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Google mette al bando le pubblicità di cure mediche “non approvate o sperimentali”, comprese la maggior parte delle terapie geniche o con cellule staminali. “Alcuni contenuti relativi all’assistenza sanitaria non potranno essere visualizzati negli annunci in alcun modo, mentre altri potranno essere promossi solo se l’inserzionista ha la certificazione Google pertinente e indirizza i propri annunci solo verso i Paesi ammessi”, spiega Google nella sua nuova linea guida pubblicata.

La società – prosegue la controllata di Alphabet – è regolata da norme pubblicitarie in materia di assistenza sanitaria e medicinali, pertanto garantisce che le pubblicità che compaiono sul suo sito Web “debbano essere conformi alla legge e agli standard di settore corrispondenti”. “Prendiamo molto sul serio le violazioni di questa politica (ad esempio, attività criminali o pubblicità ingannevoli) e le consideriamo gravi, poiché rappresentano un rischio per la sicurezza dei nostri utenti o delle loro proprietà”, avverte. Per determinare se un inserzionista o un sito web di destinazione viola questa politica, Google potrà esaminare le informazioni provenienti da varie fonti, tra cui annunci, siti, account e altre fonti di terze parti. 

Il gigante di Internet ha preso questa decisione dopo aver notato – spiegano dall’azienda – “un aumento degli attori malintenzionati” cercando di trarre vantaggio dai pazienti offrendo “trattamenti ingannevoli e non dimostrati”. “Questi trattamenti possono portare a esiti pericolosi per la salute e non possono avere spazio sulle nostre piattaforme. Proibiremo la pubblicità di trattamenti che non hanno una base biomedica o scientifica consolidata”.

In alcune pubblicità, le cliniche che usano cellule staminali hanno detto ai pazienti che i loro trattamenti possono aiutarli con malattie come la degenerazione maculare, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la sclerosi multipla e le malattie polmonari degenerative. Scienziati e associazioni mediche hanno criticato il fatto che queste compagnie intendono approfittare delle speranze di pazienti gravemente malati. 

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