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“YouTube potrebbe essere uno dei più potenti strumenti di radicalizzazione del 21esimo secolo”. La tesi, proposta in un articolo del New York Times, è di Zeynep Tufekci, professoressa alla School of Information and Library Science della University of North Carolina. Detta così sembra grossa, anche perché la piattaforma video di Google sta provando a mettere una pezza alla viralità di contenuti proibiti impiegando intelligenza artificiale e sempre più personale umano. In realtà, la tesi di Tufekci e gli sforzi di YouTube non sarebbero in contraddizione: si può favorire la radicalizzazione anche proponendo video che rispettino le regole. Ma andiamo con ordine.

Da Trump alla dieta vegana

Nel 2016, mentre cercava video su Donald Trump per un suo articolo, la professoressa spiega di aver notato qualcosa: dopo i primi clic, i contenuti suggeriti (quelli che compaiono nella colonna sulla destra e possono avviarsi in automatico) tendevano a privilegiare argomenti come il suprematismo bianco o la negazione dell'olocausto. Cioè contenuti che si supponevano essere legati alla campagna di Trump, ma con un progressivo spostamento verso l'estremismo. In modo empirico, Tufekci ha fatto la stessa cosa scegliendo altri canali.

Con clic che riguardavano i democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, i suggerimenti tendevano a dare spazio a teorie cospirazionistiche (come quella che vuole gli Stati Uniti organizzatori dell'11 settembre). E così anche per argomenti non politici: cerco video sui vegetariani? Mi ritrovo sulla colonna destra contenuti favorevoli a regimi alimentari sempre più restrittivi, come il veganesimo. Insomma: da qualsiasi punto si parta, YouTube sembra rifiutare la moderazione e – afferma la ricercatrice – “alzare la posta in gioco”.

Fatturato e algoritmo

Chiunque può sperimentare la stessa cosa, soprattuto se usa un profilo “vergine”, cioè che non abbia ancora effettuato alcuna ricerca. Si può notare che le proposte della piattaforma tendono (quantomeno) a confermare la linea del contenuto precedente. Se non a irrigidirla. Mai a discuterla. E qui Trump e ingerenze russe, M5S, Lega e Pd non c'entrano nulla. Né si può dare la colpa (a proposito di teorie cospirazionistiche) a un gruppo di ingegneri che tramano contro il confronto democratico. La spiegazione, secondo Zeynep Tufekci, è più semplice (ma non per questo meno pericolosa): è una questione di algoritmo e soldi, soldi e algoritmo. Google campa di pubblicità: vende l'attenzione degli utenti agli inserzionisti. Più guardiamo video, più abbiamo valore, più Big G incassa.

L'obiettivo primario, quindi, è “tenere incollate le persone a YouTube”. Come? “L'algoritmo sembra aver concluso che gli utenti siano attratti da contenuti più estremi rispetto a quelli che hanno scelto di vedere”. Un po' come la più classica valanga: butto il sassolino della mia piccola convinzione e trovo sempre più materiale che la avvalora, con toni e idee sempre più nette (e probabilmente sempre meno ragionevoli). È lo stesso concetto espresso dal padre del web, Tim Berners-Lee, nella sua ultima letta aperta: non si può chiedere alle piattaforme di essere la soluzione. Non perché siano malvagie ma perché sono “costruite per massimizzare i profitti più che il bene sociale”.

Le bufale? Come zuccheri e sale

Tutta colpa della tecnologia? Solo in parte. “Ciò a cui stiamo assistendo – afferma Tufekci – è lo sfruttamento computazionale di un desiderio umano naturale: guardare 'dietro le quinte'. Clic dopo clic, siamo spinti dall'entusiasmante sensazione di scoprire segreti e verità più profonde”. Quando in realtà “YouTube guida gli spettatori in un vortice di estremismi mentre Google incrementa le vendite”. È un po' come la brama di grassi, sale e zucchero. Serve quando il cibo scarseggia, ma è pericolosa in tempi di abbondanza.

Ecco, dice Tufekci, “YouTube ha creato un ristorante che ci serve cibi sempre più zuccherati e grassi, riempiendo il piatto non appena abbiamo finito l'ultimo pasto. Con il tempo, i nostri gusti si adattano, spingendoci a cercare ancora più zucchero e grassi. Così anche la nostra naturale curiosità può portarci verso bugie, bufale e disinformazione”. Con il rischio di non riuscire più a farne a meno. Ms de ci ingozziamo di cibo spazzatura, è colpa di chi lo vende o di chi lo mangia?

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