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La cotta degli americani per lo Spritz pare sia sull’orlo del tracollo. Un articolo del New York Times demolisce categoricamente il long drink così popolare nel Nord-est dell’Italia e ain molti altri posti del mondo. “L’Aperol Spritz non è un buon drink”, scrive il quotidiano statunitense, sostenendo che sia adatto giusto a dissetare dopo una partita di calcio durante una calda giornata estiva “ma – aggiunge – non è un complimento”.

You may not want to hear this … but the Aperol spritz is not a good drink https://t.co/YCRASRduVb

— The New York Times (@nytimes)
9 maggio 2019

 

Il sapore che lascia in bocca lo Spritz ricorderebbe vagamente quello di uno sciroppo e il successo oltreoceano sarebbe dovuto essenzialmente ad una corposa campagna pubblicitaria da parte della Campari, che ha acquistato il marchio nel 2003. Un successo reale, come documentato anche da Agi lo scorso dicembre, specie tra i millenials, ma che sarebbe riduttivo attribuire ad una geniale mente del marketing.

L’Aperol Spritz sbarca a Wall Street e conquista l’America. Ma il New York Times lo stronca e scrive che non è un buon aperitivo https://t.co/CqWMI1RWK4

— Il Foglio (@ilfoglio_it)
10 maggio 2019

 

A leggere l’articolo del New York Times sale dal profondo del cuore, sulle note dell’inno di Mameli, una sorta di furioso nazionalismo, lo Spritz col passare del tempo è diventato il simbolo del post lavoro, della liberazione dallo stress da ufficio, un sapore che sa di libertà. Per fortuna la rabbia scema quando ci si imbatte in un altro articolo, quello di una rivista specializzata americana, Grub Street, che raccoglie reazioni all’articolo del New York Times da parte degli stessi americani; e più che reazioni trattasi di una vera e propria web crociata nel nome dello Spritz, roba da far gonfiare il petto, da far correre per le strade in lacrime, a proposito di partite di calcio, come Grosso o Tardelli, con la volontà di far sapere al mondo che quella genialata di cocktail è italiano.

pic.twitter.com/XFd900Lgb0

— J O S H U A O W E N (@JoshuaOwen)
9 maggio 2019

 

Anche se in realtà, noi italiani lo Spritz lo abbiamo solo istituzionalizzato, perché pare che l’ideazione della bevanda sia da attribuire, come si legge sul sito winepoint.it, ai militari austriaci di stanza in Veneto ed in Friuli durante la dominazione asburgica a cavallo tra il ‘700 e l‘800. “L’idea originale era quella di allungare il vino veneto con l’acqua per abbassare il tenore alcolico. I vini veneti, troppo alcolici per i palati austriaci abituati a vini più leggeri, venivano allungati con acqua frizzante o selz. Il termine “spritz” si pensa infatti che derivi dal verbo austriaco “spritzen” che significa infatti “spruzzare”, quasi a mimare il gesto del versare acqua frizzante.

Wrong. pic.twitter.com/HwwoK9BeIs

— Kate E. Jamieson (@kateejamieson)
10 maggio 2019

 

Lo spritz come cockatil (come lo conosciamo noi oggi) nasce invece intorno al 1920 in Veneto nell’area compresa tra Padova e Venezia, unendo al vino e all’acqua frizzante l’Aperol, che fu presentato proprio alla fiera di Padova nel 1919. Diventa sempre più famoso ed acquista grande popolarità, in particolare nel Nord Italia, a partire dagli anni ’70 per poi raggiungere una fama europea a partire dal 2008 tanto da venire inserito negli elenchi dell’IBA (International Bartenders Association)”.

“L’aperitivo zuccherino è abbinato a prosecco di bassa qualità, acqua di soda e una fetta d’arancia fuori misura”

New York Times

 

Sul New York Times si legge che ciò che rende lo Spritz un pessimo cocktail sarebbe il prosecco e l’usanza di utilizzarne sempre marche scadenti, forse a New York, ci viene il dubbio, perché da queste parti, non parliamone nello specifico nel Nord-Est italiano, abbiamo una lunga e gloriosa tradizione che impedisce moralmente di bere prosecco di scarsa qualità. Non sarà mica allora che i Newyorkesi si sentono invasi e battuti proprio in casa? Ma questi sono dilemmi da affrontare proprio sorseggiando uno Spritz; e ridendone con gli amici.    

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