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“Una parte dei risparmi sul reddito di cittadinanza e su quota Cento sarà messa sul disavanzo. E ci saranno altre risorse destinate a soddisfare le richieste dell’Europa…”. Un ‘big della Lega riferisce che la partita con la Commissione europea sulla procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, seppur in salita, si può giocare. Anche perché – è il ragionamento – occorre considerare non solo i tre miliardi di risparmio su reddito di cittadinanza e Quota cento, ma i dieci miliardi in tre anni.

Da qui la possibilità di intavolare un negoziato, lasciando a Bruxelles la possibilità di monitorare i conti. La linea però è che non sono previste in alcun caso manovre correttive. Del resto lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria ha spiegato che a luglio verranno forniti nuovi dati. I vertici della Lega fanno scudo sul responsabile di via XX Settembre ma il ‘refrain’ è che in Europa dovrà illustrare la linea della maggioranza. “Io in passato ero favorevole alla ‘flat tax’. Bisogna vedere le compatibilità, ma non sono mai stato contrario”, ha assicurato il titolare del Mef al suo arrivo a Lussemburgo per l’Eurogruppo, “il punto è che abbiamo degli obiettivi di deficit da rispettare”.

È in corso un’interlocuzione tra Roma e Bruxelles, con il premier Giuseppe Conte che oggi a Malta potrebbe parlare della procedura di infrazione con il presidente francese Emmanuel Macron. La posizione dell’esecutivo comunque è che le stime per il 2019 sono più favorevoli di quelle previste da Bruxelles. “Saremo responsabili”, dice Luigi Di Maio parlando della flat tax, lanciando l’idea di un tetto massimo di 60-70mila euro. “Ho partecipato ieri al vertice di maggioranza – ha riferito il vicepremier M5s – e non ho visto il ministro Tria dire che la flat tax non si può fare. Siamo solo all’inizio di un percorso per fare a dicembre una legge di bilancio realistica, ma non ho visto Tria dire che non possiamo fare deficit”.

La finestra del voto non è ancora chiusa

In ogni caso Salvini punta ad accelerare, altrimenti – ripete ai suoi – meglio andare al voto. Ma l’ipotesi delle elezioni anticipate – seppur lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti dica che “occorre sempre tenersi pronti” – viene smentita dal ministro dell’Interno. Ci sono dei nodi da sciogliere – ieri è scoppiato il ‘caso’ Ex Ilva che ha rallentato i lavori sul dl crescita in Commissione – ma la strada indicata dal vicepremier della Lega è quella di andare avanti.

La finestra del voto anticipato non è ancora chiusa, ecco perché resta fibrillazione nella maggioranza. “Tireremo le somme ad inizio luglio – sottolinea un ‘big’ della Lega -, ma se si fanno le cose non salta niente”. Con il partito di via Bellerio che ha chiuso anche all’eventualità di un rimpasto. C’è da scegliere il nome per il ruolo di commissario europeo. Oltre a Giorgetti in ballo ci sarebbe anche il governatore veneto, Luca Zaia.

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