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Sarà  perché lo smart working ha finito per colonizzare l’intera giornata di chi ha potuto lavorare in casa, o come dicono gli psicologi, perchè siamo stati impegnati a confrontarci con noi stessi, col nostro passato e il nostro futuro incerto, e pensando e riflettendo e autoanalizzandoci sul divano, il tempo correva. Sarà pure perché banalmente ci siamo concessi di svegliarci un po’ più tardi e la giornata, tra una passata di aspirapolvere, l’estenuante fila al supermercato e l’intrattenimento dei bambini è volata, ma con lei, settimana dopo settimana di lockdown totale, sono volati via anche i tanti buoni propositi che avevano a inizio clausura.

C’è chi aveva scaricato dozzine di lezioni di pilates del guru del momento e ne ha seguita solo una e chi, come il conduttore Marco Liorni , si era riproposto di dedicarsi “in questo tempo dilatato, a film dilatati, quelli che di solito dici “che palle”, scherza con l’Agi, “come quelli di Akira Kurosawa” e finora però non l’ha fatto. E, ancora quelli che volevano studiare il cinese, o banalmente l’inglese come nel caso di Gabriella Germani, l’imitatrice del cuore di Fiorello, e poi ha lasciato perdere. La sintesi la fa con Agi, con la sincerità che si concede sempre anche in tv, Iva Zanicchi: “Il fatto è che questa quarantena ci ha impigriti tutti..”, chiarisce, spiegando di essersi inizialmente ripromessa di fare un po’ di movimento: “In casa ho la cyclette e il tapis roulant ma non li sopporto… all’inizio della quarantena passeggiavo in casa, poi ho cominciato a trovarlo noioso, e allora con mio marito ci siamo dati al burraco e ci siamo messi anche all’ingrasso, lui ai fornelli io addetta ad apparecchiare e sparecchiare”.

Nella lista dei tanti che oggi sui social parlano di #quarantenasprecata piangendo lacrime di coccodrillo su quello che si poteva fare e non si è  trovato il tempo di fare c’era un po’ di tutto, dal riordino degli armadi alla corsa quotidiana, da tutta le stagioni di Black Mirror alla ricetta dell’anatra all’arancia alla lettura dell’Ulisse di Joyce. Alti o bassi che fossero i buoni propositi, un po’ come la classica dieta del lunedì (molti si erano proposti pure quella) si sono sciolte come neve al sole, ma non tutti, fortunatamente si sentono in colpa, a partire dalla conduttrice di Agorà Serena Bortone: “Lo smart working mi ha permesso di staccare molto poco, ma è anche vero che essendo io un’ottimista pervicacemente ostinata a prendere il meglio della vita non ho voluto programmare nulla: la vita ti regala dei pomeriggi in cui non sei costretta a girare, vedere, socializzare e  ti imponi dei compiti?”.

Se ne è fatta una ragione anche l’attrice e conduttrice Carla Signoris che un buon proposito “utile al fisico” spiega, se l’era dato: “Volevo fare ginnastica, invece niente – ammette – perché a un certo punto mi sono data alle torte, io che ai fornelli sono un mezzo disastro. La ginnastica,insomma ,me la sono mangiata”. È anche vero però che a meno  di un nuovo ritorno alla fase uno, sul quale gli scongiuri sono d’obbligo, due mesi a casa non recapiteranno tanto facilmente. 

Per lo scrittore Federico Moccia, il lockdown è arrivato quando, dopo qualche giorno sugli sci aveva deciso di rimettersi atleticamente in pista anche per presentarsi in forma alle presentazioni del suo nuovo romanzo “Semplicemente amami”, previsto a fine marzo e adesso slittato a metà giugno: “Mi ero appena iscritto in palestra – racconta – e quando hanno chiuso tutto avevo deciso che avrei fatto comunque ginnastica a casa e invece niente neanche una flessione”. Non si è potuto invece sottrarre invece , causa insistenza della moglie (“mi guardava in cagnesco”) al riordino degli scatoloni che provenienti dalla sua stanza-ufficio in casa nella madre, sostavano da mesi in corridoio: “C’erano ricordi, molti dei quali dimenticati,  accumulati dai miei 18 anni ai 27 è stato come aprire un uovo di Pasqua, l’ho trovato terapeutico”. 

Voleva correre e non l’ha fatto anche Beppe Convertini: “Mi ero prefissato un’ora al giorno, ma quando ho capito che era concesso correre solo in prossimità di casa, praticamente il giro del palazzo, ho lasciato perdere”. Il conduttore avrebbe voluto anche leggere di più, chiarisce, ma non è riuscito a tenere il ritmo che si era imposto: “Mi sono rimasti sul comodino e saranno i prossimi che leggerò, “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi e “I cretini non sono mai eleganti”, il ritratto di Giorgio Armani scritto da Paola Pollo. Chissà.

Resta da capire perché ci siamo mollemente impigriti mandando in fumo tanti buoni propositi. Gli esperti spiegano che non essendo più la giornata scandita da appuntamenti e obblighi tradizionali, il senso del tempo finisce per sfuggirci di mente e di mano. Ma non è solo questo:  la Germani, che il lockdown l’ha passato in Ciociaria, vicino ad Arpino nella sua casa di campagna, spiega di aver lasciato perdere l’inglese di cui voleva impadronirsi come alternativa al francese studiato a scuola, quando ha capito che le mancava la giusta concentrazione: “Ho scoperto di non avere più l’ansia del controllo – chiarisce – davanti alla pandemia mi sono sentita come in alto mare in mezzo alle onde e ho pensato che  non aveva nessun senso nuotare (e studiare l’inglese ndr). Mi sono lasciata trasportare, mi sono detta che mal che fosse andata sarei morta e alla fine mi sono sentita perfino più rilassata”. Però non ha mangiato più di tanto: “Prima del lockdown avevo perso due chili e mi ero comprata un paio di jeans fantastici che non voglio assolutamente buttare via”.

Liorni spiega il congelamento dei buoni propositi con la schiavitù da smart working:  “Da casa si finisce per lavorare il triplo, perché le cose non sono mai chiare, ognuno ha orari diversi, quasi un fuso orario personalizzato, diventa tutto complicato” chiarisce, spiegando di essere dispiaciuto di non aver potuto smaltire i film arretrati cui voleva dedicarsi, accanto a Kurosawa anche Truffaut  e la saga di Harry Potter, “ho visto il primo e mia figlia me ne parla sempre”.

Il motivo per cui non è riuscito neanche a leggere come voleva però è anche un altro: “Adesso sto recuperando, ma il primo mese non riuscivo a concentrarmi  perché avevo continuamente bisogno di leggere informazioni sull’andamento della pandemia”. È quello che su Mashable Italia lo psicoterapeuta Leonardo Paletta ha descritto come “rumore di sottofondo” chiarendo che in molti si sono dedicati alle varie attività più per distrarsi dalla paura, dall’ansia e dal dolore di questa situazione”. Una strategia di distrazione, insomma, anziché un’urgente passione.  Significa forse che quando tutto sarà davvero finito torneremo forse a dedicarci davvero al Pilates, alle lingue straniere alle serie tv e alle ricette da chef stellati. Sempre che si trovi il tempo per farlo.

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