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Non ha ancora compiuto vent’anni ma la sua impresa rimarrà nella Storia. Sì, perché al mondo, più forti di Simona Quadarella, c’è forse ora solo Kate Ledecky, un vero prodigio del nuoto. La giovanissima atleta romana, classe 1998, ha fatto man bassa di medaglie d’oro agli europei di Glasgow. Oro nei 1500, negli 800 e nei 400 metri stile libero. Un triplete inaspettato, forse anche dalla stessa Quadarella, almeno stando all’intervista rilasciata ai microfoni di Raisport, subito dopo la gara: “Ci ho sperato, mi sembra incredibile. Se mi avessero chiesto qualche giorno fa avrei firmato semplicemente per fare la finale dei 800. Sapevo di fare bene e di essere più forte delle altre, però… So che posso fare bene, ma posso fare ancora meglio”.

Rotta verso Tokyo

Il palcoscenico continentale è solo una breve parentesi di un’avventura molto più grande, che (ri)parte dopo questa fortunata estate scozzese. Il sogno di Quadarella sono le Olimpiadi di Tokyo, nel 2020. Soprattutto dopo aver mancato, per un soffio, quelle di Rio de Janeiro, due anni fa. Una delusione che, per ora, resta l’unico passo falso di una carriera ancora tutta scrivere ma costellata già da traguardi importanti. Anche perché, per la prima volta, in Giappone, è stata introdotta tra le discipline olimpiche proprio la gara dei 1500 femminili stile libero. Forse, tra le tre distanze, quella più congeniale per l’azzurra. Insomma, oltre a Gregorio Paltrinieri, il nuoto italiano ha una nuova punta di diamante su cui puntare nelle distanze medie.

Gli inizi e le vittorie

Il primo contatto con le piscina è a sei anni, alla borgata Ottavia, a Roma. Arriva dopo un lungo travaglio subito nei primi anni di vita quando Simona non cresceva per colpa di un problema che all’età di 11 mesi la costrinse a un intervento chirurgico e a tre anni di antibiotici. Nel 2010, a 12 anni, Quadarella partecipa alla sua prima gara a livello agonistico con la Società Sportiva Canottieri Aniene. Nel 2014 arriva la prima chiamata dalla Nazionale, con i giochi olimpici giovanili che si svolgono a Nanchino. Gli stessi a cui partecipò, ad esempio, anche il velocista Filippo Tortu, suo coetaneo. Nelle piscine cinesi, il talento non fa fatica ad emergere: l’oro negli 800 dimostra i passi in avanti e le prospettive future della nuotatrice romana che intanto ha ricevuto anche la chiamata dei Vigili del Fuoco per i quali gareggia.

Budapest, l’apice

Nel 2017, ai mondiali, arriva il primo vero approccio con i professionisti. E non va affatto male. Conquista la finale nei 1500 metri, a cui ambiva, ma va oltre. Arriva terza, porta a casa una medaglia di bronzo che profuma d’oro. Il tempo è da capogiro: 15 minuti 53 secondi 68 centesimi. Il decimo nella classifica internazionale di tutti i tempi, il secondo per l’Italia, dopo quello di Alessia Filippi che per Simona è sempre stato un modello da seguire. Si migliora di 10 secondi riscattando la delusione olimpica. Una prestazione arrivata anche grazie al lavoro del suo allenatore, Christian Minotti, ex atleta ed ex azzurro.

I sacrifici e il futuro

È il Corriere di Roma a svelare un po’ di particolari della vita di Simona Quadarella. Dai 14 chilometri nuotati al giorno alle ore in palestra. Dalla Facoltà di Economia a cui si è iscritta da poco, alla passione per la Roma e il calcio. Dal rapporto con la sorella maggiore Erica alla polo grigia, comprata dopo il bronzo di Budapest, con cui ancora oggi si reca in piscina. Quello che emerge è il ritratto di una ragazza fortemente attaccata alle sue radici e ai suoi inizi. Il trampolino di lancio migliore per conquistare il mondo. Magari partendo da Tokyo.

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