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Giorni cruciali in Casa Milan. Marco Fassone è vola in Cina dopo la terza sconfitta su sette che ha reso incerto il futuro di Montella: il club starebbe pensando di sostituirlo, forse addirittura con Marcello Lippi – voci formalmente smentite all’AGI da fonti ben informate. Non era previsto un avvio di Campionato così fiacco dopo i 230 milioni spesi – cifra record  – per rinnovare la squadra e puntare alla qualificazione ai Champions. Ma Fassone è andato in Cina per discutere del nuovo allenatore con Li Yonghong? No. Sono tre le ipotesi di questa missione che arriva durante una sosta del campionato per gli impegni della nazionale.

Alla ricerca di un nuovo socio

Secondo quanto scriveva Repubblica sabato scorso, sono almeno due i motivi che rendono la missione di Fassone in Asia cruciale per il futuro finanziario e sportivo del Milan: il primo è monitorare il lavoro finora svolto dalla newco Milan China. Il secondo è verificare come procede la ricerca di nuovi capitali da parte di Li Yonghong, il quale prima del closing, più volte slittato, sosteneva di aver costruito una cordata di investitori cinesi sfumata a causa della stretta del governo cinese sulle acquisizioni all’estero

Al club rossonero servono presto i soldi per restituire al fondo americano Elliott il debito da 300 milioni di euro, con scadenza a ottobre 2018 e negoziato a tassi di interessi altissimi (11,5%), grazie al quale Li Yonghong ha comprato il Milan per 720 milioni.  Il business plan di AC Milan – difatti – prevede una fortissima crescita dei ricavi nell’arco dei prossimi cinque anni puntando sulla crescita del mercato cinese e sui guadagni della Champions LeagueFassone minimizza: nei giorni scorsi ha fatto sapere che sono pronti “piani alternativi” precisando che se non si dovesse raggiungere la Champions “non sarà la fine del mondo”. Del resto è prematuro correre a conclusioni: il Milan ha ancora un anno di tempo per valutare varie opzioni, dalla rimodulazione del debito alla cessione di alcuni giocatori. Ma a gennaio si riapre il mercato. E qui rientra in gioco la Cina. Forse. Questa settimana l’ad rossonero fa tappa a Pechino, Shanghai e Guangzhou. Il suo viaggio è stato anticipato da una indiscrezione dell’agenzia Reuters secondo cui Li starebbe cercando un nuovo socio. Il Milan è inoltre in contatto con le banche d’affari Goldman Sachs e Morgan Stanley per rifinanziare il debito. 

Congresso del PCC alle porte

Ma ce ne sarebbe anche un terzo di motivo, e riguarda il Congresso del Pcc che aprirà i battenti il prossimo 18 ottobre: da giorni la stampa sportiva parla del presunto impatto che le decisioni politiche di Pechino potranno avere o meno sul destino delle due squadre passate in mano cinese, Inter (che ha frenato il mercato) e Milan. Il nuovo socio di Li potrebbe arrivare dalla Cina se dopo il Congresso si dovessero allentare le restrizioni sugli investimenti nel calcio e nello sport – si mormora. Non è esattamente così.

“Il futuro di AC Milan non lo decide il Congresso dal quale dipende invece il destino politico della Cina”, spiega Alberto Rossi, responsabile Marketing Operativo e Analista CeSIF della Fondazione Italia Cina, co-autore di ‘Cina 2017’. “Il Congresso definisce posizionamenti politici, siamo a un livello più alto”.In agenda questioni molto più ampie come la tenuta del sistema finanziario. I timori della fuoriuscita di capitali in valuta estera dalla Cina da tempo angustiano le autorità, portando il Consiglio di Stato e l’NDRC a decidere una nuova stretta in agosto.

A ottobre tutto questo cambierà? “Non mi aspetto dopo il Congresso grandi aperture agli investimenti nel settore del calcio”, commenta Alberto Rossi.  “Se da un lato il governo non ha espressamente vietato in modo definitivo di investire nel calcio, le autorità hanno disposto limitazioni di spesa in un settore non considerato strategico. Distinguiamo:  attuare la riforma del sistema calcistico cinese e investire sulla diffusione delle scuole calcio (l’obiettivo è di crearne 50mila entro il 2025, ndr)  è ben diverso dall'acquistare squadra straniere per centinaia di milioni di dollari: ad oggi sono 28 le squadre stranieri acquistate da investitori cinesi. Agli occhi del governo cinese quest’ultimo genere di operazione non porta però un beneficio effettivo al sistema calcio interno, al massimo genera attività di merchandising”, dice Rossi.

Non solo. Il fatto che Li Yonghong possa eventualmente cercare altri partner cinesi “potrebbe essere interpretata come una dinamica normale”, sottolinea l’analista. “Nel caso in cui i capitali di questi eventuali investitori provenissero dalla Cina, rimangono le problematiche appena considerate sul tema della fuoriuscita di capitali in valuta estera”, ha concluso Rossi.

Per approfondire 

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