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Omar Itani sale sul palco: esulta e si copre le spalle con la sua bandiera, quella del Libano. Ha appena vinto la Global Social Venture Competition (Gsvc), il concorso internazionale che premia i progetti ad alto impatto sociale, e il primo premio da 40 mila dollari. La sua startup si chiama FabricAID e ha ideato un sistema di raccolta, riciclo e redistribuzione di abiti usati a comunità marginalizzate.

Il progetto FabricAID

La raccolta parte da scuole, università, imprese e Ong. I vestiti vengono quindi classificati, ordinati e puliti per essere venduti a prezzi bassi in negozi di seconda mano, mercati e negozi creati da FabricAID. Gli abiti in cattivo stato vengono invece riciclati per produrre, ad esempio, l’interno dei materassi. La startup riduce così l’impatto ambientale dei rifiuti tessili e, allo stesso tempo, crea lavoro e sostiene le comunità in difficoltà. Qualche minuto dopo, abbandonata la sala della premiazione, Omar ancora non ci crede. È seduto su una sedia, in disparte, sempre con la bandiera libanese addosso. Fissa l'assegno di cartone versione extra-large, si stringe la testa tra le mani e la scuote, come a dire “non ci credo”. Quei 40 mila dollari per FabricAID e per il Libano sono sono una cifra sostanziosa, con la quale aprire nuovi progetti: “Inizieremo a produrre mobili utilizzando i vestiti”, spiega Itani. “Si tratta di un nuovo progetto per il quale avevamo bisogno di capitali e ora abbiamo quarantamila dollari da investirci. Creerà nuovi posti di lavoro per persone che vengono da contesti molto svantaggiati o per orfani visto che svilupperemo questo progetto proprio in collaborazione con un orfanotrofio”.

Nemo: un “medico” sempre in casa

Le finali della Global Social Venture Competition, organizzate per la prima volta in Europa, a Milano, da ALTIS Università Cattolica, hanno premiato anche Nemo (seconda, con un assegno di 25 mila dollari) e Thinkerbell Labs (terza, con 10 mila dollari). La prima è una startup statunitense: offre un dispositivo indossabile che permette alle famiglie che vivono nelle aree rurali di monitorare i neonati anche a casa. Nemo ha già ottenuto la fiducia (e 100 mila dollari) dalla Bill and Melinda Gates Foundation, l'ente guidato dal fondatore di Microsoft e dalla moglie. L'assegno della Gsvc, spiega Ailon Haileyesus del team di Nemo, “ci permetterà di crescere”. Anche se il riconoscimento va oltre i soldi: “La GSVC ci darà sicuramente molta notorietà e risorse per generare un vero impatto e tradurre la nostra idea in qualcosa di concreto da offrire alle persone che ne hanno maggiormente bisogno, in particolare in Uganda dove stiamo già lavorando”, spiega il co-fondatore di NeMo Benjamin Ostrander.

Il digitale per imparare il codice Braille

La terza posizione è andata all'India: Thinkerbell Labs ha sviluppato un dispositivo audio-tattile che permette ai non vedenti di imparare il codice Braille sia da autodidatta che in classe, sia a mano che tramite specifiche componenti hardware e un pc economico. “Penso che quello che porteremo con noi di questa esperienza è questo incredibile gruppo di persone che, come noi, sono impegnati a imprimere un vero cambiamento sociale e credono nel loro business”, afferma la co-fondatrice Sanskriti Dawle. “Abbiamo realizzato che siamo tutti nella stessa barca e che, seppur in settori diversi, affrontiamo le stesse sfide. E poi, 10 mila dollari faranno certamente una bella differenza”.

Lo street food “solare”

Oltre ai premi principali, sono stati assegnati altri riconoscimenti speciali ad alcune delle altre 19 finaliste. Il Priya Haji Memorial Award (da 2.500 dollari), assegnato al migliore tra i team che non è entrato nella rosa dei primi 6 progetti, è andato ad Acarí (USA): la startup forma i pescatori messicani e offre loro l’attrezzatura per lavorare e vendere pesce-gatto, trasformandolo in una fonte di reddito e creando nuovi posti di lavoro. Gli studenti dell’Università Cattolica hanno invece scelto la loro startup preferita, assegnando il People's Choice Award (e 1500 dollari) a Musana Carts (Uganda): ha ideato carretti con prese elettriche e fornelli alimentati a pannelli solari per i venditori ambulanti. Permettono ai piccoli imprenditori di migliorare le condizioni igienico-sanitarie per la conservazione e la preparazione del loro “street food”. I carretti riducono così l'impatto ambientale e creano lavoro.

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