Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – L’arma più potente del femminismo? “È stata la sorellanza”, scrive il Paìs, secondo cui “sono sempre di più le iniziative che cercano di creare, spesso in spazi esclusivi per le donne, un’atmosfera di fiducia e sicurezza in cui possono permettersi di sentirsi meno vulnerabili”. E chiosa: “Sebbene gli uomini siano fondamentali quando si tratta di trovare soluzioni per raggiungere l’uguaglianza, dopo 5.000 anni di patriarcato, in questi spazi le donne esercitano il loro diritto di esprimersi, essere ascoltate e sentirsi a proprio agio”. Di che si tratta?

Il quotidiano madrileno racconta che a New York l’ultimo esempio di questa tendenza alla consapevolezza di sé per sentirsi più forti e abbattere i pregiudizi è The Füde Experience, un’iniziativa artistica che consiste in eventi pop-up che ruotano attorno a un’attività: una cena, un laboratorio di scultura, meditazione, che hanno al centro una particolarità: l’obbligo di essere completamente nude. Incontri che costano circa 88 dollari, 79 euro, ai quali per accedere bisogna compilare un questionario, e in base alle risposte si viene accettati.

L’idea, si legge, è venuta alla maggiorata modella americana Charlie Ann Max, 29 anni, che ha iniziato a organizzare gli incontri prima a Los Angeles e da poco ne sta preparando, almeno uno al mese, a New York, ma ha intenzione di proporli anche a Madrid e Barcellona ad agosto. Gli incontri hanno già migliaia di richieste in lista d’attesa per un’età di chi intende parteciparvi che va dai 20 ai 55 anni.

Il giornalista del quotidiano spagnolo che ha partecipato all’incontro tenutosi il 21 aprile a New York ha per esempio raccolto questa dichiarazione: ““Questa è la terza volta che frequento Füde e, come in altre occasioni, sento che il venire qui mi ha cambiato la vita. Sono profondamente grata per l’enorme effetto curativo di questi eventi”. C’è chi non solo ripete l’esperienza a distanza di tempo, ma anche chi “di incontro non ne ha perso uno”.

“Inizialmente, The Füde era riservato alle donne, persone non binarie e queer per garantire uno spazio sicuro a chiunque potesse sentirsi a disagio nello spogliarsi davanti a degli uomini” perché per poter “raggiungere l’uguaglianza è importante promuovere spazi in cui le donne possano ascoltarsi a vicenda, senza mediazioni maschili”, riflette via mail la professoressa di Scienze Politiche e Sociologia dell’Università Complutense Fátima Arranz Lozano. Ma questo non significa che non ci siano spazi misti.

Man mano che l’esperienza evolveva, infatti, Charlie Ann Max si è resa conto che l’importante era includere tutte le identità di genere, ma gli uomini sono accettati solo se hanno una raccomandazione diretta da qualcuno che ha partecipato a uno degli eventi. “La libertà che dà l’essere nudi è anche un atto di resa”, spiega Max, che sottolinea come il fatto di non rendere sessuale l’essere svestiti è fondamentale: “Affinché i partecipanti possano accedere al loro io più puro, la sicurezza è la mia massima priorità”.

Del resto lei stessa spiega: “Eliminando le aspettative e i giudizi sociali legati alla nudità, favoriamo la connessione con il nostro corpo e quello degli altri, in modo profondo e senza essere giudicati. Personalmente, ho avuto difficoltà a venire a patti con me stessa a causa di quanto sia tossica la cultura del corpo. Ma esser nuda mi ha aiutato a curare il mio dismorfismo corporeo. Sono diventata molto più forte”, conclude la creatrice di The Füde. E ora anche gli uomini che partecipano ne traggono beneficio.

“Non si tratta solo di far sentire le donne a proprio agio, ma anche di assicurarsi che si sentano ascoltate”, conclude il Paìs, perché “ l’importante è capire che l’esperienza individuale è anche un’esperienza politica collettiva”. 

 

Flag Counter