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Gli arbitri del tennis hanno un problema di sudditanza coi giocatori più forti e famosi? Questa è l’accusa Nick Kyrgios dopo le ultime intemperanze e la super-multa di Cincinnati ribadendo in un filmato Twitter che Rafa Nadal sfora più di lui i 25 secondi di tempo per il servizio (41” contro 28!), così direbbe il non-gradimento di Serena Williams a Carlos Ramos dopo i fattacci degli Us Open di dodici mesi fa che si estenderà anche a quest’edizione del torneo al via il 26 agosto. Ma chi sono e quanto guadagnano i giudici di questo sport?

Giorgio Tarantola, che è stato sul seggiolone dal 1990 al 2008 per poi deviare verso il ruolo di direttore dell’apprezzato torneo Challenger di Lugano e presto tornerà nell’Atp Tour con ambiziosi progetti all’autodromo di Monza, ci aiuta ad entrare in questo mondo molto ermetico, e pieno di divieti di parola per i suoi attori: “Gli arbitri sono in genere ex giocatori non così forti, però, l’unico che mi viene in mente, in Italia, che si è impegnato in questa attività è l’ex pro Stefano Tarallo. In genere, però, bisogna cominciare molto presto, da molto giovani, per acquisire tutti quegli automatismi che poi in partita permettono di applicare il regolamento nel modo e nei tempi giusti “.

Restare nello sport che ama è stata la molla che ha spinto l’allora 19enne Tarantola quand’ha cominciato ad arbitrare, da ex giocatore “Non classificato”. Ma esiste anche una motivazione-quattrini: “Prendevo 50 mila lire al giorno, con vitto e spostamenti pagati”. Cifre che sono aumentate quando è salito a livello Challenger ed è diventato un arbitro ufficiale Atp: “Percepivo mille dollari a settimana, con le spese pagate, compresa la lavanderia”.

 Oggi la specializzazione s’è raffinata, così come la classifica degli arbitri, divisi per colore, da  “green badge” di primo livello, a “white” a “silver” a “bronze”, fino all’aspiratissimo “gold badge” e le retribuzioni sono personalizzate, di arbitro in arbitro, a seconda della disponibilità stagionale. Anche se le cifre si aggirano sui 1500 dollari a settimana per i 31 primi della classe, da Carlos Bernardes a Kader Nouni, da Mohamed Lahyani a Fergus Murphy, a Cedric Mourier al nostro Gianluca Moscarella. Cifre che si posso arrotondare con la direzione di match di Davis, cioè per la Federazione internazionale e che portano gli introiti annui a circa 60/70 mila euro per una stagione full time, di 25 settimane.

La promiscuità arbitri-giocatori è molto pericolosa. Infatti Atp e Wta cercano di evitarla in tutti i modi, ma è sicuramente reale, vista la frequentazione costante degli stessi posti, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Così come è a rischio la credibilità dell’arbitro nei confronti dei giocatori più forti.

“Anche a me è capitato di dirigere numeri 1, ma non c’è troppo tempo per pensare a chi c’è in campo, anzi, è sicuramente ideale non pensarci. Quando sei sul seggiolone applichi il regolamento e pensi solo a fare la miglior figura possibile, davanti a tanta gente. Io non credo che esista una forma di servilismo degli arbitri verso i giocatori più forti, ma può succedere che il supervisor del torneo, per assicurare le condizioni di arbitraggio ideali,  eviti di utilizzare un certo giudice per motivi di opportunità. Non per favorire il giocatore. Anche perché se esistono atleti che hanno chiesto di non essere più arbitrati da certi giudici, esiste anche una black list inversa, cioè di arbitri che chiedono di non sedere sul seggiolone quando in campo ci sono certi giocatori”.

Si cerca quindi di evitare che Ramos arbitri Serena Williams dopo l’alterco dell’anno scorso a New York. E forse sarebbe stato meglio evitare che Murphy arbitrasse Kyrgios a Cincinnati, dopo che fra i due c’erano state frizioni nei tornei precedenti, ma in Ohio non c’erano tanti arbitro di prima categoria e così il giudice e il giocatore australiani si sono scontrati.

Lo stesso Bernardes, che oggi è considerato il numero 1, quando ha sanzionato Rafa per perdita di tempo al servizio, non l’ha più arbitrato per dieci mesi. Nota negativa di un arbitro full time che gode di più soldi e più considerazione, ma dipende anche di più dal suo status e non avendo un secondo lavoro, deve anche subire più pressioni.

Altri, come l’italiano Moscarella, sono pagati a gettone. E vivono il ruolo di arbitro sempre con professionalità e serietà, ma anche con più leggerezza. Agli Internazionali d’Italia di Roma dell’anno scorso, il simpatico giudice milanese è stato protagonista di un divertente botta e risposta col tennista francese Lucas Pouille. Che gli chiedeva di fare qualcosa per allontanare un uccello dal campo e Moscarella gli ha risposto, partecipe: “Cosa vuoi che faccia, vuoi che provi a parlargli?”. Imitando il verso dell’uccello davanti al pubblico: “Wah, Wha!”. Per poi comunicare al giocatore: “Vedi? Se n’è quasi andato, dev’essere attratto dalle luci”. Magari Murphy avrebbe dovuto distrarre Kyrgios a Cincinnati. Ma quando, agli Us Open dell’anno scorso il collega Layani l’aveva confortato ed esortato in uno dei suoi momenti-no, era stato accusato di favoritismi e sospeso.

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