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Certo, ci sono i geni che aiutano, e quelli di nonno Jan Klapac, bronzo olimpico di hockey nel 1964 e argento nel 1968, e anche di mamma Zuzana, ex pattinatrice, e di papà Janek Ledecky, pop music star, autore di una versione musicale di Amleto, che è stato un grande successo nella Repubblica Ceca come in… Corea del Sud, ed è andato in scena anche Broadway nel 2004, hanno dato un bel contributo. Ma c’è soprattutto quella personalità, quel carattere ribelle, quella voglia di sorprendere, quell’unicità così insolita e insieme così affascinante dei geni, di quelli che vanno controcorrente. A cominciare da quella faccia sbarazzina, da Pippicalzelunghe, e da quei modi di chissenefrega. Insomma, quelli che fanno spallucce davanti a regole e stereotipi, abitudini e tradizione, clichet e soloni.

Perciò, Ester Ledecka, aggiudicandosi anche il gigante di snowboard parallelo, dopo il SuperG di sci, non solo riscrive la storia dello sci alpino, come prima a conquistare l’oro olimpico con gli sci e con la tavola, ma diventa anche il personaggio dei Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang. Perché il suo doppio oro è indiscutibilmente il più diverso fra i tanti ori in Corea del Sud. Ecco, diverso, un aggettivo usato spesso con  accezione dispregiativa, di cui invece la cecoslovacca sbarazzina rilancia ed esalta i connotati, in positivo. Rivendicando la libertà di pensarla in un altro modo. Come, prima di lei, nella storia olimpica, nel 1924, all’Olimpiade di Chamonix, il norvegese Thorleif Haug, che si impose sia nello sci nordico (18 e 50 km) che nella combinata. E Johan Grottumsbraten (St. Moritz 1928: fondo e combinata nordica). Mai però c’era riuscita una donna, mai c’era stata ai Giochi Olimpici Invernali una Ester Ledecka.

“Devi scegliere, blah, blah, blah…”

La sorpresa vera è stata la prima affermazione, sabato scorso, con gli sci, quando la sensazionale atleta ceca ha lasciato indietro anche la famosa Lindsey Vonn in superG. “Ho pensato che fosse un errore, sono rimasta ad aspettare che cambiassero il tempo, tutti urlavano, ho pensato: “Ok, ora è davvero strano””. Poi ha scherzato, come fa lei, tenendo su gli occhiali da gara anche davanti ai giornalisti: “Non me l’aspettavo e non ho avuto modo come le altre ragazze di rifarmi il trucco”. Dopo di che si è regalata una bella porzione di pollo fritto. Il sabato dopo, nel gigante parallelo di snowboard, la ceca si è presentata da campionessa mondiale in carica e da favorita, e sul traguardo ha esultato, convinta e carica a mille. Quel braccio pompato in cielo è stato una liberazione, non certo un gesto di vittoria verso la tedesca Selina Joerg, che ha preceduto di 46 centesimi.

Pensava, la 22enne, a quando ha messo per la prima volta gli sci ai piedi, già a due anni, per scoprire lo snowboard, ancora precocissima, a cinque, sempre dietro al fratello maggiore, Jonas. “E subito c’è stata tanta gente che diceva: “Non puoi fare tutti e due, devi specializzarti, altrimenti non arriverai mai ad alto livello. A 14 anni, la discussione coi miei allenatori era sempre la stessa: “Devi scegliere, e blah blah blah”. Parol,e tante parole, che entravano ed uscivano dalle orecchie di Ester la ribelle. Che, forte della libertà che le hanno sempre concesso – anzi, inculcato – i genitori, insisteva e cambiava piuttosto un allenatore dietro l’altro, non certamente le sue idee. Cambiare non è mai stato un problema: “Metà anno, con la mia famiglia, stavamo in montagna e metà a Praga, e io andavo a due scuole diverse. Lo stesso con lo sci: tre settimane mi allenavo nello snowboard e tre nello sci. Ho continuato così, alternando, anche negli allenamenti, paesi totalmente diversi, passando dal Cile all’Europa”.

Fino al riscontro importante dell’anno scorso ai Mondiali, da pioniera delle due discipline: prima nel gigante parallelo con gli sci, seconda nel parallelo con la tavola. Lasciando già allora a bocca aperta la Vonn, anche per il piazzamento fra le prime 30 in quattro tappe su cinque di coppa del Mondo di sci, fra libera e superG: “E’ incredibile che cosa è capace di fare Ester, io vorrei avere il suo talento atletico, invece sono brava solo come sciatrice e ho un solo sport”.

Beach volley, windsurf, piano, chitarra e poi?

Del resto, le passioni di Ester non si fermano allo sci. Il suo primo sport è stato l’hockey, come il nonno, adora anche beach volley e windsurf. E, secondo i compagni di nazionale, sta pensando seriamente di diventare una professionista anche lì. Adora la serie tv Red Dwarf, Nana Rossa, ovviamente dall’umorismo bizzarro. Perché il senso dell’ironia, del paradosso, della risata che seppellirà il mondo è talmente radicato in famiglia, che il fratello Jonas, vuole diventare un attore comico. Ester suona il pianoforte e la chitarra, figurarsi se non cambia strumento sulla neve. “Mi piace cambiare, mi diverte quando passo dagli sci allo snowboard, perché certo la cosa è diversa nei movimenti e nella filosofia di tutto, mi confondo anche, tutte le volte. E i miei allenatori mi dicono sempre che quando scio sembro una snowbordista e quando faccio snowboard sembro una sciatrice”.

E sorride, divertita di se stessa e degli altri. “Tutti pensano che io sia pazza. Lo so, Sono pazza. Ma amo questa cosa e amo che tutte le ragazze siano così carine con me e siano contente di vedermi”. E sorride ancora: “Non siamo imparentati con la nuotatrice Katie Ledecky, che ceca soltanto di origini, non è mia sorella, ma vorrei che lo fosse perché è molto brava. Anzi, ogni volta tifo per lei come se fosse mia sorella davvero”.

E ora, Ester, che farai?

“Io credo fermamente che Ester sia uno dei più grandi atleti viventi”, sostiene il suo coach di snowboard, Justin Reiter, che fino all’anno scorso gareggiava in coppa del Mondo. “Dopo il superG, non abbiamo nemmeno pensato a fare la libera: tra snowboard e sci c’è molta differenza, dalla sensazione sulla neve alla posizione, e ogni volta che Ester cambia attrezzo ha bisogno di alcuni giorni per adattarsi. Ogni volta è come lavorare su un diamante: dal pezzo di carbone, pian pianino, lo pulisci, lo levighi, lo tagli finché non ricavi la gemma. Servono due-tre giorni di lavoro. Ma Ester adora troppo tutte due le cose ed ama vincere, ma prima ancora ama allenarsi e il processo che porta ad imparare. Perciò lei ce la fa, e secondo me resterà unica. Le altre mollerebbero per lo sforzo o si infortunerebbero”.

Il suo profilo Facebook s’è arricchito in un amen fino a 115 mila presenze. La sua gente è impazzita, in patria, rivendicando la diversità, l’atipicità del popolo ceco, felice di poter sbandierare un altro esempio positivo, e unico, anche nello sport. E lo sport si interroga sull’ultimo miracolo di una ragazza che s’à ribellata alla specializzazione, agli schemi, ai preconcetti: “In fondo, devi sempre andar giù da una montagna, no?”. Il re è nudo. Proprio come una favola. A cinque cerchi. 

www.sportsenators.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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