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Dici giochi di palla, dal calcio al basket, dalla pallavolo alla pallanuoto, e pensi all’Italia. Ma poi, se cerchi gli azzurri nella lista dei Mondiali maschili di pallamano che si disputano fino al 27 gennaio fra Germania e Danimarca, proprio non li trovi. Così come nella storia della massima manifestazione iridata, la nostra nazionale figura solo una volta, col 18° posto nel 1997, in Giappone, e dal 2005 non riesce a superare la prima fase di qualificazione (un solo Mondiale anche al femminile, nel 2001).

Nessuno è più olimpico della pallamano

Eppure la pallamano è uno degli sport di squadra più praticati al mondo, al femminile è addirittura il primo per numero di praticanti, e ha la sua culla proprio in Europa, con la Bundesliga (Germania), la Liga Asobal (Spagna), la Ligue 1 (Francia) la SEHA League (lega dei Balcani), la Superleague femminile (Ungheria) e la Elitserien femminile (Norvegia), che sono considerati i campionati più competitivi al mondo. Con manifestazioni come le Final4 di Champions League o le finali dei Campionati Mondiali ed Europei che richiamano una media di 18-20mila spettatori.

Di più, alle Olimpiadi di Londra 2012 e di Rio 2016 la pallamano è stato lo sport di squadra col maggior numero di biglietti venduti.

Un treno che ormai è passato

Ma perché l’Italia manca all’appello dei grandi? Sfortuna, ciclo negativo, errori, casualità? “Abbiamo semplicemente perso il treno negli anni 90: mentre le altre nazioni si attrezzavano nel professionismo con tecnici e strutture adeguate, noi non abbiamo sfruttato quel momento di cambiamento, e abbiamo perso terreno nei confronti delle nazioni che sono diventate guida di questo nostro meraviglioso sport”, analizza senza tanti giri di parole Riccardo Trillini, Direttore Tecnico delle Nazionali italiane.

Pochi investimenti

Il problema è stato politico, nelle scelte impopolari di carattere politico che hanno caratterizzato la precedente dirigenza, azzerata alle elezioni del marzo di un anno fa, a cominciare dal presidente Francesco Purromuto che è stato avvicendato da Pasquale Loria. Il primo problema è impiantistico, perché la pallamano è lo sport indoor con il campo più grande (40 m x 20) e, pur nascendo nelle piccole città – le società più importanti sono Trieste (11 scudetti), Bolzano e Conversano fra gli uomini, Cassano Magnago (12 tricolori) fra nelle donne – trova difficoltà nel trovare case accoglienti anche per gli spettatori.

Negli anni, avrebbe avuto bisogno di investimenti ad hoc, di sponsor, della promozione tv, magari di Sky, che si è invece rivolta ad altre discipline. Il punto più basso del movimento è stato raggiunto con la serie A divisa in tre gironi, nord, centro e sud, con conseguente scadimento di interesse fino ai playoff di marzo, mentre nel maschile si è tornati al girone unico a 14 squadre con due stranieri e anche naturalizzati e un impulso immediato verso l’alto dell’attività (donne a 10 squadre). Considerando che per una squadra maschile della massima serie l’attività costa di 150mila ai 400 mila euro l’anno.

Non è sport adatto ai tatticismi

“La pallamano esprime tutti i valori atletici di coordinamento, corsa, salto e lancio. Un nostro atleta è un vero decatleta che riassume le caratteristiche anche di altri sport, dal calcio alla pallacanestro. È molto spettacolare e trasferisce sul campo le stesse situazioni della pallanuoto”, dice sempre Trillini parlando dello sport che viene definito "il più veloce sport di squadra con la palla”, perché privilegia il dinamismo rispetto al tatticismo. E sicuramente, anche a guardare le partite di alto livello alla tv, la promozione del super-tecnico azzurro è condivisibile. I cugini francesi sono impazziti per la nazionale che ha conquistato il secondo posto all’Olimpiade: la pallamano è diventata il terzo sport dopo rugby e calcio. Mentre in Italia stenta, con appena 33mila tesserati (basket e pallavolo hanno numeri dieci volte superiori), con 404 società affiliate. Anche se il futuro, grazie alla nuova dirigenza, sembra sorridere.

Dopo un intenso anno di lavoro, ad agosto, gli under 18 hanno vinto gli Europei di fascia B garantendosi per la prima volta la promozione agli Europei di fascia A per under 20 e under 18, nell’estate 2020. Dando un altro importante segnale, dopo la medaglia d’argento ai Campionati Mondiali U17 maschili di beach handball – nato in Italia a fine anni 80 – con la conseguente, storica, qualificazione, agli Youth Olympic Games di Buenos Aires, un viatico importante verso l’ingresso alle Olimpiadi 2024.

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