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“E' morto come voleva: combattendo”, sono queste le parole del fratello Fabrizio e non potevano essere altre considerato che si parla di Christian Daghio, il pluricampione mondiale di Thai Boxe. Si è spento infatti dopo una settimana di coma nell’ospedale di Bangkok, ma il crollo è avvenuto sul ring, a causa dei traumi riportati durante un incontro per il titolo mondiale di boxe (pesi supermedi) lo scorso venerdì 26 ottobre.

I titoli vinti

Come scrive Repubblica “Era stato il primo italiano ad essere ammesso a combattere in Thailandia, patria di questo sport. In carriera Daghio oltre ai sette titoli mondiali di thai boxe (l'ultimo nel 2016) aveva vinto un europeo, tre bronzi fra europei e mondiali con la nazionale. In totale, 142 incontri vinti su 186. Nel pugilato invece vantava 31 vittorie su 31, 27 di queste per ko. Era tornato sul ring lo scorso giugno, nonostante l'età, dopo un anno di stop”.

Già, nonostante l’età perché Daghio aveva 49 anni ma non si era mai arreso agli acciacchi dell’età, come racconta oggi la zia Giorgina “l’ultima volta che è tornato gli avevamo detto di smettere con gli incontri e di dedicarsi all’insegnamento. Ma lui non ci voleva ascoltare, amava troppo il ring”, tutto vero, per lui il combattimento era una vera filosofia di vita, un punto di vista molto orientale, tant’è che dal 2006 aveva deciso di trasferirsi a Pattaya dove aveva realizzato il suo sogno di fondare un villaggio turistico-palestra che aveva chiamato Kombat Group e che riuniva ogni anno appassionati di arti marziali da tutto il mondo.

I titoli Thai Boxe del campione di Carpi, come già detto, sono innumerevoli, sette volte sul gradino del podio più alto, poi il passaggio alla boxe dove continua la sua serie di vittorie. Stava vincendo ai punti anche quell’ultimo incontro, contro Don Parueang, 12 anni più giovane, quando alla dodicesima ripresa è caduto per una serie di colpi subiti, poi si è rialzato, ne ha incassato un altro che lo ha mandato in coma, come racconta il fratello al Resto del Carlino “La prima volta che è caduto si è rialzato malgrado barcollasse – spiega – ma il colpo successivo lo ha mandato in coma.

 Lascia una compagna e una figlia di appena 5 anni. Una tragedia, per quella che è stato una delle maggiori eccellenze italiane sportive, un guerriero incapace di perdere. Sempre il fratello conclude dicendo “E’ morto come voleva morire. Non ho rimpianti perché lui era fatto così, diceva di voler combattere fino a 80 anni. Il ring era la sua vita, è morto da campione”.

Cosa è il Muay Thai

La disciplina è nota come "l'arte delle otto armi" o "la scienza degli otto arti", si legge su Wikipedia, perché consente ai due contendenti che si sfidano di utilizzare combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate, quindi otto parti del corpo utilizzate come punti di contatto rispetto ai due del pugilato, oppure ai quattro della kick boxing, con un'intensa preparazione atletica e mentale che fa la differenza negli scontri a contatto pieno.

Il Muay thai nacque dall'esigenza del popolo siamese di proteggersi dalle aggressioni nemiche: per questo motivo si può supporre che gli allenamenti in passato fossero molto duri e le tecniche trasmesse erano quelle che potevano migliorare le doti naturali di combattimento dell'atleta e renderlo invincibile, forse trascurando le tecniche dall'esecuzione più complessa. Fu probabilmente questo il motivo per cui non vi erano in Thailandia gradi o cinture che identificavano la conoscenza delle tecniche di combattimento come nelle altre arti marziali. Questa filosofia d'insegnamento ha prodotto formidabili e micidiali combattenti e le relative leggende, ma ha portato alla scomparsa di molte tecniche che sono andate perdute.

 

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