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Poche case farmaceutiche avevano investito come Pfizer​ nel tentativo di trovare una cura alla sindrome di Alzheimer e al morbo di Parkinson. Dopo Merck, anche il colosso Usa ha annunciato, sabato scorso, di aver abbandonato la ricerca di nuovi farmaci per le due malattie neurodegenerative, dopo sforzi ai quali non sono seguiti risultati degni di note. Di conseguenza 300 ricercatori nel settore delle neuroscienze verranno licenziati e i fondi dirottati verso altri programmi di ricerca. Pfizer – che insieme a GlaxoSmithKline e Eli Lilly fa parte del Dementia Discovery Fund, un fondo di venture capital dedicato alla ricerca contro l'Alzheimer – ha comunque fatto sapere che non intende abbandonare la ricerca nel campo delle neuroscienze e dovrebbe annunciare la creazione di un nuovo fondo a questo scopo. Nondimeno, alcuni azionisti hanno reagito con delusione.

"Gli sforzi di trovare un antidoto alla demenza che colpisce decine di milioni di persone nel mondo sono stati costosi ma futili, ha spiegato la società, che ha quindi deciso di abbandonare la strada intrapresa", sottolinea La Stampa, "lo stesso destino toccherà anche alla ricerca contro il Parkinson, per il quale non è stato ancora trovato un trattamento risolutivo". Al momento contro l'Alzheimer sono disponibili solo trattamenti che affrontano la sintomatologia o rallentano il decorso ma una vera cura non esiste.

Quali aziende restano in campo

"Nell’ultimo decennio, i farmaci sperimentali contro l’Alzheimer hanno ripetutamente fallito nel rallentare la malattia che distrugge la memoria. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson & Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo", sottolinea ancora il quotidiano torinese, "la speranza è ora appesa a due studi su una pillola simile studiata da Eli Lilly e da AstraZeneca, i cui risultati dovrebbero essere resi noti ad agosto. Gli studi di un altro farmaco di Eisai e Biogen seguiranno l’anno successivo, mentre gli esiti della ricerca su un farmaco sperimentale di Johnson & Johnson e Shionogi sono previsti nel 2023. Si tratta in tutti i casi di farmaci che bloccano l’enzima di conversione beta-amiloide. La ricerca indica infatti che la malattia è strettamente associata a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari riscontrati nel cervello, ma non è nota la causa prima di tale degenerazione".

 

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