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(AGI) – Roma, 24 giu. – Alla fine e’ il diretto interessato a fare chiarezza, dopo i tweet della notte e le perplessita’ di molti: Stefano Fassina ufficializza l’addio al Partito Democratico. Ora guarda al nuovo soggetto politico in fase di gestazione a sinistra, che andrebbe da Vendola a Cofferati, saldandosi al blocco sociale cui si pone come punto di riferimento Landini. Queste le sue parole: “Ieri in una sede del partito di Capannelle ho, con sofferenza, annunciato che ho lasciato il Pd. L’ho fatto in un circolo della periferia romana perche’ li’ sono le mie radici, le persone che dobbiamo rappresentare e le persone a cui devo dare risposte”. Questa invece la goccia che ha fatto traboccare il vaso per l’uomo che pure subi’ da Matteo Renzi un famoso “Fassina chi?”: “La scelta di mettere la fiducia sul ddl scuola e’ una scelta grave e insostenibile per il Pd”. Adesso si apre un nuovo dibattito nel partito di maggioranza relativa, perche’ Fassina non solo va a rafforzare il fronte degli scontenti ormai fuori dal partito. Il suo addio potrebbe portare con se’ una scelta analoga da parte di altri parlamentari. Non molti, numericamente, ma in grado di aumentare le difficolta’ del governo soprattutto al Senato. Da Palazzo Madama, nei prossimi mesi, passeranno molte delle riforme ancora in cantiere, senza pensare necessariamente alla fiducia gia’ prevista per domani sulla scuola. Se le file dei dissidenti continueranno a gonfiarsi, i problemi politici potebbero aumentare. Oggi all’annuncio di Fassina fa seguirto quello, analogo, di Monica Gregori. Per questo i renziani reagiscono con malcelato fastidio. Il premier tace, parla Lorenzo Guerini. Il Pd, dice, “e’ un grande partito che rappresenta tante sensibilita’ e che ha accettato la sfida del cambiamento del Paese, rifiutare questa responsabilita’ significa abdicare alla sfida del cambiamento che la sinistra deve avere”. Pier Luigi Bersani vede invece “un Pd piu’ povero”, e aggiunge: “mi auguro che nessuno faccia spallucce”. Come dire: urge momento di riflessione, se continuiamo a perdere i pezzi. (AGI) .

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