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AGI –  Approvare il ‘Recovery plan’ in Cdm e portarlo in Parlamento, per aprire un confronto con le forze di maggioranza e dell’opposizione e poi con le parti sociali.

E durante l’iter del piano discutere del rafforzamento del governo che nei piani di chi sta lavorando al ‘dossier’ prevede pochi ritocchi, con l’ingresso di ‘big’ dei partiti nell’esecutivo e la cessione da parte del presidente del Consiglio della delega dei Servizi ad un tecnico o ad un sottosegretario ad hoc.

La ‘cornice’ dei pontieri che stanno mediando per evitare la crisi non porta a stravolgimenti dell’esecutivo, “anche per non destabilizzarlo”. E dunque si fanno i nomi di Orlando che affiancherebbe (o sostituirebbe) il sottosegretario Fraccaro e dell’ingresso di un fedelissimo di Renzi, considerato che il leader di Iv non ha alcuna intenzione di entrare.

Pochi chirurgici interventi: Rosato o Boschi (con quest’ultima osteggiata da una nutrita ala pentastellata) alla Difesa o agli Interni (nel caso Guerini traslocherebbe al Viminale), nulla più.

In calo anche l’ipotesi di un ministero ad hoc sul ‘Recovery’. Anche se sono circolati i nomi per il dicastero delle Infrastrutture dei dem Marcucci e Delrio, della renziana Paita o del pentastellato Cancellieri (con M5s che eventualmente potrebbe puntare anche al ministero del Sud).

Ma i progetti di chi sta ‘ridisegnando’ l’esecutivo per un Conte ter non fanno i conti con la tentazione dei renziani di strappare. Ovvero di approvare con le ministre Bonetti e Bellanova il ‘Recovery plan’ in Cdm per poi tenersi le mani libere. Senza mettersi di traverso alle Camere sul piano o sul prossimo sforamento di bilancio ma di fatto decretando la fine dell’appoggio all’esecutivo. 

Renzi attende segnali concreti ed una apertura vera al confronto su tutti i dossier sul tavolo. La ‘road map’ che prevede prima il ‘Recovery plan’ e o poi il chiarimento non è considerata una strada percorribile. “Noi allo stallo non ci stiamo”, ripetono i ‘big’ di Iv.

Niente crisi congelata dunque e anzi c’è chi si spinge già ad ipotizzare un esecutivo a guida Cartabia, sostenuto sempre dalla stessa maggioranza. “Perché – sottolinea un esponente di primo piano di Iv – i voti dei responsabili non ci sono”.

“Se Renzi strappa dovrà mettere la faccia sulla crisi”, taglia corto un dirigente del Pd. “Perché – questo il ‘refrain’ – siamo in piena pandemia, il ministro Speranza verrà in Parlamento ad illustrare il nuovo Dpcm, poi abbiamo uno sforamento di bilancio e a marzo finisce la cassa integrazione. Il Paese non può permettersi un salto nel buio. Questa è la realtà”.

“Aspetto la convocazione del Cdm e il testo del Recovery plan. Nessuno strappo prima per un senso di responsabilità istituzionale che abbiamo”, dice la ministra delle Pari opportunità, Bonetti. Sulla stessa lunghezza d’onda la responsabile dell’Agricoltura Bellanova. La bozza del ‘Recovery plan’ alla maggioranza arriverà solo a tarda sera ma il convincimento dei renziani è che il presidente del Consiglio voglia la conta, che abbia fatto un passo indietro anche sull’ipotesi di dimissioni ‘congelate’. “E se è questo il metodo del governo noi siamo pronti a rompere”, il ‘refrain’ in Iv.

Il presidente del Consiglio è pronto a discutere di un nuovo programma di governo ma non è disponibile alle dimissioni e nel frattempo Renzi continua ad alzare l’asticella sul fondo Salva-Stati. “Presentato il Piano Pandemico nazionale. Se ci sono poche risorse, bisogna scegliere chi curare. Ho una idea piu’ semplice. Se ci sono poche risorse, prendiamo il Mes Ci vuole tanto a capirlo?”, rilancia il leader di Iv Matteo Renzi.

“Bisogna fare le cose che servono e attuare un riassetto del governo, afferma Bettini, esponente del Pd, “C’è disponibilità a fare questo perfino con una crisi breve, gestibile, parlamentare che non apra fibrillazioni che di solito le crisi procurano e che sarebbero un’enorme perdita di tempo”. Ma anche di fronte ad una crisi pilotata il Movimento 5 stelle fa sapere di non essere disponibile a sacrificare i suoi ministri e – come afferma un ‘big’ M5s – “ad ingoiare tutto, perfino Boschi nel governo”. Si continuerà a trattare anche nella notte ma “se non arriva una svolta il destino del governo Conte è segnato”, taglia corto un fedelissimo di Renzi.

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