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Ne soffrono sopratutto i giovani tra i 18 e i 25 anni, ma nemmeno gli adulti con una buona autostima ne sono immuni: è la Nomofobia, una patologia dei ‘tempi moderni’ che si manifesta con una sensazione di disagio, o peggio di panico, nel momento in cui ci si accorge di non essere connessi a Internet. I numeri sono allarmanti, secondo una ricerca condotta da YouGov, nel Regno Unito ne soffre più del 53% della popolazione dotata di cellulare. In Italia non c’è un censimento ma la fobia è sempre più dilagante.

I sintomi

La Nomofobia – il nome deriva da "no-mobile phobia” – si manifesta con una sintomatologia variabile a seconda della gravità. Secondo l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva (Ipsco), una persona soffre di Nomofobia quando prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile, a tal punto da sperimentare sensazioni fisiche simili all’attacco di panico:

  • Mancanza di respiro
  • Vertigini
  • Tremori
  • Sudorazione
  • Battito cardiaco accelerato
  • Dolore toracico
  • Nausea

Le persone affette da Nomofobia avvertono stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete oppure senza il cellulare. Per evitare gli stati di ansia il soggetto mette in atto una serie di comportamenti protettivi come controllare frequentemente il credito, portare un caricabatterie di emergenza, dare ai familiari un numero alternativo. Inoltre chi soffre di Nomofobia generalmente manifesta un utilizzo dello smartphone in posti generalmente inappropriati.

Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere.

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Chi deve mettersi a dieta

Ad un certo punto arriva l’ora di dire basta alle abbuffate digitali. Quando? Lo spiega il critico hi-tech americano Daniel Sieberg che, nel suo libro “The Digital Diet”, suddivide i “malati” in tre macro-categorie: chi ha bisogno di una piccola dieta digitale per “ridurre un po’ di stress”; chi si trova ad un livello intermedio e necessita di un aiuto “per organizzarsi meglio “; infine le persone per cui “cambiare il livello della dipendenza può davvero cambiare la qualità della vita”.

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Il libro prevede essenzialmente 4 step con l’obiettivo finale di una disintossicazione completa. Si parte lasciando a casa per un week end tutto ciò che abbia un caricabatterie fino ad arrivare all’astinenza completa per una settimana. Una volta che si è raggiunti il livello zero si può lentamente riprendere con un dosaggio di un’ora al giorno.
Per calcolare la “dieta ideale” occorre rispondere a 11 domande, alla fine è possibile determinare i risultati.

    1.     Per ogni telefono non fisso: + 3 punti

    2.     Per ogni laptop: + 1 punto

    3.     Per ogni tablet: + 2 punti

    4.     Per ogni e-reader: + 1 punto

    5.     Per ogni servizio di sms: + 5 punti

    6.     Per ogni identità che avete online, e che richiede un login diverso: + 5 punti

    7.     Per ogni computer da tavolo: + 1 punto

    8.     Per ogni account di posta: + 2 punti

    9.     Per ogni macchina digitale: + 1 punto

    10.   Per ogni altro gadget che non rientra in queste categorie ma ha bisogno di un caricatore: + 1 punto

    11.    Per ogni blog alla quale si è iscritti: + 2 punti

Chi ha ottenuto 24 punti o meno necessità di una dieta digitale, che può aiutare a ridurre un po’ di stress. Tra i 25 e i 35 punti una dieta digitale può aiutare a organizzarvi meglio e stare leggermente più in salute. Trentasei punti o più identificano il livello di allerta dove cambiare il livello della vostra dipendenza può davvero cambiare la qualità della vita.

8 regole per i più giovani

Quanto ai più giovani, è Alessio Carciofi, esperto di marketing digitale e autore del libro "Digital Detox”, a fornire loro un Vademecum  in 8 punti. Lo scopo, ha spiegato Carciofi all’Agi, è quello di educare i ragazzi all'impostazione di una giornata con uso consapevole ed equilibrato dello smartphone.

    •       1) Al risveglio non prendere subito il cellulare: fai colazione, preparati e ottimizza al meglio la giornata che sta iniziando.

    •       2 Nel percorso da casa a scuola, alza gli occhi dallo smartphone. Osserva il paesaggio.

    •       3) Considera un dono chiacchierare con gli altri. Rispettali, mentre parli con gli amici o con i familiari guardali negli occhi. 

    •       4) Mentre sei a scuola concentrati sulla lezione. Non cercare un collegamento iper testuale e digitale.

    •       5) Il pranzo e la cena sono occasioni di dialogo. Goditi il momento, chiacchiera con gli amici o con i genitori. Tieni il cellulare in tasca o almeno controllalo poche volte. 

    •       6) Fai sport e attività all'aria aperta. In quelle ore dimenticherai completamente il cellulare. E se i tuoi ti chiedono di uscire per buttare la spazzatura, lascia il cellulare a casa. E' solo per cinque minuti. 

    •       7) Non andate in bagno con lo smartphone. Non concepirla come una "una seduta di lunga durata"

    •       8) Attento al fenomeno del "Vamping": chattare fino a notte fonda. L'ideale, per evitarlo, sarebbe lasciare il cellulare in una altra stanza, ma se è una indicazione troppo punitiva almeno stacca 15 minuti prima di metterti a letto. 

 

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