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Un Vauro Senesi, disegnatore satirico, seduto comodamente in poltrona davanti alla tv e all’ennesimo talk show politico, scaglia, affranto, qualcosa contro lo schermo: “Match Salvini-Di Maio al milleduecentoventunesimo round… gli italiani gettarono la spugna”. La vignetta campeggia dalla prima pagina de Il Fatto Quotidiano e segnala il crescere di un umore. Di un sentimento. 

Però non dev’esser solo di fastidio. O d’insofferenza verso l’eccesso di dibattito o l’escalation dei toni, non solo televisivi. Il quotidiano diretto da Marco Travaglio segnala, dunque, un fenomeno che definisce “L’opposizione dei balconi”, in particolare anti-leghisti. Striscioni, che “ormai rimuoverli è come svuotare il mare col cucchiaio” si legge, forse esagerando un po’ in termini di proporzioni.

Tuttavia, “La rivolta delle lenzuola dal Sud arriva a Milano”, racconta il quotidiano in un articolo, è una “disfida continua e si moltiplica”. Una piccola foto di uno striscione contro Salvini esposto a Firenze è segnala anche da Il Giornale. E da Il Messaggero. O da Libero, che nel ritrarre i balconi da cui le lenzuola pendono, segnala “Alta tensione a Milano” in quanto “La sinistra prepara un agguato contro Salvini e la Le Pen in piazza” per il comizio di sabato al Duomo. Mentre la Repubblica segnala che “La protesta delle lenzuola insegue Salvini in tour”.

Nel tratteggiare la mappa delle lenzuola rimosse dalle Questure o fatte rimuovere da Prefetti o sindaci, Il Fatto fa anche una graduatoria di chi si è aggiudicato “il premio simpatia” per la rimozione, come lo striscione appeso su un balcone al centro di Firenze: “Portatela lunga la scala… sono al quinto piano”. “Una zelante repressione del fenomeno la denuncia alla Camera il deputato Riccardo Magi (+Europa): ‘Vengono rimossi in queste ore gli striscioni contro Salvini, ma a Roma sono stati tollerati reati a Torre Maura e Casal Bruciato”, dice riferendosi ai blitz di CasaPound contro le famiglie rom assegnatarie di alloggi popolari” scrive il quotidiano diretto da Travaglio.

La Repubblica scrive di “effetto boomerang dopo la rimozione” forzata di alcuni striscioni. Quindi una moltiplicazione del fenomeno in un processo imitativo che a Campobasso, per esempio, porta a esporre “200 striscioni alle finestre”. “Mentre a Milano ci si prepara a fare lo stesso in attesa della manifestazione sovranista di sabato prossimo in piazza Duomo. Anche la Cgil srotolerà il proprio striscione fuori dalla Camera del Lavoro: “Quarantanove milioni di balconi” sarà la scritta principale, e poi dopo, sotto, “vigili del fuoco professionisti del soccorso e non della propaganda”, chiaro riferimento a quello contro Salvini fatto togliere dai pompieri in provincia di Bergamo. “Se dovessero essere rimossi striscioni di critica politica mi farò sentire”, avverte il sindaco Giuseppe Sala” si legge sulle stesse colonne.

“Salvini ha superato il limite”

E in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, il sociologo torinese Marco Revelli paragona questo fenomno ai “girotondi” fatti ai tempi del governo Berlusconi, “ma più popolari, creativi e… stanchi”. “C’è una società che svolge un ruolo di supplenza rispetto a quello che dovrebbe fare la politica” spiega Revelli. Con una differenza: “I girotondi erano la denuncia dell’impotenza dell’opposizione a Berlusconi e l’assunzione in prima persona dell’impegno da parte di cittadini che si auto-organizzavano. Ma mentre i girotondi avevano come protagonisti gli esponenti di quello che Paul Ginsborg definiva ‘il ceto medio riflessivo’, questa contestazione a Salvini è un fenomeno molto più popolare. Quelli dei selfie-trabocchetto non sono professori di università orfani della sinistra storica, sono giovani creativi infastiditi da una figura così rozzamente intrusiva. Più fastidio che supplenza della politica tradizionale”.

Per Revelli, dunque, “Salvini ha superato un limite. Non solo dal punto di vista del contenuto politico, e mi riferisco a un’ostentazione di disumanità verso gli ultimi divenuta esasperata”. Quindi “un messaggio che era indirizzato, e in qualche misura incontrava anche, ai cattivi sentimenti delle maggioranze silenziose, ma che è diventato troppo rumoroso. Troppo radicale perché si è coniugato con forme di estremismo politico di destra che non rassicurano le maggioranze silenziose”.

Ciò che per il sociologo torinese si è trasformato in “un clamoroso errore comunicativo nell’agire del ministro, che è lo sbaglio in cui incorrono tutti quelli che puntano tutto sull’esibizione di se stessi e sulla messa in scena della propria persona”, anche e non solo attraverso l’uso delle felpe, delle divise e dei simboli in genere.

Libero lancia invece un appello nel titolo di apertura della prima pagina: “Salvate il capitano Matteo. Contro di lui un plotone di esecuzione” fatto di “aggressioni quotidiane da avversari politici, giornali e banche” che “gli danno colpa di qualsiasi evento negativo”. Un consiglio? “Deve tener duro, la maggioranza silenziosa è con lui”. 

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