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"La mia vita era buia, come il colore nero. È una malattia che, specialmente da piccola, ti limita tanto. Avevo attacchi febbrili anche due volte a settimana, spesso accompagnati da forti dolori. Non potevo uscire a giocare con gli amici. Avevo difficoltà a frequentare regolarmente la scuola. Non ho avuto, di fatto, un'infanzia. La malattia non mi ha fatto avere la spensieratezza tipica della mia età. Non mi sono potuta costruire quelle amicizie che invece le mie coetanee stavano coltivando".

A parlare è Chiara che oggi, a 19 anni, racconta il suo calvario con la "febbre mediterranea", una delle tre malattie rare per la quale, il team di esperti del Bambin Gesù di Roma, ha trovato una cura. Oggi Chiara conduce una vita normale. Ma non è stato sempre così.

Chiara è affetta da febbre mediterranea familiare e fa parte di quel 5-10% che non risponde alla cura con colchicina. Ha partecipato alla sperimentazione clinica e fin dalla prima iniezione di canakinumab (nuovo farmaco sperimentato dal team di esperti di italiani) ha visto cessare gli attacchi febbrili. Per mesi interi. "Oggi, dopo tanto tempo – racconta – vedo finalmente la mia vita come il colore verde". Quello della speranza. "Adesso ho una vita sociale – spiega – faccio sport e studio Legge all'università, frequentando regolarmente le lezioni. Una cosa per me impensabile fino a poco tempo fa. Posso dire di aver ricominciato da zero. Mi sto piano piano costruendo tutte quelle cose che da piccola non ho potuto coltivare".

Cos'è la febbre mediterranea

La febbre mediterranea familiare o FMF, come suggerisce il nome, è una malattia più comune nel bacino mediterraneo e, soprattutto, nei Paesi del Medio Oriente e nella parte più orientale della Turchia. Si è diffusa anche in Grecia e in Sud Italia a causa di correnti migratorie e fenomeni di colonizzazione (per esempio la Magna Grecia) negli scorsi millenni. Si ritiene, spiega una nota dell'ospedale Bambino Gesù, che essere portatori sani di mutazioni nel gene della FMF, che codifica per la proteina chiamata pirina, conferisca protezione dalla infezione da Yersinia pestis, il bacillo che causa la peste.

Il meccanismo molecolare della interazione fra alcune tossine del batterio e la risposta infiammatoria è stato identificato recentemente. Un'osservazione storica a favore del ruolo dei portatori sani di mutazione della pirina è rappresentata dal fatto che negli ultimi millenni le epidemie di peste sono state assenti o molto limitate in Turchia e nei Paesi mediorientali. Al contrario, nel Nord Italia e in Europa continentale, zone in cui la frequenza di portatori di FMF è bassissima, le epidemie hanno falcidiato nei secoli centinaia di migliaia di persone. 

Un successo italiano

Un team di esperti italiani dell'ospedale capitolino ha scoperto la cura per questa malattia e altre due patologie rare autoinfiammatorie (il deficit di mevalonato chinasi – MKD – e la sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale – TRAPS): un nuovo farmaco efficace per un gruppo di malattie recentemente scoperte e caratterizzate da episodi ricorrenti di febbre e di infiammazione. La sua efficacia è stata valutata all'interno di una sperimentazione clinica a livello mondiale coordinata dai medici della Reumatologia della struttura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine. Tutte e tre sono malattie genetiche, causate dalle mutazioni di tre geni coinvolti nella risposta infiammatoria.

I bambini e gli adulti colpiti da queste patologie, presentano episodi febbrili ricorrenti con una frequenza che varia da una volta ogni 15 giorni a una ogni qualche mese. La durata di questi episodi è variabile da una malattia all'altra: si va dai 2-4 giorni nella FMF fino a diverse settimane nella TRAPS. Assieme alla febbre questi pazienti possono avere artrite, pleurite, pericardite, peritonite e rash cutanei. La qualità di vita è seriamente compromessa. Nel lungo termine sono a rischio di sviluppare amiloidosi secondaria, che porta a insufficienza renale, quindi alla dialisi e, in fine, al trapianto di rene.

Un'unica sperimentazione per tre patologie

Qualche anno fa era stato scoperto nel meccanismo delle 3 malattie il ruolo centrale di una specifica molecola dell'infiammazione, l'interleuchina 1, che viene prodotta in eccesso in conseguenza delle mutazioni genetiche. "Da questo dato ottenuto in laboratorio e trasportato al letto dei pazienti è stato disegnato il trial clinico che, in maniera assolutamente innovativa – spiega il dottor Fabrizio De Benedetti, responsabile di reumatologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e coordinatore mondiale del trial clinico – ha messo insieme le tre malattie in un'unica sperimentazione costruita su misura. Le conoscenze dei meccanismi molecolari delle malattie permettono infatti oggi di disegnare approcci innovativi basati, non tanto sulla diagnosi di ogni malattia, ma piuttosto sul meccanismo molecolare, Il target, che si vuole specificatamente colpire".

I ricercatori hanno usato un anticorpo specifico, che agisce in maniera mirata, bloccando l'attività biologica dell'interleuchina 1 (nome scientifico canakinumab). I pazienti inclusi nel trial sono 181, provenienti da 59 istituti di 15 Paesi.

"Nel campo delle malattie genetiche, che hanno esordio in età pediatrica, studiare i bambini permette di acquisire informazioni utili anche nel trattamento dell'adulto – aggiunge De Benedetti – Se è vero che i bambini non sono piccoli adulti, è vero però che gli adulti sono grandi bambini". I risultati hanno dimostrato una straordinaria efficacia in tutte e tre le malattie con la pressoché totale scomparsa degli episodi febbrili, migliorando decisamente la qualità della vita dei pazienti.

I pazienti con FMF sono passati da una media di 20/25 episodi febbrili all'anno a 1 e mezzo, quelli con MKD da 15 a 1 mentre i pazienti con TRAPS da 10 a 1. "Per la FMF esiste una terapia, la colchicina, ma il 5%-10% dei pazienti non risponde a questo trattamento. Per la TRAPS e la MKD invece non esisteva un trattamento efficace – spiega il dottor Fabrizio De Benedetti – Per questo motivo era essenziale trovare una nuova modalità di trattamento per queste tre malattia orfane. I risultati dello studio, in termini di efficacia e di sicurezza del farmaco hanno permesso di ottenere la sua autorizzazione sia dall'EMA (Agenzia Europea del Farmaco), sia dall'FDA (Food and Drug Administration). Il farmaco dovrebbe essere presto disponibile anche in Italia". 

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