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Quello terminato domenica è stato un secondo turno dei playoff NBA davvero emozionante, equilibrato e realmente decisivo. Ad ovest si giocheranno l’accesso alla finale i campioni in carica di Golden State, usciti incolumi dall’ostacolo Houston, e gli outsider di Portland che hanno avuto la meglio sui ragazzi terribili di Denver. Ad est, invece, la sfida sarà tra Toronto, reduce da sette maratone contro Philadelphia e Milwaukee che ha aperto la crisi estiva dei Boston Celtics. Ma cosa ci aspetta ora?

Golden State – Portland

È già stata ribattezzata la sfida dei “Curry”. Da una parte il più famoso Steph, dall’altra il meno noto Seth. Entrambi figli di quel Dell Curry, anch’egli tiratore di razza della NBA.

I Warriors sono reduci da quella che per molti era una finale anticipata. Houston è capitolata 4-2 nel momento forse più difficile per i californiani, privi in gara 6 di Kevin Durant per uno stiramento al polpaccio. Curry, nella gara decisiva, ha preso per mano i suoi compagni nel primo tempo (in cui ha fatto zero punti) distribuendo assist e mettendo in ritmo giocatori (Iguodala, Cook, Livingston, Looney) che hanno compensato, con una performance di altissimo livello, l’assenza del compagno. Nel secondo tempo (in cui ha fatto 33 punti), insieme a Klay Thompson, è stato lui a segnare i canestri decisivi che hanno infranto i sogni di gloria di Harden, Paul e del resto dei Rockets

 

I Blazers, invece, hanno sovvertito i pronostici di una gara 7 che li ha visti corsari in Colorado, terra dei Nuggets dove già erano caduti i San Antonio Spurs. Stavolta, come accaduto contro Oklahoma, non è stato Damien Lillard l’uomo decisivo del match. Le sue brutte percentuali sono state compensate da quelle di CJ McCollum e Rodney Hood. Per il Curry più giovane, Seth, zero punti in sedici minuti. Eufemisticamente, non la sua partita migliore. A Denver non è bastato stavolta il duo circense formato dal funambolo Murray e dall’orso ballerino, Jokic. Ma sono giovani e avranno tempo di rifarsi. 

Il pronostico ora appare scontato. Ma la squadra dell’Oregon venderà cara la pelle e senza Durant (almeno in gara-1) qualche speranza in più è lecita averla. Sognare, a questo punto, non costa davvero niente. 

 

Toronto – Milwaukee

In Canada ora ci credono davvero. Merito è di quel pallone che, partito dalle mani delicate di Kawhi Leonard, dopo descritto un arco perfetto, atterrando due volte sul primo ferro, due volte sul secondo ferro, si è infilato dolcemente dentro alla retina. Pochissimi secondi per decidere un match, una serie e il destino di due squadre. Una carambola incredibile che ha tenuto con il fiato sospeso un’intera nazione. I Raptors, unica squadra canadese della NBA, ha vinto così, sulla sirena della decisiva gara 7, la sfida con i Philadelphia 76ers. Una serie di playoff dura ed equilibrata risolta solo dal talento di un fuoriclasse, giunto a Toronto con un unico obiettivo: vincere (per poi probabilmente partire per altri lidi durante l’estate). 

 

L’unica serie che si è risolta in appena 5 partite è stata quella tra Boston e Milwaukee. In Massachussets la delusione è profonda. La squadra dell’ex compagno di LeBron James a Cleveland, Kyrie Irving, era partita addirittura come principale candidata alla conquista della Eastern Conference. Ma i Celtics non hanno mai trovato ritmo in attacco e soluzioni in difesa contro quel fenomeno greco-nigeriano che risponde al nome di Giannis Antetokounmpo, devastante come contro i Pistons, al primo turno. Ma la vittoria dei Bucks è frutto anche della crescita dei compagni: Middleton, Mirotic e Bledsoe su tutti.

 

Anche ad est, a dirla tutta, ci sarebbe sulla carta una sfida in famiglia. Stavolta dal sapore europeo. Tra le file della squadra canadese milita infatti Marc Gasol mentre nello Wisconsin è approdato il fratello maggiore Pau. Ma se il primo è sempre più decisivo per le sorti della sua squadra, il secondo, tra infortuni e scelte tecniche, non riveste più il ruolo di un tempo. Decidere qui, un favorito, è impossibile. Ma ipotizzare che anche questa possa essere una serie da sette gare non è affatto improbabile. 

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