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Una voce più bella è fondamentale, come il rossetto per le labbra, ad accattivarsi la fiducia di un interlocutore telefonico: la scoperta, anche se qualcuno potrebbe paragonarla all’acqua calda, è avallata da uno studio dell’Istituto di neuroscienza dell'ospedale della “Timone” di Marsiglia in collaborazione con i ricercatori dell'ateneo di Glasgow.

“Si possono immaginare in un prossimo futuro delle applicazioni sullo smartphone che modificheranno la nostra voce in tempo reale”, spiega Pascal Belin, docente all’università di Aix-Marseille secondo quanto riporta il quotidiano ‘France Soir’. Il professor Belin è l’autore principale dello studio, che dimostra come sia possibile, attraverso un algoritmo, generare una voce che ispira automaticamente fiducia. “E questo a partire da una sola parola come ‘buongiorno’”, sottolinea il ricercatore. “In effetti, ci siamo resi conto che le impressioni della personalità  ispirate dalla voce, che si potrebbero ritenere totalmente soggettive, non sono affatto aleatorie”. Gli studiosi dell’università di Glasgow, che hanno collaborato con quelli marsigliesi, lo hanno sperimentato registrando un semplice 'hello' pronunciato da 32 uomini e 32 donne, che hanno sottoposto al giudizio di 320 ascoltatori: quasi l’unanimità, ossia il 92%, ha concordato sulla maggiore o minore fiducia e sfiducia ispirata dalle voci.

Ma come si “produce” una voce che ispira fiducia?

“Abbiamo cominciato a prendere da un lato gli otto ‘hello’ che ispiravano maggiore fiducia, e dall’altro gli otto che suscitavano maggiore sfiducia e li abbiamo mixati con una tecnica di ‘morphing’” spiega Belin. “Abbiamo creato in questo modo due nuove voci, una sorta di media aritmetica delle otto voci di partenza”. Passaggio successivo: i ricercatori hanno generato nuovi ‘hello’ a partire dai due prototipi ricavati, modificando alcuni parametri “della melodia”. “Abbiamo anche esagerato i nostri prototipi, per creare due voci tese a ispirare ancor più fiducia e sfiducia”. Queste nuove voci sono quindi state giudicate da 500 persone. “Siamo rimasti sorpresi dalla fedeltà con cui le impressioni degli ascoltatori assecondavano le nostre manipolazioni acustiche” ha spiegato Phil McAleer, dell’universtià di Glasgow, coautore dello studio, “come se girassimo una manopola della ‘affidabilità vocale’”.

“È stupefacente in termini scientifici: abbiamo ottenuto una correlazione dello 0,99 su un massimo fissato a 1” prosegue il professor Belin. L’unanimità dei giudizi sulle voci resta la stessa sia che gli “uditori” siano uomini o donne, o che siano britannici o spagnoli, come l’équipe ha verificato collaborando con l’ateneo di Barcellona.

Il 'Clooney-test'

Il team, per curiosità, ha paragonato lo “hello” di George Clooney, inveterato rimorchione nel fil “Burn after reading – A prova di spia” dei fratelli Coen del 2008, agli “hello” seriali generali dal computer. Risultato? Quello di Clooney è effettivamente risultato all’apice della gamma dei “buongiorno” generatori di fiducia. Dallo studio alla vita quotidiana, non manca che un passo.

Sarà sviluppato con l’Ircam, l’Istituto di ricerca e coordinazione acustica/musica fondato dal compositore Pierre Boulez: “Con l’Ircam, disponiamo della tecnologia per modulare una voce in tempo reale” aggiunge Belin. “Si può pertanto immaginare un’applicazione sullo smartphone che farà il maquillage della nostra voce, in maniera impercettibile, proprio come un trucco ben fatto… un intervento di 20 o 30 millisecondi, o anche di un decimo di secondo, che è impercettibile per l’ascoltatore”. Questo se si tratta di una parola sola. “Per una frase intera ciò sarà più complicato, ma sono convinto – assicura il ricercatore – che da qui a un paio d’anni ne disporremo”.

Prevedibile l'interesse del telemarketing sulla futura app: “Potenzialmente vedo lo stesso tipo di mercato del settore cosmetico, che vale molti miliardi di euro all’anno. Per un call center, su una scala di centinaia di migliaia di chiamate, ciò può fare un’enorme differenza”.

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