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Amnesty International gli ha chiesto di rinunciare, Rafael Nadal e Novak Djokovic hanno valutato seriamente la cosa, ma per il momento non si sono cancellati dall’esibizione del 22 dicembre a Gedda, dicono che non se la sentono di rinunciare a un impegno preso oltre un anno fa. E se Roger Federer ha invece fatto a meno del milione di dollari di ingaggio che era stato proposto anche a lui non è propriamente perché l’Arabia Saudita è sempre più sotto pressione da parte della comunità internazionale dopo l’uccisione dello scrittore saudita Jamal Khashoggi dopo essere entrato nell’ambasciata del paese a Istanbul il 2 ottobre. A Natale il Magnifico non accetta impegni extra familiari. “Hanno contattato anche me, ma non voglio giocar lì in quel periodo, quindi per me si è trattato di una decisione molto veloce”, ha commentato il campione di 20 Slam.

“Certo che siamo a conoscenza della situazione, è terribile che un giornalista sia morto in quel modo, ma ho parlato con la mia squadra, ho analizzato le cose, vediamo come si evolve la situazione, spero che tutto si chiarisca prima possibile”, ha dichiarato Nadal. “Ora come ora non abbiamo abbastanza informazioni, dobbiamo assolutamente capirne di più per prendere una decisione, infatti la mia squadra è in contatto con gli organizzatori e che con chi vive lì. Personalmente, cerco sempre di essere apolitico, non amo essere coinvolto in discussioni del genere. Sfortunatamente, e contro il nostro volere, stavolta ci siamo dentro sia io che Rafa. L’impegno che abbiamo preso un anno fa, pensando che potesse essere il trampolino per l’inizio della prossima stagione, è una decisione legata al tennis professionistico”, ha spiegato Djokovic.

Al di là del principio sempre più vacuo dello sport che trascende la politica, è chiaro che il discorso rischia di rivoluzionare il programma già stabilito dei due protagonisti e anche la penale che probabilmente dovrebbero pagare svicolando dal contratto, e relativo ingaggio milionario. Ma l’atteggiamento dei due campioni è molto discutibile sotto il profilo della personalità e del ruolo sociale che i primattori dello sport dovrebbero assumersi. Come esempi delle nuove gioventù, dal tappeto rosso sul quale camminano, e anche come moneta di scambio per quanto hanno ricevuto in termini economici e di popolarità dalla società. 

Quando successe a Borg e McEnroe

A proposito, la storia ricorda una situazione analoga, nel 1980, sulla scia della indimenticabile finale di Wimbledon, il Sud Africa, oppresso dall’apartheid e sotto embargo internazionale, invitò a una super-esibizione Bjorn Borg e John McEnroe, i pionieri del tennis moderno che hanno acceso il tennis con la loro rivalità sdoganandolo da sport d’élite a sport popolare. Ebbene, SuperMac rispose: “Abbiamo modi migliori per guadagnare un milione di dollari”. Che “all’epoca corrispondevano a dieci milioni di oggi”, puntualizza adesso. “Ma fui orgoglioso di prendere quella decisione. Mi dissi: 'Certo, è una montagna di soldi ma c’è un motivo se ce la offrono perché si fanno propaganda in qualche modo con la mia presenza'. Avevo appena 21 anni, ma non potevo accettare, non volevo sentirmi un pedone di una faccenda così grande, importante e delicata. Penso che sia stata una delle migliori decisioni che ho mai preso in tutta la carriera. Se avessi accettato, non avrei cambiato le sorti del mondo, ma non mi sono pentito e ancora adesso mi si avvicina qualcuno per ringraziarmi di quel gesto. E quando ho incontrato personalmente Nelson Mandela, mi ha detto che era orgoglioso di incontrarmi, lui, una persona così eccezionale, la più eccezionale che abbia mai incontrato, come un angelo sulla terra”.

Per la cronaca, nel luglio 1983, il successivo rivale di McEnroe, l’uomo venuto dall’ex Cortina di Ferro dell’Est Europa, il cecoslovacco Ivan Lendl – che poi è diventato cittadino Usa – accettò l’offerta e giocò un torneo-esibizione proprio a Sun City contro i sudafricani Johan Kriek e Kevin Curren e lo statunitense Jimmy Connors. Percepì 300 mila dollari, ma fu espulso dalla nazionale di coppa Davis dalla Federtennis ceca e multato di 150 mila dollari, perché il suo paese non intratteneva rapporti diplomatici con quella parte del mondo.

Nadal e Djokovic stanno perdendo una grande occasione. Avrebbero avuto bisogno dell’aiuto di un grande vecchio, come Arthur Ashe che, all’epoca, dietro le quinte, diede a SuperMac il consiglio giusto nel modo giusto. Ma se Federer non prende posizione e spiega il suo no all’esibizione solo per motivi familiari, se qualsiasi altro atleta – a cominciare dai golfisti – è pronto ad accettare tutto in nome del dio dollaro, che cosa possiamo realmente sperare da parte degli idoli sportivi della nostra società?

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