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AGI – “Riteniamo cruciale che la decisione del Consiglio Ue sia assunta entro luglio e non sia svilita da un compromesso al ribasso“, sarebbe “inaccettabile” non solo dal punto di vista economico ma “anche morale”. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, nell’Aula della Camera, parlando del Recovery fund.

Solo uniti riusciremo a rendere di nuovo l’Europa forte“, risposte nazionali “sarebbero anacronistiche, inefficaci”, ha osservato il premier, secondo cui: “Il consiglio Ue non può mancare questo obiettivo di portata epocale: rilanciare l’economia europea per disegnare il futuro del nostro continente per i prossimi decenni”. 

“Mai come oggi possiamo affermare che l’Italia ha contribuito in misura decisa a orientare la prospettiva nella quale collocare le riposte che la Ue è chiamata ad offrire per essere all’altezza della sua storia, della sua civiltà, del suo destino”. E ancora: “Mai come in questa occasione, dobbiamo riconoscere, che le istituzioni dell’Unione europea si sono dimostrate sensibili” agli strumenti messi in campo dal “mio governo” per affrontare la pandemia, ha commentato il Presidente del Consiglio.

Dopotutto, per il premier, oggi “o vinciamo tutti o perdiamo tutti”. “Quando sono in pericolo le fondamenta dell’edificio europeo nessuno stato può avvantaggiarsi a scapito di altri. Dobbiamo essere tutti consapevoli che se alcuni stati europei dovessero soccombere davanti alla crisi, i Paesi piu’ ricchi non se ne gioveranno”.

“Nella dichiarazione passata alla storia con il suo nome, Robert Schuman disse, come sappiamo, che ‘l’Europa non potrà farsi in una sola volta, ne’ sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto'”, ha ricordato Conte, sottolineando che la crisi da covid-19 rende la solidarietà di fatto un obbligo morale, prima ancora che politico, e implica un ineludibile ancoraggio dell’interesse nazionale ai valori fondativi del progetto europeo: pace, stabilità, benessere, democrazia, tutela dei diritti fondamentali”.

Già da ieri il Consiglio europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles è apparso in salita. L’Olanda e gli altri paesi ‘frugali’ insistono: i sussidi a fondo perduto previsti vengano erogati a fronte di “condizioni molto rigide“. Mark Rutte, premier dell’Oland ha voluto nuovamente gelare le aspettative di un accordo all’imminente vertice: “Il dietro le quinte dei negoziati”, ha detto parlando al Parlamento, “non mi fa sperare sulla speranza di trovare un’intesa nel fine settimana”.

Roma punta sulla Cancelliera tedesca Angela Merkel e sul presidente francese Macron. Merkel, intanto, continua a tessere la sua tela, con l’obiettivo dichiarato di mettere in piedi “al più presto” il fondo per la ripresa dell’Europa colpita dalla pandemia di coronavirus. L’altro ieri l’incontro al Castello di Meseberg con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte,ieri è stata la volta del premier spagnolo Pedro Sanchez, accolto alla cancelleria di Berlino.

Quasi una trattativa a distanza in vista del Consiglio europeo di venerdì, con la cancelliera che ribadisce, come in un mantra, che “sarebbe desiderabile” arrivare rapidamente ad un accordo sul Recovery fund, ricordando che “il tempo preme” ed ammettendo che ancora non sa dire “se sia possibile un’intesa già questo venerdì”, dato che “alcune posizioni sono ancora abbastanza distanti”.

Per quanto riguarda lei e la Germania – che hanno assunto questo mese la presidenza di turno dell’Ue – “siamo pronti a compromessi” all’imminente Consiglio europeo. “Siamo in una situazione inedita e straordinaria”, insiste, che necessita risposte nuove e forse altrettanto inedite. Fa pressing con molto slancio anche l’ospite venuto da Madrid. “L’Unione europea è stata costruita sul dialogo, non sui veti”, incalza Sanchez, e pur sapendo che ci sono “visioni diverse” su come dovrebbe essere strutturata l’Ue del dopo-Covid, “se rinvieremo di continuo l’intesa, la crisi peggiorerà”.

 

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