Apri Steam, PlayStation Network, Xbox Store o l’e-shop di Nintendo. C’è uno sconto dell’80%. Quel GDR da cento ore che avevi puntato tre anni fa ora costa meno di un kebab. Lo compri. Lo riscatti. Lo installi. Poi, chiudi la schermata e torni a fare la tua millesima partita a quel solito gioco multiplayer online o a quel “comfort game” a cui giochi dal 2018.
Congratulazioni: hai appena alimentato il tuo Backlog.
La “Sindrome del Backlog” — ovvero l’accumulo seriale di videogiochi acquistati e mai avviati (o lasciati a metà dopo mezz’ora) — è la vera patologia del videogiocatore moderno. Ma da dove nasce questa ossessione di possedere storie che, probabilmente, non vivremo mai?
1. L’illusione del tempo futuro (e l’ottimismo tossico)
Il primo motivo è squisitamente psicologico: quando compriamo un videogioco, non stiamo solo comprando un pezzo di software, stiamo comprando il tempo per giocarci.
Nel momento in cui clicchi su “Acquista”, il tuo cervello proietta un’immagine idilliaca di te stesso: un weekend piovoso, zero impegni, il telefono spento e venti ore di totale immersione. È un ottimismo ingenuo. La realtà? Il weekend piovoso arriverà, ma sarai troppo stanco per imparare le complesse meccaniche di un nuovo titolo, e finirai per guardare video di gattini su YouTube.
2. La dopamina dello sconto (FOMO ed effetto Saldi)
I negozi digitali sono macchine da guerra psicologiche perfezionate. Attivano la FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa).
- “Sconto valido solo per altre 4 ore”
- “Prezzo più basso di sempre”
Il nostro cervello rettiliano percepisce l’offerta come un’opportunità di sopravvivenza da non lasciarsi sfuggire. Comprare il gioco ci dà una scarica di dopamina immediata. Il problema è che il piacere si esaurisce nell’atto dell’acquisto, non nel consumo. Abbiamo già ottenuto la nostra ricompensa chimica semplicemente possedendo il gioco.
3. Il Paradosso della Scelta
Nel 2004, lo psicologo Barry Schwartz teorizzò “Il Paradosso della Scelta”: avere troppe opzioni non ci rende più liberi, ci paralizza.
Quando hai un backlog di 150 giochi, l’atto di sceglierne uno diventa un lavoro. Subentra l’ansia da prestazione: “E se scelgo questo e poi mi annoio? Forse era meglio l’altro?”. Risultato? Davanti a una libreria digitale immensa, l’utente medio sperimenta la fatica decisionale e finisce per non scegliere nulla, o per rifugiarsi nel già noto.
Curiosità: Secondo diverse stime e sondaggi emersi negli anni sulle piattaforme come Steam, circa il 50% dei giochi acquistati dagli utenti non viene mai avviato nemmeno per un minuto. Di fatto, finanziamo l’industria per collezionare icone digitali.
Come guarire (o almeno conviverci)
Se la tua libreria digitale sembra l’archivio di Stato, ecco tre regole auree per riprendere il controllo:
- La regola dell’ “1 dentro, 1 fuori”: Non comprare un nuovo gioco finché non ne hai finito (o disinstallato per noia) almeno uno di quelli che hai già.
- Accetta l’abbandono: Non sei obbligato a finire un gioco che non ti diverte. Il tempo è limitato. Se dopo due ore non è scattata la scintilla, disinstalla senza sensi di colpa.
- Fai una “dieta digitale”: Nascondi le categorie della tua libreria e tieni visibili solo 3 giochi alla volta. Meno scelta significa meno ansia.
Conclusione
Il backlog non è un elenco di fallimenti, è un monumento alle nostre buone intenzioni. Compriamo giochi perché amiamo l’idea di essere videogiocatori, anche quando la vita da adulti ci ricorda che il tempo è la risorsa più rara di tutte.
La prossima volta che stai per cliccare su “Aggiungi al carrello”, fermati un secondo, respira e chiediti: “Ci giocherò stasera?”. Se la risposta è no, lascia quel gioco lì. Tanto, state certi, tornerà in sconto il mese prossimo.



