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(AGI) – Portalnd (Oregon), 6 giu. – Non ha funzionato neanche per 24 ore la gigantesca falsa orca marina robotizzata che era stata schierata per fermare i leoni marini nelle acque prospicienti Astoria, un villaggio di pescatori in Oregon. La struttura, una sorta di barca a forma di orca, si e’ capovolta in mare e i tecnici l’hanno ripescata e riportata in secco per verificare i danni subiti. Dannie, con ogni probabilita’, non causati dagli agguerriti e famelici leoni marini, armati di cacciaviti o altri utensili. La falsa orca e’ lunga 9,7 mertri e non sara’ rimessa in acqua prima di agosto, ha riferito il direttore del porto Jim Knight, che ha ironizzato ricorrendo ad una battuta sportiva: “Leoni Marini 1, Astoria 0”. I 10.000 abitanti di Astoria hanno fatto ricorso allo sfortunato marchingegno perche’, a differenza degli anni passati quando arrivavano in inverno per poi lasciare le acque temperate della baia, quest’anno i leoni marini sono arrivati a febbraio e non si sono piu’ spostati. A centinaia se ne stanno addormentati al sole sulle banchine quando non sono in acqua a divorare gli stessi pesci che sostengono la comunita’ di Astoria alla foce del fiume Columbia. (AGI) .

(AGI) – Washington, 6 giu. – In una sorta di preoccupante deja vu da piena Guerra Fredda gli Stati Uniti pensano di contrastare l’aggressivita’ russa in Europa, dimostrata dalla crisi ucraina, tornando a schierare missili da crociera a medio raggio nel vecchio continente. Una risposta – considerata a Washington la piu’ estrema tra le varie alternative allo studio – che ricorda la crisi degli Euromissili del 1979, che vide gli Usa installare in diversi basi europee, in Italia a Sigonella in Sicilia, centinaia di missili Irbm Pershing- 2 e da crociera Bgm-109 Tomahawk. Cio’ in risposta ai missili SS-20 sovietici puntati da Leonid Breznev contro le capitali europei. Questa estrema ipotesi americana e’, pero’, contraria allo stesso trattato per il controllo delle Armi Inf (sui missili a testata nucleare a medio raggio, tra 500 e 5.500 km) firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, che Washington ha accusato Mosca lo scorso anno di aver violato dopo aver testato un nuovo missile da crociera (R-500) e schierato missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad sul Baltico, tra Polonia e Lituania. Dell’ipotesi, insieme ad ulteriore rafforzamento del progetto di scudo anti-missile, si e’ discusso al summit convocato a Stoccarda in Germania dal ministro della Difesa Ashton Carter. “L’amministrazione sta considerando uno ampio spettro di potenziali risposte militari alle violazioni in corso da parte russa del trattato INF”, ha speigato il portyvaoce del Pentagono, il tenente colonnello Joe Sowers, sottolineando che “tutte le opzioni prese in considerazione sono tese ad assicurare che la Russia non acquisica alcun significo vantaggio militare dalle stesse violazioni” 1 .

(AGI) – Il Cairo, 6 giu. – Nuovo attacco dei ribelli sciiti Houthi e delle truppe leali all’ex presidente yemenita’ Ali Abdullah Saleh contro le truppe saudite oltre confine. Quattro militari di Riad sono stati uccisi nella zona di confine tra Jizan e Najran. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Spa. Dal 26 marzo scorso Riad guida una colazione di 10 Paesi sunniti contro gli Houti e Saleh su rischiesta del successore di quest’ultimo, il presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi. (AGI) .

(AGI) – Roma, 5 giu. – Una commissione di indagine per appurare le cause dell’incidente avvenuto stamane sulla metro B, all’altezza della fermata Eur-Palasport, dove due treni si sono urtati provocando il ferimento di alcuni passeggeri. E’ quella istituita dall’Atac, che sottolinea che “in ogni momento, anche in quelli concitati seguiti all’incidente, l’azienda, grazie al pronto intervento dei propri tecnici, che hanno seguito con professionalita’, competenza e scrupolo tutte le fasi dell’evento, ha operato per garantire comunque la sicurezza dei passeggeri nel rispetto delle normative che disciplinano l’esercizio metroferroviario sull’intera rete, che e’ allineato agli standard di sicurezza dei maggiori operatori di settore anche a livello internazionale”. Il servizio della metro B – comunica l’Atac – rimane ancora interrotto nel tratto Eur Magliana-Laurentina per consentire il lavoro delle autorita’ e dei tecnici preposti che stanno operando per ricostruire i fatti. La riapertura della tratta al regolare esercizio e’ prevista con l’inizio turno di domani mattina alle ore 5.30. Il collegamento fra Magliana e Laurentina, di conseguenza, continua ad essere garantito con navette bus di superficie. Non si registrano disagi lungo il percorso delle navette, e il servizio sul resto della linea B e’ regolare. (AGI) .

(AGI) – Gaza, 5 giu. – Un militante di Hamas e’ morto oggi in un tunnel nei pressi del confine con Israele per un improvviso crollo. Lo rendenoto la stessa Hamas, che non spiega le cause dell’incidente. Un portavoce del ministero della Sanita’ palestinese aggiunge che altre due persone sono rimaste lievemente ferite. Una fonte palestinese rende noto che i militanti stavano svolgendo “attivita’ di resistenza”. Questo potrebbe significare che erano intenti al trasporto di armi.(AGI)

(AGI) – Istanbul, 5 giu. – Le esplosioni che stanno insanguinando la campagna elettorale turca sono “una provocazione”. Ne e’ convinto l’attuale Presidente, Tayyip Erdogan, che esprime le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Le autorita’ – prosegue Erdogan – stanno indagando con attenzione. Domenica in Turchia si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento.(AGI)

(AGI) – Washington, 5 giu. – Il recente attacco dei separatisti filo russi nei pressi di Donetsk, nell’Ucraina orientale, e il prossimo summit del G7 sono stati al centro di un colloquio telefonico oggi tra il presidente Barack Obama e il suo omologo ucraino, Petro Poroshenko. Lo ha precisato la Casa Bianca in una nota. Entrambi rinnovano l’appello alla Russia e ai separatisti affinche’ “si attengano strettamente agli accordi di Minsk dello scorso febbraio” mentre Obama, spingendo per una soluzione “diplomatica” della crisi, ha ribadito “il forte supporto degli Usa rispetto alla sovranita’ e all’integrita’ territoriale dell’Ucraina – spiega la nota – confermando la determinazione a continuare a lavorare con gli altri partner internazionali per supportare l’Ucraina” alle prese con profonde riforme. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 giu. – Le infusioni somministrate con il metodo Stamina sono “pericolose o comunque non sicure per la salute umana”. Lo scrive la sesta sezione penale della Cassazione spiegando perche’, il 21 aprile scorso, confermo’ il sequestro preventivo dei materiali depositati presso gli Spedali civili di Brescia. La Suprema Corte rileva che al metodo Stamina “non puo’ annettersi validita’ scientifica”: allo stato, si legge in una delle sentenze depositate oggi, “non vi sono risultati consolidati ne’ sul tipo di cellula da utilizzare, ne’ sulla via di somministrazione ne’ sulla capacita’ di differenziazione e neppure sul reale beneficio clinico determinato da questo tipo di trattamenti”. I giudici di legittimita’ aggiungono che “deve riscontrarsi una serie di gravi violazioni sia delle norme sulla fabbricazione dei medicinali per terapie avanzate, somministrati con il predetto metodo, sia delle norme sulla qualita’, tracciabilita’ e farmacovigilanza dei prodotti”. Tra i rischi segnalati nella sentenza, la “contaminazione batterica”, “ematoma o emorragia”, “infezione”, “insorgenze di patologie legate a una regolazione immunitaria”, legati alle “attivita’ di estrazione e re-inoculazione delle cellule staminali poste in essere senza le dovute precauzioni e al di fuori delle procedure richieste dalla legge, non solo nel periodo immediatamente susseguente all’infusione, per le caratteristiche di non purezza e di inidoneita’ del prodotto, ma anche in periodi successivi e lontani dall’infusione, per la possibilita’ di insorgenza di processi proliferativi difficilmente prevedibili”. Infatti, sottolinea la Corte, “circa il 25% dei pazienti di cui e’ stato possibile consultare le cartelle cliniche e le schede di monitoraggio ha presentato eventi avversi, nel 14% dei casi anche gravi”. (AGI) .

(AGI) – Taranto, 5 giu. – L’industriale Fabio Riva e’ stato arrestato. L’ex vice presidente del gruppo siderurgico Riva Fire a cui fa capo l’Ilva di Taranto stasera e’ atterrato a Roma Fiumicino con un volo proveniente da Londra dove ha trovato ad attenderlo la Guardia di Finanza che gli ha notificato il mandato di arresto europeo e lo ha prelevato per trasferirlo nel carcere di Taranto. Fabio Riva, nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto, risponde, insieme ad altri, dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. L’ordinanza di arresto era stata spiccata per lui il 26 novembre 2012 ma Fabio Riva si era reso irreperibile rifugiandosi a Londra. La giustizia inglese, a fronte della richiesta di estradizione dei giudici di Taranto, ai quali si era poi aggiunta quella dei giudici di Milano per altri reati, aveva detto gia’ di si’ all’estradizione diversi mesi fa, ma Fabio Riva aveva presentato appello. Il cui esito sarebbe arrivato nei prossimi mesi. Fabio Riva sara’ interrogato la prossima settimana dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. La stessa imputazione e’ rivolta anche al fratello Nicola, anch’egli amministratore dell’Ilva sino a giugno 2012 – arrestato nel luglio 2012 ai domiciliari – ed era rivolta anche al padre Emilio, leader del gruppo dell’acciaio, scomparso ad aprile del 2014. Per Fabio Riva la Procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio mentre il suo avvocato, nell’udienza preliminare di meta’ aprile davanti al gup Wilma Gilli, ha chiesto il proscioglimento. I Riva sono ancora proprietari dell’Ilva – della gestione ora si occupa Claudio, fratello di Fabio e Nicola, non coinvolto pero’ nell’inchiesta giudiziaria di Taranto – ma la gestione da giugno 2013, su decisione del Governo, e’ nelle mani dei commissari pubblici, attualmente Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. Prima di loro la gestione commissariale e’ stata retta per un anno da Enrico Bondi ed Edo Ronchi. (AGI) .

(AGI) – Diyarbakir (Turchia), 5 giu. - Due esplosioni durante un raduno del partito filo curdo HDP hanno causato due morti e piu’ di cento feriti.

L’esplosione ha avuto luogo nell’affollatissima piazza di Diyarbakir, la citta’ piu’ popolosa del sud est del paese, nella regione a maggioranza curda. All’inizio pareva trattarsi dell’esplosione di una centralina elettrica, ma fonti locali hanno iniziato a diffondere la notizia, poi confermata, di due diverse esplosioni.

Il Ministro dell’Energia Taner Yildiz ha confermato la natura dolosa dell’esplosione escludendo l’ipotesi dell’incidente. Secondo fonti locali il primo ordigno sarebbe stato posizionato in un cestino per l’immondizia, il secondo, una bomba a grappolo, in un carretto di un venditore ambulante.

In seguito all’esplosione la polizia e’ intervenuta con idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Pochi minuti prima dell’esplosione il segretario del partito filo curdo dell’HDP, Selattin Demirta ha reso noto il bilancio degli scontri avvenuti ieri, prima e dopo il comizio che ha tenuto ad Erzurum, nel nord est del paese: “Ci sono stati 200 feriti, di cui 3 gravi, inoltre sono state date alle fiamme 150 automobili appartenenti a nostri sostenitori. Nonostante vi siano delle prove concrete e delle immagini nessuno e’ stato fermato dalle autorita’”.

Ad Erzurum e’ andata in scena una caccia all’uomo per le strade con fascisti e nazionalisti che si aggiravano in gruppi brandendo coltelli e mazze. Selattin Demirta ha annunciato di voler presentare querela nei confronti della Questura di Erzurum : “Nella piazza della stazione si e’ autorizzato quello che poteva essere un massacro, la polizia era presente in forze ed inspiegabilmente non e’ intervenuta”.

L’HDP si presenta per la prima volta da solo alle elezioni e se superasse la soglia del 10 per cento (attualmente e’ dato al 12,6%) impedirebbe all’AKP di Erdogan di raggiungere il 50% dei seggi in Parlamento. Assai vicino ai curdi e’ inviso a fascisti e nazionalisti.

Il Presidente della provincia di Erzurum, eletto per i nazionalisti dell’MHP, ha emesso un comunicato in cui rifiuta qualsiasi connessione tra il suo partito ed i fatti di Erzurum.

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