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(AGI) – Roma, 15 giu. – La parola d’ordine dettata da Arcore e’ “il vento e’ cambiato, Renzi non e’ imbattibile”. Ma, soprattutto, per Silvio Berlusconi il dato che emerge dai ballottaggi e’ che il centrodestra unito vince e riesce ad espugnare anche i feudi della sinistra, come Arezzo e Venezia. Per questo, l’ex premier non intende sprecare un solo giorno ad occuparsi delle beghe interne al partito, con la sempre piu’ probabile fuoriuscita di Denis Verdini, a cui potrebbe seguire la nascita di un nuovo gruppo dei ‘responsabili’ al Senato che vada in soccorso del governo. Facciano pure, e’ il refrain, tanto ormai per Renzi e’ iniziato il conto alla rovescia. “La chiamata alla guida del Paese potrebbe arrivare anche prima del previsto”, sottolinea la fedelissima Deborah Bergamini. “Renzi non resistera’ molto ancora, il cambio della guardia a Palazzo Chigi e’ sicuro. Con elezioni? Siamo pronti”, garantisce Il Mattinale. Per Berlusconi, infatti, ora l’urgenza e’ mettere i primi mattoncini della nuova reunion del centrodestra. Un progetto, pero’, che va a scontrarsi con i paletti piantati oggi dal leader della Lega: “No alle frittatine o alle marmellate”. Tanto piu’ dopo i ballottaggi, Matteo Salvini si candida quale unico sfidante di Renzi. E rivendica per la Lega lo scettro di partito cardine del centrodestra. Quindi, avverte Salvini, “se si parla di centrodestra che riparte si parla di un centrodestra che deve partire dalla proposta della Lega”. E se “si andasse a votare domani, andremmo da soli, perche’ ad oggi c’e’ ancora troppa distanza tra Lega e Forza Italia”. Insomma, mette subito in chiaro l’altro Matteo, di tornare “tutti insieme appassionatamente” non se ne parla, “per l’alternativa a Renzi, per quanto mi riguarda, Alfano e’ fuori dai giochi”. Quanto al leader, sara’ scelto dalle primarie, assicura Salvini. Parole che mettono in allarme i forzisti, ormai sempre piu’ convinti che la scalata di Salvini alla leadership del centrodestra sia cosa gia’ avviata. Berlusconi, al momento, ostenta ottimismo e tranquillizza i suoi: i ballottaggi dimostrano che il centrodestra vince solo se unito, dalla Lega a Fratelli d’Italia. E l’Italicum non e’ piu’ quella montagna insormontabile. Anzi, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio proprio per Renzi e per il centrosinistra, che va via via sempre piu’ sgretolandosi, e’ la riflessione del Cavaliere. Ma se l’analisi sull’avvio della parabola discendente del premier accomuna i due leader, altrettanto non avviene sulle mosse future da mettere in campo. Berlusconi non ha intenzione di cedere sovranita’ a favore di Salvini: proprio il suo metterci la faccia sia alle regionali che ai ballottaggi, infatti, per l’ex premier e’ la conferma che il suo appeal sull’elettorato moderato ha perso si’ smalto ma non e’ certo finito, come professavano tanto i detrattori interni quanto gli avversari esterni. Ed e’ un’arma da sbandierare per il Cavaliere e i suoi fedelissimi: chi mirava a spodestare il ‘capo’, e’ il ragionamento all’indomani del secondo turno delle amministrative, dovra’ ora rivedere i suoi piani. Messaggio rivolto a Verdini, Fitto ma anche a Salvini. Salvini, pero’, sembra non preoccuparsi affatto della ritrovata energia berlusconiana: “non sono disposto a contrattare a tutti i costi”. Con Silvio Berlusconi il leader del Carroccio – i due, stando ad alcune fonti azzurre, si sono sentiti oggi al telefono e hanno ribadito la necessita’ di vedersi quanto prima, forse gia’ in settimana o subito dopo l’appuntamento di Pontida di domenica prossima – intende avviare un confronto partendo da “programmi e contenuti”. Serve, ha sostenuto Salvini, innanzitutto “un’idea di Europa diversa: di questo parlero’ con Berlusconi”. I vertici azzurri, intanto, si godono il day after: “Renzi non e’ imbattibile”, le fa eco il capogruppo al Senato Paolo Romani, e il suo omologo alla Camera, Renato Brunetta, prevede scenari nefasti per il Pd a palazzo Madama: “Ne vedremo delle belle nei prossimi giorni al Senato con la riforma della scuola, dove Renzi e la sua corrente saranno messi molto probabilmente in minoranza”. (AGI) .

(AGI) – Mosca, 15 giu. – La Russia “non avra’ altra scelta” se non rispondere in modo “adeguato” al dispiegamento di armi pesanti, carri armati e artiglieria da parte degli Usa e dei Paesi Nato sul territorio dell’Europa orientale e nei Baltici. L’avvertimento e’ dell’ispettore generale del ministero della Difesa russo, il generale Yuri Yakubov. “Si tratterebbe della misura piu’ aggressiva del Pentagono e della Nato dai tempi della Guerra Fredda”, ha detto il generale, secondo il quale alla Russia “non rimarrebbe altra scelta che espandere le proprie forze e mezzi nella direzione strategica occidentale”. A suo dire, in caso carri armati e artiglieria americana facessero la loro comparsa in Europa orientale, Mosca come prima cosa rafforzerebbe la presenza di truppe su tutto il perimetro occidentale della frontiera, comprese le unita’ corazzate,di artiglieria e di aviazione. Secondo quanto rivelato due giorni fa dal New York Times, il Pentagono sta considerando di inviare armi pesanti nei Paesi baltici, o anche nei confini di altri nuovi membri della Nato in Europa orientale, come Polonia, Romania e forse Ungheria, per rispondere alla linea aggressiva della Russia. .

(AGI) – CdV, 15 giu. – Davanti all’emergenza immigrati, “i fautori europei di un approccio ‘a la carte’, per cui i singoli Governi possono accettare alcune richieste e rifiutarne altre, corrodono alla base il senso stesso dell’Unione Europea”. Lo scrive oggi l’Osservatore Romano, per il quale “Con gli inevitabili compromessi politici, l’agenda dell’Ue sulla migrazione va nella giusta direzione”. “La questione immigrazione – si legge nell’articolo firmato da Mario Benotti – sta mettendo l’Europa di fronte alle proprie responsabilita’”. Secondo il quotidiano vaticano, “al Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 25 e il 26 giugno, la Commissione Europea si presentera’ con una posizione che tiene conto, anche se in maniera parziale, dell’emergenza umanitaria in atto. Ma la vera questione sul tavolo dell?Europa e’ un’altra: alcuni Stati nazionali, infatti, non sono disponibili ad accogliere i richiedenti asilo. In altre parole, alcuni sembrano convinti che l’Europa costituisca un principio regolatore da accettare solo in determinati quasi”. “Se si affermasse una politica del genere, rischierebbe di venir meno – ammonisce l’Osservatore – il principio stesso della condivisione dei problemi e delle soluzioni. Un principio alla base della costruzione dell’Europa”. L’articolo raccomanda che “non si perdono mai di vista le vittime di guerre e persecuzioni” e definisce “evidente che l’unica possibilita’ di interventi efficaci passa per una politica europea concertata tra tutti gli Stati”. Da parte sua, infine, il giornale della Santa Sede da’ atto al Governo italiano, “il piu’ colpito dal carico di questa a vera e propria tragedia, le cui vittime sono uomini, donne e bambini”, di essere “disponibile a discutere i criteri e le modalita’ della distribuzione dei migranti nei vari Paesi dell’Unione”. “Una flessibilita’ – conclude – che dovrebbe servire a superare le obiezioni dei Governi piu’ critici nei confronti della proposta della Commissione”. (AGI) .

Microsoft anche quest’anno ha affermato che punterà la sua conferenza tutta sui giochi e ci auguriamo si punti maggiormente sulle esclusive dato che al momento su Xbox One si sente davvero la mancanza di titoli che possano valorizzare e dare identità alla console. Gli occhi sono puntati ovviamente sull’attesissimo Halo 5 e su Forza Motorsport 6, ma c’è parecchia curiosità su Rise of the Tomb Raider, visto che quest’ultimo, ricordiamo, sarà esclusiva temporale sulla console Microsoft, mentre purtroppo Quantum Break di Remedy salterà l’appuntamento losangelino per mostrarsi alla Gamescom di Colonia. Non dimentichiamoci però di Fable Legends e, del prossimo Gears of War.

Potete seguire la conferenza live con noi direttamente qui sotto:

(AGI) – Roma, 15 giu. – “Filotto 5 Stelle”. Cosi’ Beppe Grillo, su twitter commenta la vittoria dei 5 candidati pentastellati ai ballottaggi. Nel tweet il leader M5S pubblica le foto dei 5 nuovi sindaci. Poi, su facebook, Grillo esulta: “Filotto 5 Stelle. Fantastico signori! L’onesta’ sta tornando di moda. Ed e’ solo l’inizio! Fatelo sapere a tutti”. (AGI)

(AGI) – Palermo, 15 giu. – Il Pd perde le sfide clou nei ballottaggi in Sicilia, quelle di Enna e di Gela, e nell’Isola canta vittoria il Movimento 5 stelle che vince a mani basse in entrambi i comuni dove c’era un suo candidato in lizza. La bandiera pentastellata sventola non solo sul municipio di Gela, dove il successo e’ politicamente pesante perche’ questa e’ la citta’ del presidente della Regione, Rosario Crocetta, impegnatosi personalmente e intensamente nella campagna elettorale, ma anche su quello di Augusta. Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, fa uso di fair play e commenta: “Rispetto le scelte degli elettori, collaborero’ lealmente con tutti sindaci siciliani a prescindere dalla loro collocazione politica”. Il governatore assicura: “Sono pronto ad avviare una politica di investimenti nelle aree industriali di crisi della Sicilia che manifestano alti livelli di sofferenza per ragioni oggettive. Il risultato delle urne della mia citta’ non mi sconvolge perche’ i grillini hanno vinto anche ad Augusta. Segno – secondo Crocetta – del malcontento dei lavoratori e dei disoccupati”. Tuttavia, avverte Crocetta: “Questo e’ un campanello d’allarme anche per il governo nazionale. Sapevamo gia’ che sarebbe stata una battaglia difficile”. Per il governatore occorre che il Pd faccia “una profonda riflessione”. I nuovi sindaci 5 stelle sono Domenico Messinese a Gela (Caltanissetta), che si afferma con oltre il 64% dei consensi sull’uscente del Pd, Angelo Fasulo, e Maria Concetta Di Pietro ad Augusta (Siracusa), un grosso Comune che deve la sua importanza soprattutto al grande porto commerciale, diventato uno degli snodi dell’emergenza immigrazione. In Sicilia esponenti del movimento di Grillo amminitravano gia’ un capoluogo, Ragusa, e un altro Comune di prima grandezza, Bagheria, nei pressi di Palermo. Nella conta dei danni, il Pd deve mettere oltre che la bruciante sconfitta di Gela, dove Crocetta aveva iniziato da sindaco la sua carriera politica che oggi si appanna, anche il risultato negativo di Enna, dove Mirello Crisafulli, storico leader locale del partito spesso discusso dai dirigenti del nuovo corso, ha dovuto arrendersi a Maurizio Dipietro, in passato espulso dal Pd e ora candidato da un raggruppamento civico di centrodestra. A sostegno della candidatura di Crisafulli era sceso in campo anche il segretario regionale del Pd Fausto Raciti, malgrado poi il politico ennese si fosse candidato con una lista senza il simbolo del Pd, chiamata Enna democratica e con un simbolo graficamente molto simile a quello del partito. .

(AGI) – Roma, 15 giu. – “A governi forti e’ bene che corrispondano Parlamenti altrettanto forti”, ribadisce Pietro Grasso nel suo intervento alla giornata di formazione a conclusione del seminario di studi e ricerche parlamentari ‘Silvano Tosi’, promosso dall’Associazione studi e ricerche parlamentari Seminario di studi e ricerche parlamentari ‘Silvano Tosi’. “In questo senso – ricorda il presidente del Senato – sara’ importante mantenere in capo al Senato la funzione di ‘contrappeso’, proprio per mantenere un corretto equilibrio costituzionale”. “Il ruolo di Camera di garanzia – avverte ancora Grasso – si rende essenziale a fronte del rafforzamento del rapporto tra il governo e la maggioranza parlamentare, incentrato su una sola Camera”. “In tale ottica, la funzione di garanzia del Senato appare perfettamente compatibile con quella della rappresentanza territoriale, dalla quale risulta consolidata e rafforzata”. “Ritengo che le assemblee rappresentative abbiano piu’ che mai bisogno di giovani studiosi come voi che sappiano accompagnare il Parlamento in questo difficile passaggio storico”, ha detto ancora Grasso ai partecipanti al seminario. “Le assemblee rappresentative sperimentano oggi – ha rilevato – una fase di difficile transizione che rischia di mettere in discussione il loro ruolo istituzionale. E’ noto infatti come, negli ultimi decenni, il processo di integrazione europea e la ricerca, a livello nazionale, di garanzie di governabilita’ e tempestivita’ dell’azione politica abbiano spostato il baricentro della decisione dai Parlamenti ai governi”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 15 giu. – Mokhtar Belmokhtar -il super terrorista algerino considerato la ‘mente’ dell’attacco al sito di gas algerino di In Amenas, nel 2013, e uno degli uomini che contrallano la rete del contrabbando nel Nordafrica- sarebbe stato ucciso in un raid aereo americano in Libia. L’annuncio e’ stato dato dal governo libico di Tobruk che ha parlato di un’operazione “concordata” con l’esecutivo riconosciuto dalla comunita’ internazionale. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno confermato il bombardamento di una costruzione di campagna a sud di Agedabia, 160 chilometri a est di Bengasi, ma non la morte di Belmokhtar. Un estremista islamico libico l’ha invece smentita, sostenendo che il guerrigliero algerino non era presente nell’edificio in cui era in corso un summit di jihadisti mentre sarebbero rimasti uccisi quattro dirigenti di Ansar al-Sharia, gruppo ora vicino all’Isis. Il Pentagono si e’ limitato per ora a far sapere che il terrorista era effettivamente nel mirino del raid Usa, compiuto nella notte tra sabato e domenica. Sul posto sono state sganciate diverse bombe che hanno provocato danni ingenti: la verifica, dunque, potrebbe richiedere anche del tempo. Se la morte di Belmokhtar fosse confermata, sarebbe un duro colpo per i gruppi legati ad al-Qaeda nella regione. Il 43enne Belmokhtar e’ uno dei piu’ noti terroristi del Nordafrica. Leader del gruppo al Murabitoun, e’ considerato un esponente di Al Qaeda fedele al suo capo Ayman al-Zawahiri nonostante la rottura con Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Recentemente si e’ parlato di un avvicinamento dei suoi uomini all’Isis, poi smentito dal gruppo. Nato nel 1972 in Algeria, alle porte del Sahara, nel 2007 aveva concesso una rara intervista raccontando di esser rimasto affascinato dalla jihad durante la resistenza dei mujaheddin in Afghanistan contro i sovietici e che si era unito alla battaglia nel 1991 quando non aveva ancora 19 anni. In una nota il governo libico di Tobruk ha tenuto a preciare che la sua collaborazione al raid Usa rientra nel proprio impegno nella lotta al terrorismo e nel sostegno offerto alla comunita’ internazionale in questo settore, chiedendo inoltre nuovi raid e maggiore collaborazione contro l’Isis in Libia. Sui social network, gli account jihadisti hanno parlato di sette morti sotto il bombardamento. Una pagina Facebook di un gruppo islamista di Agedabia ha pubblicato domenica mattina le fotografie dei corpi e anche i nomi delle vittime, senza fare alcun riferimento a Belmokhtar. Da sempre alla macchia, tanto da guadagnarsi il soprannome di ‘imprendibile’, Belmokhtar e stato dato per morto gia’ diverse volte, l’ultima il 2 marzo del 2013 dalle autorita’ ciadiane nel nord del Mali. (AGI) .

(AGI) – Johannesburg, 15 giu. – Si e’ concluso con un nulla di fatto il caso diplomatico che per poco piu’ di 24 ore ha diviso il Sudafrica: l’Alta corte di Pretoria ha ordinato che il presidente sudanese, Omar al-Bashir, venisse arrestato, come richiesto dal Tribunale penale internazionale, ma nel frattempo lui era gia’ ripartito alla volta di Khartum, dopo aver partecipato al summit dell’Unione africana a Johannesburg. Dall’Aja, il vice procuratore capo del Tpi, James Stewart, ha sottolineato la “delusione” per il mancato arresto di Bashir, accusato di genocidio e crimini di guerra e contro l’umanita’ nel conflitto scoppiato in Darfur nel 2003. “La nostra posizione”, ha affermato Stewart, “e’ sempre stata che l’obbligo del Sudafrica e’ chiaro e inequivocabile, aveva l’obbligo di arrestarlo”. Della stessa opinione l’Alta corte di Pretoria, secondo la quale il Sudafrica doveva procedere al fermo in quanto firmatario del trattato. Da qui, la richiesta all’Avvocato del governo, William Mokahri, di presentare entro sette giorni un rapporto su luogo, ora e altri dettagli della partenza di Bashir da Johannesburg. Il governo sudafricano si era opposto all’arresto con un decreto nel quale si garantiva l’impunita’ a tutti i leader che partecipavano al summit Ua, ma un magistrato aveva ordinato che il capo di Stato sudanese rimanesse sul territorio sudafricano, passando la questione all’Alta corte di Pretoria. Ma prima che questa potesse pronunciarsi, l’aereo presidenziale sudanese e’ ripartito in mattinata dall’aeroporto militare di Waterkloof, a Pretoria, alla volta di Khartoum. Un via libera che ha scatenato l’ira di Human Rights Watch, convinta che “permettendo quel volo vergognoso, il governo sudafricano ha mostrato disprezzo non solo verso gli obblighi legali internazionali ma i suoi stessi tribunali”. “Quando Bashir ha lasciato il Sudafrica oggi, si e’ portato via le speranze di migliaia di vittime dei gravi crimini in Darfur che desideravano alla fine veder fatta giustizia”. Intanto, da Khartoum, il ministro per l’Informazione sudanese, Yasir Yousef, ha confermato la partenza di Bashir da Johannesburg alla volta della capitale sudanese, preannunciandone l’arrivo alle 18.30 ora locale (le 17.30 ora locale). “Bashir parlera’ alla folla che si riunira’ per incontrarlo”, ha assicurato. .

(AGI) – Roma, 15 giu. – L’ennesimo fallimento delle trattative per il salvataggio della Grecia, che si e’ consumato nel fine-settimana, torna ad agitare i mercati. La borsa di Atene perde il 4,7%, dopo aver ceduto oltre il 6%, mentre Francoforte arretra dell’1,67% e Milano arriva a perdere il 2,14%. Sotto pressione soprattutto i titoli bancari in Italia, Spagna e Portogallo. Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi schizza a oltre 160 punti per poi attestarsi sui 152. L’euro tocca il minimo di 1,1188 sul dollaro per poi risalire in chiusura a 1,12. L’incubo di un default ellenico sembra sempre piu’ concreto dopo che i negoziati che dovevano consentire alle parti di arrivare alla riunione dell’Eurogruppo del 18 giugno con un accordo si sono conclusi con un nulla di fatto. Al momento i margini di manovra sembrano quanto mai ridotti, con Atene che accusa i creditori di scarso realismo, mentre in Europa si moltiplicano gli appelli affinche’ gli stati membri si preparino all’emergenza. A tentare di mediare il Fondo monetario internazionale: nella notte il capo economista Olivier Blanchard ha avvertito che “un accordo sulla Grecia richiede scelte dure da tutte le parti”. Per il presidente della Bce, Mario Draghi “serve un accordo subito”: se dovesse concretizzarsi l’incubo ‘Grexit’, il numero uno dell’Eurotower mette in guardia sul fatto che le conseguenze sono ancora ignote. Ad ogni modo, in caso di default, Draghi fa sapere che “abbiamo gli strumenti per gestire al meglio”. “Gli stati membri sono comprensibilmente nervosi e dobbiamo garantire che l’Eurozona sia preparata a qualsiasi scenario rispetto alla crisi greca”. Ammonisce il vice presidente della commissione europea, Valdis Dombrovskis, sottolinenado che “la palla ora e’ chiaramente nel campo del governo greco”. Tsipras, dal canto suo, non si scompone e assicura che la Grecia e’ pronta aa aspettare finche’ i suoi creditori non diventeranno piu’ “realisti”. A ribadire la linea rossa oltra la quale Atene non intende arretrare e’ il portavoce del governo, Gabriel Sakellaridis: “Non accetteremo misure sul taglio delle pensioni – dice – sull’aumento dell’Iva sui principali beni di consumo, o misure che rafforzino il circolo vizioso dell’austerita’”. (AGI)

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