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Qualcuno pensa che sia persino irregolare. Molti lo prendono come un crimine di lesa maestà. Altri minacciano addirittura reazioni fisiche, se mai dovessero fronteggiarlo loro. Non c’è niente da fare, il servizio da sotto, nel tennis, suona come la famosa pernacchia di Totò: è fuori luogo, sbagliato, provocatorio, offensivo. Sin dal più famoso della storia: quello che permise al 17enne Michael Chang di far perdere la testa al numero 1 del mondo, Ivan Lendl, aprendogli la strada verso la favolosa rimonta negli ottavi del Roland Garros di trent’anni fa.

Eppure, quel 5 giugno 1989, Michelino, pieno di disperazione, quand’era sotto 6-4 6-4, ormai davanti al baratro, fece quello che qualsiasi giocatore di circolo fa abitualmente: perse tempo, alzò pallonetti, pianse un infortunio che poi erano crampi, servì dal basso, si mise in mezzo al campo a rispondere alla battuta del famoso avversario, rispolverando la favola di Davide e Golia, con l’affettuoso sostegno del pubblico giacobino di Parigi.

Oggi, invece, quando Nick Kyrgios serve dal basso, passa per arrogante, provocatore, blasfemo, offensivo, “bad boy”, anzi, tennista maledetto. Perché l’australiano possiede un servizio-bomba da 200 chilometri l’ora, non è come il Chang piccoletto e senza muscoli, e il giocatore da circolo, magari canuto, che è costretto a battere dal basso. Perché la battuta classica proprio non gli riesce.

Lui, Nick controcorrente, potrebbe interpretare il gesto in modo ideale, sceglie di seguire un’altra via, irridendo avversario, pubblico e tennis stesso. Alla gente non importa se gli fanno male spalla e braccio. E lo condanna, implacabile: quello è un professionista della racchetta, si curi, si fermi, ma interpreti correttamente il suo ruolo e si meriti i ricchi premi del circuito.

La stessa bocciatura vale anche per la nostra Sara Errani, ex numero 5 del mondo di singolare (finalista anche al Roland Garros 2012) e 1 di doppio (con ben 5 titoli Slam vinti) che, depressa dai troppi doppi falli, serve anche sistematicamente dal basso. E, a distanza di pochi anni, non è più competitiva, in un tennis donne sempre più potente, dove servizio-risposta, sulla scia di Maria Sharapova e Serena Williams, si è allineato a quello maschile.

Come fa a non imparare a servire in modo classico? La domanda dell’uomo della strada rimane inevasa, soprattutto perché la romagnola è una lottatrice, intelligente, dedicata, tatticamente perfetta, che ha rovesciato le montagne a dispetto dei 164 centimetri d’altezza. Il suo limite è stato lo stesso di Raffaella Reggi, la prima italiana transitata per la Nick Bollettieri Academy. Eppure alla faentina veniva perdonato e a Saretta no. Potrebbe fare come le altre reginette del tennis che, incapaci di gestire quel momento di tensione tutto da sole, ne escono comunque a testa alta, regalando decine di doppi falli. Da Anna Kournikova alla numero 1 d’Italia di oggi, Camila Giorgi. Ma non battono da sotto come la Errani. Che, al torneo di Bogotà, è stata pesantemente insultata sui social network. Una punizione davvero assurda.

Una volta, alle Us Open Series 2013, a Montreal, Tomas Berdych, frustrato per essere stato totalmente abbandonato dalla sua arma paralizzante contro Pospisil, servì da sotto e l’arbitro di sedia lo punì addirittura con una ammonizione. “Non è permesso dal regolamento, non puoi servire in quel modo”, sentenziò fra le proteste del ceco. Agli Us Open sempre di quell’anno, Janowicz l’antipatico, sull’orlo della catastrofe contro Maximo Gonzalez, fece altrettanto cercando la rissa, ma non ottenne risultati concreti.

Abbiamo visto farlo anche all’americano Jack Sock, ma sul match point, buttandosi in avanti, improvvisando un anomalo servizio-volée. Nel 2010, in Canada, il funambolo francese Llodra si inventò una battuta da sotto anche contro Roger Federer, a match ormai irrimediabilmente compromesso, e il Magnifico, sorpresissimo, svirgolò il dritto di risposta ma la prese a ridere. Del resto, proprio quest’anno, nel commentare quello di Kyrgios contro Nadal ad Acapulco, ha dichiarato: “Il servizio da sotto è sicuramente una tattica, soprattutto quando l’avversario è molto lontano, in fondo al campo, a rispondere. Non bisogna vergognarsi di provarci, né se l’altro capisce e ti tira una pallata. Non è per niente facile: in partita, magari davanti a tanta gente… È un bel rischio!”.

Llodra, che è stato sempre un gran giocherellone, dentro e fuori del campo, si esibì nel servizio da sotto anche contro Andy Murray, agli Us Open 2013, sempre però a match già in dirittura d’arrivo. Come del resto aveva fatto Ljubicic, oggi coach di Federer, sul match point contro Monfils a Den Bosch 2007. Dopo aver subito chissà quanti colpi a sorpresa dall’estroso moro transalpino.

Invece, Ernests Gulbis s’è sbizzarrito più volte in queste operazioni, ma per innervosire l’avversario. Gliel’abbiamo visto fare al torneo di Stoccolma, sempre contro il gigante polacco Janowicz, facendo impazzire il pubblico. Agli Us Open 2015, ci provò, invano, anche Kokkinakis – l’amico del cuore di Kyrgios – contro Gasquet, ma perché era completamente incrampato e non riusciva proprio più a servire. Tanto che all’inizio del quinto set si ritirò.

Al Roland Garros dell’anno scorso, anche Jared Donaldson, ormai allo stremo nella maratona contro Dimitrov, ha provato a sorprendere il bulgaro servendo dal basso. “Fossi stato al 100% bene non ci avrei mai provato, e Grisha rispondeva da così lontano che ha pensato di fare qualcosa di diverso. E lui non sapeva che fare”. Non abbastanza: l’americano ha perso 10-8 al quinto set.

Fu terrificante, sull’ultimo punto del game, la battuta da sotto di Bum Bum Karlovic contro Tommy Haas, nel derby dei gran battitori: chi si sarebbe mai aspettato una simile carezza al curaro dal basso? Fece punto diretto: il tedesco-americano nemmeno si mosse, e il croato  gli regalò il suo miglior sorriso di scherno. Simile a quello che Bernard Tomic ha sbattuto in faccia, a gennaio a Melbourne, al compagno di merende Nick Kyrgios, facendogli sul match point un servizio dal basso, da sotto le gambe, un super clamoroso tweener. Anche se era nella tradizionale esibizione pre-Australian Open a Kooyong.

Insomma, c’è servizio da sotto e servizio da sotto. C’è chi fa di necessità virtù, chi irride l’avversario, chi è disperato. E chi fa spettacolo, come Kyrgios. Che sta facendo anche proseliti. Troppi, direbbero i puristi.

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