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AGI – La carenza di chip continua a pesare sulla produzione degli smartphone e penalizza nel secondo trimestre le vendite a livello globale. Lo conferma uno studio diffuso oggi, mentre in Cina il mercato è stato penalizzato dai guai di Huawei. A causa della pandemia di Covid, che ha paralizzato le fabbriche di tutto il pianeta, i semiconduttori hanno infatti iniziato a esaurirsi.

Tra aprile e giugno sono stati venduti 316 milioni di telefoni cellulari in tutto il mondo, secondo la società di ricerca specializzata Canalys. Si tratta di un aumento dell’11% su base annua ma di un calo del 9% rispetto alle vendite del primo trimestre.
I produttori “hanno lottato per tutelare i componenti chiave e per soddisfare la domanda”, compresi i chip eessenziali per gli smartphone, ha affermato Ben Stanton, analista di Canalys. 

Di conseguenza, in Cina i marchi hanno intrapreso una “feroce concorrenza” per sostituire accaparrarsi la posizione di Huawei, osserva Canalys. Nel Paese asiatico dominano la classifica i brand locali Vivo, Oppo e Xiaomi, che insieme rappresentano il 62% della quota di mercato.

Apple è quarta con una quota di mercato del 10% e 7,9 milioni di dispositivi venduti nel secondo trimestre. Il mercato cinese è invece in calo del 17% su base annua. Ieri l’americana Intel ha stimato che la carenza di chip, che sta creando grandi strozzature anche nella produzione di auto, potrebbe trascinarsi fino al 2023. In occasione della diffusione dei conti del secondo trimestre, l’azienda ha riferito che la strada è ancora lunga per un ritorno alla normalità: “Abbiamo ancora molta strada da fare, occorre tempo per creare capacita’ produttiva”, ha detto l’amministratore delegato, Pat Gelsinger. Le previsioni di Intel sono in linea con quelle diffuse due mesi fa dalla società di consulenza Forrester, secondo cui bisognerà far fronte alla carenza nell’offerta di semiconduttori per almeno altri due anni. A fronte di una domanda “che resterà elevata e di un’offerta che si manterrà limitata, ci aspettiamo che questa scarsita’ possa durare per tutto il 2022 fino a raggiungere il 2023”, aveva dichiarato il vicepresidente e direttore Glenn O’Donnel. 

Data l’interruzione delle catene di approvvigionamento che continuerà nei prossimi mesi, “i grandi marchi stanno già definendo le priorità” per area geografica, osserva Stanton. Con 58 milioni di telefonini venduti nel secondo trimestre, il gruppo sudcoreano Samsung resta il più grande venditore di smartphone al mondo. Ora è seguito dalla cinese Xiaomi, che prende il secondo posto dalla big statunitense Apple.

Nel secondo trimestre, Xiaomi ha visto le vendite aumentare dell’88% su base annua (52,8 milioni di dispositivi venduti). Un anno fa la connazionale Huawei e’ diventata il principale produttore mondiale di smartphone. Finito poi nel mirino delle sanzioni Usa, il marchio oggi non è più tra i cinque maggiori produttori mondiali di telefonini, anche in Cina, dove ha dominato a lungo il mercato.

Huawei si era trovata nel mirino dell’ex amministrazione Trump, che l’ha accusata di spionaggio a vantaggio di Pechino. Da allora il gruppo è stato inserito nella ‘black list’ di Washington, cosa che gli impedisce di acquisire tecnologie americane essenziali per i suoi telefonini. Il gruppo e’ stato quindi costretto a novembre a vendere Honor, un marchio di smartphone entry-level, azione che spiega in parte il calo delle vendite totali di Huawei nel secondo trimestre. 

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