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In occasione della prossima Giornata Internazionale dei Monumenti, che si celebra mercoledì 18 aprile, Google lancia il progetto "Open Heritage": un'iniziativa mondiale per mappare e creare modelli 3D di aree archeologiche a rischio. L’idea non è nuova, nemmeno per la stessa Google che negli ultimi 7 anni, ha avviato collaborazioni con 1.500 musei di oltre 70 Paesi per portare online le loro collezioni e mettere il patrimonio culturale dell’umanità a portata di clic. Ma è la prima volta che alcune delle meraviglie più a rischio si scoprono “digitali” e “condivisibili” sui social. E tra quelle da visitare senza lasciare il divano di casa ci sono anche tre italiane: Piazza del Duomo di Pisa, Pompei e Stabia. In tutto sono oltre 25 i luoghi iconici di tutto il mondo mappati dal colosso, tra cui il Palazzo di Al Azem a Damasco, in Siria, Bagan in Thailandia e l’antica Metropoli Maya di Chichen Itza in Messico.

L’idea nata da una distruzione

Quando, nel 2001, Ben Kacyra vide in TV che i Talebani stavano distruggendo le statue buddiste a Bamiyan, in Afghanistan, risalenti a 1.500 anni prima, sentì il dovere di fare qualcosa. Kacyra, uno degli inventori del primo sistema di scansione laser tridimensionale, realizzò che questa tecnologia poteva essere usata per registrare i monumenti a rischio di danneggiamenti, per via di disastri naturali, distruzione dovuta alle guerre o ai danni legati all’attività turistica e all’espansione delle città così da preservarli per le generazioni future.

L’intesa tra Google e CyArk

Kacyra ha fondato CyArk, un’organizzazione non profit che ha sviluppato l’archivio digitale in 3D più grande e più dettagliato al mondo delle meraviglie attualmente a rischio: una lista di monumenti che potrebbero scomparire. Google Arts & Culture ha avviato una collaborazione con CyArk grazie alla quale, ora è possibile accedere a queste meraviglie, in versione digitale, e di condividerne la storia con chiunque.

Visitare un sito non è mai stato così semplice

“Con la tecnologia moderna – si legge in una nota diffusa da Google – possiamo catturare questi monumenti nei minimi dettagli: il colore, la trama delle superfici e la geometria che viene catturata dagli scanner a laser con precisione millimetrica in 3D. Queste scansioni dettagliate possono anche essere utilizzate per identificare le aree danneggiate e supportare le fasi di restauro”. Al visitatore sedentario basta “semplicemente utilizzare un computer, uno smartphone o un visore per la realtà virtuale come Daydream.

Le tre italiane: chi e come le ha mappate

Piazza del Duomo, Pisa 
“Questo ristretto spazio ospita 4 capolavori di architettura medievale: la cattedrale, il battistero, il campanile e il cimitero”, si legge nel comunicato stampa. La piazza e il Duomo sono visitati da un altissimo numero di turisti, motivo per cui richiede molta manutenzione e una grande attenzione alla conservazione. Sorprendentemente, le strutture non hanno subito danni causati dai secoli o dagli agenti atmosferici. Tuttavia il campanile poggia su fondamenta inadeguate al tipo di suolo”.  

Nel febbraio 2005 e nel luglio 2006 diverse squadre di esperti da ogni parte dell’Italia hanno condotto uno “studio ad alta definizione” per documentare lo stato del sito e valutare i possibili interventi.

Pompei
"È la più complete città antica al mondo, ma ha di fronte a sé molte sfide. Al di là della ovvia minaccia rappresentata dalla possibile eruzione del Vesuvio, il turismo ha il più forte impatto sul sito. Maggiore di quello dei fenomeni atmosferici. Nel 2003, studenti e staff del Centro ricerca per lo sviluppo dei processi automatici e integrati nel restauro dei monumenti (DIAPReM ) dell’università di Ferrara. Research Center for the Development of Integrated Automatic Procedures for Restoration of Monuments (DIAPReM) and the Faculty of Architecture of the University of Ferrara hanno mappato e documentato digitalmente il Forum: centro politico ed economico di Pompei.

Stabia
Non lontano da Pompei, Stabia, un tempo frequentato dall’elite romana, scomparve anch’egli nel 79 D.C. sotto 7 metri di ceneri vulcaniche. Una delle sfide più complesse è rappresentata dal grande numero di reperti da conservare. Nel giugno del 2013, l’organizzazione no-Profit “Restoring Ancient Stabiae (RAS)” , partner di CyArk, ha avviato un programma di catalogazione e digitalizzazione delle aree delle ville da proteggere con urgenza. 

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