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Cresce il P2P lending, il sistema di prestiti tra privati che utilizza piattaforme online. Nel nostro Paese, l’erogato complessivo delle dieci piattaforme monitorate da “P2P Lending Italia” ha superato i 180 milioni di euro solo nel terzo trimestre 2018, segnando un aumento dell’84,6% anno su anno. Il traguardo del miliardo di euro dall'inizio delle attività, a cui gli analisti del settore miravano per la fine del 2018, è stato sfiorato già a fine settembre, con tre mesi di anticipo: l’erogato complessivo dalle piattaforme italiane di credito alternativo è stato di 948,1 milioni di euro: una crescita del 23,4% rispetto a fine giugno 2018 e del 209% rispetto a settembre 2017. Si tratta ancora di una porzione ridotta rispetto alle esigenze di finanziamento delle piccole e medie imprese: 50 miliardi solo in Italia, secondo Kpmg.

La crescita in Europa e Regno Unito

Nel terzo trimestre 2018, il P2P lending è cresciuto in Europa oltre le aspettative. Il Regno Unito ha infatti registrato un aumento dell’11% rispetto al volume di erogato previsto, mentre l’Europa continentale ha visto un aumento del 10%. Lo afferma AltFi Data, che prevede, entro fine anno, un'erogazione di 6 miliardi di euro in Gran Bretagna e di 3 miliardi in Europa. Il Regno Unito sembra fare, al momento, una partita sé. Nel panorama europeo, però, l'Italia tiene il passo: BorsadelCredito.it, il primo operatore italiano di P2P lending per le Pmi, è il quinto operatore per quota di mercato negli ultimi 3 mesi (l’11%) e la terza per volumi di erogato nell’ultimo anno. BorsadelCredito.it, dall'inizio della propria attività, ha erogato oltre 46 milioni di euro a 550 imprese italiane.

Il credito bancocentrico e le big tecnologiche

L'Europa resta ancora molto bancocentrica. L’ultima edizione del Survey on the Access to Finance of Enterprises, pubblicato dalla Commissione Europea afferma che oltre la metà delle Pmi ritiene che il credito bancario sia lo strumento finanziario più adatto al proprio business e in media il 68% si rivela ottimista rispetto alla possibilità di ottenere un prestito dagli istituti. A spingere le alternative alle banche potrebbero essere le grandi compagnie tecnologiche. Amazon negli Stati Uniti e Alibaba in Cina stanno espandendo i loro programmi di finanziamento riservati ai venditori che utilizzano le piattaforme di e-commerce. Le società tecnologiche, oltre che le casse piene, hanno a disposizione uno storico delle transazioni per definire un merito di credito e costi bassi.

I risultati di Square e PayPal

Per Square e PayPal, rivali nel settore dei pagamenti elettronici, il business dei prestiti sta diventando sempre più rilevante. La società fondata da Jack Dorsey (il papà di Twitter) ha annunciato nel trimestre una crescita del 34% anno su anno: dall'inizio della propria attività ha erogato 3,5 miliardi e finanziato 200.000 soggetti (62.000 dei quali solo tra luglio e settembre 2018). PayPal è entrata nel settore cinque anni fa. Aveva un limite sui prestiti di 20.000 dollari.

Oggi arriva a erogarne 500.000 dollari, proprio perché, grazie ai dati, riesce a valutare con un margine di errore minimo se un’azienda ripagherà o no quanto concesso. In più attua meccanismi di protezione che abbassano ulteriormente il rischio: preleva in automatico una quota da ogni transazione che il negozio effettua dopo il prestito e impone una permanenza minima di tempo sulla piattaforma, riuscendo così ad avere un flusso di liquidità costante. Il modello funziona: tanto che PayPal, in occasione dell'ultima trimestrale, ha rivelato di aver erogato più di un miliardo di dollari e di essere nella top 5 dei “prestatori” Usa, assieme a banche come Wells Fargo, Bank of America, J.P. Morgan Chase.

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