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Il coronavirus potrebbe diventare endemico e provocare epidemie ricorrenti nella specie umana. L’allarmante ipotesi è il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli esperti della Columbia Mailman School, che hanno indagato alcune delle caratteristiche del virus e identificando i fattori cruciali che potrebbero contribuire a renderlo una minaccia stagionale.

“Il rischio di reinfezione esiste – spiega Jeffrey Shaman della Columbia Mailman School – mentre disponibilità ed efficacia del vaccino sono ancora incognite. Un altro fattore che è importante considerare riguarda le interazioni del virus con altre infezioni virali che ne potrebbero alterare le catene di diffusione”.

Il team ha scoperto che le reinfezioni non sono rare e potrebbero verificarsi anche a distanza di meno di un anno dal contagio precedente. Grazie alle informazioni ricavate dalla letteratura scientifica esistente, gli autori hanno delineato un potenziale scenario per il raggiungimento dell’immunità a SARS-CoV-2.

“I tassi di diminuzione osservati – aggiunge Marta Galanti, seconda firma dell’articolo – sono simili a quelli tipici del betacoronavirus endemico che provoca malattie respiratorie comuni come raffreddore o influenza. Questo suggerisce la possibilità che si verifichino focolai annuali di COVID-19”.

Gli esperti sottolineano che sarà necessario proseguire gli studi per comprendere meglio come e quanto spesso si verificheranno le reinfezioni, il rischio di peggioramento degli esiti clinici e la viralità degli individui ricontagiati. “Tra coloro che sono stati infettati da COVID-19 – osserva Galanti – abbiamo osservato lo sviluppo di anticorpi specifici, ma non è chiaro se tali anticorpi possano fornire immunità sterilizzante a lungo termine e prevenire la reinfezione. La risposta immunitaria a SARS-CoV-2 può essere influenzata dal fatto che qualcuno sia o sia stato infettato da altri agenti patogeni”.

La ricercatrice cita studi precedenti secondo cui l’infezione da un virus può fornire una protezione di circa una settimana contro una seconda infezione, mentre altri lavori sembrano suggerire che infezioni alle vie respiratorie non siano associate a una maggiore gravità della malattia. “Sebbene siano state documentate alcune coinfezioni SARS-CoV-2 con altri virus – osserva Shaman – non abbiamo dati sufficienti a trarre delle conclusioni. A livello di popolazione, una epidemia di influenza stagionale potrebbe mettere a dura prova il sistema sanitario. La letteratura scientifica sembra confermare la trasmissibilità aumentata di COVID-19 durante i mesi invernali, che pongono le condizioni favorevoli alla diffusione del virus, il che è comune in molti virus respiratori comuni”.

L’autore ricorda che i coronavirus endemici (OC43, HKU1, NL63, 229E) mostrano stagionalità nelle regioni temperate. “Le condizioni ambientali possono modulare la trasmissibilità di SARS-CoV-2 – concludono gli esperti – favorendo la diffusione dell’infezione nelle prime fasi della stagione fredda. Sarà necessario proseguire gli studi per verificare tali ipotesi”.

AGI – Un appello agli italiani perché contribuiscano con i loro comportamenti a sconfiggere la pandemia e uno alle Istituzioni affinché cerchino sempre tra loro collaborazione, coordinamento e raccordo positivo. La consegna delle onorificenze ai cittadini che si sono distinti durante i primi mesi dell’epidemia Covid-19, è l’occasione per il Presidente della Repubblica per rinnovare il richiamo alla responsabilità. “Ci troviamo nuovamente in un momento difficile, sembra avvicinarsi una nuova fase di emergenza. Questo richiede la fiducia nelle possibilità che il nostro Paese ha di superare e di risolvere le difficoltà”, dice Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale gli insigniti del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica.

Insegnanti, medici, infermieri, rappresentanti delle forze dell’ordine, simboli dell’impegno dimostrato da tanti italiani durante le dure settimane del lockdown. “Siamo tutti chiamati a fornire il nostro contributo per superare la situazione che si sta presentando ed evitare di ricadere nelle condizioni di marzo e aprile”, sottolinea e aggiunge che l’oggi “richiede una prova di orgoglio, di senso della misura”.

Il Capo dello Stato invita anche tutte le Istituzioni “a non attestarsi a difesa della propria sfera di competenza” perché “soltanto il coro sintonico delle attività può condurci a superare queste difficoltà“. Nessuno, insiste, anche nel mondo produttivo o professionale può “trincerarsi nella difesa del propria nicchia di interesse. Non vi sono interessi che possano essere tutelati se prima non prevale l’interesse generale di sconfiggere la pandemia“.

Mattarella auspica anche che quanto avvenuto nei mesi passati non sia dimenticato e rivolge un pensiero alle vittime, “ai tanti che sono morti in servizio per prestare cure e assistenza a chi era malato. E’ un ricordo – ribadisce – che non deve abbandonarci, una riconoscenza che deve essere mantenuta nel tempo”. Anche “i meriti acquisiti da tante persone in quei mesi drammatici” non devono esaurirsi nel ricordo di un giorno.

Il Presidente si rivolge esprimendo la riconoscenza del Paese ai chi ha dimostrato sacrificio e solidarietà: “Vi siete impegnati per la cura dei malati, per sostenere e assicurare conforto e sostegno alle tante condizioni di sofferenza e di grave disagio che si registravano. Vi siete impegnati per assicurare che il nostro Paese, durante il blocco totale delle attività, non rimanesse paralizzato assicurando i servizi sanitari, i trasporti e i collegamenti. Come voi, che avete operato con abnegazione, con generosità, con senso di responsabilità, tante italiane e tanti italiani lo hanno fatto. Voi qui li rappresentate tutti, siete espressivi di questa grande realtà del nostro popolo, donne e uomini d’Italia che – conclude – hanno operato in quei giorni con senso del dovere andando al di là dei propri compiti”.

AGI – Coprifuoco in Campania da venerdì. È la richiesta che il presidente della regione, Vincenzo De Luca, si appresta ad avanzare di fronte all’incremento dei contagi da Covid-19.

 “Ci prepariamo a chiedere in giornata il coprifuoco, il blocco delle attività della mobilità da questo fine settimana” annuncia il governatore “Volevamo partire dall’ultimo week end di ottobre, ma partiamo ora, si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l’onda di contagio. Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania come si è chiesto anche in Lombardia.”.

La decisione vinee nel mezzo di un duro scontro tra De Luca e il sindaco di Napoli. “Penso ci siano stati errori molto gravi della Regione. Non è uno scaricabarile, i numeri parlano da soli” è l’attacco di Luigi de Magistris, ai microfoni di Rai Radio1.

“Le persone a casa sono sole, appena aumenta la febbre vanno in ospedale, il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata già prima della pandemia. De Luca ha vietato anche ai medici di dire la verità – aggiunge – il tampone viene fatto dopo molti giorni”.

Quanto alle norme più restrittive nella regione per le ordinanze di De Luca concentrate sulla movida, per l’ex pm “il problema non sono i ragazzi. Non prendiamocela con i cittadini che hanno avuto in gran parte un atteggiamento responsabile. Andremo sicuramente al lockdown in Campania, sono rimasti 15 posti in terapia intensiva. Che tristezza chiudere le scuole appena riaperte. Adesso il tema centrale è facciamo presto”.

Poi però l’invito a “essere uniti”, “in questo momento” e un bravo al premier Giuseppe Conte per “la marcia indietro del governo”. “La gente sta capendo che bisogna essere responsabili ma non rinunciare subito agli altri diritti”.

In realtà anche nei confronti del premier il primo cittadino di Napoli non aveva risparmiato parole taglienti, stamattina in una intervista al quotidiano La Stampa. “Le parole di Conte hanno avuto un effetto devastante, siamo passati dalla pandemia al pandemonio”, ha detto de Magistris in riferimento al discorso di Conte di domenica sera. “Senza contare che questi coprifuoco settoriali sono inattuabili”.

Il sindaco si dice “sconcertato” e che il modo in cui s’è mosso il governo è “segno di grande superficialità” e, “nella migliore delle ipotesi c’è stata molta approssimazione dal punto di vista della comunicazione”. 

“Pandemia? No Pandemonio”

“È stato sbagliato quel messaggio, ansiogeno e lacerante, che rischia di acuire le tensioni sociali: i ragazzi additati come untori, le persone che si lamentano degli assembramenti, i commercianti che vedono la loro attività in crisi. E in quel modo inviti a tutti a rivolgersi al sindaco” e con la polizia municipale “siamo sempre in difficoltà, non abbiamo risorse per assumere nuovo personale”.

Poi puntualizza: “Chiudere una piazza non è la soluzione, perché la gente si sposterà in un’altra piazza vicina, come in un grande e inutile gioco dell’oca”. E de Magistris conclude: “Siamo qui a parlare di questo perché alla fine nel dpcm c’era poco altro”.

AGI – In Germania è stato deciso il primo lockdown parziale e locale della seconda ondata di coronavirus.

A partire da oggi la misura entra in vigore nel distretto di Bertechsgardener in Baviera, a due passi dalla frontiera con l’Austria.

E si tratta di misure drastiche: dalle 14 si può uscire dalla propria abitazione solo per necessità urgenti, le scuole, gli asili, i ristoranti e le strutture per il tempo libero chiudono i battenti, tutti gli eventi pubblici vengono chiusi. Attualmente il provvedimento rimane in vigore per 14 giorni.

Il fatto è che in questa zona è arrivata a 272,8 l’incidenza sui sette giorni delle nuove infezioni su 100 mila abitanti: si tratta del picco a livello nazionale. Il ‘tetto’ stabilito dal governo è di 50 contagi su 100 mila abitanti.

E la situazione in Baviera appare particolarmente critica: sono circa 57 le circoscrizioni e i distretti in cui si superano le 35 infezioni su 100 mila abitanti, in 29 comuni si è oltrepassata la soglia dei 50 nuovi contagi su 100 mila.

Oggi anche in altri Laender si discute se e da quando rafforzare le misure volte a contenere la diffusione della pandemia, tra questi Brandeburgo, Meclembergo e Sassonia-Anhalt.

La settimana scorsa il governo e i governatori dei Laender già avevano annunciato una serie di restrizioni anti-Covid, tra cui un’estensione dell’obbligo di mascherina, una maggiore limitazione del numero degli ospiti alle feste private e orari di chiusura anticipata per ristoranti e bar. 

AGI – Per i cambiamenti climatici, il surriscaldamento e la tropicalizzazione sono arrivati in Puglia parassiti “alieni” mai visti prima, a causa dell’innalzamento esponenziale delle temperature anche nel 2020 che si classifica fino ad ora come l’anno più bollente mai registrato in Europa da 112 anni con un anomalia di addirittura 2,33 gradi rispetto alla media.

È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia, sulle specie aliene arrivate in Italia con il surriscaldamento, complici le barriere colabrodo, che hanno fatto strage nei campi coltivati in Puglia dove hanno trovato un habitat ideale, accanendosi su alberi, piante e frutti, dalla Drosophila Suzukii dei frutti rossi all’Aleurocanthus spiniferus che attacca agrumi e vite, dalla Xylella che ha fatto seccare 21 milioni di ulivi al punteruolo rosso che ha fatto strage di decine di migliaia di palme fino alla Tristeza degli agrumi, causando miliardi di danni in campagna con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico.

Un autentico flagello è il batterio della xylella introdotto con molta probabilità dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam e ha devastato gli uliveti del Salento dove quest’anno sono andate perse quasi 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 73% della produzione di olio di oliva che non sarà certamente recuperata nell’annata 2019 – 2020, secondo un’analisi elaborata da Coldiretti Puglia sulla base dei dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale.

In provincia di Bari, BAT, Lecce, Taranto e Brindisi, secondo le rilevazioni degli ultimi mesi di BugMap, è stata segnalata la presenza della cimice asiatica particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto

Inoltre, la Puglia convive da anni con una virosi, l’alter ego della Xylella fastidiosa con le dovute differenze – di cui si parla poco, nonostante sia altrettanto virulenta: la ‘Tristeza’ degli agrumi, causata dal Citrus Tristeza Virus proveniente dall’Asia Minore, appartenente al gruppo dei Closterovirusche, per cui gli agricoltori sono costretti ad esportare agrumi con foglia sui mercati comunitari solo se accompagnati da passaporto delle piante, poiché il virus si trasmette attraverso la parte vegetale e non attraverso i frutti. 

 Danni sta facendo anche la Drosophila suzukii, il moscerino killer che colpisce le ciliegie e i frutti con colorazione dall’arancio al rosso con gli effetti che si vedono solo in un secondo momento sui frutti raccolti. Sotto accusa è “il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – dice Coldiretti – che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni e che affrontano un prodotto alla volta”. 

Alla fine il televisore che si arrotola è arrivato. A produrlo e a metterlo sul mercato è LG Electronics: il Signature Oled R (modello RX) sarà disponibile inizialmente in Corea del Sud in alcuni negozi di elettronica di consumo premium al prezzo di 100 milioni di KRW (75 mila euro).

Prodotto nello stabilimento Gumi in Corea del Sud, vanta un display OLED flessibile da 65 pollici che fa sfrutta la tecnologia a pixel auto illuminanti e a controllo individuale.

Lo scopo di una tv arrotolabile è di abbattere le limitazioni imposte dai muri, consentendo di gestire il proprio ambiente domestico senza dover destinare in modo permanente lo spazio per un grande schermo nero che è utile solo quando è acceso. “Questo”, ha dichiarato Park Hyoung-sei, presidente di LG home entertainment “è un vero prodotto di lusso che reinventa ciò che può essere un TV: questo televisore unico offre infatti un’esperienza differenziata e un nuovo modo di pensare lo spazio”. 

AGI – Davanti ad una curva del contagio che s’impenna ogni giorno di più e ospedali che si riempiono inesorabilmente, “come in un déjà-vu nel giro di pochi giorni il Governo introduce ulteriori misure restrittive nel tentativo di frenare l’epidemia”.

Lo afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, secondo cui “la necessità di emanare due Dpcm in una settimana conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa“. 

Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus – spiega Cartabellotta – oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perché la “non strategia” di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di Dpcm che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti, spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci”. 

La prima componente della “non strategia” è farsi guidare dai numeri del giorno per definire l’entità delle misure di contenimento, senza considerare le dinamiche attuali dell’epidemia, molto diverse da quelle della prima ondata. Questo favorisce inesorabilmente l’ascesa dei contagi e vanifica gli effetti delle misure per varie ragioni:

I numeri riportati quotidianamente dal bollettino della Protezione Civile – spiega Gimbe – non rispecchiano affatto i casi del giorno perché dal contagio alla notifica intercorre un ritardo medio di 15 giorni, in quanto:

  • – il tempo medio tra contagio e comparsa dei sintomi è di 5 giorni (range 2-14 giorni); 
  • – secondo l’Istituto Superiore di Sanità il tempo mediano tra inizio dei sintomi e prelievo/diagnosi è di 3 giorni (settimana 7-13 ottobre), ma potrebbe allungarsi considerando i tempi di analisi di laboratorio e di refertazione. Peraltro, per i casi asintomatici non è noto perché la tempestività nella richiesta del tampone dipende dall’efficacia dell’attività di testing & tracing;
  • – la comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non avviene in tempo reale: ad esempio, nella settimana 5-11 ottobre meno di un terzo dei casi è stato notificato entro 2 giorni dalla diagnosi, il 54% tra 3 e 5 giorni e il 14% dopo oltre 6 giorni; peraltro tale ritardo aumenta progressivamente per il crescente numero di casi.

La curva dei contagi ha ormai assunto un trend esponenziale: nella settimana 13-19 ottobre il numero dei casi attualmente positivi è salito da 82.764 a 134.003 (+53,7%) e il rapporto positivi/casi testati in una settimana è cresciuto dal 6,4% al 10,4%.

Trend che si riflettono sia sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi, aumentati negli ultimi 7 giorni da 4.821 a 7.676 (+59,2%) e di quelli in terapia intensiva da 452 a 797 (+76,3%) con segnali di sovraccarico in diverse Regioni, sia sul progressivo aumento della letalità.

L’affanno del sistema di testing & tracing aumenta la probabilità di sottostimare i casi, perché l’espansione del bacino di asintomatici non isolati accelera ulteriormente la diffusione del contagio. Gli effetti delle misure restrittive, non valutabili prima di 2-3 settimane, saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica. 

“La seconda componente – chiarisce ancora Gimbe – è il mancato allineamento tra le misure dei due Dpcm e quanto previsto dalla circolare del 12 ottobre del Ministero della Salute”. Nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19″ vengono delineati quattro scenari di evoluzione dell’epidemia in relazione a diversi livelli di rischio accompagnati da relative misure da attuare nei vari settori.

“Considerato che diverse Regioni – spiega il presidente Cartabellotta – sono ormai nella fase di rischio alto/molto alto, è inspiegabile che le misure raccomandate non siano state introdotte dal nuovo Dpcm, che ha seguito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, né attuate dalle Regioni, che hanno partecipato alla stesura del documento”.

La terza componente della “non strategia” è il mancato approccio di sistema basato su responsabilità e alleanza tra politica e cittadini, oltre che sull’efficienza dei servizi sanitari. “Numeri a parte – precisa Cartabellotta – il contenimento della seconda ondata doveva inevitabilmente poggiare, già alla fine del lockdown, su tre pilastri integrati: massima aderenza della popolazione ai comportamenti raccomandati, potenziamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e collaborazione in piena sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali”. 

Nioh 2, indubbiamente, ha incarnato alla perfezione il concetto di “more of the same”, nel bene e nel male. Il secondo capitolo del souls-like targato Team Ninja e Koei Tecmo, fin dal suo arrivo non ha mai nascosto quella volontà – per certi versi eccessiva – di rimanere profondamente legato al suo predecessore, offrendo ai fan del viaggio di William un’esperienza complessiva “riveduta e corretta” rispetto a quella vissuta qualche anno prima, con poche aggiunte evidenti ma significative e in grado di spingere la qualità del brand verso un livello superiore.

Basandosi fortemente su tale politica anche per il supporto post lancio, Team Ninja ha dimostrato con il primo DLC dedicato al gioco – il Discepolo del Tengu – di voler continuare a “giocare in casa” portando su schermo un contenuto fortemente con in linea con l’ossatura generale della produzione, lasciandosi però trasportare da una spinta conservativa in alcuni casi forse eccessiva, seppur sempre complessivamente comprensibile e giustificabile.

Nioh 2

A distanza di circa tre mesi Nioh 2 si arricchisce della seconda espansione delle tre previste, Oscurità nella Capitale, anch’essa incentrata sui viaggi nel tempo e sulla lotta ormai all’ultimo respiro tra il protagonista e il signore degli Yokai, Sohayamaru, le cui macchinazioni e la sua egemonia tirannica hanno dominato il mondo per secoli e secoli, ben prima dell’arrivo del nostro mezzo demone, a conti fatti l’unico in grado di poter contrastare l’oscuro viaggiatore. Ancora una volta, ci siamo trovati di fronte a un contenuto incredibilmente conservativo, sia per struttura sia per quantità e qualità di attività proposte: una nuova arma, una nuova (ma esteticamente sempre “poco innovativa”) ambientazione e soprattutto nuovi boss da sconfiggere, alcuni dei quali memorabili e spietati, in grado di offrire – così come da tradizione – una nuova e impegnativa sfida che vi porterà via diverse ore.

Nel complesso ci siamo comunque divertiti seppur è innegabile quanto la voglia di continuare a “riciclare” il materiale in proprio possesso potrebbe alla lunga scoraggiare gli appassionati, anche quelli più affezionati e desiderosi di mettersi alla prova con le nuove sfide proposte dall’esclusiva PlayStation 4.

Ambientazione e periodo storico

Così come ne “Il Discepolo del Tengu” di cui vi abbiamo già ampiamente parlato nei mesi scorsi, Oscurità nella Capitale vi trascinerà in un’epoca diversa, un viaggio nel passato alla ricerca della verità sulla misteriosa spada leggendaria e sui viaggi nel tempo che portano il giocatore sulle tracce del misterioso e oscuro antagonista principale della serie.

Oscurità nella Capitale è ambientato nel pieno periodo Heian, uno dei più gloriosi e importanti della storia dell’Impero giapponese, un periodo di grande fioritura sia artistica che culturale, su cui però, almeno nella ricostruzione di Team Ninja, si affaccia prepotente la minaccia di un male oscuro e incomprensibile. La location in questione, Heian-kyo (l’odierna Kyoto) è luogo di un conflitto lungo e ben più radicato di quanto ci si potrebbe immaginare poiché l’ombra del terribile stregone aleggiava già forte sul mondo “umano” ben sei secoli primi l’inizio della storia principale.

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Il nostro protagonista si trova quindi catapultato ancora di più nel passato, costretto a fronteggiare una minaccia invisibile ma allo stesso tempo opprimente e apparentemente ineluttabile. In questo scontro, così come nel primo DLC, per fortuna, Hide non è da solo. Al fianco dell’eroe mezzo demone troviamo infatti due importanti personaggi storici, come sempre riadattati seguendo le esigenze e lo stile di Team Ninja, chiamati a far fronte comune per poter sconfiggere il male che avanza.

Si tratta di Minamoto no Yirmitsu, per l’occasione convertito in una splendida e letale cacciatrice di demoni (con cui incroceremo anche le lame) e del famoso mago Abe no Seimei, uno dei volti più noti della cultura e della tradizione nipponica. Entrambi rivestono un ruolo importante nella caccia all’oscuro signore degli Yokai, seppur però la loro presenza non riesce ad aiutare una narrazione ancora una volta troppo debole e che non offre al giocatore momenti veramente importanti o memorabili in termini di scrittura. Sostanzialmente, Oscurità nella Capitale si mantiene in linea con la tradizione di Nioh 2: grande ispirazione, tanto combattimenti, ma ancora una volta figlio di un’impronta narrativa soltanto accennata a poco approfondita.

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Nuova arma 

Tra le novità più interessanti di questo secondo contenuto aggiuntivo (parte del season pass o acquistabile singolarmente al prezzo di 9,99€), così come nel caso del primo, c’è sicuramente la nuova arma, i tirapugni Tekko.

Questi rendono l’esperienza di gioco e in particolare il sistema di combattimento particolarmente divertente e appagante. I tekko scalano da forza e questo fa sì che, combinati anche alle nuove armature indossabili dal personaggio, che diano al giocatore la possibilità di potenziare non poco il proprio personaggio e di utilizzare una serie di combo violente e in particolare una serie di armi molto variegata; non dimentichiamo che da forza scalano le armi più pesanti, quindi qualcosa come i tekko, agili e veloci, che scala dalla medesima statistica può dare al giocatore una maggior libertà a livello di build poiché si potrebbe trovare in tal modo a utilizzare sia armi pesanti sia armi leggere. I tekko sono disponibili in due “varianti”, una base che fa della velocità e del ritmo la sua forza principale, e una “modificata” con degli artigli che hanno la possibilità di infliggere uno status alterato al nemico; durante la nostra sessione, noi abbiamo provato quelli infuocati, cosa che rendeva i nostri tekko capaci di infliggere danni da fuoco nel tempo molto insidiosi.

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Per quanto riguarda la natura di questa nuova arma introdotta è chiaro come, a differenza che con le altre, Team Ninja abbia voluto spingere fortemente sulla resa e sull’agilità delle armi per tirare su un ramo delle abilità molto diverso da quanto visto per le altre armi presenti, basandosi principalmente sulla volontà di spingere il giocatore a essere più aggressivo e attaccare il nemico in continuazione, e ciò si evince anche dal fatto che le abilità sbloccabili tendono a potenziare e ampliare le serie di combo effettuabili con i tekko.

Queste nuove armi sono veramente molto piacevoli da utilizzare ma richiedono anche al giocatore un utilizzo dell’equipaggiamento differente poiché c’è bisogno di combattere corpo a corpo e a stretto contatto con i nemici per utilizzarle e, data la capacità che hanno i nostri avversari di Nioh 2 di infliggere ingenti danni, risulta necessario un perfezionamento sia del proprio equipaggiamento sia della propria build per non soccombere sotto ai colpi dei nemici. In ogni caso, I tekko sono tra le aggiunte più interessanti di questo add-on, in linea con quanto visto nel primo DLC, “Il Discepolo del Tengu”, che introdusse un’altra arma molto apprezzata: il Bo composito.

Nuovi mostri e nuovi boss

Oltre alle nuove armi, sicuramente molto apprezzabili, come dicevamo poc’anzi, nel secondo DLC di Nioh 2 a fare bella figura sono i nuovi mostri introdotti. Abbiamo affrontato si in varie occasioni diverse varianti di nemici già incontrati nel gioco base, ma abbiamo anche trovato diverse nuove aggiunte molto interessanti, tra cui due mostri che ci hanno colpito molto non solo per la potenza ma soprattutto per la derivazione a livello tematico e l’aspetto estetico.

Parliamo in particolare Oboroguruma (mostro con le fattezze di un carro), che la prima volta ci ha spaventato non poco cogliendoci di sorpresa poiché era, appunto, un carro fermo che ha poi preso vita, con il corpo di legno e la testa umanoide di uno yokai, rivelandosi non solo molto spaventoso ma anche uno dei nemici più ostici di Nioh 2, le Yasha, che sembra essere ispirato alla religione cattolica, ma anche a quella Buddhista, in quanto avente le fattezze di una donna con la maschera in volto e con in pugno una croce, usata per punire il nostro personaggio dopo averlo afferrato. Questi mostri risultano sicuramente molto affascinanti e richiedono al giocatore un grande sforzo per essere messi giù.

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Ancora una volta infatti il livello di sfida del DLC risulta veramente molto elevato, anche se, in tutta onestà, rispetto al gioco base e al primo DLC si tratta di una sfida meno impegnativa di quanto si possa immaginare, almeno per quanto concerne l’avanzamento all’interno della mappa fino all’arrivo nelle aree dei boss.

Proprio questo ultimo, abbastanza numerosi, risultano davvero molto forti, ma anche molto belli da vedere. Ci riferiamo in particolare al boss finale della “trama”, che ha richiesto in quantità di tempo importante per cadere sotto ai nostri colpi, risultando necessario impararne i pattern a menadito, data anche la mole molto generosa di danni elementali che infliggeva al nostro alter ego (pensate che il boss riusciva ad avere la meglio su di noi con qualche colpo nonostante i venti livelli di vantaggio rispetto al livello consigliato della missione). La sua estrema forza ci ha spinto a dover rivalutare strategia d’attacco ed equipaggiamento per poter essere affrontato.

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Ciò è un segnale di come Team Ninja abbia saputo ancora una volta mettere su un contenuto in grado di accontentare il palato dei giocatori appassionati della serie e dei soulslike, notoriamente dei prodotti atti ad affrontare i propri limiti e a spingersi a confrontarsi con sfide continue.

Longevità e Pietra della Costrizione

Tornando proprio al discorso sulla longevità, con appunto circa tre missioni principali e sette secondarie, che si assesta intorno alle sei ore per completare le varie attività (ovviamente in base alla bravura del giocatore il tempo necessario può variare), possiamo notare l’aggiunta di un’altra interessante meccanica, atta a rendere l’esperienza più hardcore e più generosa nei confronti di chi vuole ricompense migliori: la pietra della costrizione.

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Essa è stata introdotta con l’intento di motivare il giocatore a dedicarsi a un farming spietato. Una volta utilizzata, la pietra della costrizione aumenta la forza dei nemici man mano che si riempie. Una volta raggiunto il suo massimo questa pietra, essa permette di avere ricompense migliori una volta sconfitti i nemici; rendendo gli scontri più difficili, va da sé che essa risulta una meccanica capace di aumentare anche longevità, oltre al senso di appagamento suscitato dalla sconfitta di un avversario più ostico e alla possibilità di ottenere ricompense migliori. Bisogna comunque valutare il tutto sul lungo termine, capire fino a che punto la pietra della costrizione consentirà di potenziarsi, se c’è un limite alla possibilità di migliorare il proprio equipaggiamento, se avrà sempre senso utilizzarla.

In ogni caso si tratta di un’aggiunta molto interessante che, nonostante non faccia gridare al miracolo per innovazione e creatività, risulta un buon “plus”, un valido extra per tutti i giocatori di Nioh 2, in particolare per quelli desiderosi di mettersi alla prova con sfide di livello più alto.

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Nioh 2: Oscurità nella Capitale è un prodotto assolutamente in linea sia col primo contenuto aggiuntivo sia con il gioco base. Una nuova ambientazione, ricca di fascino storico e di personaggi importanti nella cultura nipponica, fa da sfondo a una serie di eventi in verità poco interessanti e di “contorno”, così come un po’ da tradizione della serie. Di contro, però, troviamo l’introduzione di una nuova arma, i tirapugni Tekko, che ci hanno convinto e appassionato sin dal primissimo contatto. Le nuove armi si uniscono ai nuovi boss e ai nuovi mostri, che messi insieme offrono al giocatore diverse ore di contenuti e divertimento, ma anche e soprattutto di applicazione, dedizione e strategia, grazie a un livello di sfida come sempre tarato verso l’alto (a volte forse eccessivamente). Anche l’aggiunta della Pietra della Costrizione potrà tenervi incollati per diverse ore, e per un costo 9.99 € il DLC può considerarsi nel complesso più che soddisfacente, ma continuiamo a sostenere che Koei Tecmo dovrebbe uscire, con la saga Nioh e con Nioh 2, dalla sua comfort zone. Potrebbe trarne vantaggi incredibili…

L’articolo Nioh 2: Oscurità nella Capitale – Recensione proviene da GameSource.

Che il tema dei Vichinghi sia un po’ inflazionato è innegabile ma The Viking Way si propone di fare le cose in modo diverso. Quelli di Ice Lava Games hanno pensato bene di portare sui monitor tramite Steam un videogioco che si basasse il più possibile sulle fonti storiche disponibili per creare un gioco, se non fedele, verosimigliante a quel che si vide accadere nel Nord Europa fra il XVII e l’XI secolo.

The Viking Way

The Viking Way appare come un simulatore di vita vichinga a tutti gli effetti. Il personaggio non è personalizzabile (al momento) ma comunque vi catapulterà in prima persona in un mondo che vi mette a disposizione essenzialmente due cose: commerciare o saccheggiare.

La prima attività può essere molto utile nelle prime fasi di gioco ed è chiaramente propedeutica alla seconda. Commerciare è sì un po’ noioso e colmo di “grinding” ma potrebbe fruttare un bel gruzzoletto per potersi poi permettere una bella nave vichinga e una banda degna di questo nome.

The Viking Way

All’interno degli insediamenti posizionati lungo una mappa davvero poco curata potremo scambiare merci, arruolare uomini e luogotenenti, riposare e frequentare la taverna, dove spesso donne estremamente attraenti potrebbero interessarsi a noi. Previ regali, ovviamente.

Un’altra proposta di The Viking Way consiste negli spostamenti via mare interattivi. Mentre ci si sposta si consumeranno risorse alla fine di ogni giornata (stile Mount&Blade) e se si incontreranno navi pronte a saccheggiarci potremo rispondere al fuoco con frecce infuocate e baliste (se avremo fatto qualche upgrade alla nostra nave).

The Viking Way

Quando decideremo di saccheggiare un insediamento dovremo combattere la battaglia sul campo insieme ai nostri uomini. Da questo punto di vista diventerà quindi essenziale il nostro equipaggiamento (stile Mount & Blade) e assegnare con attenzione i punti livello (stile Mount & Blade). Gli insediamenti disponibili per ora sono solo tre: villaggi, città e monasteri. Mentre le regioni disponibili saranno penisola scandinava, penisola danese, nord della Francia e la Britannia.

Da quello che abbiamo accennato risulterà quindi chiaro che il gioco, essendo ancora disponibile in accesso anticipato su Steam, non è ancora finito e ripulito. Lo si nota da moltissimi (troppi) particolari. Primo fra tutti i bug.

The Viking Way

Non c’è stata una sola partita in cui la nave vichinga non ci abbia dato profonda soddisfazione mettendosi a viaggiare per mare a testa in giù a mo’ di Perla Nera in Pirati dei Caraibi. Allo stesso tempo ci sono tantissimi asset di questo gioco che sembrano provenire da altre parti (non solo da Mount & Blade) e questo dispiace perché denota un certo pressapochismo degli sviluppatori. Oltre agli asset di dubbia provenienza per adesso The Viking Way è pieno di “Coming Soon” sparsi qua e là, anche se la cosa più fastidiosa è certamente il funzionamento della “diplomazia”. Abbiamo girato in lungo e in largo la mappa senza mai trovare un nemico. Per avere dei nemici bisogna attaccare dei villaggi appartenenti a un’altra cultura che vengono segnalati comunque come alleati. Insomma: devi diventare un essere infido per poter giocare e soprattutto devi prenderti la colpa per il massacro di innocenti a titolo assolutamente gratuito per vedere un po’ di azione.

Forse un gioco come The Viking Way avrebbe giovato molto di più con un impianto strategico e gestionale. Si sarebbe potuto concepire il gioco come un insieme di pannelli atti a gestire la propria impresa commerciale vichinga con una sezione “live play” per spostarsi, vendere e comprare le merci o per razziare i villaggi. In ogni caso quel che è sicuro è che c’è ancora tantissimo lavoro da fare per fare in modo che qualcuno decida di spendere dei soldi per acquistare The Viking Way.

L’articolo The Viking Way – Anteprima proviene da GameSource.

AGI – L’inverno corre veloce in Svezia: e così, con l’aumento dei nuovi contagi, nel Paese della “terza via” della lotta al coronavirus, l’ottimismo che ancora a inizio settembre era predominante sta per essere sostituito con prepotenza dalla preoccupazione. Stando ai dati delle autorità sanitarie, anche nel Paese che aveva rifiutato la logica del lockdown le infezioni stanno salendo in modo costante: mentre per alcune settimane si sono registrati circa tremila casi settimanali che sono arrivati ad essere oltre 4.500 la settimana scorsa, lo scorso 15 ottobre si è toccato un picco di quasi mille contagi nelle 24 ore. Per avere un confronto, il record assoluto è quello di fine settembre, quando è stata superata la soglia dei 1600 casi.       

Sul fronte dei decessi, se la Svezia vanta il numero più basso (insieme alla Germania) nel confronto con gli altri Paesi europei – ossia poco più di 5.900 morti su 103 mila infezioni totali – poichè gli abitanti sono solo 10 milioni, le vittime in proporzione sono 12 volte più che in Norvegia, 7 volte più della Finlandia e 6 volte più della Danimarca. Peraltro, la stragrande maggioranza dei morti erano ultrasettantenni: sono dati che pesano, anche perché hanno messo in luce la situazione talvolta tragica delle case di riposo e dei lavoratori precari, che non potendo rinunciare al lavoro hanno diffuso il virus.         

Ma allora, funziona o non funziona la “terza via” svedese? Dal punto di vista delle misure, in autunno ormai avanzato poco è cambiato dall’inizio della pandemia, quel che valeva in marzo e aprile ad oggi vale ancora: il governo di centrosinistra guidato da Stefan Loefven “chiede” ai suoi cittadini di mantenere le distanze minime, di lavarsi con regolarità le mani, di rinunciare ai viaggi “non necessari” e di lavorare, se possibile, a casa; rimangono vietati gli assembramenti con oltre 50 persone, non esiste l’obbligo della mascherina, i negozi sono sempre rimasti aperti, nei ristoranti basta rispettare distanze e regole igieniche. Agli ultrasettantenni è però chiesto di rimanere a casa.

Quanto alle scuole, chiusure ci sono state solo per studenti dai 16 anni in su. Il fatto è che in Svezia si ritiene che i danni all’istruzione sarebbero superiori ai benefici di un lockdown. E così ai bambini si sono applicate regole di quarantena peculiari: se una persona risulta positiva al coronavirus, gli adulti della famiglia si devono sottoporre all’isolamento, ma non i ragazzi che vanno a scuola. Inoltre, devono stare a casa al massimo sette giorni, contro i classici 14 giorni dello standard internazionale, dato che a detta dei medici svedesi il rischio di diffondere il virus a partire dalla seconda settimana è molto più basso.       

L’idea-base della strategia svedese è, a suo modo, semplice: mettere in campo misure che si possano sostenere a lungo. E’ la strategia della “maratona”: proteggere i gruppi a rischio, non creare strettoie nelle forniture mediche in modo da lasciare libero il più alto numero possibile di posti in terapia intensiva, non sconvolgere il modo di vivere del Paese. E tenere conto di altri fattori: in caso di lockdown “duro”, per esempio, si teme che aumenterebbero esponenzialmente i morti per alcolismo e le conseguenze di natura psichica sui soggetti più fragili.

Il messaggio che si legge sugli schermi degli autobus pubblici è chiaro: “Lavora a casa, se puoi. Non utilizzare mezzi di trasporto pubblico, se non devi. Vai al lavoro in bicicletta! Fallo per tua nonna!”. Insomma, il governo svedese si è affidato soprattutto agli appelli ai cittadini e finora si è cercato di evitare di ricorrere ai divieti. In generale, gli svedesi si sono mostrati disciplinati e si sono attenuti alle indicazioni dello Stato. Ed, in effetti, rispetto alla primavera e all’inizio dell’estate le infezioni sono calate sensibilmente. Finora. Sì, perché stando alle stime l’aumento dei contagi delle ultime settimane è legato soprattutto ai contatti nell’ambito familiare, nelle associazioni sportive di base, ai ritrovi giovanili e studenteschi e al rientro delle persone nei loro uffici dopo lunghi periodi di smart working. E così si arriva rapidamente ai 4500 nuovi casi e ai 16 decessi registrati la settimana scorsa.

Una situazione che, a detta dell’epidemiologo Anders Tegnell, potrebbe finalmente indurre anche la Svezia a introdurre l’obbligo della mascherina (finora una sorta di tabù), a ipotizzare la chiusura delle scuole, anche se solo a livello locale e per una durata che non superi le due o tre settimane. Sono allo studio anche altre misure, ma avrebbero – se messe in atto – carattere prevalentemente regionale con precisi limiti temporali.

 Le autorità sanitarie si sono limitate a pregare i cittadini di non organizzare o non partecipare a grandi eventi, feste, matrimoni, funerali, mentre in bar e ristoranti si punta semplicemente al distanziamento. Ma ora il premier Loefven e il principe dei virologi svedesi tornano a rafforzare i loro appelli: “Non abbracciatevi, restate a casa”, ha scandito il capo del governo. L’epidemiologo Tegnell ha avvertito: “Ora come ora si sta andando lentamente, ma sicuramente, nella direzione sbagliata”. Se anche la “terza via” svedese dovrà conoscere una stretta lo si vedrà nelle prossime settimane, grafici dei contagi alla mano. 

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