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Inizia dagli Stati Uniti la stretta contro i deepfake, le video-bufale che – grazie a intelligenza artificiale e ritocchi grafici – producono immagini false (ma spesso attendibili). In Virginia è appena entrata in vigore una legge che ne punisce l’uso, seppur in un ambito preciso: il revenge porn, cioè la pubblicazione di immagini di nudo per “vendetta”.

Dal 2014, la Virginia punisce la diffusione di foto o video “con l’intento di costringere, molestare o intimidire” un’altra persona. Adesso un emendamento estende quella legge e include anche “un video o un’immagine statica falsa”. Sono quindi inclusi non solo i deepfake ma anche le foto modificate con programmi quali Photoshop. La violazione della norma prevede il carcere fino a un anno e una multa fino a 2500 dollari. La tecnologia oggi permette con relativa semplicità di appiccicare il volto di chiunque su un altro corpo.

È il caso, ad esempio, di DeepNude, un’app (rimossa dopo poche giorni) che creava l’elaborazione di un corpo nudo di una donna a partire da una sua fotografia con i vestiti addosso. I deepfake sono ugualmente falsi, ma grazie ai movimenti del volto e del corpo ricreati dall’intelligenza artificiale sono sempre più realistici. E – cosa preoccupante – sempre più abbordabili.  

Deepfake sempre più facili

I deepfake sono arrivati anche al Congresso, dove il senatore Ben Sasse e la deputata Yvette Clarke hanno presentato proposte di legge per regolarli. Anche perché usare la tecnologia per creare video-bufale, che oggi richiedono una certa cura, potrebbero essere presto semplice come fare un fotoritocco.

Samsung, ad esempio, ha sviluppato un sistema capace di creare finti video da una o due fotografie. Risultato: immagini parlanti che un tempo richiedevano una mole importante di dati oggi sono a portata di clic. E così basta uno scatto al Louvre per far parlare la Gioconda. Il risultato è ancora perfettibile, ma è chiaro che una tecnologia come questa metterebbe nelle mani di chiunque la possibilità di creare deepfake partendo da una foto scattata con lo smartphone o scaricata dai social network, anche all’insaputa della vittima.  

La “vendetta pornografica” è solo una delle possibili derive, in un panorama che sta sollevando parecchi timori. La Virginia, infatti, fa da apripista ad altre norme simili. Il Texas ha approvato una legge che entrerà in vigore il primo settembre. Punisce i deepfake, ma in tutt’altro ambito: il loro utilizzo nella propaganda politica. Anche in questo caso, ci sono già diversi precedenti.

Il più famoso è quello di un video manipolato nel quale Nancy Pelosi, presidente della Camera dei rappresentanti, sembra ubriaca. È diventato virale, ci è cascato anche Rudolph Giuliani e Facebook si è rifiutato di rimuoverlo nonostante le proteste. A proposito del social network: anche il fondatore Mark Zuckerberg è stato vittima di un deepfake, molto accurato, in cui ammette di avere “il controllo totale di miliardi di dati”. Voce, volto e corpo sembrano quelli di Zuckerberg, ma è tutto finto.  

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