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Dopo il brunch? C’è lo slunch. Una tendenza nuova. Che sta prendendo piede. Basata sulla convivialità. Sullo stare insieme. Seduti in un salotto così come intorno ad una tavola. In giardino o in terrazza. Ma che non disdegna neppure luoghi come il lounge bar o il ristorante.

Un altro modo di definire lo slunch è “upsidedown”, cioè una colazione “sottosopra” o anche “rovesciata”. Un pranzo rigorosamente senza regole. Assolutamente informale. Casual. Come capita. Una moda che ha preso l’abbrivio o è stata inventata, sull’onda dei cosiddetti “guerrilla restaurant”, nel 2006 a New York, la capitale delle tendenze “in anticipo”, e che si riversano in Europa dopo un po’. Precipitando sull’Italia solo all’ultimo momento. E quasi sempre a scoppio ritardato. Transita da Parigi esattamente dieci anni fa, nel 2009, rimbalzata in Gran Bretagna, dilagata un po’ nei paesi scandinavi.

In Italia è piuttosto praticata a Firenze. A partire dal 2015. A cura di Cousine Collectif, un gruppo che dopo le cosiddette “cene segrete”, esclusive e riservate, ha lanciato la moda dello “slunch upsidedown”, pranzo o cena rovesciata, sottosopra, un po’ anarchica e priva di regole, nelle case e nei luoghi trendy del capoliuogo toscano. Diciamo che più che a Roma e Milano, lo slunch attecchisce di più nelle città di piccole e medie dimensioni, nella provincia, dove i rapporti sono più facili, dove case e locali si raggiungono con più facilità. Meno nelle metropoli, a parte quelle dove c’è una metropolitana che funziona come un orologio, che ti porta da un capo all’altro con rapidità.

Non a caso una tendenza nata proprio a New York dove la subway è una scheggia e la Grande Mela un posto molto accogliente, diviso in aree, quartieri, caseggiati dove ci si frequenta tra una strada e l’altra, un piano e l’altro dello stesso condominio, mettendo insieme la cena, appunto.    

Cos’è lo slunch

Tecnicamente lo slunch è una sorta di merenda che sostituisce il pranzo e precede oppure anche sostituisce, in parte o in toto, la cena. Una merenda lunga, si potrebbe anche definirla. Che prende le mosse più o meno dalla metà del pomeriggio, tra le 17 e le 18, l’orario del thè e l’inizio dell’aperitivo, e va avanti fino alle 22 circa oppure anche dopo. Ma mai oltre le 23. Rigorosamente.

Slunch è dizione che nasce dalla crasi tra supper e lunch ma non manca neppure chi parla invece drunch, crasi in questo caso tra dinner e lunch… Dunque sì, una merenda che con il passare delle ore si trasforma in aperitivo e diventa cena che va lunga, amicale, di lavoro, tra gruppi piccoli, medi, allargati. Dipende dal taglio che si dà a questa occasione. Per riassumere, il Dizionario Treccani definisce il concetto di slunch come “il pasto che si consuma quando è troppo tardi per il pasto, ma troppo presto per la cena” quindi lo si apparecchia “all’ora che si desidera, senza limiti” temporali ben definiti.

E lo slunch è anche l’ideale per quelle persone che i motivi più diversi – impegni, lavoro, abitudini, dieta rigorosa – saltano la colazione di mezzogiorno ma poi non riescono a stare senza nutrirsi fino a sera. Quindi, più prosaicamente, il Dizionario lo definisce come l’espediente più consono “per riempire un vuoto nello stomaco”. Quindi può trattarsi anche un piatto veloce per chi dovesse decidere di andare al cinema nel pomeriggio per poi uscirne in un orario in cui è ancora possibile conciliare la cena (supper) con il pranzo (lunch). Che in questo caso, può esser – a piacere – un rito solitario, di coppia o in nutrita compagnia, tenendo così viva l’inclinazione alla socialità e convivialità di gruppo.

L’entrée dello Slunch è per definizione dolce. Ma non a base di cioccolatini o biscotti, bensì pasticcini assortiti, ciambelle e torte di diverso ordine, grado e grandezza. E accompagnata da bibite, preferibilmente analcoliche o alla frutta, vini leggeri, prosecco, caffè o thè aromatizzati, carcadè, che ben s’accompagnano con i dolci. La conclusione, va da sé, è ovviamente salata e anche un po’ più sostanziosa degli usuali salatini – arachidi-patatine-pistacchi-olive – con invece contorno di torte salate, parmigiane, sformati, pizze oppure soufflé, humus di ceci o guacamole 8di avocado) con pane, crostini, grissini oppure lo zazichi (cetriolo e yogrt), minestre di verdure o cus-cus.

Lo slunch o drunch che dir si voglia, è pertanto l’ideale per le domeniche d’autunno o d’inverno (meglio se un caminetto acceso d’accompagno e d’atmosfera), senza tempo e senza meta, che non sia quella della settimana entrante alle porte, ma è anche praticabile nel corso della settimana, come ricordato all’inizio, proprio perché ben si concilia con gli orari che non contemplano le “ore piccole”. E gli stravizi.

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