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AGI –  Dal Liceo ‘De Castro’ di Oristano ai vertici di Microsoft, passando per Bruxelles, Cisco Systems e Boeing. Antonio De Palmas, nato a Ghilarza, classe 1962, trapiantato a Roma, da qualche giorno è vicepresidente per lo Sviluppo dei mercati globali e del World Wide Public Sector per il colosso informatico Usa fondato da Bill Gates.

Entusiasta della nuova esperienza

Rispondendo all’annuncio ufficiale sul nuovo incarico pubblicato su Facebook, De Palmas ha scritto: “Sono eccezionalmente entusiasta di iniziare questa nuova fase della mia carriera con un team grande come il Public Sector e in una società straordinaria come Microsoft. Stiamo vivendo una trasformazione storica, mentre i sistemi digitali rimodellano il modo in cui i governi forniscono servizi. È un assoluto privilegio per me entrare a far parte di una squadra di talento e essere parte di questo viaggio”. 

Incarichi alla Boeing e alla Cisco System

Negli ultimi sei anni Antonio De Palmas era stato presidente di Boeing Italia, responsabile dello sviluppo delle attività dell’azienda aerospaziale americana nel nostro paese. Per la Boeing era stato anche presidente responsabile per le relazioni con l’Unione Europea e la Nato e prima ancora direttore della comunicazione per l’Italia. Dal 2000 al 2003 è stato Business Development Director alla Cisco Systems, a Milano. In questa posizione ha lanciato e gestito iniziative strategiche per la compagnia, come ad esempio il programma Cisco Networking Academy, ed è stato responsabile dello sviluppo del mercato dell’educazione e dei rapporti dell’azienda con il settore pubblico.

In precedenza De Palmas aveva sviluppato la propria carriera a Bruxelles per otto anni. In quel periodo, aveva lavorato per tre anni in qualità di Eu and Government Affairs manager per Oracle EMEA ed era stato responsabile degli affari nell’Unione Europea per diversi interessi commerciali. È stato a lungo coinvolto nelle politiche di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, negli accordi sugli audiovisivi, nell’information technology e nello sviluppo del commercio elettronico. 

AGI – L’Iran ha nuovamente “bloccato” una petroliera, questa volta battente bandiera liberiana, nello Stretto di Hormuz. Ed è l’Us Army a confermare l’incidente: “Oggi, in acque internazionali, le forze iraniane, comprese due navi e un elicottero iraniano del tipo Sea King, hanno raggiunto e abbordato una nave chiamata “Wila”, scrive su Twitter la Centcom (United States Central Command), ossia il comando centrale degli Stati Uniti.

Nel messaggio è incluso anche un video in bianco e nero nel quale si vede un elicottero sopra l’imbarcazione, con quelli che appaiono essere militare calarsi sul ponte della petroliera. Il filmato, di scarsa qualità visiva, mostra militari di unità speciali che si fanno calare sulla nave da un elicottero: si tratterebbe di un velivolo del tipo Sikorsky SH-3 Sea King, utilizzato solo dalla Marina iraniana.

Nessuna notizia da Teheran

Mistero sui motivi dell'”abbordaggio” da parte delle unità iraniane. Silenzio da Teheran: finora, né i media statali di Stato iraniani, nè i funzionari di governo hanno commentato la notizia. Anche dagli Emirati arabi – alleati degli Stati Uniti in quest’area – per ora non hanno commentato i fatti. Gli Stati Uniti accusano regolarmente la repubblica islamica di praticare “attività ostili” nelle acque considerate strategiche del Golfo. E non è certo un segreto che la Marina iraniana conduca operazioni nel Golfo dell’Oman, a est dallo Stretto di Hormuz, attraverso il quale viene trasportato fino al 20% del petrolio mondiale.

A quanto afferma Bloomberg, la nave era posizionata nei pressi dello Stretto di Hormuz dopo aver battuto rotta lungo la costa orientale degli Emirati arabi. Il vascello, la “MV Wila” – che batte bandiera liberiana ed a luglio aveva attraccato per rifornimenti vicino di Bassora, in Iraq – sarebbe stato in sostanza “fermato” per circa cinque ore, per essere rilasciato ieri sera. La petroliera, così la fonte, non ha inviato segnali di SOS né durante, né dopo il proprio fermo.

Un crocevia delicatissimo

Attualmente, stando al sito Marine Traffic, la nave si trova nel Golfo dell’Oman, non lontano dallo Stretto di Hormuz.
Nel corso dell’ultimo anno, non sono mancati gli incidenti tra Stati Uniti e Iran nelle acque del Golfo: le tensioni sono state particolarmente alte quando, nel luglio del 2019, le Guardie della rivoluzione iraniane avevano sequestrato la petroliera britannica “Stena Impero”. Ma sono almeno altre sei le navi bloccate da Teheran nel corso dell’anno. L’accusa è sempre la stessa: traffico illegale di carburante.

La nuova escalation di tensioni tra i due Paesi è iniziata nel 2018, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva annunciato il ritiro unilaterale degli Usa dall’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano sottoscritto nel 2015, tornando ad imporre sanzioni economiche sul Paese degli ayatollah.

AGI – La corrispondenza tra Donald Trump e Kim Jong-un è il piatto forte di “Rage”, “Rabbia”, il secondo libro dedicato dal giornalista Bob Woodward al quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti dopo “Fear”, “Paura”, pubblicato nel 2018.

Dalle anticipazioni dell’editore statunitense Simon & Schuster, si apprende che il dittatore nordcoreano definì “un fantastico film” la sua relazione con Trump, che ha oscillato tra aperta ostilità e cameratesco sodalizio. Il celebre giornalista investigativo, autore insieme a Carl Bernstein dell’inchiesta sul Watergate che costò la presidenza a Richard Nixon, è entrato in possesso di 25 lettere tra i due leader mai apparse prima. Quelle lettere che nel settembre 2018 Trump definì “magnifiche” e che accompagnarono tre storici faccia a faccia, il primo dei quali avvenne nel giugno 2018 a Singapore. I rapporti tra Washington e Pyongyang si sono poi nuovamente raffreddati dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019, che non ha portato la svolta sperata nei negoziati per la denuclearizzazione della penisola coreana.

Queste rivelazioni non sono l’unica grande novità di “Rage”. Dopo aver definito “Fear” una “burla” e una “frode”, Donald Trump ha accettato questa volta di farsi intervistare da Woodward. Più che nei confronti del giornalista, il malanimo del presidente sembrava del resto diretto soprattutto nei confronti del suo ex capo stratega Steve Bannon, sulle cui rivelazioni sarebbe basata buona parte del volume precedente. Dalla lettura di “Fear” Bannon emerge infatti come un geniale Rasputin senza il quale il magnate non avrebbe mai combinato nulla in politica.

AGI – I nomi dei possibili candidati, le alchimie politiche per creare alleanze inedite sui territori, gli endorsement via social. La campagna elettorale per il Campidoglio, partita 10 mesi prima del voto vista l’accelerazione impressa da Virginia Raggi per la sua ricandidatura, per ora manca di due elementi: gli sfidanti, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra, e le idee per la città.

Da mesi il dibattito tra le forze politiche è incagliato sulla figura della sindaca, i sostenitori più accesi ne chiedono la riconferma con toni di santificazione, i detrattori la descrivono come un novello Nerone. Nel frattempo Roma resta una Capitale poco moderna rispetto alle grandi città europee: sporca, trafficata, con un trasporto pubblico carente e un tessuto urbano sfilacciato.

I servizi pubblici e l’emergenza casa

Il Comune fornisce servizi pubblici di bassa qualità tramite partecipate dai conti in rosso. Anche la casa per molti resta un problema, con 15mila famiglie alle soglie dell’emergenza. Problemi atavici, aggravati dalla pandemia di Covid-19, che ha desertificato il centro storico, rimasto privo di turisti (in media un milione al mese), impoverito le famiglie, creato disoccupazione, con ricadute negative su aziende, hotel, negozi e ristoranti.

Oggi più che mai la campagna elettorale dovrebbe parlare della città reale. Oltre lo sgombero di turno, l’utilità del monopattino o della funivia, ci sono macro-temi insoluti come i rifiuti, i trasporti, l’emergenza abitativa. Anche perché le elezioni a Roma si vincono in periferia dove i palazzi sono più lontani e i disagi più amplificati. Non solo.

C’è un’altra battaglia che dovrebbe unire le forze politiche invece sembra essersi arenata: quella sullo status e le risorse della Capitale. Durante l’era Raggi, la stessa Giorgia Meloni, una volta ammise che senza una riforma seria di Roma Capitale la città è impossibile da governare. Tutti concordarono: venne anche approvata una mozione per una crociata comune. Ma poi nulla di sostanziale è accaduto e l’affare è caduto nel dimenticatoio.

La cronica mancanza di risorse

La Raggi può rivendicare un’operazione di pulizia contabile dei debiti fuori bilancio ma, come i suoi predecessori, non ha ottenuto fondi extra. Oggi chiede una riconferma facendo leva sui tanti sforzi messi in campo, sui cambiamento e la legalità, ma i suoi 4 anni sono stati conditi da mille inciampi sulle nomine, un processo per falso (assolta perché il fatto non costituisce reato) e le indagini per corruzione sullo stadio della Roma che hanno coinvolto ex manager delle partecipate e consiglieri comunali.

La destra insiste su temi identitari come una stretta sui campi rom e le occupazioni a scopo abitativo, vecchi pallini della complicata stagione in Campidoglio di Gianni Alemanno, e – al massimo – sulla creazione di nuovi impianti di termovalorizzazione dei rifiuti. Il centrosinistra, invece, appare fermo nel ricordo degli anni a Palazzo Senatorio di Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Quel ‘modello Roma’ che ha rilanciato lo sviluppo cittadino ma si è rivelato promotore di una spesa fuori controllo e di una serie di iniziative urbanistiche rimaste incompiute.

A complicare il tutto c’è l’asse nazionale Pd-5 Stelle che, inevitabilmente, irromperà nella fase del ballottaggio. Con ogni probabilità, saranno i due alleati di governo a sfidarsi per un solo posto al secondo turno, contendendosi un pezzo di elettorato sempre più confuso e privo di risposte.

AGI – Avviso di garanzia da parte dei Pm di Roma nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza. Stando a quanto si legge in una nota della presidenza del Consiglio, con questo avviso si comunica la trasmissione al Tribunale dei ministri degli atti di un procedimento nato da varie denunce provenienti da soggetti di varie parti d’Italia per i reati di epidemia, delitti colposi contro la salute, omicidio colposo, abuso d’ufficio, attentato contro la Costituzione, attentato contro i diritti politici del cittadino (artt. 110, 438, 452 e 589, 323, 283, 294 c.p.).  Nulla a che vedere, quindi, con l’indagine in corso a Bergamo che ha portato i magistrati a Palazzo Chigi per sentire come persone informate sui fatti Conte e altri ministri.

Tra i 200 esposti anche quelli dell’avvocato Taormina

Tra gli oltre 200 esposti presentati alla Procura di Roma c’erano  in particolare quelli presentati dall’avvocato Carlo Taormina.  Il legale conferma all’AGI di avere presentato denunce a Roma, Milano, Bergamo, Lodi, Torino, Reggio Emilia, Enna e altre sedi giudiziarie. Contesta le conclusioni della Procura: “Noto un’interferenza rispetto al Tribunale dei Ministri  perché la legge non prevede alcun potere da parte delle Procure per i reati ministeriali, rientrando in ogni competenza del Tribunale dei Ministri che conserva massima autonomia. Vedremo cosa farà il Tribunale”.  Sono oltre 200 esposti e denunce, tutte pervenute durante le settimane di lockdown, che la procura di Roma ha inviato, sollecitandone l’archiviazione, nelle scorse settimane al tribunale dei ministri e che riguardano l’attività svolta dall’Esecutivo nell’ambito dell’emergenza Covid. Gli esposti, affidati ai pm Eugenio Albamonte e Giorgio Orano, sono stati inviati da semplici cittadini e in alcuni casi sono molto simili tra loro.
Di fatto sono due i filoni: chi denuncia che il Governo ha fatto troppo poco nella lotta al virus e, in questo caso, si ipotizzano i reati di epidemia colposa, omicidio colposo e delitti colposi contro la salute pubblica. Nel secondo filone, invece, sono stati inseriti gli esposti in cui si afferma che il lockdown è stata una misura sproporzionata rispetto alla situazione, ipotizzando i reati di abuso d’ufficio e attentato contro i diritti politici del cittadino. I pm, dopo la formale iscrizione come atto dovuto del presidente del consiglio Conte e dei ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza, ritengono “le notizie di testo infondate e dunque da archiviare”

Comitato vittime, nostre denunce non saranno archiviate

“Riteniamo che i nostri esposti – è la reazione del Comitato Noi Denunceremo, che raccoglie i parenti delle vittime – siano corredate da documenti e fatti che abbiano valore probatorio tale da non portare a un’analoga richiesta di archiviazione. Se la Procura di Roma ritiene che ci siano gli estremi per l’archiviazione, l’avvocato Taormina provvederà a depositare un’opposizione fondata per confutare la richiesta della Procura”. 

Palazzo Chigi: “Dai Pm un atto dovuto”

La presidenza del Consiglio ha precisato in una nota che “la trasmissione da parte della Procura al Collegio, in base alle previsioni di legge, è un atto dovuto. Nel caso specifico, tale trasmissione è stata accompagnata da una relazione nella quale l’Ufficio della Procura ‘ritiene le notizie di reato infondate e dunque da archiviare'”. 

La presidenza del Consiglio sottolinea ancora che il presidente del Consiglio Giuseppe e i ministri Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, Lorenzo Guerini, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza “si dichiarano sin d’ora disponibili a fornire ai magistrati ogni elemento utile a completare l’iter procedimentale, in uno spirito di massima collaborazione”.

AGI – “La priorità assoluta del nostro Paese è il ritorno alla normalità della scuola, alla scuola in presenza e non alla scuola in remoto e attraverso un computer. Per fare questo dobbiamo fare i più grandi sforzi, ma dobbiamo essere preparati, dobbiamo arrivare a metà settembre con dei numeri contenuti“. Lo ha detto a Sky TG24 il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo.

Secondo Miozzo, i numeri attuali dei contagi in Italia “ci fanno capire che siamo ancora in uno scenario assolutamente gestibile e governabile. Però l’aspetto è importante è la precarietà di questi numeri che possono schizzare rapidamente. Se due, tre, quattro o cinque focolai ci sfuggono i numeri saltano ai livelli di Francia, Spagna o Grecia”. Ancora: “Servono allerta massima e attenzione – ha sottolineato – deve essere quasi un’ossessione: la mascherina e il distanziamento sono importanti. Il virus non si è attenuato e circola, quindi dobbiamo contenerlo e conviverci fino a quando non ci sarà il vaccino che auspichiamo sia disponibile entro la fine dell’anno”.

Il rischio di nuovi lockdown

Miozzo ha ribadito che “i lockdown saranno inevitabili se saremo distratti nei confronti di quelle misure di contenimento e di precauzione che sono la mascherina, il distanziamento e l’igiene personale“.

L’avviso di garanzia al presidente Conte era un atto dovuto e assolutamente prevedibile. Io ritengo che il ministro Speranza, ma anche tutto il governo, si siano comportati in maniera assolutamente corretta”, aggiunge il coordinatore del Cts, secondo il quale il governo “non poteva fare qualcosa diverso da quello che ha fatto. Sono state scelte drammatiche e dolorose. Eravamo i primi della lista europea, oggi siamo gli ultimi. Per fare questo – ha concluso – abbiamo pagato un prezzo altissimo, con le scelte coraggiose di chiudere tempestivamente e di controllare che ci hanno portato alle condizioni di oggi”. 

AGI – Due anni. Due anni da quella maledetta mattina del 14 agosto 2018, giorno del crollo del Ponte Morandi. La ferita inferta alla città di Genova e ai cittadini, e soprattutto alle famiglie delle vittime, è ancora aperta.

Un evento nefasto divenuto simbolo dell’Italia dei ritardi, della mancata modernizzazione, delle infrastrutture vetuste e da risanare. Un segno indelebile – dice oggi l’Eurispes, che a quell’evento attraverso le pagine elettroniche del suo magazine online raccogliendo diversi videocontributi a firma di Emilio Albertario ha realizzato uno speciale – che purtroppo neanche la ricostruzione e l’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio hanno potuto cancellare del tutto nel sentire collettivo.

Simbolo dell’Italia dei ritardi

E nella ricorrenza, triste, del crollo, per capire lo stato dell’arte delle indagini condotte negli ultimi due anni e per tentare di raccontare un Paese capace sempre e comunque di rialzarsi e di ricostruire facendo leva sul proprio spirito creativo e sulla ricerca di unità, l’Eurispes ha sentito gli investigatori. Tra i quali c’è il colonnello Ivan Bixio, comandante del I Gruppo di Genova della Guardia di Finanza, che annuncia che per fine settembre, primi di ottobre, “consegneremo ai magistrati i risultati dell’inchiesta sul crollo del Ponte; altre tre sono ancora aperte”.

Sono circa 60 i terabyte di documentazione acquisita nel tempo che sono stati analizzati dalle Fiamme Gialle, quattro le inchieste nate successivamente al crollo del Ponte Morandi.

“L’inchiesta madre e altre tre inchieste scaturite dall’inchiesta madre. Una riguarda l’attività di falsificazione di report legati alla sicurezza sui viadotti autostradali: indagando sul Morandi, su come veniva monitorato e controllato, è emersa un’attività di falsificazione relativa ai controlli su altri viadotti; ne abbiamo contanti almeno una ventina. Queste falsificazioni si traducevano in condotte sia di tipo manipolativo – venivano alterati calcoli e quant’altro – sia di tipo omissivo, vale a dire che venivano attribuiti dei punteggi ai viadotti senza fare dei controlli, oppure omettendone una parte”, spiega Bixio.

Un’altra inchiesta riguarda il tema delle barriere fonoassorbenti: “Ci siamo accorti, scavando fra i documenti di Autostrade acquisiti a suo tempo, che vi erano stati nel 2016-2017 dei sinistri legati al cedimento di tali barriere lungo la rete autostradale nelle giornate di vento. Da un esame interno stesso, dalle carte acquisite, abbiamo rilevato che c’era un difetto di progettazione noto, nonché l’utilizzo, in parte, di materiali non conformi”.

Report alterati

La società Autostrade ha poi rimosso, su tutta la rete ligure, queste barriere, annullando, sostanzialmente, il rischio di nuovi cedimenti. L’ultima, in ordine di tempo, delle quattro inchieste è quella legata al tema delle gallerie, perché il 31 dicembre vicino Genova, nella galleria Bertè c’è stato un cedimento importante di un pezzo di una volta. “Anche qui una delle ipotesi riguarda l’alterazione di alcuni report di verifica rispetto ai controlli effettuati“.

E ancora, sui tempi di chiusura dell’inchiesta madre, quella che tutti gli italiani aspettano che vada in porto, il col. Bixio sottolinea: “Siamo giunti alla fase finale della stesura di questa corposa analisi e contiamo di depositare tutto dopo l’estate, tra la fine di settembre e i primi di ottobre, comunque prima che scadano le indagini preliminari e comunque prima del secondo incidente probatorio”.

E della mole di dati e informazioni che sono stati acquisti e analizzati, l’ufficiale delle Fiamme Gialle spiega: “La difficoltà, ovviamente, se vado indietro a due anni fa, era quella di iniziare a domandarsi che cosa cercare rispetto, peraltro, ad un tipo di evento che è diverso rispetto ad altre attività di polizia economica e finanziaria che noi della Guardia di Finanza facciamo. Però è anche vero che le tecniche investigative, l’impianto investigativo che siamo soliti utilizzare nelle nostre tipiche inchieste ben si presta a qualsiasi tipo di investigazione, compresa questa”.

L’importanza delle tecnologia

Oggi la tecnologia ha un’importanza primaria, “per cui anche quando si entra in una società – peraltro una società come quella di Autostrade – il grosso della documentazione è spostato su sistemi informativi, su sistemi informatici. Abbiamo analisti forensi tecnicamente formati proprio per acquisire correttamente, e in maniera giuridicamente inattaccabile, tutto il materiale informatico e questo riguarda la fase dell’acquisizione, che poi è una fotografia che viene fatta, cristallizzata al momento di quello che è un accesso.

Successivamente ci sono ricerca e analisi, due aspetti molto complessi, perché più è ampia la mole di dati e più diventa difficoltoso trovare quelli che sono gli elementi utili. In questo caso, con la procura di Genova, è stato acquisito un sistema di analisi vero e proprio che non ha eguali in Italia, in grado di trovare ‘l’ago nel pagliaio'”.

Diventa fondamentale ed estremamente utile servirsi di questi sistemi “perché altrimenti si rischia di non riuscire a trovare quello che serve e di perdere tanto tempo. Accanto a questi tipi di analisi tecnologicamente più avanzate rimangono, comunque, i sistemi tradizionali, per cui rispetto ad una e-mail o ad un documento bisogna sempre interrogare il testimone, fare ulteriori riscontri. Ad esempio, sui falsi report sono state fatte delle indagini puramente tecniche – che sono uno strumento classico – e abbiamo fatto indagini sugli smartphone, andando ad analizzare le corrispondenze delle chat su WhatsApp, Telegram e quant’altro”.

Alla richiesta di esprimere un giudizio su che cosa si aspetta la popolazione di Genova, in particolare quella che è stata colpita direttamente dal crollo, dalle indagini giudiziarie, se ci sia attesa di vendetta o di giustizia, il colonnello Bixio afferma: “Credo che tutti si aspettino di capire e scoprire che cosa è successo realmente. Se poi la ricostruzione dei fatti, quanto avvenuto, ha delle conseguenze da un punto di vista penale, giustamente ci si aspetta giustizia, perché il fatto obiettivamente è gravissimo, sono morte purtroppo persone innocenti che hanno avuto la sfortuna di passare sul ponte nel momento sbagliato, nel giorno sbagliato.

“Noi, come Polizia giudiziaria, come Guardia di Finanza, senza avere alcun pregiudizio, sono due anni che lavoriamo senza sosta a questa inchiesta estremamente complessa e delicata, e devo dire che, oltre agli obblighi giuridici che abbiamo, sentiamo più che mai il dovere di poter dare un contributo ad una questione che è, anche, una questione morale ed etica molto importante”.

Il magazine dell’Eurispes ha raccolto, inoltre, i contributi del professor Alberto Mattiacci, ordinario di Economia e Gestione delle imprese presso la Sapienza di Roma, e dell’architetto Diego Franchi. Il primo per avere una lettura sociologica sui fatti legati al disastro del Ponte Morandi e il secondo per avere un’opinione, da un punto di vista meramente tecnico, rispetto alla ricostruzione.

Su un’altra problematica strettamente collegata al crollo, quella delle concessioni e degli appalti, ecco poi l’intervento del professor Federico Tedeschini, docente, avvocato ed esperto di problemi di diritto amministrativo, di contratti pubblici e di diritto della concorrenza.

I difetti del codice degli appalti

“Non c’è dubbio – dice Tedeschini – che la vicenda del Ponte Morandi abbia dimostrato come il codice degli appalti, in vigore nel momento del crollo, fosse assolutamente inutilizzabile per coniugare l’urgenza dell’avvio e del completamento dell’opera con i princìpi che sono alla base delle direttive europee. Il codice degli appalti ha due grandi difetti: il primo è che piuttosto che occuparsi, come dovrebbe, della ricerca dell’offerta economicamente più vantaggiosa, si concentra prevalentemente sulle qualità degli offerenti e, non sempre, chi è offerente di maggior qualità riesce a fare l’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Il secondo difetto è che “vìola chiaramente, ed è stato accertato dalla Corte del Lussemburgo, il principio del gold plating, vale a dire il divieto di aggiungere ulteriori adempimenti a quelli di base indicati nelle direttive comunitarie, concernenti sia quella sugli appalti pubblici sia quella sulle concessioni e che hanno, come dire, linee portanti similari. Dopo la vicenda del Ponte Morandi c’è stata la tristissima vicenda del Covid, e con il Covid ci siamo resi conto che il codice non funzionava soltanto quando si trattava di compiere lavori pubblici, ma tanto meno funzionava per le forniture, tanto meno per i servizi. Per cui il governo è dovuto intervenire con un decreto legge e ha sospeso il codice degli appalti. È chiaro che questa sospensione significa che esso deve essere completamente riscritto”.  

Le ragioni di Autostrade

Sulla vendita di Autostrade a Cassa Depositi – un’operazione che in sostanza vede lo Stato ricomprare se stesso – e sulla posizione della Famiglia Benetton di voler vendere le proprie azioni al miglior offerente sul mercato, Tedeschini è sicuro che il diritto dia ragione a questi ultimi, “perché la Convenzione europea dei diritti dell’uomo fa assoluto divieto al potere pubblico di espropriare senza un indennizzo pari al valore di mercato del bene espropriato: l’attività o l’azienda o i beni che dell’azienda sono composti e vengono trasferiti da un privato alle finanze pubbliche. Quindi su questo, Benetton (si chiami così o si chiami signor Rossi) direi che ha perfettamente ragione, perché chiede e invoca la protezione della convenzione europea. Non conosco il signor Benetton, però per me ha ragione: fondo le mie opinioni sulla base dei fatti, non sulla base delle persone”.

AGI –  Narrazioni in voce semplice di fiabe della tradizione, spettacoli, performance, oltre a conferenze, concerti e momenti dedicati al gusto e altro ancora: tanti gli appuntamenti ideati ad hoc in programma per la settima edizione del Festival della Fiaba, da venerdì 11 a domenica 13 settembre presso il circolo culturale Filatoio e in varie location nel Quartiere adiacente al Museo casa Enzo Ferrari, vicino al centro storico di Modena.

Torna la manifestazione unica sul territorio nazionale per originalità e target di riferimento, nata da un progetto di Nicoletta Giberti, performer e regista teatrale che da anni indaga attraverso linguaggi eterogenei il genere “Fiaba” con uno sguardo ampio e profondo.

Tema caratterizzante di questa settima edizione sarà la Baba Jaga, ovvero la “Grande Madre”, declinata e indagata da scrittori, professori e pensatori in diversi aspetti e sfumature, in particolare nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicate, che si svolgeranno a ingresso gratuito ogni sera presso lo spazio ProgettoLavoratorio, nel rispetto delle normative vigenti.

 Tra le altre, venerdì 11 settembre sarà protagonista Amanda Louise Michel Azzurra, fondatrice de “Il cammino di Sofia”, un percorso di crescita attraverso il viaggio nella “Grande Madre Terra”, che terrà una conferenza dal titolo: “La Grande Madre e il potere del Femminile”. Sabato 12 sarà la volta di “AMAM: un viaggio alle origini del ventre”, a cura di Battistina Casula ed Elena Annovi, mentre domenica 13 Alessandra Cussini tratterà de “La Casina delle storie, un luogo di deposizione. Il vuoto della perdita, la memoria, la custodia. Dove si mette ciò che resta?”.

 Anche quest’anno le fiabe di una volta saranno le protagoniste assolute del Festival a loro dedicato. Narrate in voce semplice dal gruppo narratori 2020 in vari luoghi della manifestazione ogni ora e mezza circa – per una capienza che varierà a seconda degli spazi per mantenere la distanza nel rispetto delle norme anti Covid – saranno quelle della tradizione tedesca, norvegese e russa.

Tra gli spettacoli – con un biglietto dal costo variabile e prenotazione obbligatoria – da non perdere AMAM, ovvero madre al contrario. Un percorso di ricerca archeologico-musicale legato al culto della Dea Madre e alla vibrazione del divino femminile che scaturisce dalla Terra.

Il progetto nasce con l’intento di relazionare il corpo – attraverso la danza di Elena Annovi – alla musica, musica generata da strumenti in argilla e dal suono scritto da Manuel Attanasio, per restituire una “vibrazione” che connette il passato con il presente nella visione di Battistina Casula, che ne scrive la regia attingendo ai suoi studi di archeologia. Il progetto è stato creato in Sardegna attraverso una lunga ricerca nei siti archeologici di dodici Domus de Janas sparse in tutta l’isola.
 

Altro importante appuntamento sarà con il progetto di narrazione Frankenstein, ossia il Prometeo moderno, a cura di Cajka Teatro d’Avanguardia, con la regia di Riccardo Palmieri. La madre – creatrice e generatrice di vita – si fa da parte e lascia spazio alla volontà dell’uomo di sconfiggere la natura e le leggi che la governano. 

Una donna, Mary Shelley, che nella sua proposta (che oggi sarebbe definita “distopica”) rinuncia al ruolo di creatrice della vita immaginando di poter essere sostituita dalla scienza (all’epoca ambito unicamente maschile). 

 La musica sarà invece protagonista nel concerto a due di Valentina Lugli e Alessandra Fogliani, che si esibiranno in “Voci della Grande Madre”: una suggestione musicale che ripercorre la fiaba di Vassilissa e la Baba Jaga attraverso la rivisitazione di brani tratti dalle artiste donne contemporanee.

 “Mai come quest’anno, dopo tutto quello che l’emergenza sanitaria ha comportato – spiega Nicoletta Giberti, direttrice artistica e ideatrice del Festival della Fiaba – abbiamo bisogno di luce e bellezza, per aprire riflessioni personali e collettive. La fiaba in questo senso viene in nostro soccorso: con i suoi simboli che si ripetono dalle origini in tutto il mondo ha un effetto vivificante, che aspira alla felicità, all’impulso di essere esattamente chi si è, senza timori. Ora più che mai abbiamo bisogno di questo tipo di speranza e incoraggiamento”. 

Il Festival della Fiaba ha il Patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Modena, oltre che dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell’Educazione. 
 

AGI – Nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti delle imprese con almeno 10 addetti (77,5%) hanno investito, o comunque utilizzato, almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione. È quanto emerge dal Censimento permanente delle imprese dell’Istat che si focalizza su digitalizzazione/tecnologia/innovazione. 

La maggior parte delle imprese, evidenzia il report, utilizza un numero limitato di tecnologie, dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali e, necessariamente, cyber-security ) e lasciando eventualmente a una fase successiva l’adozione di tecnologie applicative. 

L’utilizzo di infrastrutture digitali giunge a saturazione già tra le imprese meno digitalizzate (quelle con investimenti “soltanto” in 4 o 5 tecnologie), solo molto più lentamente si diffondono applicazioni più complesse e con maggiore impatto sui processi aziendali: appena il 16,6% delle imprese ha adottato almeno una tecnologia tra Internet delle cose, realtà aumentata o virtuale, analisi dei Big Data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D.

Il processo di digitalizzazione delle imprese sembra distinto in due stadi o, in alcuni contesti più complessi, anche multistadio. Appare infatti evidente la necessità di costruire in una prima fase le condizioni tecniche e culturali per avviare il processo di digitalizzazione che si completa, in una seconda fase, con l’adozione di soluzioni applicative più utili ed efficaci per aumentare efficienza e produttività.

Il discrimine dimensionale nell’adozione di tecnologie digitali, ad esempio, è assai marcato. Ha effettuato investimenti digitali il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti e il 97,1% di quelle con oltre 500 addetti. Meno significative sono le differenze territoriali: si passa dal 73,3% nel Mezzogiorno al 79,6% nel Nord-est.

A livello settoriale emerge il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attivita’ ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni hanno percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero per investimenti digitali e’ la farmaceutica (94,1%), seguita a distanza dalla chimica (86,6%).

Crystal Dynamics ed Eidos Montréal hanno svelato i requisiti hardware di Marvel’s Avengers, il nuovo videogioco pubblicato da Square Enix, in uscita su PC, Google Stadia, PlayStation 4, Xbox One, PlayStation 5 e Xbox Series X.

Marvel's Avengers

Requisiti minimi:

  • OS: Windows 10 64-bit
  • CPU: i3-4160 o AMD equivalente
  • 8GB RAM
  • NVIDIA GTX 950 / AMD 270 (min 2GB video ram)
  • DirectX 12
  • 75GB HDD di spazio

Requisiti consigliati:

  • OS: Windows 10 64-bit
  • CPU: Intel Core i7 4770K, 3.4 Ghz o AMD Ryzen 51600, 3.2 Ghz
  • 16GB RAM
  • NVIDIA GTX 1060 6GB o AMD Radeon RX 480, 8GB
  • DirectX 12
  • 110GB SSD di spazio

La versione PC di Marvel’s Avengers contiene un pacchetto da 30GB di texture in alta risoluzione, che supportano le risoluzioni ultra-wide e le configurazioni su più schermi. Contiene, inoltre, una caratteristica per sbloccare il framerate a 144Hz su sistemi compatibili, che consente di sfruttare la personalizzazione di tastiere e mouse configurabili. Questa versione consente anche di configurare completamente i tasti del controller.

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