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Fu davvero un grande passo per l’umanità, quel piccolo passo compiuto da Neil Armstrong 50 anni fa sulla polverosa superficie lunare. Quel passo ha rappresentato infatti il compimento di un percorso che ha avuto il merito di aprire al mondo le porte non solo della Luna, ma dell’Universo intero, fino ai confini più estremi. Prima di quello sbarco, lo spazio era solo un campo di battaglia sul quale le due principali potenze di allora, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, giocavano la loro Guerra Fredda.

Fu proprio il balzo verso lo spazio compiuto dall’Urss a spingere il gigante americano a mobilitare tutte le sue forze ed energie verso la Luna. A dare il via all’impresa fu invece un segnale radio che per 92 giorni a partire dal 4 ottobre del 1957 ha letteralmente bombardato le cuffie dei radioamatori di tutto il mondo. Era il bip-bip dello Sputnik 1 il satellite sovietico che per primo compì un volo orbitale dimostrando la capacità dei vettori russi di uscire dall’atmosfera terrestre e di trasportare oggetti in orbita intorno alla Terra.

Per gli Stati Uniti guidati dal Presidente Dwight Eisenhower quello era un guanto di sfida che non poteva non essere raccolto. Troppo era infatti lo smacco subito sia in termini strategici – i russi avevano dimostrato di essere in grado di portare le loro testate nucleari ovunque – che di propaganda. A costruire le basi e le premesse politiche, industriali, culturali ed economiche della risposta americana fu proprio Ike, che durante la sua presidenza nel luglio del 1958, appena nove mesi dopo, creò la National Aeronautics and Space Administration (NASA) e avviò un programma di finanziamento alle scuole il National Defense Education Act per sostenere l’educazione dei giovani americani mentre il Congresso provvedeva ad aumentare la dotazione del fondo della National Science Foundation (NSF) di ulteriori 100 milioni di dollari che alla vigilia dello sbarco, nel 1968, sarebbero arrivati a 500.

Mentre l’America si mobilitava per rispondere alla sfida spaziale lanciata dai sovietici, quelli portavano a casa un nuovo straordinario risultato: il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin. “Da quassù la Terra è bellissima, senza confini” disse quel giovane sorridente ragazzo di appena 27 anni che il 12 aprile del 1961 per primo fece il balzo a bordo della Vostok 1. Le parole del cosmonauta russo non potevano nascondere anche il dark side che si celava dietro la corsa allo spazio delle due superpotenze mondiali, ovvero la conquista di una supremazia strategica da far valere nella Guerra Fredda.

Il 30 ottobre dello stesso anno un gruppo di fisici russi guidati da Andrey Sacharov effettuarono il test della bomba termonucleare più potente mai costruito dall’uomo: la Bomba Zar con un potenziale di 50 Megatoni, 3125 volte più di Little Boy, quella sganciata nel 1945 dagli americani su Hiroshima. È in questo contesto che John F. Kennedy, il nuovo presidente degli Stati Uniti, entrato in carica da appena qualche mese nel gennaio del 1961, concepì il viaggio verso la Luna.

“Credo che questa nazione si debba impegnare a raggiungere l’obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e di farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun progetto spaziale di questo periodo sarà più impressionante per il genere umano, o più importante per l’esplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà così difficile e dispendioso da compiere” disse davanti al Congresso americano il 25 maggio.

Il presidente sapeva che per un paese come gli Stati Uniti non poteva bastare di eguagliare quanto era stato fatto dai sovietici e nonostante il 5 maggio del 1961 Alan Shepard fu il primo americano a volare nello spazio, decise di proclamare la corsa verso la Luna. Non fu però solo lo scontro tra due rivalità: Kennedy pensava che la missione verso la Luna potesse essere oggetto di collaborazione tra le due potenze.

Su Nature recentemente lo storico della Nasa, Roger Launius, ha ricordato come proprio al termine della crisi più acuta della guerra fredda, la crisi dei missili di Cuba, Krusciov e Kennedy provarono ad avviare quella collaborazione che fu spezzata dall’assassinio del presidente americano nel 1963. Le parole di Kennedy si concretizzarono in un progetto faraonico, il programma Apollo, che mobilitò centinaia di migliaia di lavoratori, tecnici, scienziati, ingegneri, chimici, piloti e astronauti e arrivò, nel 1965 a coinvolgere il 5,5 per cento dell’intero bilancio federale. La Nasa, da sola arrivò a impiegare più di 376 mila persone.

Si dovette pensare progettare e sviluppare dal nulla nuovi razzi, i Saturn, nuove navicelle, le Apollo, e anche i moduli per l’allunaggio, il Lem. Non fu tutto rosa e fiori. Il 27 gennaio del 1967 gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chafee morirono in un incedente passato alla storia come la “Tragedia dell’Apollo 1”. La Nasa seppe superare lo shock e il programma nel 1968 entrò nel vivo con una serie di missioni propedeutiche allo sbarco: le missioni Apollo 7,8,9 e 10. Il 16 luglio del 1969 prese il volo da Cape Canaveral l’Apollo 11, la missione che entro pochi giorni avrebbe portato Neil Armstrong e Buzz Aldrin a scendere per primi sulla Luna.

“Questo è stato un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità” disse Neil Armstrong in diretta mondiale mentre i suoi scarponi lasciavano le loro impronte sulla Luna. E fu davvero così. Da allora, in questo mezzo secolo l’uomo ha compiuto passi in avanti straordinari nell’esplorazione spaziale, tanto da essere sulla soglia di pianificare missioni umane non solo sulla Luna, ma anche su Marte.

In questo mezzo secolo l’umanità, attraverso le agenzie spaziali di molti paesi, ha frequentato in maniera continua e stabile lo spazio immediatamente fuori dall’atmosfera terrestre con diverse stazioni spaziali orbitali, di cui l’International Space Station (ISS) è solo il progetto principale e ha inviato sonde anche oltre i limiti del Sistema Solare visitando e raccogliendo informazioni su Asteroidi, Pianeti, Lune e persino Comete.

Due di queste sonde, le Voyager 1 e 2 sono ora molto oltre i limiti estremi dello Sistema Solare e vagano nello spazio interstellare portando con se immagini del “Pallido puntino blu” che si sono lasciate alle spalle. La corsa verso lo spazio ha spinto anche altri paesi a partecipare ai vari programmi spaziali e a svilupparne di propri. Tra questo anche l’Italia che proprio nel 1963, con la messa in orbita del Satellite Marconi, lanciò il suo programma spaziale che ora la vede tra le protagoniste in collaborazione con la Nasa e con l’Agenzia Spaziale Europea. 

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