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In attesa dell'incontro tra Mattarella e Salvini, la vicenda dei fondi sequestrati alla Lega, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato alla condanna del vecchio leader leghista Umberto Bossi e dell'ex tesoriere Francesco Belsito, è nelle mani delle forze dell'ordine. Dovranno trovare denaro riferibile al Carroccio "ovunque si trovi e presso chiunque", ha stabilito la Cassazione. Ma è tutt'altro che semplice. Tanto che il Palazzaccio ha invitato il 'senatur' a dare delle indicazioni, se può. Nelle casse del partito sono stati trovati solo 3 milioni di euro. La somma da recuperare è pari a 49 milioni.

"Conti correnti, libretti di risparmio, depositi, rapporti bancari di ogni genere. Gli uomini del Nucleo di polizia economica di Genova stanno cercando di districarsi nel complesso mondo finanziario della Lega, centrale e periferica", ricostruisce il Corriere, "un’indagine che al momento ha fissato l’ordine di grandezza del sistema: una quarantina di istituti di credito nei quali sono stati aperti quasi cento conti di varia natura. I numeri danno l’idea del lavoro che sta affrontando la procura, dove è stato aperto un fascicolo per riciclaggio del quale si sta occupando la Finanza. Non ci sono indagati, ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi, che nei giorni scorsi aveva precisato come questi movimenti di denaro 'possano essere anche leciti, si tratta di verificarlo' ". 

La denuncia di un ex revisore dei conti

Il Corriere spiega che la denuncia che ha fatto partire le indagini è giunta da un ex revisore dei conti, Stefano Aldovisi, che lo scorso 24 luglio era stato condannato nello stesso processo per i 'rimborsi truffa' che aveva visto alla sbarra Bossi e Belsito. Il quotidiano spiega che Aldovisi avrebbe scritto nell'esposto che "al 31 dicembre del 2011 nel bilancio del movimento politico c’era un attivo di 47.791.649 euro, dei quali 20,3 in titoli e 12,8 milioni di liquidità". Occorre capire come sono usciti dalle casse della Lega e dove sono finiti. "L’ex revisore", prosegue il Corriere, "ha suggerito al pm un servizio del settimanale L’Espresso nel quale si parla 19,8 milioni di euro trasferiti dai conti di due banche di riferimento del partito, la filiale Unicredit di Vicenza e la sede milanese della Banca Aletti, per essere messi in sicurezza". Movimenti, ha avvertito la Procura, che potrebbero però rivelarsi del tutto legali.

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