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Ci sono certi argomenti sui quali l’italiano duro e puro non vuole essere nemmeno sfiorato. Tra questi, certamente al primo posto, c’è il cibo. È con questa tenera malinconia che si può giustificare il caos creato da una bufala che circola non solo in rete ma anche su parecchie prime pagine di giornali italiani.

Bufala secondo la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità stia programmando un processo a tre eccellenze della nostra cultura gastronomica: olio, parmigiano e prosciutto crudo. Ma riavvolgiamo il nastro.

A quanto pare tutto parte da una relazione, nello specifico un documento chiamato Time to Deliver, un semplice studio, prassi per quanto riguarda l’Oms, un’agenzia dell’Onu che, per costituzione, ha come obiettivo “il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute”, dove si suggerisce, in sintesi, una regolamentazione per quanto riguarda il commercio di cibi considerati poco salutari.

Come scrive Il Post nel suddetto documento “si consiglia in modo vago ai governi nazionali di collaborare coi produttori di 'bevande non alcoliche e cibo' per quanto riguarda 'l’etichettatura e la regolamentazione della commercializzazione' di quei prodotti. Il documento dice poi che i governi dovrebbero 'limitare la commercializzazione di prodotti non salutari (quelli contenenti una quantità eccessiva di zuccheri, sale, grassi saturi e trans) ai bambini'. In un ultimo punto, la commissione dell’OMS dice che 'incentivi e disincentivi fiscali dovrebbero essere presi in considerazione per incentivare stili di vita salutari, promuovendo il consumo di prodotti sani e limitando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo di prodotti non salutari'. In una nota, poi, si parla vagamente della possibilità di migliorare le indicazioni sulle etichette per indicare la quantità di sale nei prodotti”. Stop.

Se la vista non ci tradisce, nessun accenno a olio, parmigiano e prosciutto crudo. Nessun riferimento, in realtà, ad alcun prodotto specifico, né italiano né estero.

Eppure il Sole24Ore, il primo a riportare la notizia, martedì titola in prima pagina “Onu, agroalimentare sotto accusa. Parmigiano e olio come il fumo". L’attacco dell’articolo, poi, è ancora più inquietante, un vero colpo al cuore per il nostro sensibile, italico, orgoglio nazionale “il parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che “nuocciono gravemente alla salute”.

Nel pezzo nessun riferimento ad atti ufficiali, ma tutto sarebbe stato dedotto dalla lettura del documento succitato. La notizia inizia furiosamente e giustamente a girare, essendo clamorosa (qualora fosse vera ovviamente) e arrivando da fonte senza dubbio autorevole; così tutti i giornali seguono a ruota, e in men che non si dica le nostre eccellenze della gastronomia, nell’immaginario comune, si ritrovano sul banco degli imputati.

Non importa l’immediata smentita di Francesco Branca, direttore del dipartimento di nutrizione dell’OMS: "Le notizie di bollini neri dell’Oms su tale o tale alimento non sono corrette, l‘Oms non criminalizza determinati alimenti ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi. Tra le misure suggerite" continua Branca "un’etichettatura dei prodotti in grado di fornire chiare informazioni sul loro contenuto" e aggiunge "anche le politiche dei prezzi possono essere utili: in particolare, se prodotti non sani sono disponibili a prezzi bassi è più alta la probabilità che il loro consumo aumenti".

Come funziona lo spiega bene Valigia Blu che riporta il portale Epicentro dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui nel rapporto Time to Deliver sono elencate sei raccomandazioni, tra cui la numero 4 ("collaborate and regulate") al punto E chiede di considerare l'introduzione di incentivi e disincentivi fiscali per incoraggiare stili di vita salutari, scoraggiando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo dei prodotti non salutari. "È un'affermazione abbastanza generica. In ogni caso, anche in questo punto, non si parla né di formaggi né di prosciutti italiani, né si prende di mira qualsiasi altro prodotto Made in Italy" scrive Valigia Blu che tuttavia rileva come in un'altra pagina del documento si parla di "front-of-pack labelling", cioè della etichettatura dei prodotti alimentari (in quel punto viene suggerita allo scopo di scoraggiare il consumo di sale).

In alcuni Paesi, ricorda il sito, sono state introdotte etichettature cosiddette "semaforo". Le etichette nutrizionali, che tutti vediamo sui prodotti, indicano il valore energetico e la quantità di carboidrati, proteine, grassi, sali minerali, vitamine contenuti in un alimento. Le "etichette semaforo" sono chiamate così perché aggiungono un colore alle informazioni nutrizionali. Verde, giallo o rosso, a seconda che la quantità dei nutrienti che è opportuno limitare (come gli zuccheri e il sale) sia bassa, media o alta. In Francia è stato adottato il Nutri-Score, un sistema di etichettatura che utilizza cinque colori, ognuno associato alla lettera A, B, C, D o E. A ogni prodotto vengono assegnati un colore e una lettera, in base a un punteggio che considera la quantità dei diversi nutrienti contenuta in quel prodotto. In Italia di recente si è aperto un dibattito sull'opportunità di introdurre etichettature nutrizionali di questo tipo e sulla loro utilità per i consumatori. 

Niente di clamoroso. Niente che possa considerarsi fuori dai binari della normale attività dell’Oms. Nessuna guerra, soprattutto, ai prodotti italiani. Ma ormai il sasso è finito nel lago e le onde si propagano. La fake news è ufficiale: l’Onu ha intenzione di trattare i vanti della nostra tavola come le sigarette, timbrandoli con quelle foto agghiaccianti per dissuadere il più possibile dall’acquisto.

Apriti cielo. La rete rumoreggia furiosamente. Come si permettono? Toccateci tutto ma non il parmigiano. Affogateci nell’olio. Imbalsamateci nel crudo di Parma. Anche il nostro ministro dell’Interno, che su altre questioni ha mostrato orgogliosamente un certo cinismo, dal suo profilo Facebook tuona “All’Onu sono matti, giù le mani dai prodotti italiani”.

Si unisce al coro di polemiche anche il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio che commenta “Se così fosse siamo alla pazzia pura. Ritengono che facciano bene alla salute prodotti come la Coca Cola o altri perché light e poi ci condannano il Parmigiano o altri prodotti dell’enogastronomia italiana. Su questo faremo una battaglia molto dura”.

Nel frattempo ci prova, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sempre sentita dal Post, a ribadire che nessuno sta raccomandando l’uso di “etichette raccapriccianti” né tassazioni speciali; e in ogni caso non ci sarà nessuna imposizione. Persino Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, è intervenuto in difesa dell’Oms dichiarando, dopo la lettura del documento Time to Deliver come “risulta evidente che l’Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane, né tantomeno il Parmigiano Reggiano”.

Ma ormai la bufala veleggia spensierata di bacheca in bacheca. Ma il tutto, ripetiamo, va preso con un sorriso; il cibo e la nazionale di calcio sono, senza timore di smentita, gli unici due argomenti che ci tengono uniti come popolo. E pazienza se a metterci tutti dalla stessa parte, stavolta, è stata una bufala.   

 

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