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Sono stati segnalati all’autorità giudiziaria i comportamenti tenuti dal sindaco di Messina, Cateno De Luca, perché censurabili sotto il profilo della violazione dell’articolo 290 del Codice penale (Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate). La decisione è stata assunta dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Lo rende noto il Viminale.

La decisione di denunciare il sindaco di Messina “è stata assunta dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a seguito delle parole gravemente offensive, e lesive dell’immagine per l’intera istituzione che lei rappresenta, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari”, comunica il ministero.

“Proprio in una fase emergenziale in cui dovrebbe prevalere il senso di solidarietà e lo spirito di leale collaborazione – sottolineano dal ministero dell’Interno – le insistenti espressioni di offesa e di disprezzo, ripetute per giorni davanti ai media da parte del primo cittadino di Messina all’indirizzo del ministero dell’Interno, appaiono inaccettabili, e quindi censurabili sotto il profilo penale, per il rispetto che è dovuto da tutti i cittadini – e a maggior ragione da chi riveste una funzione pubblica anche indossando la fascia tricolore – alle istituzioni repubblicane e ai suoi rappresentanti”.

Non c’è bisogno di scomodare la app per tracciare i cittadini positivi al coronavirus. Tutti noi cittadini, in senso più lato, siamo monitorati da tempo, indipendentemente dall’epidemia in corso. “E lo saremo sempre di più, oggi più di ieri e a ciò avrà contribuito l’intensificarsi dell’uso dei dispositivi elettronici connessi ad Internet”. Parola del generale Umberto Rapetto, già comandante del GAT della GdF e oggi, tra l’altro, direttore editoriale del magazine online INFOSEC.NEWS.

Intervistato dall’AGI, Rapetto chiarisce alcuni concetti: “Abbiamo dato poco peso al bancomat e alla carta di credito, ci siamo dimenticati del Telepass, ci siamo serviti di ‘hot spot’ o accessi gratuiti ad Internet nei luoghi pubblici, siamo stati felici del piccolo sconto ottenuto con le ‘fidelity card’, non abbiamo rimosso i ‘tag’ geografici alle foto, ci siamo entusiasmati con i navigatori satellitari e abbiamo lasciato che il nostro GPS spedisse a Google ogni nostra posizione per farci poi chiedere se quel posto ci è piaciuto davvero… Soprattutto, e ne sono certo, non abbiamo imparato la lezione”.

In che modo, consapevolmente o no, siamo finiti nelle mani del Grande Fratello? “Lo stare a casa – spiega il generale Rapetto – ha indotto a registrarsi a siti e servizi online, fornendo a realtè non necessariamente conosciute una serie di dati personali e l’inconsapevole autorizzazione a prendere appunti sulla nostra vita proprio a cominciare dall’uso di certe opportunità messe a disposizione dall’interlocutore. Inebriati dalla (transitoria ed effimera) gratuità delle proposte piovute sul web, non ci siamo accorti dell’acidità dell’acquazzone che si è rovesciato sugli utenti di Internet. Il munifico regalo del sale da parte di venditori di acqua sta funzionando”.

Per il grande esperto di frodi informatiche “l’impreparazione collettiva è stata l’humus e la fertilità è stata amplificata dall’erronea convinzione di saper dominare le tecnologie che molti hanno maturato con il disinvolto utilizzo di smartphone, tablet e pc. Tutti sono cascati nella micidiale trappola senza riflettere sul destino delle proprie informazioni e magari di tanti piccoli segreti che – finiti nelle mani di chissà chi – sono destinati ad essere utilizzati magari non proprio in conformità con i propri ‘desiderata’”.

“In un Paese in cui ci si appella ad un “Registro delle opposizioni”, nonostante il quale si viene subissati da telefonate commerciali anche nel cuore della notte, non ci si accorge di essere complici dei propri “carnefici”. Le informazioni non ci vengono solo scippate: siamo noi a generarle, a renderle pubbliche, a condividerle. Il drammatico #iorestoacasa – precisa Rapetto – si sta tramutando in un pericoloso #ioconfesso eseguito ‘coram populo’ e registrato da chi saprà speculare non solo economicamente su quel che abbiamo rivelato più o meno scientemente. Le “autorizzazioni” concesse alle tante app – spesso installate solo per noia – equivalgono al mettersi a nudo e a concedersi. Un briciolo di ritrosia probabilmente può non salvarci ma ridurre i danni in corso. Ci si chieda se davvero questa o quella app ci servono davvero, ci si domandi se si può fare a meno di certi contenuti o magiche chance che qualcuno ci vuole propinare. Un buon libro, di questi tempi, non racconterà mai a nessuno che lo abbiamo letto, dove eravamo quando lo stavamo sfogliando, quanto ci siamo soffermati su una pagina, quale opinione ne abbiamo e così a seguire. La dittatura digitale è dietro l’angolo e Orwell non merita di essere mortificato così tanto”, conclude Rapetto. 

Il Museo archeologico di Siracusa ‘Paolo Orsi’, uno dei più importanti d’Europa, in cui è custodita la Venere Landolina cantata da Guy de Maupassante a pochi passi dall’Orecchio di Dioniso, potrebbe rivelarsi un focolaio dell’epidemia di coronavirus. A spingere verso questa conclusione è la morte della funzionaria del Museo, Silvana Ruggeri, 52 anni, affetta da Covid-19 e al vaglio della Procura di Siracusa.

La vittima, che era ricoverata nell’ospedale della città siciliana, era una collaboratrice del direttore del Parco archeologico di Siracusa, Calogero Rizzuto, sul cui decesso, causato nei giorni scorsi dal Covid-19, c’è un’inchiesta della magistratura riguardante presunti ritardi nel suo ricovero. A questi due episodi, se ne è aggiunto un altro, ovvero il trasferimento, avvenuto ieri mattina, nella struttura ospedaliera del capoluogo dell’ex direttore del Museo archeologico Paolo Orsi ed attualmente funzionaria della Sovrintendenza di Siracusa: anche lei presenterebbe sintomi da coronavirus. Sono stati messe in quarantena tutte le persone, familiari e colleghi, che sono entrate in contatto con i tre dirigenti regionali.

Il timore che gli uffici dei Beni culturali di Siracusa, Sovrintendenza e Museo archeologico, siano un piccolo epicentro del coronavirus è piuttosto forte ma, per il momento, la Procura è concentrata sul decesso di Rizzuto dopo la denuncia del parlamentare regionale Nello Dipasquale su presunte responsabilità dell’Asp nella gestione del paziente anche se la dirigenza dell’azienda sanitaria ha fatto sapere che sarebbe stato Rizzuto a rifiutare il ricovero.

“Cosa non vera ha sottolineato Dipasquale – ma che lascerebbe un’ombra pesantissima perché sarebbe inconcepibile se, ancorché rifiutato il ricovero, in presenza di conclamati elementi di rischio, il paziente fosse stato lasciato libero di andarsene senza adottare le misure per casi di tale gravità”.

Il decesso della collaboratrice del direttore del Parco archeologico è preso in seria considerazione dai magistrati: “Verificheremo tutti gli aspetti ovviamente”, taglia corto il Procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino, che ha in mano il fascicolo per il momento senza indagati né ipotesi di reato. Ma c’è paura da parte dei sindacati per la sorte di una parte dei lavoratori del museo, ancora in servizio sebbene la struttura sia chiusa per decreto governativo, del Museo archeologico Paolo Orsi.

“I dipendenti del Paolo Orsi, tutti i custodi, non sono carne da macello. Si provveda immediatamente alla sospensione della loro attività provvedendo ad altre forme di sorveglianza. Queste donne e questi uomini – hanno detto il segretario generale della Ust Cisl, Vera Carasi, ed il segretario generale della Fp Cisl, Daniele Passanisi – non possono essere obbligati a garantire la presenza in un luogo che, evidentemente, deve essere sanificato”. 

 I sussidi di disoccupazione negli Usa nella settimana conclusa lo scorso 12 marzo volano a 3.283.000 di unità, oltre 3 milioni di unità piu’ della precedente settimana, per l’impatto della crisi del coronavirus. Gli analisti si aspettavano un’ascesa al livello record di un milione di unità, più del precedente record di 700.000 unità registrato nel 1982 quando gli Stati Uniti stavano in recessione. Molti analisti, tuttavia, hanno pronosticato tra 1 milione e 4 milioni, a dimostrazione dell’estrema incertezza e della mancanza di riferimenti storici per comprendere veramente l’impatto di questa crisi unica che colpisce l’economia. 

Bel gesto di Marcelo Bielsa e di giocatori e dirigenti del Leeds United per l’emergenza coronavirus: hanno deciso di rinunciare al pagamento dello stipendio questo mese per garantire che venga versato ai 272 dipendenti a tempo pieno e part time del club inglese, che possono avere maggiori problemi economici di loro. Oltre al rinvio, rinunceranno a una parte corposa delle loro retribuzioni per la durata dell’emergenza che sta costando alla società perdite per decine di milioni di sterline. 

Il Leeds è primo nella Championship e lanciatissimo per la promozione in Premier League dopo 16 anni, se si potrà concludere il campionato. “I miei giocatori hanno mostrato un incredibile senso di unità e solidarietà, sono orgoglioso della loro iniziativa”, ha commentato il direttore sportivo, Victor Orta.

Sembra proprio che The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild 2 vedrà un piacevole ritorno ai dungeon di molti degli altri capitoli della saga, in quella che viene definita da Nintendo Life come un’esperienza “più lineare” rispetto al primo capitolo.

Breath of the Wild 2

Breath of the Wild 2 ha un bagaglio importante da portarsi dietro, quello di un predecessore che ha di fatto rinvigorito la classicità dell’adventure game: un open world davvero enorme, diversi puzzle approcciabili in vari modi, un doppiaggio all’altezza degli altri reparti tecnici e tutta la divertente meccanica del cucinare strampalate ricette.

È stato il producer Eiji Aonuma a esprimersi a riguardo, a suo tempo:

La nostra missione con Breath of the Wild è quella di ripensare gran parte delle convenzioni a cui la saga ci ha abituato, una fra tutte quella di dover completare i dungeon in ordine. È qualcosa che vorremmo lasciarci alle spalle e arrivare a creare un nuovo Zelda che permetta ai giocatori di godersi appieno l’essenza di questo franchise.

Breath of the Wild 2

Esperimento riuscito, senza dubbio, ma non senza alcuni detrattori che, più di altri, proprio all’aspetto “dungeon” si sono appesi nel loro lamento, marcandolo come un elemento chiave dell’esperienza di gioco che The Legend of Zelda normalmente ha da offrire.

Per questo Breath of the Wild 2 i produttori sembrano voler tornare leggermente sui propri passi ed è Tyler McVicker (appartenente al canale Youtube “Valve News Network”) a darci qualche notizia a riguardo.

  • a differenza del primo capitolo, Breath of the Wild 2 sarà inizialmente un’esperienza più lineare, dato che Link già conosce Hyrule e non dovrà riscalare le torri
  • gli sviluppatori hanno deciso di cospargere Hyrule con una versione “miasmatica” di Ganon, una sorta di infezione che andrà purificata di zona in zona e che impedirà di muoversi liberamente in giro per la mappa
  • molte delle locations sono state approfondite (è questo il punto dello stream di McVicker nel quale accenna la presenza di dungeon)
  • come fonte di ispirazione nell’elaborazione del level design di questo nuovo capitolo di Breath of the Wild i developer si sono ispirati a Red Dead Redemption 2 e ad un altro gioco che però non ci è dato conoscere

The Legend of Zelda: Breath of the Wild 2

Come al solito, rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi.

L’articolo Breath of the Wild 2: un ritorno ai dungeon? proviene da GameSource.

La denominazione della pandemia di Covid-19 come “Wuhan virus” ha spaccato il G7: la proposta degli Stati Uniti di utilizzare un nome che alludesse alla provenienza cinese del coronavirus è stata bocciata dai colleghi nella videoconferenza dei ministri degli Esteri e questo ha portato alla diffusione di comunicati separati.

“Quanto suggerito dal Dipartimento di Stato Usa supera una linea rossa”, ha dichiarato alla Cnn un diplomatico europeo in forma anonima, “non si può concordare con questa definizione del virus e con il tentativo di comunicarlo così”. Nella bozza di dichiarazione proposta dagli Stati Uniti, inoltre, Washington incolpava la Cina per la pandemia, ha aggiunto la fonte.

La Cina intanto ha condannato il tentativo del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, di inserire nel comunicato finale del meeting dei ministri degli Esteri del G7 il termine “Wuhan virus” per indicare il nuovo coronavirus, identificandolo con la città cinese da dove si e’ diffusa l’epidemia.

“La Cina condanna fermamente queste parole”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ribadendo che rintracciare l’origine del virus e’ una questione scientifica. Tuttavia, Pompeo “ha insistito per andare contro il consenso internazionale, stigmatizzare la Cina e screditarne gli sforzi per combattere l’epidemia”, ha proseguito Geng, accusando il capo della diplomazia Usa di avere “intenzioni sinistre”nei confronti della Cina.

I rapporti tra Cina e Stati Uniti sono sempre più deteriorati: l’ultimo scontro verbale tra Pechino e Washington risale a ieri, quando la Cina aveva respinto le parole del segretario di Stato Usa che incolpava Pechino di avere condotto una campagna di disinformazione sull’epidemia di coronavirus diffusasi dalla città della Cina interna. 

Una compagnia aerea vietnamita è diventata la prima al mondo ad assicurare gratuitamente i suoi passeggeri per il rischio di contrarre il coronavirus sui propri voli. La low cost Viejet ha lanciato la polizza “SKY COVID CARE” compresa nel prezzo del biglietto che garantisce un risarcimento fino a 300 milioni di dong vietnamiti (7.800 euro).

La polizza si applica a tutti i voli interni dal 23 marzo al 30 giugno e punta “rassicurare” i passeggeri timorosi di volare per la pandemia di coronavirus. La copertura scatta dalla mezzanotte del giorno del viaggio e dura 30 giorni, a prescindere da come i passeggeri sono stati contagiati.

La Viejet, che collega 13 località del Paese, si è detta pronta a pagare “decine di miliardi di dong” se questo servirà a tranquillizzare tutti. Per accedere alla polizza si devono fornire una serie di informazioni al momento della prenotazione: è escluso dalla copertura chi soffre di epilessia o malattie mentali e chiunque sia giù risultato positivo o abbia infranto le normative anti-contagio, tra cui i divieti di spostamento o le quarantene obbligatorie. 

Alla richiesta del risarcimento bisogna allegare una certificazione che si è risultati positivi e si è stati curati presso una struttura del ministero della Sanità vietnamita. Nessun indennizzo verrà riconosciuto a chi abbia fornito false informazioni. 

Il Vietnam, che ha poco più di 100 casi di coronavirus, è uno dei pochi paesi al mondo che continuano ad avere un traffico aereo regolare e ad ammettere i voli dall’estero salvo poche eccezioni. 

 

“Abbiamo urgente bisogno di immettere liquidità sui mercati, ma per far fronte alla pandemia in questo momento siamo fermi ai 25 miliardi messi in campo giorni fa su nostra insistenza”. In un’intervista al quotidiano La Stampa l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice che “le scelte effettuate dal governo, magari in ritardo, erano in gran parte obbligate”.

E anche se il Presidente del Consiglio ha promesso di aumentare le disponibilità finanziarie però “non ha indicato nulla di concreto” mentre “la Germania invece ha già stanziato 156 miliardi” e se c’era una cosa da fare subito, aggiunge Berlusconi “era fare come ha già fatto la Germania: lo Stato dia alle banche la garanzia sui crediti alle aziende”. E si augura “che il governo finalmente ci ascolti”.

Quindi il leader di Forza Italia lamenta il fatto che “dal Presidente del Consiglio non sia venuto alcun appello” alla collaborazione istituzionale mentre sin “dal principio ho detto che di fronte a questo dramma le polemiche politiche passano in secondo piano e bisogna collaborare con il governo”. Poi chiosa, polemico: “Del resto, collaborare vuol dire prendere le decisioni in modo condiviso, non essere informati di decisioni già prese, come è avvenuto finora”. Ma “un Paese avanzato come l’Italia – sottolinea il capo di FI – dovrebbe avere al governo persone con esperienza, con competenza, con un passato adeguato”.

Infine l’Europa, il cui atteggiamento iniziale “è stato francamente deludente” anche se ora – conclude Berlusconi – “le cose stanno cambiando” ma “se l’Europa mancasse questa prova, se non dimostrasse di essere una comunità solidale – sottolinea – fallirebbe per sempre”.

 

“L’ho detto in tutte le salse: del Mes non mi fido. Se qualcuno pensa di applicare all’Italia una ricetta ‘greca’ si sbaglia. Non so Conte che intenzioni abbia, ma non glielo permetteremo”. In un’intervista a Il Foglio, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dice di sperare “in una riscossa dell’Europa” perché anche l’Europa una volta volatilizzatosi il virus “non sarà più la stessa”.

“Ci hanno raccontato la favola dell’Europa solidale, e invece nella prima fase dell’emergenza alcuni stati hanno pensato solo ai fatti loro. Bloccando addirittura le esportazioni di mascherine”, dice polemica Meloni, quindi osserva: “L’Europa è stata assente, se non avversaria, in prima battuta. Poi il virus si è esteso, e quando è arrivato in Germania, allora Ursula von der Leyen ha detto che ‘siamo tutti italiani’. Ma l’Europa non funziona”.

E sull’Italia, invece, la presidente di FdI, dichiara che il decreto Cura Italia “lo sa persino chi l’ha scritto, che non basta. Si stanno commettendo due grandi errori: uno di comunicazione e l’altro di visione” mentre quando poi invece lo si legge si vede “che è solo l’inizio, che sono misure parziali” e allora “c’è un contraccolpo di sfiducia”.

E il rischio “di desertificazione del sistema produttivo”. Quanto al piano politico interno, Meloni invita tutti “anziché parlare di governi Draghi, di chi deve fare il ministro, a occuparsi del futuro dell’Italia” in quanto “la ripresa avrà bisogno di anni” e una volta fuori dall’emergenza, le spera e si augura che “a gestirla ci sia un governo forte frutto del consenso popolare”. Ad ogni modo ripete e conclude: “Pensiamo alle cose da fare. Adesso. Non alle poltrone”.

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