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Centoquarantatre chilometri quadrati. Questa la dimensione dell’area in cui veniva cercato Simon Gautier, l’escursionista francese morto dopo essere caduto in un dirupo in provincia di Salerno. Il 27enne, in Italia per scrivere una tesi sulla storia dell’arte, non era un improvvisato, ma un appassionato di trekking estremo.

Per questo risultano ancora più incredibili la sua vicenda e, soprattutto, il ritrovamento del corpo a nove giorni dalla prima chiamata al 112, al quale non aveva saputo indicare la propria posizione. Né hanno potuto trovarlo facilmente i soccorsi, dal momento che sarebbe stato particolarmente difficile risalire alla sua posizione attraverso il tracciamento del telefono cellulare, come riportano oggi diversi quotidiani.

Come scrive il Corriere della Sera, appena avvenuto l’incidente, Simon ha prima provato a chiamare una sua amica, che non ha risposto alla telefonata. Così il giovane ha digitato il numero unico per le emergenze, 112, che per ragioni ancora da chiarire lo ha messo in collegamento con la stazione di Lagonegro, a ventitre chilometri di distanza e sul lato opposto del Golfo di Policastro.

I problemi nel rintracciamento di Simon Gautier

Ma pare sia stato molto sfortunato, Simon, dal momento che le celle agganciate dal suo telefono “coprivano un’area troppo vasta”, scrive Repubblica, estesa appunto per centoquarantatre chilometri quadrati. Le celle sono le antenne con cui interagiscono i dispositivi mobili e che sono normalmente in gradi di localizzare un telefono con una precisione quasi assoluta nella gran parte dei casi. Stavolta il sistema non ha funzionato, ragione per cui la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania (Salerno) potrebbe aprire un’indagine per accertare possibili responsabilità sui ritardi nell’avvio dei soccorsi.

Purtroppo il problema è anche tecnologico: entro l’anno dovrebbe arrivare in Italia l’Advanced mobile location (Aml), tecnologia che invia la posizione di un dispositivo in modo automatico quando questo chiama il numero unico per le emergenze. Il sistema è già disponibile in tredici Paesi europei, oltre a Stati Uniti, Messico, Nuova Zelanda ed Emirati Arabi Uniti, e in Italia è stato finora solamente sperimentato tra il 2016 e il 2017, spiega il Fatto Quotidiano. Ma come ha spiegato ad Agi Pawel Zorzan, esperto di reti e di sicurezza informatica, “Anche senza questo sistema, è assurdo che non si sia riusciti a tracciare Simon tramite il collegamento delle celle: si tratta di calcoli trigonometrici realizzabili anche con antenne vecchie di vent’anni e che dovrebbero restringere l’area delle ricerche al massimo a quindici chilometri”.

Come proteggersi se si va trekking in solitaria

Come per ogni sport, sono moltissime le app e i servizi che offrono assistenza agli amanti delle escursioni. Sia per iOS sia per Android, la gran parte di questi servizi offrono un sistema di mappatura delle coordinate Gps e funzioni di chiamata automatica delle autorità o di un numero di emergenza. Questo è il caso di Companion (solo per iOS) o Cair. Quest’ultima offre un servizio di mappatura delle celle telefoniche che aiuta a garantire dei punti di contatto costanti lungo il cammino, oltra a una funzione di emergenza che invia automaticamente l’ultima posizione nota al contatto di emergenza nel caso in cui non si interagisca con l’app per lungo tempo: ottimo metodo nel caso in cui un imprevisto dovesse impedirci di chiedere aiuto.

Ma al di là di servizi per la gestione delle emergenze, un telefono carico e dotato di mappe sincronizzate in modalità offline è la soluzione migliore per conoscere sempre la propria posizione e, nel caso di bisogno, comunicarla a qualcuno. Da Oruxmap a Gaia Gps, sono decine i servizi sia per Android sia per iOS che forniscono queste funzioni e che sono in grado di ricavare la posizione del dispositivo in tempo reale e fornendo le coordinate. Strumenti di prevenzione che talvolta si trascura di usare, ma che potrebbero salvarci la vita in caso di emergenza. 

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