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Lui, che è di Bitonto, all’università di Bari si è laureato con grande passione in Lettere, e pure con la lode, quando era ventenne, scappando dalle aule di Giurisprudenza dove, racconta all’Agi, il padre l’aveva spinto ad iscriversi, convinto che “una laurea in Legge, un tozzo di pane e mezzo sigaro non si rifiutano nessuno”.

Macché studi giuridici: Michele Mirabella torna all’Università di Bari per prendersi, a 75 anni e grazie al suo glorioso impegno medico televisivo, una laurea honoris causa in Medicina.

Gli viene consegnata con tutti gli onori del caso, nell’Aula magna del Policlinico universitario barese dal Rettore Antonio Felice Uricchio e dal presidente della scuola di Medicina Loreto Gesualdo.

Una volta incamerato il diploma la lectio magistralis, con il titolo “La lunga vita di Elisir” (lo storico programma con cui ha cominciato ad occuparsi di salute in tv, prima di approdare, sempre su Raitre, a Tutta salute).

Al centro della lectio il rapporto tra medicina e comunicazione. Per lui non è il primo discorso accademico, visto che nel 2001 l’università di Ferrara l’aveva premiato con un’altra laurea honoris causa, in Farmacia.

A questo punto non è semplice inquadrarlo: Mirabella, nato come regista di opere di Brecht, Shakespeare, Goldoni, poi attore, autore, star della tv e della radio, docente, farmacista, ora è pure medico ad honorem.

Racconti come è arrivato dal palcoscenico e dal grande schermo alla Medicina, il suo habitat televisivo da 23 anni.

“Quando da Bari mi sono trasferito a Roma andai a lavorare in Rai, allo studio di nuovi format. Elisir stato il frutto di una felice collegialità: l’intuizione di un programma dedicato alla salute era stata dell’allora capostruttura Lucia Restivi, oggi in pensione e la perfezionammo io e Patrizia Belli, che oggi purtroppo non c’è più”.

La vera novità di Elisir fu la sua collocazione, nella domenica sera di Raitre. Espugnammo un fortino. In realtà non avevo pensato affatto di diventarne il protagonista in video, ma l’allora direttore generale Gianni Locatelli mi disse: “Lo puoi condurre solo tu”.

“Fu un trionfo: facevamo il 13 per cento di share, una media altissima per Raitre. Ma oggi non sfigurano neanche quelli di “Tutta salute” che, in onda quotidianamente al mattino, viaggia su una media del 7 per cento”.

Ha recitato a fianco di Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”, di Carlo Verdone e, tra l’altro, di Paolo Villaggio in “Fantozzi”, la sua carriera di attore la rimpiange?

“Ma no, quella strada la presi per curiosità e per fame, l’ispirazione era il mutuo da pagare. Con Troisi ho passato dei momenti meravigliosi ma io mi sento soprattutto un regista prestato alla medicina, che in tv ha fatto anche tanto altro, a partire da “La storia siamo noi”.

“Adesso, “Tutta salute” di Raitre e “Life”, la trasmissione radiofonica del weekend di Radiouno a parte, guido la stagione lirica del teatro di Verbania e dirigo la Cavalleria rusticana che andrà in scena al Petruzzelli di Bari”.

Come ha interagito la sua nota ipocondria con 23 anni di trasmissioni mediche e con il suo status ad honorem di farmacista e medico?

“All’inizio di Elisir vivevo dei drammi.  Mi bastava citare una patologia in trasmissione, dire ad esempio “tasso di incidenza della micosi” per sentirmi tutti i sintomi e le loro varianti, compresa la versione più rara”.

“Mi è capitato pure di sentirmi incinto quando parlavamo dei segni di riconoscimento della gravidanza”.

“Poi proprio grazie alla competenza che mi ha dato Elisir mi sono placato, al massimo ho scomodato il dottor Carlo Gargiulo con qualche telefonata notturna in cerca di rassicurazioni per i miei sintomi”.

Tentazioni di autocurarsi andando a cercare sintomi e patologie sul web le ha mai avute?

“No, quello dell’autocura sul web oggi è un problema che si aggiunge ai problemi”.

“Gli italiani sono avidi di informazioni sulla salute e si abbeverano alla giungla di informazioni del web, attribuendo qualche volta la stessa autorità di Lance ai siti e anche a post insulsi e incivili, a partire da quelli che si oppongono ai vaccini, sui quali decide lo Stato”.

 

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