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AGI – Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, ha chiesto al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier di dimetterlo dall’incarico a partire dal 31 dicembre di quest’anno.

Lascerà la Bundesbank, che dirige dal maggio 2011, per motivi personali. “Sono giunto alla conclusione che più di 10 anni sono un buon periodo tempo per voltare pagina, per la Bundesbank, ma anche per me personalmente”.

Il ringraziamento al personale

Nelle parole di ringraziamento al personale, Weidmann ha fatto riferimento ai risultati raggiunti: “L’ambiente in cui operiamo è cambiato in modo massiccio e i compiti della Bundesbank sono aumentati. La crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano e più recentemente la pandemia hanno portato a decisioni nella politica e nella politica monetaria che avranno effetti duraturi. Per me è sempre stato importante che la voce chiara e orientata alla stabilità della Bundesbank rimanga fortemente ascoltabile. Con grande competenza, i dipartimenti hanno contribuito alle discussioni sulle giuste lezioni da trarre dalla crisi e sul quadro dell’unione monetaria. Sono stati adottati importanti cambiamenti normativi. La riorganizzazione della supervisione bancaria in Europa non solo ha portato a strutture di supervisione completamente nuove alla Bce, ma anche a un ruolo rafforzato della Bundesbank. Le nuove responsabilità della Bundesbank nell’area della stabilità finanziaria sottolineano anche il nostro ruolo centrale quando si tratta di un sistema finanziario funzionante”.

E il ringraziamento al Direttivo Bce

Weidmann ha ringraziato poi i colleghi del Consiglio direttivo della Bce sotto la guida di Christine Lagarde per l’atmosfera aperta e costruttiva nelle discussioni a volte difficili degli anni passati e ha sottolinea l’importante ruolo stabilizzante della politica monetaria durante la pandemia, così come la conclusione positiva della revisione della strategia come una pietra miliare importante nella politica monetaria europea.

Weidmann ha evidenziato che la Bundesbank ha contribuito con fiducia, con la sua competenza analitica e le sue convinzioni fondamentali, al processo di revisione recentemente concluso.

“È stato concordato un obiettivo di inflazione simmetrico e più chiaro. Gli effetti collaterali e in particolare i rischi di stabilità finanziaria devono essere presi in maggiore considerazione. Un overshooting mirato del tasso d’inflazione è stato respinto”, ha detto Weidmann.

Sguardo al futuro

Guardando al futuro, ha affermato che ora dipenderà da come questa strategia viene “vissuta” attraverso decisioni concrete di politica monetaria. “In questo contesto, sarà cruciale“, ha proseguito Weidmann, “non guardare unilateralmente ai rischi deflazionistici, ma nemmeno perdere di vista i potenziali pericoli inflazionistici. Una politica monetaria orientata alla stabilità sarà possibile a lungo termine solo se il quadro normativo dell’Unione monetaria continuerà a garantire l’unità d’azione e di responsabilità, la politica monetaria rispetterà il suo mandato ristretto e non si farà prendere dalla scia della politica fiscale o dei mercati finanziari. Questa resta la mia ferma convinzione personale, così come la grande importanza dell’indipendenza della politica monetaria”. 

AGI – Un ‘falco’ in politica monetaria ma sempre capace di mediare. Le parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, descrivono bene il carattere di Jens Weidmann, che dopo 10 anni lascia la guida della Bundesbank, dove era stato fortemente voluto dalla cancelliera Angela Merkel

Piacevole conversatore, colto, informale nell’eleganza dei modi, Weidmann era arrivato alla presidenza dell’istituto centrale tedesco ad appena 43 anni, nel 2011, in piena crisi del debito sovrano.

Nato a Solingen nel 1968, laureato in economia a Bonn e specializzato in Francia, dopo un’esperienza al Fondo monetario internazionale, nel 2003 era diventato segretario generale del Consiglio degli esperti economici, dove era stato uno degli ispiratori delle riforme liberali del governo Schroeder.

Dal 2003 al 2006 ha guidato il dipartimento di analisi della politica monetaria della Bundesbank.

Poi, gli anni alla testa del Dipartimento per la politica economica e fiscale presso l’ufficio del Cancelliere federale, di fatto il più ascoltato consigliere di Frau Merkel su tutti i casi economico-finanziari più spinosi. 

Weidmann è stato da subito il punto di riferimento dei falchi all’interno del direttivo della Bce. La necessità di tenere sotto controllo l’inflazione e i rischi finanziari collegati al mantenimento dei tassi di interesse vicino allo zero troppo a lungo sono stati la bussola di tutto il suo agire.

E nel settembre 2012 fu tra i pochi a votare contro il varo delle Omt, le Outright monetary transactions, traduzione pratica del celebre “Whatever it takes” di Mario Draghi.

E anche oggi, nell’annuncio del suo addio alla Bundesbank, il suo monito è sull’inflazione: Per il futuro, ha scritto, “sarà cruciale non guardare unilateralmente ai rischi deflazionistici” e che “la politica monetaria rispetti il suo stretto mandato e non si lasci catturare dalla scia della politica fiscale o dei mercati finanziari”.

AGI – La battaglia sulla tampon tax è quasi vinta in Italia. Tra i provvedimenti inseriti nella manovra 2022 c’è la riduzione dell’Iva per i tamponi e gli assorbenti femminili dal 22 al 10%.

Finora i prodotti per l’igiene femminile sono stati considerati dei beni ordinari al pari di vino, sigarette e vestiti e con questo provvedimento rientrerebbero nella stessa categoria di birra, biscotti, caffè e cioccolato. La strada è ancora lunga per arrivare a considerarli beni di prima necessità, come alcuni prodotti alimentari, per i quali l’imposta sul valore aggiunto è fissata al 4%. 

Quarantotto anni di tassazione 

In Italia è stata introdotta per la prima volta l’iva sugli assorbenti femminili nel 1973. All’inizio si trattava di una tassazione del 12% che poi nel corso del tempo, come è avvenuto per altri beni, è cresciuta fino ad arrivare al 22%. 

Nel 2016 il primo a porre la questione sotto i riflettori della politica è stato l’ex Pd Pippo Civati. Da allora ci sono state diverse proposte di legge mai discusse e vari emendamenti bocciati. L’ultimo tentativo nel 2019 è stato fatto da Laura Boldrini. L’ex presidente della Camera ha provato a rilanciare la battaglia con un emendamento per ridurre al 5% l’Iva, ma non è stato raggiunto il risultato.

Cosa succede all’estero 

In molti Paesi europei la situazione è migliorata da alcuni anni. La Germania, ad esempio, dal 1 gennaio 2020 ha stabilito un’imposta sui prodotti igienici femminili al 7%, precedentemente era l 19%.  Anche il Lussemburgo è passato dal 17 al 3%  e dal 2015 un provvedimento in Francia ha ridotto l’imposta dal 20 al 5,5% e il Belgio è passato dal 2018 dal 21 al 6%. Il Regno Unito ha portato la tassa al 5% nel 2000 e  nel 2005  l’Irlanda l’ha eliminata.

La politica italiana gioisce: “È una vittoria”

“Il ciclo non è un lusso. Lo diciamo da tempo e da tempo ci impegniamo perché questa consapevolezza diventi un atto concreto. Speriamo dunque che in occasione della legge di bilancio si possa procedere all’abbassamento dell’Iva sui prodotti igienici femminili, come da noi richiesto anche nella scorsa manovra finanziaria attraverso un emendamento”. È il commento dell’Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità spiegando che “le prime notizie da questo punto di vista ci sembrano positive”.    

“Va superata una tassa ingiusta, che tratta beni di prima necessità come fossero beni di lusso. Bisogna dare un aiuto reale – prosegue una nota – alle tante ragazze e alle tante donne che, in Italia, hanno pagato pesantemente la crisi. Abbassare l’Iva sugli assorbenti è una richiesta indirizzata, ancora una volta, alla politica, al parlamento e al governo da diverse associazioni di donne attraverso varie iniziative, dalla campagna Stop Tampon tax a quella di Tocca a noi. Non perdiamo questa occasione preziosa”. 

È  un’ottima notizia anche per il vicecapogruppo Pd al senato, Caterina Biti. “La campagna Stop Tampon Tax – ha detto – è centrale e come senatori Pd ci batteremo su questo tema, sostenendo gli sforzi dell’esecutivo. È ora che si affermi questo principio di giustizia sociale e tutela della salute”. 

Secondo il Gruppo parlamentare Pari Opportunità del MoVimento 5 stelle, “l’annunciata riduzione dell’aliquota Iva sui prodotti igienici femminili in legge di bilancio è una notizia estremamente positiva. Si tratta di un ulteriore, importante passaggio che ci auguriamo possa condurre quanto prima all’abolizione della tampon tax, odiosa tassa che grava sulle donne. Le donne aspettano questa misura da anni – continua la nota – ma tutte le forze politiche che si sono alternate al governo negli ultimi decenni hanno clamorosamente fallito su questo fronte.

Solo con il MoVimento 5 stelle al governo, la riduzione dell’Iva sugli assorbenti sta diventando realtà. Il nostro impegno sul tema si è concretizzato prima con un disegno di legge presentato al Senato per introdurre l’aliquota Iva agevolata al 5%. Poi con l’introduzione dell’Iva dal 22 al 5% per gli assorbenti compostabili, biodegradabili e lavabili. E ora con questa nuova misura. La strada verso la parità di genere è lunga e passa anche per misure concrete come una tassazione equa: gli assorbenti non sono un accessorio ma una necessità”. 

AGI – La Siae, il cui sito è stato ataccato da hacker, è una società di gestione collettiva del diritto d’autore. In altre parole, è un ente costituito da associati (gli autori ed editori sono la sua “base associativa”), che si occupa dell’intermediazione dei diritti d’autore. Gli autori e gli editori che detengono i diritti economici sulle loro opere possono affidarne la tutela a Siae che raccoglie le somme spettanti agli associati e le distribuisce a ciascuno di essi.

Ogni anno Siae rilascia più di 1,2 milioni di licenze per l’utilizzo di opere da essa tutelate, facilitando il riconoscimento dei diritti da parte di tutti coloro che intendono utilizzare quelle opere e garantendo agli autori e agli editori il pagamento del giusto compenso per il loro lavoro.

Perché è definita “un ente pubblico economico”?

La parola “pubblico” vuol dire che la Società Italiana degli Autori ed Editori garantisce ai propri associati il riconoscimento del giusto compenso per il diritto d’autore, assicurando allo stesso tempo interessi generali che sono tutelati dalla nostra Costituzione come, ad esempio, la promozione della cultura, la libertà dell’arte, la protezione del lavoro intellettuale

Per questo Siae è sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio, del Ministero per i Beni culturali, dell’Economia e dell’Authority per le Comunicazioni, come garanzia di trasparenza e di buona gestione nei confronti degli associati e degli stessi utilizzatori. Siae è fuori dal perimetro della finanza pubblica e non riceve finanziamenti diretti o indiretti da parte dello Stato. Ecco il significato della parola “economico”.

L’obiettivo

La missione della Società Italiana degli Autori ed Editori è quella di assicurare ad autori ed editori la remunerazione del loro lavoro. Ogni opera dell’ingegno infatti è frutto di un’attività intellettuale, che la legge tutela come ogni altro lavoro riconoscendo in favore di autori ed editori il diritto a un compenso per i vari tipi di sua utilizzazione, dai concerti alla radio e televisione, dai teatri alle sale ballo, dal cinema ai bar, nell’Internet, nella telefonia mobile e così via.

Ogni opera dell’ingegno è unica e il proprio creatore vanta su di essa un diritto riconosciuto e protetto, non solo in Italia ma anche negli altri Paesi, da trattati internazionali, norme europee e ancor prima dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo: “Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica letteraria e artistica di cui egli sia autore”.

Alla Siae è affidato il compito di autorizzare le utilizzazioni delle opere, ricevere da chi le utilizza i compensi dovuti e distribuirli agli aventi diritto (autori ed editori). E ciò lo fa per tutti i generi artistici: musica, lirica, cinema, teatro, letteratura, arte visiva, radiotelevisione (è società “generalista”). Per ognuno di questi generi all’estero esiste di solito una corrispondente società.

Nell’offline tutto questo avviene attraverso una rete capillare di uffici dislocati su tutto il territorio nazionale, rilasciando ogni giorno migliaia di autorizzazioni, raccogliendo compensi per oltre 91.000 associati e mandanti, allo scopo di tutelare più di 62 milioni di opere italiane e straniere, queste ultime attraverso accordi di reciproca rappresentanza con circa 150 Società di autori di tutto il mondo.

Quando è nata

La “Società Italiana degli Autori” nasce a Milano il 23 aprile del 1882. A costituire l’associazione fu un’assemblea composta da scrittori, musicisti, commediografi ed editori dell’epoca.

Tutto ebbe inizio in un palazzo del centro della vecchia Milano, il palazzo Ponti (allora si chiamava Pullè), in via Brera n. 19. Del primo Consiglio Direttivo della Società Italiana degli Autori facevano parte nomi storici della cultura e dell’arte italiana, da Giuseppe Verdi a Giosuè Carducci, da Francesco De Sanctis a Edmondo De Amicis. Allo storico Cesare Cantù fu conferita la carica di presidente onorario, mentre l’intellettuale Tullo Massarani fu il primo presidente effettivo. Tra i promotori della Società figuravano inoltre Roberto Ardigò, Arrigo Boito, Ulrico Hoepli, Edoardo Sonzogno, Giovanni Verga, Pasquale Villari, Giuseppe Zanardelli.

Il primo obiettivo della neonata “Società per la tutela della proprietà letteraria ed artistica” fu quello di educare il pubblico sui principi giuridici e morali della protezione delle creazioni dell’ingegno. Grazie a  questa attività figurerà tra i fondatori dell’Unione di Berna nel 1886 e successivamente siglerà la Convenzione di Berna, fondamento della tutela del diritto d’autore nel mondo.

Nel periodo dal 1896 al 1926 Siae si è trasformata in un’organizzazione vera e propria con il compito di intermediare il diritto d’autore. 

AGI – “Uno sforzo straordinario” dell’Italia nella campagna di vaccinazione, tanto da superare la media europea. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, interviene in Senato per illustrare la posizione che il governo porterà gioevdì e venerdì al Consiglio europeo di Bruxelles, ringrazia “lo sforzo di medici e infermieri e di tutto il sistema sanitario nazionale”, ma anche coloro i quali hanno deciso di vaccinarsi “superando le resistenze” iniziali e sottolinea il record italiano nella campagna vaccinale europea anti Covid.

“Dopo un avvio stentato, la campagna di vaccinazione europea ha raggiunto risultati molto soddisfacenti – premette Draghi – nell’Unione europea, quasi quattro adulti su cinque hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, per un totale di 307 milioni di persone. In Europa, abbiamo somministrato 130 dosi di vaccino per 100 abitanti, a fronte delle 121 negli Stati Uniti”, aggiunge.

Ma in Italia, continua Draghi “la campagna procede più spedita della media europea. A oggi, l’86% della popolazione sopra i 12 anni ha ricevuto almeno una dose e l’81% è completamente vaccinata”. L’accelerazione è avvenuta negli ultimi mesi, continua il premier, che ricorda come “prima dell’ultimo Consiglio europeo, a fine giugno, meno di un terzo della platea aveva completato il ciclo vaccinale”.

Negli ultimi quattro mesi, l’Italia ha dunque vaccinato metà della popolazione con più di 12 anni, ricorda Draghi. Si tratta di “uno sforzo straordinario, per cui dobbiamo essere grati al nostro sistema sanitario, a partire da medici e infermieri. Voglio inoltre ringraziare ancora una volta tutti i cittadini che hanno scelto di vaccinarsi, in particolare i giovani e i giovanissimi. E chi ha deciso di farlo nelle scorse settimane, dopo aver superato le proprie esitazioni”, aggiunge dopo le settimane di tensione e di polemiche legate alle proteste dei no-vax.

“La curva epidemiologica è sotto controllo grazie al senso di responsabilità dei cittadini – aggiunge il premier – Questo ci permette di mantenere aperte le scuole, le attività economiche e i luoghi della nostra socialità”. Il Consiglio europeo, conferma Draghi “riaffermerà il proprio impegno a contribuire alla solidarietà internazionale in materia di vaccini”: è necessario “incrementare la fornitura di dosi ai Paesi più fragili, perché possano proteggere i loro cittadini e per impedire l’insorgenza e la diffusione di nuove e pericolose varianti. Solo il 2,8% di chi vive in un Paese a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte di quasi il 50% della popolazione mondiale”.

L’Italia, conclude Draghi, sta facendo la sua parte, triplicando le donazioni di vaccino, da 15 a 45 milioni di dosi, da distribuire principalmente attraverso il meccanismo Covax: “a oggi, abbiamo assegnato più di 11 milioni di dosi: tra questi, circa tre milioni ciascuno a Vietnam e Indonesia, 1,5 milioni all’Iran e 700 mila a Libano, Yemen e Iraq”.

AGI – Neanche il tempo di festeggiare una vittoria, anzi un “trionfo”, che Enrico Letta si deve rimettere al lavoro. Non solo con il suo ritorno all’attività legislativa, dallo scranno della Camera vinto alle suppletive di Siena. Ma anche e soprattutto nell’impresa di “federare” un “campo largo”. Così largo da comprendere forze che vanno dai Cinque Stelle a Carlo Calenda.

Sulla carta, qualcosa di molto simile all’alchimia con cui si pretendeva di trasformare il ferro in oro. “Siamo per le sfide impossibili, questo è il nostro mantra. Mission impossible, come Tom Cruise”, scherza il segretario in mattinata.

Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha continuato a intimare l’altolà alle tentazioni di Nuovo Ulivo durante tutta la campagna elettorale e ricomincia dopochiusura dei seggi: “Attenzione Enrico Letta, la sconfitta di sovranisti e populisti risulterà vana se continuerete a dare ossigeno ai 5S e a non capire che la frattura oggi è tra elettorato responsabile, democratico ed europeista e chi cavalca disagio e paure. A destra e a sinistra”.

Parole che trovano orecchie attente anche dentro al partito, da chi lavora per evitare che il Pd “si sbilanci a sinistra” sacrificando la sua anima riformista. Un braccio di ferro che nel Pd non si è mai davvero interrotto. 

Lo stesso Goffredo Bettini, sponsor del “campo largo” e del rapporto priviligiato con Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, spiega che “il Movimento 5 Stelle rappresenta un elettorato tradizionalmente diffidente rispetto al cosiddetto Palazzo. Se dovesse ‘crollarè molti suoi sostenitori ripiegherebbero su posizioni radicali, improduttive e marginali. Altri guai per la tenuta democratica. Conte”, aggiunge Bettini, “è all’inizio del suo lavoro, va incoraggiato. Il suo impegno e la sua propensione unitaria sono indispensabili per rafforzare l’alleanza di progresso”.

Gli ostacoli davanti al segretario del Pd

Se, da una parte, Letta ha come interlocutore un M5s che cerca faticosamente di ripartire, dopo la ‘rivoluzionè interna del nuovo Statuto e l’elezione a presidente di Giuseppe Conte, dall’altra c’è un’Italia Viva che, per dirla con Carlo Calenda, “rischia di diventare la versione Toscana dell’Udeur”.

Se, infatti, “compito delle forze liberali è trovare una sintesi”, per farlo “occorre essere netti sul rapporto tra politica e business/lobby e sul rinnovamento della classe dirigente”, avverte Calenda. “Non si può stare con Miccichè e Cuffaro in Sicilia e con Fico a Napoli. Altrimenti non è la versione italiana di Renew ma la versione Toscana dell’Udeur”.

A frenare sulle voci che vogliono Renzi pronto a fare il grande salto, almeno in Sicilia, è il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi che, interpellato dall’AGI, sottolinea: “Miccichè confonde i suoi desideri con la realtà: non c’è nessuna adesione di Italia Viva e di Renzi nel centrodestra, nè ora nè alle prossime amministrative”.

Nonostante queste difficoltà, il leader dem ci crede. Enrico Letta sa che la rinascita del Partito Democratico è destinata a portarsi dietro una larga fetta di elettori dalle sensibilità politiche più diverse.

Un esempio di questo processo si è visto proprio in occasione dei ballottaggi: “Abbiamo ascoltato gli elettori e gli elettori sono più avanti di noi. Gli elettorati si sono fusi, saldati e hanno consentito la vittoria del campo largo. Invito tutti a seguire l’indicazione che ci è venuta dagli elettori che hanno oltrepassato gli steccati. Il lavoro del federatore, la sua pazienza, dà risultati ovunque”. 

AGI – Il 70,4% degli italiani ritiene che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della vita. Nell’Italia post-pandemia, per il 74,4% è abituale l’uso combinato di una pluralità di dispositivi (smartphone, pc, laptop, tablet, smart tv, console di gioco). Il luogo dal quale ci si connette non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali (e il dato sale al 93% tra i giovani).

Anche gli orari sono ormai diventati relativi: il 25,5% naviga spesso di notte (il dato sale al 40% tra i giovani). E il lavoro? Due lavoratori su tre utilizzano device personali per motivi di lavoro sottovalutando però i rischi per sicurezza e privacy. Sono alcuni dei numeri emersi dalla ricerca “La digital life degli italiani” realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo e presentata oggi.

In oltre 4 milioni senza connessione

In questo scenario si contano ancora nel nostro Paese 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. Sono poi complessivamente 22,7 milioni gli italiani che lamentano disagi in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere al meglio le proprie attività digitali (14,7 milioni) o con connessioni domestiche lente o malfunzionanti (13,2 milioni). 

Un italiano su tre a disagio con l’ecosistema digitale

Ci sono complessivamente inoltre 24 milioni di italiani che non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, 8 milioni con i social network, 7 milioni con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi, film e serie tv, 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

Un progetto di società digitale pienamente inclusiva

“Gli italiani traggono un crescente benessere dai dispositivi digitali, che semplificano e migliorano le loro vite” ha detto Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis. “Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora – ha sottolineato – serve un progetto di società digitale pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso”. Per Emanuele Baldi, Executive Director di Lenovo Italia, “la pandemia ha accelerato la trasformazione digitale di almeno 5 anni, portando permanentemente in primo piano nuovi comportamenti digitali sia nella sfera privata che di lavoro. Ecco perché – ha aggiunto Baldi – dobbiamo concentrarci su tecnologie più intelligenti che si adattano meglio a questo futuro”.

In casa

Dallo studio emerge anche che per nove utenti su dieci (il 90,3%) dichiarano di possedere dispositivi in linea con le proprie esigenze. Anche i luoghi domestici  sono in gran parte attrezzati per il pieno ingresso nella digital life: il 73% degli utenti vive  in famiglie in cui ogni membro si connette con un proprio dispositivo, il 71,1% ha una  connessione casalinga ben funzionante, il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha  uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali. 

La sicurezza in rete

Gli italiani sembrano navigare in rete con disinvoltura. Il  69,4% degli utenti si sente infatti sicuro quando effettua pagamenti o altre operazioni finanziarie  online (e il dato sale al 74,5% tra i laureati). Più della metà (il 55,6%) poi utilizza almeno  qualche volta i servizi cloud per salvare documenti e informazioni (con punte del 77,5%  tra i dirigenti e del 63,9% tra i laureati)

Il lavoro 

Due terzi dei lavoratori (il 66%) utilizzano device personali  per motivi di lavoro, con punte fino all’85% tra i lavoratori autonomi e del 72,2% tra gli  occupati laureati. Ma succede anche che il 26,9% degli occupati (e il 39,8% dei dirigenti)  impieghi i dispositivi elettronici aziendali per ragioni personali. Sottovalutando il fatto che  usi impropri dei dispositivi possono comportare rischi per la sicurezza dei dati e per la  privacy di lavoratori e aziende.  

La pubblica amministrazione

E la PA? L’85,3% dei cittadini spera che in un prossimo futuro possa dialogare via e-mail con gli uffici  pubblici, l’85% che si possano richiedere documenti e certificati online, l’83,2% di poter  pagare online in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe. Il 78,9% si aspetta di  ricevere informazioni personalizzate via e-mail, sms o messaggi WhatsApp. Sì alla semplificazione unita alla protezione dei dati: il 76,4% vorrebbe poter conoscere i dati  personali di cui la Pa dispone, così da evitare inutili duplicazioni, il 75% vorrebbe  comunicare via Pec nella massima riservatezza, il 74% vorrebbe poter accedere a tutti i  servizi online con una sola password.

Ancora ottime notizie per tutti gli abbonati a Xbox Game Pass Ultimate: Microsoft ha annunciato undici giochi che potranno essere liberamente fruiti dagli abbonati al servizio del colosso di Redmond. Da notare come sei di questi potranno essere esperiti anche tramite cloud.

Xbox Game Pass Ottobre

Di seguito, il dettaglio di ciascun titolo, comprensivo di piattaforme di riferimento e data di disponibilità sul servizio:

  • Into the Pit (Cloud, Console e PC – disponibile)
  • Outriders (PC – disponibile)
  • Dragon Ball FighterZ (Cloud e Console, disponibile dal 21/10/2021)
  • Echo Generation (Cloud, Console e PC, disponibile dal 21/10/2021)
  • Everspace 2 (PC, disponibile dal 21/10/2021)
  • Age of Empires IV (PC, disponibile dal 28/10/2021)
  • Alan Wake’s American Nightmare (Console e PC, disponibile dal 28/10/2021)
  • Bassmaster Fishing 2022 (Cloud, Console e PC, disponibile dal 28/10/2021)
  • Nongunz: Doppelganger Edition (Cloud, Console e PC, disponibile dal 28/10/2021)
  • The Forgotten City (Cloud, Console e PC, disponibile dal 28/10/2021)

Ricordiamo che il pacchetto “completo” è riservato ai soli abbonati Ultimate: coloro i quali dovessero essere abbonati a Xbox Game Pass o a Xbox Game Pass per PC potranno disporre unicamente delle succitate release in versione Xbox e PC, rispettivamente (ove disponibili).

L’articolo Xbox Game Pass di Ottobre, svelati altri titoli proviene da GameSource.

AGI – L’Inter torna finalmente a vincere in Champions League battendo davanti ai suoi tifosi lo Sheriff Tiraspol. A San Siro finisce 3-1 grazie alle reti di Dzeko, Vidal e De Vrij, vano invece il sigillo ospite su punizione di Thill. La squadra di Inzaghi sale così a quota 4 punti nella classifica del Girone D, portandosi a -2 dalla coppia di testa formata proprio dai moldavi e dal Real Madrid (vincente con lo Shakhtar).

I nerazzurri partono con il piede pigiato sull’acceleratore e, dopo un paio di potenziali occasioni sfumate, trovano il gol del vantaggio al 34′ grazie ad una perla di Edin Dzeko: il bosniaco colpisce al volo di sinistro dopo una spizzata di Vidal sul corner di Dimarco, battendo Celeadnic per il gol dell’1-0.

I moldavi rispondo al 41′ con Cristiano, che calcia di mancino da buona posizione chiamando Handanovic alla risposta. La squadra di Inzaghi sempre comunque in totale controllo della gara, ma ad inizio ripresa una pennellata su punizione di Thill sorprende il portiere nerazzurro e termina in rete per l’1-1.

L’Inter non ci sta e reagisce subito, trovando il nuovo vantaggio con Vidal su assist di uno scatenato Dzeko, poi anche il tris realizzato da De Vrij che approfitta di una sponda aerea di Dumfries per chiudere anticipatamente i conti. Nel finale va vicino al gol anche Perisic, che spacca la traversa con un tiro potente dall’interno dell’area.

Rossoneri sempre più giù

Niente da fare in Champions League per il Milan, che perde anche sul campo del Porto e vede complicarsi maledettamente la strada per la qualificazione agli ottavi. Allo stadio Do Dragao finisce 1-0 grazie al gol realizzato da Luis Diaz, che regala la prima vittoria europea ai biancoblu costringendo la squadra di Pioli al terzo ko in altrettante partite.

I rossoneri restano fermi a 0 punti, a 4 punti di distanza da Porto e Atletico Madrid e a -9 dal Liverpool capolista. L’avvio di gara e’ favorevole ai padroni di casa, che dopo una manciata di minuti dal fischio d’inizio colpiscono un palo clamoroso con Luis Diaz.

Poi ci prova un paio di volte Taremi, sbagliando prima un destro a giro da buona posizione, poi venendo murato da un buon intervento di Kjaer. I rossoneri provano a scuotersi con alcune fiammate di Leao, ma di grandi occasioni non ne arrivano. Ad inizio ripresa è ancora il Porto che tenta di fare la partita, spaventando Tatarusanu con Taremi e Uribe, le cui conclusioni terminano entrambe di poco fuori dallo specchio della porta.

Al 66′ arriva il vantaggio della squadra di Conceicao grazie al destro di Luis Diaz, che fulmina il portiere rossonero dal limite dell’area di rigore. Nell’ultima parte di gara il Milan le prova tutte per cercare di arrivare al pareggio, neanche il neo entrato Ibra però è in grado di risollevare le sorti dei suoi.

AGI – “Il cinema non è morto e lo dimostra il fatto che io abbia una sala e ora ne abbia comprata un’altra. Anche se questo è un discorso di nicchia, da boutique… Di certo pero’ da quando sono riaperte le sale dopo la pandemia, la mia è sempre piena di gente”. Quentin Tarantino risponde così nel corso della conferenza stampa in sala Petrassi all’Auditorium dove si svolge la XVI edizione della Festa del cinema e dove oggi pomeriggio riceverà il Premio alla carriera.

Tarantino sorride, anzi ride, e lo fa spesso, accompagnandosi con quella gestualità così attoriale e quella risata così travolgente che manda in estasi i fan presenti. E’ un fiume in piena e non si nega alle domande, dal processo creativo ai personaggi da lui creati, che ama o odia di più, dall’accettare le critiche anche quelle “spietate e non prendersela” fino al cambio delle sue priorità da quando è diventato padre. Solo una domanda, “sull’etica e l’epica” dei suoi film, resta senza risposta. Lui con garbo, la fa ripetere più volte al giornalista per comprenderne meglio il senso, ma alla fine rinuncia: è una “domanda troppo pesante” si arrende sorridendo. 

L’incontro parte dal suo primo romanzo, pubblicato a giugno 2021, ‘C’era una volta a… Hollywood’, ‘novelization’ del suo omonimo film con protagonisti Brad Pitt e Leonardo Di Caprio. “Sono cresciuto leggendo libri che si basavano sui film, erano molto diffusi anni ’70, e ho pensato di farlo anche io” spiegando raccontando di aver provato a scrivere ‘Le Ienè: “Ho scritto i primi capitoli e mi sono detto, ma che c…o sto facendo? Ho capito che dovevo scrivere ‘C’era una volta a… Hollywood’. Avevo tanto materiale sulle scene tagliate e sullo studio dei personaggi, inoltre questo è un sottogenere, un romanzo su Hollywood “.

Il cinema non è morto, continua: “Io so che sono fortunato perchè siamo riusciti a fare nel 2019 ‘C’era una volta a… Hollywood’. E’ stato come un uccello che riesce ad entrare in una finestra poco prima che si chiuda, lasciandoci pure un po’ le penne” scherza ma non troppo facendo riferimento alla pandemia da Covid che dal 2020 ha imposto uno stop obbligatorio all’industria cinematografica, e non solo. E ora che tutto è un po’ ripartito, incalzato da una domanda, non esclude che il suo prossimo progetto possa essere il terzo capitolo di Kill Bill: “Non così quale sarà il mio progetto, magari proprio quello”.

Tarantino, una buona dose di autoironia, racconta ancora: “Mentre scrivevo la sceneggiatura di ‘Bastardi senza gloria’” – e lo pronuncia in italiano perchè, spiega, “adoro il titolo in italiano” – non sapevo il finale fin dall’inizio ma poi mi sono messo in trappola da solo e non potevo che uccidere Hitler”. In ogni caso, prosegue, io cerco di non pensare all’importanza che può avere un film, io non ragiono così anche se poi quel film rappresenterà un punto di svolta”. Il regista racconta che qualcuno ha messo in evidenza che “uso lo stesso finale in ‘Bastardi senza gloria’ e in ‘C’era una volta…’, ma io dico che posso permettermelo perchè è roba mia e posso farlo ogni volta che mi pare”. Ride e parte l’applauso della sala. Sul processo creativo precisa: “Quando scrivo la sceneggiatura, non penso al film ma alla pagina che sto scrivendo. Cio’ che conta è la qualità narrativa, i personaggi. Poi, appena inizio a girare il film, penso alle inquadrature e alle scene, alla pre-produzione e comincio a inserire elementi cinematici”.

Dopo le critiche, anche da parte delle femministe, certi film che ha fatto in passato oggi potrebbero essere realizzati con la stessa libertà? Tarantino risponde serio: “Credo che ora sia più difficile ma non impossibile. Bisogna farlo e volerlo fare, credere nei propri principi, senza preoccuparsi che alla gente non piaccia. Non bisogna rifletterci troppo”.

Ricorda l’accoglienza per Pulp fiction nel 1995: “Ricordo che quando uscì ebbe molte critiche positive dalla stampa, ma ci furono anche articoli molto duri e io pensai ‘Ma ho solo fatto un film divertente sui gangster, che problema c’è?’. Anni dopo sono andato a rileggere quelle critiche e ho pensato che non bisogna essere troppo sensibili, prendersela. Perchè il tuo film a qualcuno non piacerà ma in fondo è un film di cui vale la pena parlare, anche se non con parole lusinghiere, che anima il dibattito. Pulp fiction occupa un posto sullo scaffale, diciamo così, perchè è un lavoro vitale, che è apprezzato. Poi, bisogna accettare le critiche anche spietate, accettare che a qualcuno il tuo film non piaccia”.

E tornando alla libertà di esprimersi oggi, aggiunge: “Ora siamo in un tempo repressivo ma anche negli anni ’80 era così e dobbiamo dire che la permissività degli anni ’90 deve qualcosa anche a Pulp fiction. Se il film fosse uscito 4 anni dopo, forse sarebbe stato diverso” .

Quale dei suoi personaggi è più simpatico? Quale il più antipatico? Tarantino cita quelli di ‘C’era una volta a… Hollywood’: “Domanda interessante – osserva ridendo – penso che il più antipatico sia Rick che è un piagnucolone“, riferendosi a Leonardo Di Caprio che interpreta un attore televisivo di telefilm western in declino, mentre “il più simpatico con cui uscirei a cena è Cliff”, Brad Pitt nel ruolo della controfigura. Un film da cancellare dalla storia del cinema? “‘Nascita di una nazione’ – ha risposto – perchè ha portato alla rinascita del Ku klux klan, che ha portato alla morte di tantissimi neri ed ebrei. Se Griffith fosse stato processato a Norimberga sarebbe stato giudicato colpevole”. Qualcuno da uccidere per migliorare il mondo? “Accidenti che domanda negativa, abbastanza orrenda. No, io non ucciderei nessuno ma ci sono persone che se non ci fossero state, non sarebbe stato un problema per nessuno…”.

Il regista non si sottrae nemmeno alla domanda sulla sua paternità: “Se sono cambiate le mie priorità? Sì, sono un po’ cambiate e infatti ho deciso apposta di fare un figlio adesso, verso la fine della mia carriera, e non 15 anni fa”. Il regista si congeda dopo la lunga chiacchierata con il pubblico regalando sorrisi e autografi ai fan che lo avvolgono in un vero e proprio bagno di folla. 

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