei ministri, e Scalfaro a questo punto gliene boccia uno; Previti, l’avvocato personale indicato alla Giustizia. Dopo otto mesi di sgarbi, arriva Dini (scelto da Scalfaro, logicamente). Ma il Cavaliere non fu l’unico a subire il trattamento, se è vero che il giorno dopo l’incarico a D’Alema piombò al Quirinale un Giovanni Paolo II furente. “Affari nostri”, gli rispose in sintesi l’Uomo del Colle, cui non mancava il fegato.

Ciampi erede di Einaudi

Ligio invece all’eredità einaudiana si professò sempre Ciampi: con Amato e Berlusconi, che gli riempirono sette anni non tutti passati tranquillamente. Con il secondo ebbe scontri non indifferenti, ma solo dopo averlo nominato. Le urne del resto avevano deciso in modo incontrovertibile.

I tempi di Napolitano

Monti invece fu invenzione di Giorgio Napolitano, anche in questo caso in tempi burrascosi. Letta in buona parte portava il suo sigillo, ma non gli bastò. Renzi fu così apertamente difeso dal Colle da far pensare che l’endorsement quirinalizio fosse stato dato con volenteroso entusiasmo, ma poi i rapporti si guastarono. E Mattarella, da allora, ha sempre insistito su un punto: fate voi, ma attenti: se tergiversate, se perdete tempo, se in una parola fate i furbi sciolgo tutto e arrivederci. È valso, dopo la parentesi transitoria di Gentiloni, con i gialloverdi e poi i giallorossi,cioè con i due governi Conte. Vale anche questa volta.

AGI – Negozi chiusi per mesi a causa della pandemia, aziende ferme, e molte giornate passate a lavorare in casa con abiti comodi, non certo da grande soirée, con le collezioni presentate in streaming (dal 15 al 19 gennaio c’è la Moda Uomo). Il fatturato della moda non poteva non scivolare. Come spiega il presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa, in un’intervista all’AGI “i dati di previsione di quest’anno sono pesanti. Noi siamo la seconda industria italiana, fatturiamo 100 miliardi. E perdiamo il 25% del fatturato, che è tanto”, si arriva a 25 miliardi. 

L’e-commerce argina le perdite

“Questo è un momento unico nella storia, paragonabile a una guerra – ha aggiunto -. E la moda rimane uno dei settori più colpiti da questa pandemia, anche se il digitale ha limitato il danno. Infatti tutti i consumi dell’e-commerce sono saliti a due cifre. Sono cresciuti tutti i gruppi che vendono online”

Nel secondo trimestre del primo lockdown il calo fu del 45%

Il crollo del fatturato, dunque, si può dire che era era atteso. E già c’è stato un miglioramento rispetto al meno 45% registrato nella fase critica del primo lockdown nel secondo trimestre. “Non ci poteva essere una corsa all’acquisto e non solo perché i negozi erano chiusi – spiega – ma anche perché psicologicamente non c’era una predisposizione forte al consumo. Eravamo tutti in casa, in tuta, non c’era voglia di fare compere”. Ad agosto e settembre i nuovi ordini sono tornati ad aumentare, ma ottobre, ancora prima della decisione delle nuove misure di contenimento, l’andamento è tornato ad essere negativo. In generale poi, tra ottobre e dicembre il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è risalito.

“Difficile da dire – replica il presidente della Cnmi Carlo Capasa – perché gli scenari sono in continua evoluzione, e molto dipenderà dalla campagna di vaccinazione. Ci auguriamo che verso giugno, luglio la situazione migliori molto. La speranza è tornare al consumo accettabile per la fine dell’anno”.

In uno scenario favorevole la crescita è 15% 

Gli scenari previsti dalla Camera della Moda prevedono un limite massimo e minimo del fatturato. Lo scenario favorevole presuppone il progressivo esaurimento della pandemia nel corso del 2021 e il successo pieno delle politiche di rilancio economico, con un recupero di almeno una dozzina di punti rispetto allo scorso anno”. Anzi, di più. “Diciamo che l’industria italiana della moda potrà crescere a due cifre, intorno al +15%. Mentre in uno scenario sfavorevole, dove le restrizioni si prolungano fino all’anno prossimo, la crescita si limiterà al 6%”.

Per tornare ai consumi pre Covid si dovrà aspettare il 2022

Per tornare o anche solo per avvicinarci ai consumi pre Covid servirà ancora del tempo. “Ci auguriamo che nel 2022 si torni alla normalità, grazie anche a quel revenge shopping che si è visto in Cina”. La ripartenza più forte c’è stata lì, i consumi sono ripartiti. E addirittura “Se parliamo del consumatore finale, i cinesi sono i nostri maggiori acquirenti. Mentre dal punto di vista del business, i nostri primi mercati sono la Francia, la Svizzera, gli Stati Uniti”. “La maglia nera va all’Europa – precisa – , che è quella che ha subito la crisi peggiore, l’Estremo Oriente se l’è cavata meglio perché è uscito prima dalla pandemia. Mentre l’America, dove c’è una forte propensione all’e-commerce, si colloca a metà”.

Ok il virtuale ma la moda è fatta di touch and feel

Ma se è vero che le vendite online e più in generale il digitale hanno permesso alla moda di non sprofondare e che grazie allo streaming le sfilate delle Settimane milanesi sono state visibili in tutto il mondo sulla piattaforma della Cnmi, è anche vero che “la moda è fatta di ‘touch and feel'”. “Benissimo, dunque, la parte digitale ma non vediamo l’ora di tornare alle sfilate fisiche”.

Lo scorso novembre il debito delle amministrazioni pubbliche è rimasto pressoché stabile rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.586,5 miliardi. Lo rende noto Bankitalia.

Il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (16,8 miliardi) è stato più che compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (-16,9 miliardi, a 61,5) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (che ha complessivamente ridotto il debito di 0,4 miliardi).     

Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, la riduzione del debito è riconducibile alle amministrazioni centrali; il debito delle amministrazioni locali e degli enti di previdenza è rimasto invece stabile.     

Alla fine di novembre la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia era pari al 21,2 per cento (0,4 punti percentuali in più rispetto al mese precedente); la vita media residua del debito è rimasta stabile rispetto a ottobre, a 7,4 anni.

A novembre è stata erogata un’ulteriore tranche (6,5 miliardi) dei prestiti previsti nell’ambito dello strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza (Support to mitigate unemployment risks in an emergency, Sure); alla fine del mese i prestiti erogati dalle istituzioni europee al nostro Paese ammontavano nel complesso a 16,5 miliardi.

Sempre a novembre, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 42,6 miliardi, un valore sostanzialmente in linea con quello dello stesso mese del 2019. Nei primi undici mesi dello scorso anno le entrate tributarie sono state pari a 363,6 miliardi, in diminuzione del 5,9 per cento (-22,9 miliardi) rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Perché l’Unione dei consumatori è preoccupata

Da marzo a novembre il debito pubblico è aumentato di 153 miliardi, “un dato che preoccupa, dato che stiamo indebitando le future generazioni”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Anche se ci salviamo dall’ennesimo record, dato che rispetto al primato storico del mese precedente, ottobre – fa notare Dona – siamo sotto di 490 milioni, resta il fatto che da marzo, ossia da quando il Governo ha emanato le prime misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese per affrontare l’emergenza Covid, effettivamente spese poi solo a partire da aprile, a novembre, ossia in appena 8 mesi, il debito è passato da 2.433.523  a 2.586.481, aumentando di quasi 153 miliardi, 152 e 958 milioni”.

AGI  – La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, apre all’idea di adottare un certificato europeo per le persone vaccinate in modo da permettere loro di viaggiare più liberamente, accogliendo così l’idea lanciata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis.

“Penso che sia importante. E, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone siano state vaccinate”, ha affermato von der Leyen in un incontro con alcuni media portoghesi.

“Qualunque cosa si decida – sia che dia prioritòà o accesso a determinati beni – è una decisione politica e giuridica che dovrebbe essere discussa a livello europeo”, ha spiegato la presidente della Commissione. 

AGI – “Vorrei chiudere la mia carriera come voglio io, non magari come lo volevano altri”. Così Alex Schwazer, ai microfoni di Radio 105 in attesa della sentenza che potrebbe riabilitarlo dopo la vicenda di doping che l’ha travolto.

“Il 20 dicembre sono scaduti i tempi di opposizione per quanto riguarda la richiesta di archiviazione della procura di Bolzano e quindi – ha chiarito – dal 20 dicembre io aspetto la parola finale del giudice“. “Da quando sono rimasto a casa dalle Olimpiadi di Rio, mi sono posto l’obiettivo di fare chiarezza su questa mia positività e a un certo punto, visto che le cose si stavano mettendo in una certa maniera, ho pian piano cominciato a tenermi in forma”.

“Per fare questo chiaramente  – ha aggiunto – uno si deve tenere un minimo in forma perche’ se io adesso per 4 anni non mi alleno più, nel mio sport è impossibile tornare a un discreto livello. Per tenere accesa questa speranza di tornare alle gare, io mi sono posta questo piccolo obiettivo, di tenermi in forma”.

Alla domanda se le olimpiadi di Tokyo sono un sogno realizzabile, Schwazer ha risposto: “L’unica cosa che io possa fare è tenermi in una forma discreta, niente di più. Poi sono altre persone che dovranno decidere. Io non so come andrà a finire questa cosa della squalifica sportiva, io ci spero, però sicuramente ci sono anche probabilità che la squalifica resti quella che è attualmente”.

Dopo tutti questi anni l’atleta ha sempre la stessa idea sulla vicenda: “Noi abbiamo fatto una denuncia contro ignoti perché non è possibile che queste urine che sono partite da casa mia e sono partite negative – perché se uno non si dopa non possono essere positive – poi a un certo punto risultano positive; sicuramente qualcosa è successo. Secondo me ci sono vari interessi che hanno portato a questa situazione, interessi che non vanno solo contro di me, ma anche contro il mio allenatore”. 

AGI – In Alto Adige non ci sarà una via autonoma in merito all’apertura degli impianti di risalita e quindi lunedì 18 gennaio la stagione sciistica non inizierà (nemmeno per i residenti) come aveva annunciato martedì 12 il governatore Arno Kompatscher. La decisione di non aprire gli impianti è stata presa dagli esercenti funiviari altoatesini. 

La decisione è legata al rischio di non ottenere i ristori. In Alto Adige la curva dei contagi resta alta come la pressione sugli ospedali. Il dietrofront è anche alla nuova colorazione delle regioni con la provincia di Bolzano che da domani potrebbe diventare arancione. Nella giornata di domani è attesa una nuova ordinanza provinciale del governatore Arno Kompatscher.

AGI – Il team del Presidente eletto Joe Biden ha presentato un pacchetto da 1.900 miliardi di dollari con l’obiettivo di rilanciare l’economia statunitense danneggiata dalla pandemia da Covid-19. Ecco le principali misure del suo piano di salvataggio americano.

Pagamenti diretti

Biden ha detto che i 600 dollari in pagamenti diretti a tutti gli individui del paese che il Congresso ha approvato a dicembre non erano sufficienti, così il suo piano aggiunge altri 1.400 dollari per portare il totale a 2.000 dollari. Il suo piano prevede anche l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora per aiutare i lavoratori di prima linea con i salari più bassi, che sono prevalentemente minoranze.

Vaccinazione di massa

Biden si è impegnato ad aumentare massicciamente la vaccinazione a livello nazionale per distribuire 100 milioni di persone in 100 giorni. Il suo piano prevede 20 miliardi di dollari per accelerare la distribuzione del vaccino e 50 miliardi per espandere i test Covid-19. “L’amministrazione Biden prenderà provvedimenti per garantire che tutte le persone negli Stati Uniti – indipendentemente dal loro status di immigrazione – possano accedere al vaccino gratuitamente”, secondo un riassunto presentato dal team di transizione.

Governi locali in difficoltà

Biden proporrà 350 miliardi di dollari di finanziamenti di emergenza per i governi statali, locali e territoriali e 170 miliardi di dollari per le scuole e gli istituti di istruzione superiore in modo che possano riaprire in sicurezza. Durante tutta la pandemia, i governi statali e locali hanno lottato per fornire aiuti ai residenti, e poiché non possono prendere in prestito denaro per finanziare le operazioni, potrebbero essere costretti a licenziare migliaia di insegnanti, polizia e vigili del fuoco.

Indennità di disoccupazione

Il piano espande l’indennità di disoccupazione supplementare a 400 dollari a settimana per aiutare i lavoratori duramente colpiti che hanno perso il lavoro a causa della Covid-19, ed estende i pagamenti fino a settembre. Estende anche gli aiuti per i lavoratori che di solito non hanno diritto a sussidi di disoccupazione regolari, e fornisce fino a 1.400 dollari a settimana in ferie pagate d’emergenza a 106 milioni di americani in piu’ per ridurre la diffusione del virus.

Assistenza abitativa

Biden vorrebbe fornire un’ulteriore assistenza di 25 miliardi di dollari per gli affitti delle famiglie americane e prolungherebbe le moratorie di sfratto e pignoramento fino a settembre per evitare che un’ondata di famiglie perda le loro case.

Aiuti ai redditi bassi

Nel tentativo di aiutare un maggior numero di famiglie di lavoratori a basso reddito attraverso la politica fiscale, Biden espande il Credito d’imposta sul reddito guadagnato aumentando il beneficio massimo per gli adulti senza figli da circa 530 dollari a quasi 1.500 dollari, e alza il limite di reddito da circa 16.000 dollari a circa 21.000 dollari.

Assistenza infanzia

Milioni di donne sono state costrette a lasciare la forza lavoro per occuparsi dei bambini dopo la chiusura dei centri per l’infanzia. Il piano di Biden mira ad affrontare entrambe le questioni – in primo luogo con un fondo d’emergenza da 25 miliardi di dollari per sostenere i fornitori di servizi di assistenza all’infanzia, compresi i centri di assistenza domiciliare. Inoltre, amplia il credito d’imposta per rimborsare alle famiglie la metà dei loro costi di assistenza all’infanzia, in modo che ricevano fino a 8.000 dollari per chi ha due o più figli.

AGI – Migliaia di file della Cia che documentano avvistamenti di Ufo, gli oggetti volanti non identificati, sono stati rilasciati questa settimana in un cd-rom che, secondo gli 007 americani, conterrebbe tutti i report di avvistamenti nel mondo dagli anni ’50 fino a oltre il Duemila.

I documenti sono accessibili a tutti attraverso il sito The Black Vault, entrato in possesso dei file. Da avvistamenti di “dischi volanti” in Sudamerica negli anni ’60 a oggetti a forma di “pallone sgonfio” incrociati in Azerbaijan e Russia negli anni ’90, in Cina, Corea del Sud e persino nell’arcipelago scozzese, sono tantissimi i casi segnalati, molti dei quali non verificati, ma che confermerebbero la “visita periodica” degli extraterrestri.

A Washington sembrano aver preso molto sul serio la questione, visto che a fine dicembre nel decreto “stimulus” è stato inserito anche un capitolo con cui la commissione Intelligence del Senato ha chiesto a Pentagono e dipartimento della Difesa di stilare un rapporto sugli avvistamenti di Ufo. Il documento andrà redatto entro sei mesi. 

AGI – James Harden lascerà gli Houston Rockets per approdare ai Brooklyn Nets costituendo con Kevin Durant e Kyrie Irving un trio in grado in teoria di dominare la Nba. Una nuova versione dei ‘big three’ che spaventa i rivali della Eastern Conference.

“È una mossa straordinaria per Brooklyn. Sono molto migliorati. Ma alla fine dobbiamo concentrarci su noi stessi. Dobbiamo continuare a giocare un buon basket e poi vedremo come andrà a finire”, ha detto il due volte vincitore del titolo MVP, Giannis Antetokounmpo, stella dei Milwaukee Bucks, principale rivale alla corsa alle Finals.

Il ‘barba’, così è chiamato Harden per la caratteristica fisica che più lo contraddistingue, aveva già cercato più volte, tra l’estate e la fine del 2020, di lasciare la franchigia texana per giocare in una squadra pronta a contendere il titolo Nba. La ‘trade’ ha coinvolto altre due squadre: i Cleveland Cavaliers e gli Indiana Pacers.

I Nets cedono ai primi Jarrett Allen e Taurean Prince mentre i secondi ricevono Caris LaVert girando Victor Oladipo alla franchigia della città della Nasa che, in più, oltre ai servigi di Dante Exum e Rodions Kurucs, fa incetta di future scelte al draft, assicurandosi così la possibilità di rinascere in fretta.

Harden aveva anticipato la sua imminente partenza di nuovo martedì sera, dopo la gara persa con i Los Angeles Lakers, in conferenza stampa: “Non siamo abbastanza bravi. Io amo questa città. Ho letteralmente fatto tutto il possibile per vincere. Ma, voglio dire, è una situazione folle e che non credo possa essere risolta”.

Dichiarazioni che avevano portato alle reazioni dei compagni e al preventivo allontanamento: “Abbiamo ritenuto che fosse meglio per James e per il gruppo che non venisse ad allenarsi”, ha detto il coach di Houston Stephen Silas. “È stato irrispettoso”, aveva commentato il veterano DeMarcus Cousins.

Nella città texana, dove la squadra è molto amata, sono già in corso alcune azioni contro il ‘tradimento’ di Harden. Un autolavaggio ha persino offerto un giro gratis a chi ha una maglia numero 13, quella indossata dal ‘barba’, da restituire e buttare nei rifiuti.

I Nets possono contare ora su tre tra le più potenti bocche da fuoco della Nba: Durant ha una media di 29,4 punti nella sua prima stagione a New York (è mancato l’anno passato per la rottura del tendine d’achille). La media di Irving è pari a 27,1 punti a partita nonostante l’assenza nell’ultima settimana ‘per problemi personali’ che hanno innescato diverse polemiche. H

Harden, pur presentandosi con qualche chilo di troppo, ha iniziato la stagione segnando 24,8 punti ad allacciata di scarpe. Quel che conta pero’ sara’ la chimica di squadra e i pochi attori non protagonisti che sono rimasti alla corte del coach Steve Nash e dei suoi numerosi assistenti.

Houston, che ha vinto solo 3 delle prime 9 partite, affianca a John Wall, ora punto di riferimento della squadra, un giocatore esplosivo come Victor Oladipo. L’obiettivo è quello di salvare la stagione per poi procedere a costruire il roster per le prossime annate.

Il prossimo 3 marzo i Nets faranno visita ai Rockets e sarà, per tutti ma soprattutto per James Harden, una gara molto diversa da quelle che si giocano normalmente durante la regular season.

AGI – “Viviamo in un mondo mobile-first, in cui molte persone hanno iniziato a lavorare da remoto e a trascorrere più tempo a casa. Con i nostri nuovi smartphone, abbiamo voluto offrire un’esperienza in grado di rispondere alle esigenze multimediali che caratterizzano la nostra vita quotidiana in rapida evoluzione”. Con queste parole TM Roh, Presidente e Head of Mobile Communications Business, di Samsung, ha aperto la presentazione dei nuovi Galaxy S21 5G, S21+ 5G e S21 Ultra 5G, la nuova serie di smartphone della multinazionale coreana. 

Il primo è pensato per chi vuole un design sottile e un display compatto da 6,2”, il secondo ha un display più ampio da 6,7” e una batteria più capiente ed è più centrato per gli amanti del gioco e delle serie tv. Per quanto riguarda l’S21 Ultra, Roh ha parlato di un “esempio di come Samsung stia portando avanti un’innovazione significativa, volta a offrire ai consumatori esperienze personalizzate, che possano arricchire le loro vite e aiutarli a esprimere la propria personalità. Abbiamo voluto fare un altro passo avanti ed espandere i confini delle concrete possibilità di uno smartphone”.

Galaxy S21 5G e Galaxy S21+ 5G sono già in vendita in Italia. Il primo, nella versione da 8GB + 128GB ad un prezzo consigliato di 879 euro e nella versione da 8GB + 256GB ad un prezzo di 929 euro. Il secondo è in vendita nella versione da 8GB + 128GB ad un prezzo di 1.079 euro e nella versione da 8GB + 256GB ad un prezzo di 1.129 euro.  Anche Galaxy S21 Ultra 5G sarà disponibile in vendita da oggi, ad un prezzo che oscilla tra 1.279 e 1.459 euro.

Tripla fotocamera, ia e fermo immagine 8K

La tripla fotocamera con Intelligenza Artificiale di Galaxy S21 5G e Galaxy S21+ 5G è progettata per i momenti in cui si desidera fare scatti più ricercati e avere maggior controllo creativo. Il sistema di lenti è in grado di analizzare e adattarsi alla scena per garantire il miglior scatto possibile in ogni ambiente.

La funzione “Fermo Immagine 8K” permette di ottenere immagini nitide dai video in 8K, mentre “Super Stabilizzatore” garantisce la massima fluidità dei video indipendentemente dalla velocità o dalle condizioni di ripresa, ottimizzando automaticamente tra i 30fps e i 60fps registrando in risoluzione FHD.

La funzionalità “Scatto Singolo”, poi, grazie all’Intelligenza Artificiale permette di ottenere contemporaneamente un’ampia gamma di immagini e video, è stata migliorata con nuove impostazioni come Video in Evidenza e Slow-Mo Dinamico.

Schermo intelligente

Galaxy S21 Ultra 5G è il modello più grande della serie Galaxy S21: ha un display Dynamic AMOLED 2X da 6,8”. Per la prima volta gli utenti non devono più decidere tra la fluidità di una frequenza di aggiornamento da 120Hz e un display Quad HD+: su Galaxy S21 Ultra 5G sono disponibili entrambi.

La frequenza di aggiornamento dello schermo si adatta al contenuto visualizzato, da 10Hz a 120Hz, assicurando la migliore esperienza di visione senza compromettere la durata della batteria. Rispetto a Galaxy S20, S21 Ultra 5G offre  immagini 25% più brillanti. Con un rapporto di contrasto migliorato del 50%, i contenuti sullo schermo risultano nitidi ed immersivi, anche all’esterno.

Infine, come Galaxy S21 5G e S21+ 5G, anche Galaxy S21 Ultra 5G include un sistema di protezione della vista, per ridurre l’affaticamento degli occhi.

Sensore da 108 MP

Il Galaxy S21 Ultra 5G è dotato di quadrupla fotocamera posteriore (ultra-grandangolare, grandangolare e doppio teleobiettivo) che dispone di un sensore da 108 MP, da cui è possibile acquisire foto HDR a 12 bit. È possibile anche registrare in 4K a 60 fps con tutti gli obiettivi, inclusi la fotocamera frontale e le quattro lenti posteriori. Inoltre, grazie all’opzione file RAW a 12 bit, è possibile conservare tutti i dettagli anche per l’editing delle foto.

Disegnare e prendere appunti con la S pen

Samsung ha portato la S Pen su Galaxy S21 Ultra 5G: si potrà disegnare, prendere appunti, editare foto e firmare documenti. È possibile utilizzare la S Pen di un dispositivo Galaxy Note o Galaxy Tab, oppure acquistare una S Pen separatamente.

Per garantire una connettività migliore e più rapida, Galaxy S21 Ultra 5G è uno dei primi smartphone che supporta il Wi-Fi 6E, che offre una maggiore larghezza di banda e una connessione internet quattro volte più veloce, così da poter trasmettere in streaming e condividere contenuti in un batter d’occhio.

Con una connettività 5G ultraveloce e a bassissima latenza, Galaxy S21 Ultra 5G è progettato per fornire download video veloci, oltre a videoconferenze e streaming fluidi. Grazie alle funzionalità Ultra-wideband (UWB) integrate in Galaxy S21 Ultra 5G e S21 + 5G, sarà presto possibile usare Galaxy S21 per sbloccare automaticamente le portiere dell’auto, senza estrarre le chiavi.

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