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La Commissione europea così non tratta, occorre un altro tipo di approccio, non è la stessa partita dell’anno scorso, qui rischiamo un danno per l’Italia: raccontano che al vertice di ieri mattina a Palazzo Chigi sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell’Economia Giovanni Tria si siano espressi in questo modo nei confronti degli altri presenti. “La lettera è pronta”, ha spiegato il premier.

Nel governo si sta preparando una sorta di ‘contro dossier’ da presentare a Bruxelles, perché – è il ragionamento – i numeri previsti dalla Commissione non sono gli stessi che abbiamo noi. La via maestra è quella di evitare ad ogni costo la procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per disavanzo eccessivo ma su come farlo le posizioni non convergono ancora. La trattativa resta in alto mare, una delle opzioni sul tavolo è quella di chiedere maggiore tempo alle istituzioni europee.

Sia a Palazzo Chigi che nella Lega negano, però, che i toni al vertice di ieri mattina siano stati di scontro ma resta il fatto che – a partire dalle coperture sulla flat tax – ci siano posizioni divergenti. Con Matteo Salvini che insiste sulla necessità di non abbassare di un millimetro l’asticella. La sua tesi è che questa Commissione europea è debole e che non ha la forza per dettare l’agenda e le misure ad uno dei Paesi fondatori dell’Europa. Andare al tavolo con una posizione di forza – è la premessa che si sottolinea nel partito di via Bellerio – porterebbe poi ad evitare un compromesso al ribasso.

In ogni caso Salvini ieri ha abbandonato la riunione anzitempo, anche se un partecipante all’incontro riferisce che non c’è stata alcuna reazione scomposta dal responsabile del Viminale che ha poi in serata riunito i ministri del Carroccio per mettere al corrente i ‘big’ del partito sulla necessita’ di mantenere una linea dura sull’Europa. Ma il presidente del Consiglio ha ribadito che il metodo deve essere quello del confronto.

La Commissione europea vorrebbe che venga usato per il disavanzo i due miliardi di cuscinetto previsti nella scorsa legge di bilancio e i tre miliardi derivanti dai risparmi sul reddito di cittadinanza e su ‘quota cento’. Un atteggiamento che il partito di via Bellerio e il Movimento 5 stelle – pur con toni più sfumati – non intendono accettare. “Non ci faremo imporre nulla”, il ‘refrain’ nella maggioranza. “Taglieremo il debito grazie a entrate più cospicue di quelle che avevamo stimato”, ha detto Conte, al forum Ansa.

“Non è sul tavolo una manovra correttiva”, il coro unanime all’interno dell’esecutivo. Resta la tensione nel governo sull’interlocuzione con l’Europa ma al momento Salvini è impegnato a difendere i provvedimenti di bandiera, a partire da quello sulla flat tax. “Se non si fa la flat tax c’è il voto”, il ‘leitmotiv’ nel Carroccio. Il ‘Capitano’ ha preparato il giorno dopo le elezioni europee una serie di ‘stress test’ che comprendono anche la riforma della giustizia (la settimana prossima scade il termine degli emendamenti in Commissione sul provvedimento che prevede la separazione delle carriere) e l’autonomia. E non si è lasciato impressionare dagli accostamenti dei pentastellati alla Lega sull’arresto di Arata.

La strategia è quella di andare davanti alla Commissione Antimafia per sbandierare i risultati raggiunti nella lotta alla mafia. La finestra per le elezioni anticipate è ancora aperta, ma il segretario del partito di via Bellerio al momento ripete ai suoi l’intenzione di andare avanti. E di portare a casa un commissario Ue con portafoglio economico. Nella rosa di nomi restano in pole position il sottosegretario Giorgetti e il ministro Fontana

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