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Sergio Garcia è stato squalificato sabato nel terzo giro del King Abdullah Economic City, in Arabia Saudita: per stizza, ha danneggiato volontariamente almeno due green – cinque, secondo un cronista scozzese – ed è incappato nella norma 1.2 delle nuove regole, sancite dal Royal and Ancient Golf di St Andrews e la United States Golf Association, ovvero le autorità competenti in materia golfistica mondiale. Che recita: “I giocatori devono nello spirito del gioco agendo con integrità, mostrando considerazione per gli altri e prendendosi cura del percorso. Il Comitato organizzatore ha l’autorità di squalificare un partecipante per qualsiasi grave condotta contraria allo spirito del gioco”.

Il fuoriclasse spagnolo, che ha sfatato il tabù Majors al Masters 2017, forse si è “vendicato” delle condizioni nelle quali ha trovato lui il campo nel secondo giro, di sicuro è stato tradito da alcuni colleghi che, dovendo giocare subito dopo, non ne hanno gradito il comportamento. E comunque ha spiegato in un comunicato: “Rispetto la decisione. Per la frustrazione, ho danneggiato un paio di green: mi scuso e ho già spiegato che non succederà mai più”.

La notizia fa scalpore, visto il nome del protagonista e ad appena due giorni dagli ancor più clamorosi due colpi di penalità inflitti al Dubai Classic al cinese Haotong Li. Che ha perso nove posizioni in classifica e centomila dollari perché il caddie, alle sue spalle, in un eccesso di professionalità, ha voluto controllare la linea del putt. Rientrando in modo eclatante nella nuova regola 10.2b che dice: “Quando un giocatore inizia a prendere lo stance per il colpo e fino a che il colpo non sia eseguito il caddie del giocatore o il partner in una gara a squadre, per nessuna ragione devono stare intenzionalmente in un posto sopra o vicino a un’estensione della lena di gioco dietro la palla. Se il giocatore prende uno stance in infrazione a questa regola, non può evitare la penalità con l’arretrare. Eccezione: sul putting green, non c’è penalità secondo questa regola se il giocatore arretra dallo stance”.

Di sicuro, le nuove regole sono destinate a creare problemi nelle ormai consolidate abitudini dei giocatori. Ma il gotha del golf è dovuto assolutamente intervenire per velocizzare il gioco sulle 18 buche, interpretare le vecchie regole, spesso bisognose di ulteriore intervento dei giudici di campo, e rendere quindi più facile l’accesso ai neofiti.

I capisaldi del nuovo ordinamento sono legati al droppaggio, cioè quando una palla non si può giocare nella posizione in cui si trova e, perdendo un colpo, il giocatore la sposta con le mani e la riposiziona in campo, non più da eretto ma chinato ad altezza del ginocchio (per evitare ripetizioni per un ulteriore rotolo della palla).

Sul green, si può finalmente lasciare la bandiera in green e quindi anche colpire l’asta, e si possono riparare quasi tutti i danni (inclusi quelli di scarpe, chiodi, animali) senza penalità. Che sparisce anche se si calpesta la linea del putt o la si tocca, e pure se si muove la palla accidentalmente sul green o durante la sua ricerca. Si può toccare terreno o acqua col bastone o con la mano, anche negli swing di prova, ma nel bunker ci sarà penalità se si tocca intenzionalmente la sabbia per provarne la condizione per il colpo successivo.

Una delle parole più pericolose per un golfista era “impedimenti sciolti”, e cioé foglie, ramoscelli, sassolini, eccetera, che ora si possono adesso togliere in ogni zona del campo. Un altro tasto delicato era quello della palla persa o fuori limite: ora si può droppare entro due bastoni dal fuori limite (quando il campo è finito per una recinzione o un muro), senza più dover ritornare sul tee di partenza o da dove si è effettuato il colpo. Se si droppa più vicino si perdono due colpi. 

Per velocizzare il gioco, cambia il tempo per ritrovare la palla persa: non più cinque, ma tre minuti. E tira chi è pronto non più quello che ha fatto il punteggio migliore nella buca precedente: in pratica, in 40 secondi, come già sperimentato tra i professionisti. E sempre per agevolare i neofiti, nel caso, più che frequente, di palla colpita due volte per uno swing errato non c’è più penalità, in quanto considerato colpo non intenzionale.

Sergio Garcia (Afp)

Snellire le regole e cancellarne molte delicatissime era imperativo per il golf. Alcune di queste hanno segnato la carriera se son addirittura la vita dei giocatori. Come ha rilanciato in un tweet Gonzalo Fernandez Castano: “Primo giro ufficiale dell’anno sull’European Tour, qui ad Abu Dhabi, con le nuove regole. Poter rimettere a posto i segni delle palline sul green sembra così strano, ci vuole del tempo per adattarci, a meno che non sei Simon Dyson e l’hai fatto per anni”. Ricordando come, sei anni fa, allo Shanghai Bmw Masters 2013, il collega inglese era stato squalificato, da co-leader, con l’accusa, con tanto di video, di aver rimesso artatamente a posto il terreno sulla linea di tiro del putt.

Era stato multato di 30 mila sterline, più 7500 di spese, e sospeso per due mesi con la condizionale, sotto la minaccia di uno stop di altri 18 mesi se avesse commesso altre irregolarità. “Non sono imbrogli premeditati, non mi sono accorto dell’errore, accetto la squalifica e chiedo scusa per il mio comportamento”, aveva protestato “Dys”. Che, stoppato da problemi al polso, operato nel 2015, non ha più fatto risultati, due anni fa ha proprio smesso di giocare e all’alba di questa stagione, a 41 anni, si è ritirato ufficialmente dall’European Tour. Un attimo prima che la famigerata regola che l’ha rovinato fosse cancellata.

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