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“La crisi ha accentuato il divario generazionale condannando un’intera generazione, i “giovani”, a non potersi emancipare dai propri genitori”. Lo scrive oggi il Sole 24 Ore che racconta con i dati raccolti dalla Fondazione Bruno Visentini che è in atto un peggioramento delle condizioni economiche – dal lavoro al patrimonio, dalla casa al credito – “rispetto alle fasce di popolazione più anziane e, in assenza di correttivi pesanti, il gap è destinato ad accentuarsi fino al 2030”. Un dato che arriva poco dopo un altro, più incoraggiante, sulla nuova creazione di posti di lavoro in Italia, e sui nuovi trend del lavoro. 

Cosa vuol dire? Che i giovani non riescono a diventare autonomi rispetto ai genitori. “I rischi sono l’esclusione di intere generazioni dal mondo del lavoro, un azzeramento patrimoniale per i nuclei con capofamiglia under 35 fino a quando non erediteranno dai loro genitori. Una «questione abitativa» che spesso contribuisce a rinviare il momento dell’autonomia”. scrive Giorgio Pagliotti. 

E la previsione è anche peggiore: “Nel 2030 vi sarà un netto peggioramento delle condizioni economiche dei nuovi nuclei familiari under 35” scrive il quotidiano economico. “La ricchezza delle famiglie giovani – la somma di attività reali (immobili, aziende e oggetti di valori) e finanziarie (depositi, obbligazioni e azioni) al netto delle passività (mutui ed altri debiti generati) – sarà 20 volte minore di quella delle famiglie totali”. Nei dati elencati dal Sole c’è anche un crollo dei mutui richiesti dai giovani a causa del loro ‘progressivo impoverimento’ (solo il 33% è dato ad under 35). E un unica matrice comune: “Tutti i parametri del divario economico-sociale sono correlati a quello del lavoro: è l’assenza di lavoro il motore del disagio”. Ma questo era un dato già di per sé piuttosto chiaro. 

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