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Il merito di averlo reso noto al grande pubblico probabilmente va dato a La Zanzara, la trasmissione di Radio 24 condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Lui è il leader indiscusso del Movimento di Liberazione Italia. Lo ha guidato a Roma per una ‘marcia’ indetta il 10 ottobre per chiedere lo scioglimento del Parlamento ritenuto “abusivo”. Qualche decina di persone, non ne risultano di più, ma agguerrite e chiassose, saliti agli onori delle cronache per aver cacciato a malo modo Alessandro Di Battista che ha provato ad aizzarli contro il Palazzo, prima di essere costretto a “rifugiarsi dentro l’odiato Palazzo come un renziano qualsiasi”, come ha scritto Gramellini oggi nella sua rubrica su Il Corriere della Sera.

Ma chi è Antonio Pappalardo? Un profilo efficace lo traccia l’Espresso, che scrive: “Il generale in pensione è già stato parlamentare, sottosegretario e sindacalista. E ha un colore per ogni stagione: è stato vicino al Partito socialdemocratico, ad Alleanza Nazionale, ai Radicali, al Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo e persino al Movimento dei Forconi, che tra 2012 e 2013 sembrava dovesse stravolgere la politica italiana” Leader del MLI dal 2016, quando lo costituisce, come obiettivo si è dato: “trasformare l’Italia nel Paese della pace” togliendo il potere ai “cialtroni abusivi del Parlamento” e ridare il potere al “popolo sovrano”. Ma al di là dei proclami, e dei continui richiami al ‘popolo sovrano’, Pappalardo è diventato un fenomeno vero su Social. I toni sono piuttosto forti contro la politica e ‘i suoi mestieranti’. Non mancano arringhe al suo popolo, che non si stanca mai di chiamare in piazza a manifestare.
 

Ieri il suo discorso in piazza del Popolo a Roma ha toccato i suoi temi principali, e ne ha dato un saggio piuttosto esaustivo del suo linguaggio e delle sue prerogative
politiche, tra cui: “Io voglio stampare moneta”.
 

Una sintesi del suo pensiero sul ‘regime comunista’ che starebbe caratterizzando questa fase della politica italiana l’ha espressa alle telecamere poco prima del comizio
 

E nelle settimane ha ottenuto importanti endorsement. Come quello di un templare.

E quello di un’altro personaggio che in queste settimane a Montecitorio si è levato a difensore e voce del popolo italiano. Emilia Clementi, estetista siciliana, la cui posizione politica è stata riassunta in questo fortunato jingle de La Zanzara.
 

Pappalardo non è nuovo della scena politica italiana. Come ormai è noto, ha anche un vitalizio da parlamentare. E il suo volto, come ricorda l’Espresso, era già noto negli anni Novanta quando va spesso in tv per difendere “da presidente del Cocer (il sindacato delle Forze Armate), la legittimità di una rappresentanza sindacale per i carabinieri, e non solo. Vuole fare dei carabinieri una forza personale di un leader presidenzialista plebiscitato dalle masse”, si legge su L'Espresso.  

Siamo stati un baluardo contro il comunismo. Siamo stati in trincea contro il terrorismo. Adesso l’Arma vuole essere baluardo contro la degradazione, siamo la linea difensiva della società degli onesti

Nell’aprile 1992 viene eletto deputato indipendente nelle liste del Psdi. Fonda un suo movimento politico, Solidarietà democratica, con cui si candida senza successo come sindaco di Pomezia nel marzo 1993” ricorda l’Espresso. “Si consola della sconfitta grazie a Carlo Azeglio Ciampi, che il 6 maggio lo nomina sottosegretario alle Finanze nel primo governo tecnico della storia repubblicana. Carica che verrà revocata nemmeno due settimane dopo: l’11 maggio il tribunale militare lo condanna a otto mesi di reclusione per una diffamazione ai danni del Comandante generale dell’Arma, Antonio Viesti (la condanna verrà poi annullata dalla Cassazione nel dicembre del 1997, ndr).

Ciampi lo invita a dimettersi, lui rifiuta.  Arriveranno altre due richieste di lasciare l’incarico di governo. La prima, il 14 maggio, da parte del deputato leghista Mario Borghezio, durante un’interrogazione parlamentare in cui indica la moglie di Pappalardo come collaboratrice del Sismi, il servizio segreto militare. La seconda, il 22 maggio, direttamente dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: «Ingoia il rospo e dimettiti». Prova ancora a fare politica, ma non gli riesce bene. Si candida a Roma e prende percentuali da “prefisso telefonico”. Alle Europee nel 1994, stesso esito. Pappalardo torna a far parlare di se sei anni dopo. In una lettera alle forze armate auspica «la fondazione di un nuovo tipo di Stato e di una nuova Europa, che i partiti politici così come sono strutturati, e comunque lontani dai problemi dei cittadini, non riescono più a garantire» (L’Espresso). 

La conseguenza è che viene tolto dal Comando del II Regimento Carabinieri di Roma. D’Alema e Mussi allora parleranno di gravi parole contro l’integrità dello Stato. Nel 2006 torno ancora come leader dei forconi. È uno degli artefici della ‘rivolta dei tir’ che nel 2011 paralizza le strade a lunga percorrenza italiane. E dopo altre manifestazioni dal 2014 per chiedere al Capo dello Stato lo scioglimento delle camere perché ‘abusive’ organizza con questo motto “Li cacceremo via, parola di generale dei carabinieri. Viva l’Italia” una manifestazione per il 10 ottobre. Qualche decina di persone. E endorsement più folcroristici che di reale peso politico.

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