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Urne o accordo per governo di fine legislatura? Il dossier è da giorni sui tavoli di Zingaretti e Di Maio. Ma prima di poter valutare e studiare la direzione da intraprendere entrambi aspettano di ascoltare il capo dello Stato, Mattarella. La convinzione dei ‘pontieri’ tra Pd e M5s è che il presidente della Repubblica non porrà alcun paletto preventivo, che ovviamente aspetterà di capire quali sono i numeri di una maggioranza alternativa e magari di comprendere se un eventuale nuovo esecutivo possa essere di ampio respiro. Ma per ora la partita della crisi è solo al primo tempo, il secondo si avvierà dopo le comunicazioni del premier che potrebbe salire al Colle prima di un eventuale voto. Con M5s che starebbe preparando una risoluzione per sostenere il premier e punta a far restare Conte a palazzo Chigi.

La strada delle elezioni finora è stata indicata come una via tutt’altro che secondaria da parte della segreteria dem. Un ‘big’ della maggioranza Pd martedì si spingeva ad ipotizzare che qualora si arrivasse alle urne, visto il cambiamento del quadro politico, possa essere l’attuale governatore della Regione Lazio il candidato premier che scenderebbe in campo contro Salvini. “Sarebbe la candidatura più condivisa. Non potrebbe certamente lasciare spazio a Renzi”, la riflessione.

Il dibattito sul futuro frontman – in un primo momento si sono fatti i nomi di Gentiloni e di Calenda e si è balenata anche l’eventualità di primarie lampo – in casa del Nazareno è rimasto congelato. Sia per le ‘querelle’ sui tempi della crisi, sia perché i contatti tra i dem e i Cinque stelle si stanno intensificando giorno dopo giorno. Ma lo scetticismo dei vertici Pd è legato anche alla difficoltà dell’operazione che – sostiene un’altra fonte parlamentare della maggioranza – dovrebbe comportare anche un passo indietro dal governo degli attuali dirigenti del Movimento 5 stelle, compreso Di Maio.

In ogni caso al di là dei contatti che proseguono con l’area di Fico si registra massima cautela e prudenza. “Si tratta di contatti informali”, ha specificato la vice segretaria del Pd, De Micheli. Stoppando quindi ogni tipo di accelerazione. Il ‘fronte’ nel Pd che spinge per un accordo politico non solo individua alcuni punti comuni come la difesa dell’ambiente e la necessità di cambiare il dl sicurezza, ma azzarda pure l’ipotesi di una possibile intesa con M5s sui territori qualora si concretizzasse l’asse per un esecutivo politico.

Occhio alle Regionali

Ad ottobre si vota in Umbria, poi i cittadini andranno alle urne in regioni come l’Emilia Romagna e la Liguria. E frenare l’avanzata della Lega nelle cosiddette ‘regioni rosse è una delle priorità, osserva un ‘big’ dem, balenando dunque la possibilità di un’ulteriore convergenza con i pentastellati, anche al di fuori delle Aule parlamentari. Tempi assolutamente prematuri, con la Lega che però è pronta ad accusare M5s di essersi trasformata in un vero e proprio partito del sistema.

In questi giorni i pontieri che lavorano ad un accordo Pd-M5s hanno avuto la stessa posizione sul calendario, hanno discusso dietro le quinte sulla possibilità di trovare un compromesso sulle riforme (“Èun obiettivo di fine legislatura”, dunque non nell’immediato, ha ammesso Di Maio) e cominciato a ragionare, sempre informalmente – si tratta di colloqui solo tra emissari, anche se il capo politico M5s non si sarebbe messo affatto di traverso – anche di un eventuale programma.

Sull’eventualità, per esempio, di una convergenza sulle misure sociali (oggi M5s è tornato a difendere dagli attacchi della Lega il reddito di cittadinanza). E potrebbe essere soprattutto la manovra un terreno di confronto per sbarrare la strada alla flat tax e puntare su salario minimo e taglio del cuneo fiscale. “Ma non sono poche le condizioni per far partire un confronto. Se ne parlerà durante la direzione”, dice anche un deputato dem.

La partita per il Quirinale del 2022

In queste dinamiche si inseriscono anche i ragionamenti sulla scelta futura del Capo dello Stato nel 2022. Ieri nel vertice a palazzo Grazioli con Berlusconi, i ‘big’ azzurri hanno paventato il rischio che a Mattarella possa succedere addirittura Grillo. Mentre la Lega da tempo punterebbe per Giorgetti. E chissà se – ragionava ieri un esponente dem – per quella data non possano emergere le candidature di figure come Prodi o Enrico Letta. Discorsi che lasciano il tempo che trovano.

In ogni caso un vero dialogo ai piani alti di Pd e M5s non è ancora partito. Ma già circolano le ipotesi di un Conte bis (ci puntano i pentastellati) e i nomi di Cantone, del presidente della Camera Fico come possibili inquilini a palazzo Chigi. E circolano anche ipotesi – perlomeno tra i detrattori di un eventuale asse Pd-M5s – sulla eventualità che dopo la nascita di un esecutivo rosso-giallo poi Renzi possa dar vita a propri gruppi parlamentari, concordando la mossa con i vertici dem. 

Al momento di certo ci sono solo i tempi dettati dal calendario. Il prossimo appuntamento è quello del 20 agosto, con le comunicazioni del premier a Montecitorio. Potrebbe emergere, pur con qualche sfumatura, la stessa foto scattata al Senato. Una foto che Calenda vorrebbe stracciare (oggi l’ex ministro dello Sviluppo se l’è presa su twitter con i renziani) mentre Delrio e Minniti hanno rilanciato il ‘lodo’ Bettini. Ma è una foto che anche nei Cinque stelle non è chiara e limpida.

Ovvio che i fari sono puntati soprattutto al Senato dove i numeri sono più ballerini: se prima il problema erano i vari Fattori, La Mura, Ciampolillo, Mantero (per non parlare di coloro che sono stati espulsi al Senato come De Falco, Nugnes e De Bonis), ora si sta aggregando un’area di coloro che vogliono il voto piuttosto che abbracciare – si lamentava ieri un senatore pentastellato – “il partito delle banche con il rischio di fare l’Ncd”.

L’area critica di un eventuale accordo con il Pd è composta perlomeno da una quindicina di senatori, mentre altri – da Di Nicola a Giarrusso e Lannutti – hanno sposato la tesi di tentare il confronto con il Pd. Nonostante le accuse reciproche del passato e i tanti punti dissonanti (a partire da quello sulla Tav). Con un unico obiettivo: “Salviamo la Repubblica”. Ma nel Movimento 5 stelle la maggioranza vuole continuare la legislatura (ci sarà un assemblea il 19).

Il Cav irritato per il mancato incontro con Salvini

Riflettori accesi pure su FI che martedì ha votato quasi compatto insieme a Lega e FdI. Ma uno ‘smarcamento’ di un gruppo di senatori diventerebbe possibile, qualora Salvini e Berlusconi non riuscissero a chiudere un accordo sui collegi e sulle candidature. La Lega avrebbe inviato ieri un documento su uno schema di lista unitaria ma il Cavaliere riunito con i suoi lo avrebbe respinto, a sentire un ‘big’ azzurro. Sta di fatto che l’ex presidente del Consiglio non avrebbe apprezzato il fatto che Salvini, seppur atteso a palazzo Grazioli, non si sia fatto vedere.

Intanto prosegue lo scontro tra M5s e Lega. “No a giochi di palazzo”, dice Salvini, “il 20 ci sarà la sfiducia a Conte”. “Sia lui a mollare la poltrona”, la risposta M5s. 

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