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​Il Tour numero 105 si apre sabato 7 luglio e si preannuncia uno dei Tour più attesi degli ultimi anni. In Francia si ritroverà un gruppo di grandi campioni – tra cui l’italiano Vincenzo Nibali –  alla caccia di Chris Froome, a sua volta alla caccia di molti record. Il britannico ha da poche settimane vinto il Giro 101 con un’impresa che resterà nel mito. La vittoria rosa lo ha fatto diventare il settimo ciclista della storia a completare la tripletta dei Grandi Giri, entrando in un club ristrettissimo fatto di campioni assoluti, dove c’è anche Nibali.

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Il britannico ha battuto anche gli organizzatori del Tour che lo volevano escludere per la vicenda salbutamolo. Poche ore dopo l’esclusione comminatagli dall’ASO (società che organizza la Grande Boucle), infatti, la WADA lo ha scagionato dalle accuse, rendendo di fatto immotivato il veto dell’organizzazione sull’anglo-keniota. Per cui via libera a Froome che andrà a guidare la sua Sky per cercare una clamorosa doppietta Giro-Tour nello stesso anno (con sguardo alla Vuelta?) che manca da 20 anni esatti e dall’impresa di Marco Pantani. Non solo: nel mirino di Froome c’è anche un altro record. Il britannico del Team Sky infatti ha vinto gli ultimi tre Grandi Giri disputati (Tour 2017, Vuelta 2017 e Giro 2018). Il Tour sarebbe il quarto consecutivo: vincerlo significherebbe eguagliare Eddy Merckx, che nel biennio 1972-1973 mise in bacheca 4 Grandi Giri consecutivi: Giro 1972, Tour 1972, Vuelta 1973 e Giro 1973 (e non partecipò al Tour 1973, vinto dallo spagnolo Luis Ocana). Nessuno ha mai vinto i 3 Grandi Giri nello stesso anno: altro obiettivo per il quale Froome è ancora in corsa.

Il percorso 2018

Il Tour numero 105 inizia sabato 7 luglio a Noirmoutier-en-l'Île (vicino Nantes) e finirà sugli Champs Élysées domenica 29 luglio. Il percorso si snoda su 3351 chilometri in territorio quasi tutto francese, con una piccola divagazione spagnola sui Pirenei. Questa edizione vede un aumento dei chilometri a cronometro, calati nel 2017 a 36,5 e risaliti quest’anno a 66,5. Un altro vantaggio per l’anfibio Chris Froome, molto forte sulle asperità montane e anche nella lotta contro il tempo.

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Due le tappe a cronometro. La terza tappa è infatti una cronometro a squadre che al Tour mancava da tre anni. C’è anche una cronometro individuale (penultima tappa, 28 luglio) che potrebbe stravolgere o blindare il Tour. Tolte le 2 crono, le restanti 19 tappe si dividono in 6 tappe di montagna per scalatori, 5 collinari per finisseur e 8 di pianura per i velocisti alla caccia della maglia verde.

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La prima parte della corsa occupa una settimana abbondante: nove tappe in nove giorni consecutivi prima della pausa del 16 luglio ad Annecy. In questa prima fase la gara è soprattutto appannaggio dei velocisti, con ben 5 tappe piane. Al netto dell’esito della crono di squadra della terza tappa possiamo aspettarci un po’ di cambi di Maglia Gialla e anche una sovrapposizione tra Maglia Gialla e Verde (classifica a punti). La nona tappa Arras-Roubaix, poi, chiude gli sforzi della prima settimana lunga con 21 chilometri sul pavé: la tappa prevede infatti 15 parti sui ciottoli con lunghezze che variano dai 500 metri ai 2,7 chilometri. 

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Nella seconda settimana la difficoltà aumenta con i primi arrivi in salita. Tra 10 e 12 luglio ecco un trittico di tappe di montagna che porta la carovana gialla all’arrivo dell’Alpe d’Huez. Il 13 luglio c’è una nuova tappa piatta per ridare slancio ai velocisti a caccia di punti per la maglia Verde, quindi la settimana si chiude con due tappe collinari, dando chances ai finisseur di mettersi di nuovo in mostra. Nuova pausa lunedì 23 prima del gran finale: i terreni per cacciatori di tappe lasciano spazio alla montagna, quella vera. Si inizia martedì 24 con due salite che evocano molti ricordi a Froome: la tappa infatti passa sulle vette del Peyresourde e del Peyragudes dove il britannico diede spettacolo (e anche un pugno a un tifoso troppo invadente) nel 2016 ma perse la gialla nel 2017. La tappa numero 19 che parte da Lourdes porterà i corridori a Laruns attraverso salite storiche come il Col d’Aspin, il Tourmalet e l’Aubisque, ultima vetta prima della picchiata verso l’arrivo. 200 chilometri di passione e sofferenza che anticipano il vero epilogo, la cronometro della penultima tappa.

Alla caccia della Maglia Gialla

Per elencare i favoriti e i ciclisti più attesi, partiamo come di consueto dalla classifica generale, ovvero gli indiziati a indossare la Maglia Gialla. Favorito d’obbligo è Chris Froome ma come ogni anno la concorrenza è molto agguerrita ed è guidata dall’italiano Vincenzo Nibali, vincitore del Tour 2014 e unico in attività, con Froome, ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri. Lo Squalo è pronto a fare saltare il banco con la sua Bahrein-Merida che quest’anno si è ben rinforzata per la corsa francese. Il siciliano ha conquistato la Milano-Sanremo confermandosi uno dei ciclisti più completi e forti di questa generazione e quest’anno proverà l’assalto al secondo Tour prima di concentrarsi al Mondiale. La squadra Movistar si presenta invece con una formazione a 3 stelle, che sono il colombiano Nairo Quintana e gli spagnoli Alejandro Valverde e Mikel Landa.

Per il colombiano c’è da recuperare un 2017 avaro di emozioni e figlio di una gestione di corsa come al solito troppo attendista. Valverde è alle ultime battute di carriera, ma rimane un ciclista sempre talentuoso e vincente e agirà da battitore libero. Il basco ex Sky è l’ultimo arrivo della formazione navarra e farà corsa parallela al colombiano. In casa francese i fari saranno centrati tutti su Romain Bardet dell’AG2R La Mondiale, sempre sul podio negli ultimi anni e atteso al salto di qualità definitivo dal pubblico di casa. L’impresa non sarà facile per lui, che porta il peso di un’intera nazione. Ricordiamo che la Francia non vede un suo uomo in maglia gialla a Parigi dai tempi di Bernard Hinault. Atteso anche Rigoberto Uran, che l’anno scorso sfilò il secondo posto a Bardet proprio nella crono finale. Da non dimenticare anche il capitano del Team Sunweb Tom Dumoulin. L’olandese è reduce dal buon secondo posto alle spalle di Froome al Giro 101, dove ha mostrato ancora una volta una grande tenacia e senso tattico. Possibili outsider potrebbero essere Jakob Fuglsang (Astana), Dan Martin (UAE Emirates) e Adam Yates (Mitchelton-Scott).

Maglia Bianca, Verde e a Pois

Parallelamente alla classifica generale, la classifica giovani (Maglia Bianca), incuriosisce molto e gli occhi saranno puntati sul colombiano della Sky Egan Bernal, che quest’anno ha corso da protagonista in tutte le corse di una settimana fin qui disputate e che proverà a ritagliarsi un po’ di spazio con il permesso del proprio capitano Froome. Dovrà guardarsi le spalle dallo spagnolo Marc Soler e dall’agguerrito francese Pierre Latour (due giorni in Bianco l’anno scorso). La maglia a Pois (classifica scalatori) ha da sempre grande fascino. Nel 2017 l’ha portata a Parigi il francese Warren Barguil che punta a replicare, ma sarà insidiato dal polacco Rafal Majka e dai francesi Pierre Rolland e Lilian Calmejane. Attenzione anche a chi come Omar Fraile e Thomas De Gendt fa delle fughe da lontano il proprio pane quotidiano nelle grandi corse a tappe, portando spesso a casa il bottino.

Fra i pretendenti alla maglia a Pois non possiamo scordare anche qualche uomo che cerca pure la Gialla: Froome, Landa, Quintana, solo per dirne alcuni. Andando alla Maglia Verde, il campione del mondo Peter Sagan, sarà l’uomo da battere per la classifica a punti. Lo slovacco vuole cancellare la brutta squalifica dello scorso anno e portare a Parigi la sesta maglia verde della sua carriera. Ma la concorrenza è folta ed guidata da alcuni tra i migliori velocisti al mondo tra cui Mark Cavendish, in cerca di riscatto dopo un inizio di stagione tormentato da cadute; Arnaud Demare, idolo di casa; Michael Matthews, vincitore della maglia verde lo scorso anno; Alexander Kristoff, campione europeo in carica; Andrè Greipel, possente ed esperto; Fernando Gaviria, protagonista al Giro 100.

Come vince i Grandi Giri Chris Froome

In ogni caso, il favorito numero uno e l’uomo più atteso è lui, Chris Froome. Si presenta da campione in carica e ha vinto gli ultimi 3 Grandi Giri a cui ha preso parte. Ma questo straordinario campione come li vince i Grandi Giri?

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Nei 6 Grandi Giri vinti ha distribuito 10 vittorie di tappa: 3 al Tour 2013, 2 al Tour 2016, Vuelta 2017 e Giro 2018, 1 al Tour 2015, mentre non ha avuto successi di tappa al Tour 2017, nonostante abbia di fatto controllato la gara sin dalla prima settimana.

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Il suo terreno di caccia preferito è l’alta montagna (ne ha vinte 6 su 10), ma è estremamente a suo agio a cronometro (3 vittorie) e ha vinto anche una tappa collinare all’ultima Vuelta.

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Froome tende a dominare la corsa che vince, a parte l’ultimo Giro, una corsa che il britannico ha definito “particolarmente dura e meno adatta del Tour alle mie caratteristiche”. Considerando che tutti i Grandi Giri da lui vinti sono stati composti da 21 tappe, Froome ha avuto sulle spalle il simbolo del primato in 76 tappe su 126 (più del 60%). Al Tour, di solito, quando prende la Maglia nella prima settimana dopo non la sveste più, o in ogni modo la recupera in fretta, come accaduto nel 2013 e nel 2017. La Vuelta 2017 ha visto Froome confermare questa versione da dominatore sin dall’inizio, indossando la Maglia Rossa alla terza tappa fino al traguardo finale di Madrid. Al Giro 2018, invece, Froome ha indossato la Rosa solo dopo la diciannovesima tappa sfilandola al connazionale Simon Yates, letteralmente crollato dopo due settimane di dominio “alla Froome”. Il britannico-keniano non aveva mai dato la sensazione di lottare seriamente per la vittoria (nonostante l’avvertimento sullo Zoncolan) eppure con la leggendaria fuga sulle Finestre ha letteralmente sbaragliato la concorrenza. Come a rimarcare che questo Froome sa anche dosare le energie e vincere alla distanza, sapendo controllare la classifica non solo dal primo posto, un po’ come fece Vincenzo Nibali nel Giro 2016.

Nibali sfida Froome: come ha vinto i suoi 4 Grandi Giri?

Vincenzo Nibali è uno degli sfidanti più attesi ed è l’unico ciclista che sia riuscito a interrompere il dominio di Froome al Tour, imponendosi nel 2014. Quell’anno Nibali tenne la gialla praticamente per tutta la corsa conquistandola dopo la seconda tappa. La perse solo in una giornata dopo la nona tappa, ma la recuperò alla decima e tornò ad indossarla sino alla fine. Non solo, nel Tour 2014 Nibali mise in bacheca anche quattro vittorie di tappa. Nibali tende a imporsi in gare di montagna, ha ottime doti di scalatore, è efficace e competitivo nelle gare da un giorno (alle Olimpiadi fu fermato da una caduta) e da quest’anno ha messo seriamente nel mirino le classiche di primavera. A differenza di Froome è si trova meno a proprio agio nelle cronometro.

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La prima grande corsa a tappa vinta dal siciliano fu la Vuelta del 2010, dove tenne la maglia Rossa per 6 giorni su 21 e si aggiudicò una tappa dopo la squalifica per doping del rivale Ezequiel Mosquera. Al Giro 2013 Nibali dominò la corsa dalla fine della prima settimana: indossò la Rosa dopo l’ottava tappa e la conservò fino alla fine, vincendo anche tre tappe.

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Infine, l’ultimo successo in una grande corsa a tappe di Nibali risale al 2016 al Giro d’Italia e ricorda, nelle modalità, l’ultima vittoria di Froome. Nibali rimase fuori dalla top tre per buona parte della gara, salvo poi vincere la 19ma tappa e rilanciare le proprie ambizioni, indossando la Rosa solo dopo la tappa successiva, la 20ma, suggellando una rimonta pazzesca. Unico giorno in Rosa di Nibali, quell’anno, fu l’ultimo giorno, ovvero il giorno in cui conta davvero indossarla.

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La presenza di due campioni capaci di vincere tutti e tre i Grandi Giri è solo uno dei temi principali di questo Tour. Ma non è l’unico. Il numero di campioni al via che cercheranno di primeggiare in ogni categoria e per ogni maglia, chilometro dopo chilometro, traguardo dopo traguardo, rende il Tour 2018 una delle corse più attese degli ultimi anni. Parola e strada, dunque, a questi campioni e ai paesaggi di Francia, da oltre 100 anni teatri di imprese sospese tra sport e mito. 

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