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Per Roger Federer sarà un anno importantissimo. Il campione svizzero, che ha spento 37 candeline lo scorso agosto,non vuole parlare di ritiro ma sa che il tempo, anche per lui, si sta assottigliando sempre più. Eppure gli obiettivi da raggiungere, prima di attaccare la racchetta al chiodo, sono ancora tanti. Il suo 2018, ad esempio, inizia nella difficile impresa di difendere il doppio titolo degli Australian Open, primo torneo dello slam, conquistato nel 2017 e nel 2018.

Una vittoria a Melbourne, che sarebbe la settima della carriera, avrebbe un grande valore dato che porterebbe sulla già affollatissima bacheca dei trofei di Federer, il titolo numero 100. Una cavalcata tra i professionisti iniziata il 4 febbraio del 2001, a Milano, contro il francese Julien Boutter, che ha portato il tennista di Basilea a vincere tornei in tutto il mondo.

99 vittorie in 19 Paesi

L'unico anno in cui Roger Federer non ha portato a casa almeno un titolo nel circuito ATP è stato il 2016. Una stagione caratterizzata da vari infortuni, ginocchio e spalla, chesi è chiusa molto presto, a luglio, con poche soddisfazioni personali per il tennista. Il 2006, invece, è stato l'anno più prolifico: ben 12 vittorie, di cui 3 titoli dello slam (Australian Open, Wimbledon e Us Open). Nel 2009, invece, è arrivata l'unica vittoria al Roland Garros. 

  • Stati Uniti. Sul territorio americano Federer ha portato a casa tutti i principali tornei del circuito ATP. Dalle assolate coste della California (Indian Wells, per 5 volte) e della Florida (Miami, 3) al Texas (Master Cup Houston, 2) e all'Ohio (Cincinnati, 7). Passando per l'interregno agli Us Open, conquistato per 5 anni di fila dal 2004 al 2008.
  • Germania. Quattro i tornei vinti in terra tedesca, su superfici diverse: Amburgo, Halle, Stoccarda e Monaco di Baviera. 
  • Francia. Oltre al citato successo sulla terra rossa del Roland Garros, Federer ha vinto tornei anche a Marsiglia e Parigi Bercy. 
  • Le altre in Europa. il tennista svizzero si è imposto nel torneo di casa, a Basilea, per nove volte. Un record pareggiato solo ad Halle. Un passetto indietro, ma ineguagliabili come prestigio, ci sono le otto vittorie a Wimbledon. Ma la lista dei successi è piuttosto lunga: Milano, Vienna, Gstaad, Estoril, Istanbul, Rotterdam, Madrid, Londra e Stoccolma.
  • Le altre nel Mondo. Ci sono anche in questo caso tornei in cui il campione svizzero si trova più a suo agio: dai citati Australian Open, vinti sei volte, al torneo di Dubai, vinto sette volte, passando per Shanghai e Bangkok, Brisbane e Sydney, Doha e Toronto.
  • Le assenze. Nella programmazione annuale del tennista ci sono luoghi che vengono tenuti meno in considerazione. Spicca, ad esempio, l'assenza di tornei giocati in Sud America. I motivi vanno ricercati sulla tipologia di superficie proposta, quasi sempre la terra rossa così poco amata, e il valore dei tornei, buoni per chi vuole far crescere la propria classifica ma meno allettanti per un top player. 

Le finali perse

Riassumendo, Federer ha portato a casa 20 titoli del Grande Slam, 6 Masters (in tre Continenti diversi), 27 Master 1000, 21 tornei ATP 500 e 25 tornei ATP 250. Per un totale di 99 trofei. L'obiettivo della tripla cifra sarebbe già diventato realtà se Federer non si fosse arreso per 52 volte in finale: 

  • 10 volte nei tornei dello Slam: il tennista svizzero è stato sconfitto almeno una volta in tutti i e quattro i tornei. Da Rafa Nadal (6 volte), Novak Djokovic (3 volte) e Martin Del Potro. 
  • Tra i tornei più importanti che Federer non ha mai vinto ci sono due dei principali Master 1000 europei, anch'essi per specialisti della terra rossa: Roma e Montecarlo. In entrambi i casi le sconfitte in finale sono ben 4. In Italia per opera di Nadal (2), Djokovic e, nel lontano 2003, di Felix Mantilla (alla fine di un tiebreak decisivo e molto tirato).Nel Principato di Monaco, invece, a causa di Nadal (3) e Wawrinka.

Capitolo Olimpiadi

Tra le delusioni più grandi nella carriera di Federer spicca certamente la finale delle Olimpiadi di Londra del 2012 quando a imporsi, in tre set, fu il britannico Andy Murray. Una sconfitta che ancora brucia e che potrebbe spingere il campione svizzero a riprovarci nel 2020, a Tokyo, come ultimo ruggito di un leone che non ha ancora voglia di abdicare. Del resto, quando ci sono stimoli e obiettivi, perché farlo?

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