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(AGI) – Roma, 30 apr. – Narratore e drammaturgo fra i piu’ importanti del suo tempo, maestro e precursore fra gli altri di Bertolt Brecht, nel periodo della sua massima fama – gli anni ’10 del secolo scorso – Carl Sternheim ha mietuto onori e riconoscimenti, fra cui, nel 1915, l’importantissimo premio Fontane, di cui decidera’ di devolvere l’importo al semisconosciuto Franz Kafka, da lui molto apprezzato. A una delle opere piu’ significative di questo autore, ‘Schuhlin’, del 1915 Raoul Precht e Peter Dimpflmeier hanno dedicato un volume composito, che ruota intorno a uno dei migliori racconti di Carl Sternheim.

Dimpflmeier si e’ liberamente ispirato al testo di Sternheim per creare una sequenza d’immagini che ne mette in luce l’ambivalenza e la crudelta’, mentre Precht ha evidenziato, nelle sue “21 variazioni su un tema di Sternheim”, gli aspetti salienti della vita e dell’opera dell’autore tedesco. In seguito, anche a causa del divieto di rappresentare i suoi lavori teatrali ad opera del nazismo, la stella di Sternheim declino’ rapidamente e nel dopoguerra fu completamente dimenticato, fino alla riscoperta avvenuta negli anni Sessanta e Settanta. Per il suo umorismo, spesso anche nero, e per la sua incisiva lucidita’, oltre che a Brecht, Sternheim e’ stato paragonato anche ad Ernst Lubitsch. La sua satira tagliente dell’ascesa della piccola borghesia benpensante e del proletariato nell’era guglielmina ha lasciato il segno e posto le basi per un rinnovamento del linguaggio teatrale. La stessa incisivita’ si ritrova nella narrativa e in particolare nei racconti.

“Schuhlin” racconta la storia di un pianista e compositore che crede ciecamente nel proprio genio e che, misconosciuto dal pubblico, si ritira in campagna e trascina nei gorghi oscuri della sua vita e delle sue illusioni coloro che gli si affidano. Si tratta di un capolavoro di concisione espressionistica, in cui l’ambiguita’ nell’identificazione del genio e dell’impostura resta costante e insopprimibile. Il volume curato da Raoul Precht e impreziosito dalle fotografie di Dimpflmeier, oltre a rappresentare la prima traduzione in italiano del racconto, esce a cent’anni esatti dalla prima edizione nella collana “Der jungste Tag” dell’editore Kurt Wolff, lo stesso di Kafka, Brod, Benn, Werfel e molti altri autori di spicco della prima meta’ del secolo. Si tratta quindi di una vera e propria celebrazione, e di un’occasione rara per fare conoscenza con un autore poco letto e rappresentato in Italia. (AGI)

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