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Huawei passa dal catenaccio alla tattica del Marchese del Grillo: Io so io, e voi…Dal 2012, il gruppo è bandito dagli Stati Uniti, preoccupati che la società possa trasformarsi in un avamposto per lo spionaggio di Pechino. Huawei ha sempre ribattuto con garbo alle accuse di Washington. Adesso che la posta in gioco cresce, la compagnia di Shenzhen cambia tono e invia un messaggio chiaro alla Casa Bianca: se ci tenete fuori dagli Stati Uniti, a rimetterci siete soprattutto voi.

“Bando per motivi politici”

Fino a qualche mese fa, il tema centrale riguardava gli smartphone. Adesso il focus si è spostato sulle reti. Il 5G sta arrivando e cambierà interi settori grazie a connessioni più rapide e capaci. Le reti sono un'infrastruttura strategica, più centrale rispetto ai dispositivi mobile. Eric Xu, presidente di turno del Huawei, ha affermato che, senza il supporto del gruppo, gli Usa potrebbero perdere la corsa nelle reti di nuova generazione. La società è conosciuta soprattutto per gli smartphone, ma è uno dei leader globali nello sviluppo del 5G. “Huawei – ha spiegato Xu a Cnbc – non ha l'opportunità di servire gli utenti americani con soluzioni e servizi 5G. Il mercato statunitense non è in piena concorrenza”.

Una mancanza che sarebbe un freno per lo sviluppo. Perché, senza competizione, “le società di telecomunicazioni dovrebbero spendere di più per acquistare apparecchiature 5G e i consumatori dovranno spendere di più per ottenere servizi di qualità inferiore”. “Non sono sicuro – ha sottolineato Xu – che gli Stati Uniti raggiungeranno il loro obiettivo di diventare il numero uno al mondo nel 5G”. Per Xu, il bando a Huawei è fondato su “sospetti”, ha solo “motivi politici” e non è suffragato da alcun fatto che possa far pensare a problemi di cybersecurity. “C'è una domanda che mi frulla in testa”, ha detto il manager: “Perché il governo ha preso di mira Huawei? È perché siamo troppo bravi?”.

Un significativo cambio di registro

Washington avrebbe incoraggiato altri alleati occidentali a diffidare da Huawei. Il blocco è già arrivato in Australia e Nuova Zelanda. E, secondo il Financial Times, anche Germania e Regno Unito sarebbero preoccupate dalla prospettiva di concedere i permessi di installare infrastrutture 5G. Le reazioni immediate alle indiscrezioni del quotidiano britannico erano state, come al solito, soffici. Cui Haifeng, vice presidente Huawei per l'Europa occidentale, si era limitato a una dichiarazione istituzionale: la società sta facendo il possibile per rassicurare gli Stati e “cercherà sempre di mettere la sicurezza tra le priorità in modo che tutto, dal design, ai prodotti, ai servizi, sia sicuro”.

Passano poche ore e il registro cambia, per bocca del più alto in carica. Il presidente Xu afferma che Huawei potrebbe anche essere respinto da alcuni Paesi, ma “non ha cercato e non cercherà il sostegno del governo cinese per affrontare le sfide future. Faremo affidamento su noi stessi, sui nostri buoni prodotti, sui nostri buoni servizi. Stiamo bene anche se alcuni Stati non ci scelgono”. Bluff o realtà? Huawei dice: bene, se non ci volete non useremo l'ariete per entrare. Una provocazione per gli Stati Uniti, ma anche un messaggio ai Paesi che stanno pensando di seguire l'esempio di Washington. Come a dire: pensateci bene, perché noi possiamo fare a meno di voi. Al momento non importa se questo sia vero o no: è una dimostrazione muscolare di una società che, senza gli Stati Uniti, sta insidiando Apple come secondo produttore di smartphone al mondo. Che ha ambizioni globali ma anche un paracadute casalingo: in Cina gli investimenti nelle reti non mancano di certo. Il 5G è e sarà anche questo: non solo tecnologia ed economia, ma anche geopolitica.  

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